Theo Toy

"Presagi di eternità"
28 aprile - 26 maggio 2018

Nato a Bologna nel 1969. Sin dalla tenera età predilige le arti al di
sopra di qualsiasi altro svago mondano, tanto da tappezzare di disegni
gli interi muri della casa in piazza San Francesco trasformandola in
una piccola “Altamira” infantile.
Questa dedicazione febbrile e appassionata si protrae fino alla fine
dell’ adolescenza dove nel 1988 ottiene il diploma di maestro d’arte
nel “Liceo artistico Statale di Bologna”.
La sua propensione e curiosità verso la struttura del corpo umano lo
porterà a frequentare gli studi nella “Scuola Superiore di Disegno
Anatomico” nell’ Istituto Rizzoli di Bologna che gli fornirà la capacità
di una nuova visione e rappresentazione della figura umana, quella
scientifica. Ma il ritorno alle arti figurative non si farà aspettare.
Infatti, dopo una intensa esperienza quinquennale (1993-98) come
illustratore per agenzie di pubblicità ed editoriali tra Bologna, Milano
e Caracas (Venezuela), ha inizio la sua carriera ufficiale come artista
tra l’ Europa e l’America.
In principio il percorso intrapreso puntava a scorgere qualcosa di
indefinito negli elementi rappresentati, caratteristica tipica di chi ha
vissuto molto intensamente esperienze che sfiorano il trascendente in
quella terra tanto bella quanto misteriosa ricca di leggende e miti
senza tempo, quale appunto il Sudamerica.
Poi la memoria e l’eredità genetica del glorioso passato artistico della
terra natale, si fanno largo con preponderanza e determinazione, ma
senza cancellare l’esperienza americana, anzi, fondendo i due percorsi
in un’ unica ed autentica iconografia alla luce di un qualcosa che va
oltre l’ordinario.
Queste due differenti e contrastanti esperienze unite alla profonda
osservazione e studio di molti autori italiani, stranieri e, soprattutto,
della realtà, gli fece capire una cosa fondamentale, imprescindibile per
la creazione artistica: l’arte nasce dalla necessità ma si costruisce con
la técnica senza il dominio della quale non sorgerà mai un iconografia
di qualità e valore.

In un’atmosfera primitiva e allo stesso tempo informale, figure nude si mostrano al mondo con spontaneità e con altrettanta sincerità adottando atteggiamenti meditativi sotto una inquietante luce lunare. Spazio e figura connettano immediatamente ad un “inframondo” scordato - forse non solo interiore - ma misteriosamente sempre esistito.
Scopriamo una realtà estetica ed umana tinta anche nelle sue sfumature più sottili da qualcosa di duale – la visione europea della sua Italia originale e “la magia de los altos de Chiapas” del Messico più autentico che proviene dalle viscere le cui vene si prostrano davanti ai quattro elementi: terra, acqua, vento e fuoco, ovvero la somma
dell’ uomo. Toccando il suo stato filosofico si impegna, a sua volta, a intraprendere un viaggio interiore intimo all’interno dell’Essere trovando in lui una leale ed energizante solitudine: “L’UOMO DI FRONTE AL PUNTO DI
PARTENZA”. Solitudine, amica e maestra, entità capace di procurare all’ uomo un ponte diretto verso l’evoluzione.
Un percorso accompagnato spesso da masse petree, materializzazioni di presagi o concetti universali, eterni: ciò che apparentemente è, che sarà e che, forse, sempre è stato. La rigorosa e costante nudità dei personaggi scolpiti da una fresca luce zenitale, conferisce alle figure una plasticità quasi ultraterrena riscattando la forza del linguaggio corporale come elemento principale dell’atto creativo; un linguaggio comunicativo che riproduce l’equilibrio e la bellezza di una armonia senza tempo. Un contatto col mondo parallelo fatto di esseri quasi eterei, forse eterni, che con la loro presenza cercano di comunicarci – o forse farci ricordare – come tornare
a vedere ed ascoltare il nostro Essere, oltre i limiti della fisicità.
Un viaggio alla ricerca di quel nucleo vitale di energie che aspettavano di essere risvegliate.

La mostra sarà visitabile nei seguenti orari: lunedì,
martedì, mercoledì e venerdì dalle 8.00 alle 13.00, Giovedì dalle 8 alle 13 e dalle 14.30 alle 18, il Sabato dalle 8.00 alle 12.30.

Comments