Ventimiglia del Bosco




I Ventimiglia del Maro in Sicilia dettero vita a due lignaggi principali: quello dei Conti-marchesi di Geraci (Principi di Castelbuono dal 1595) e quello dei Ventimiglia del Bosco, conti di Alcamo dal XIV secolo (principi di Cattolica dal 1620). I due rami derivarono, rispettivamente, dai fratelli Filippo I e Otto IV conti di Ventimiglia e del Maro, vissuti nel XIII secolo.


Otto V Ventimiglia, detto "de Bosco", figlio di Raimondo e nipote di Otto IV, si accasò con Giovanna Abbate, erede del padre Gilberto Abbate - castellano di Malta per l'imperatore Federico II di Svevia intorno al 1241 - esponente del più potente clan nobiliare trapanese, divenendo così il cognato di Palmerio Abbate, protagonista dei Vespri Siciliani, intorno all'anno 1282. 

Il 2 settembre 1283, re Pietro I d'Aragona, in Messina, dispose che a Otto Ventimiglia del Bosco fossero restituiti i beni confiscati insieme a quelli degli Abate, durante l'occupazione dell'Isola da parte degli Angioini. 

Oddone Ventimiglia, che sposò in data anteriore al 1269 Giovanna, figlia di Giliberto Abate, fu il capostipite della famiglia Del Bosco: per la prima volta questa denominazione del casato appare in un documento del 9.2.1283 in cui Pietro I ordina di restituire a Oddone i beni confiscati insieme a quelli degli Abate (Sciascia, 1993, 124-125). La moglie Giovanna, che risulta già vedova il 9.5.1298 (De Stefano, 1943, 25), e i suoi figli Simona, Perrona e Raimondo Ventimiglia vendettero una casa a Polizzi il 3.6.1301 (Toomaspoeg, 2003, 687) Enrico de Bosco milite, che figura come testimone il 30.10.1373 (Lagumina,m1884-95, I, 90-93), il 23.1.1374 fu chiamato dal re a restituire il feudo Cudia a Nicola Abate che ne era il legittimo proprietario (Asp, C, 6, 75). Re Federico IV il 6.4.1374 concesse in feudo a lui e ai suoi eredi onze 150 sui redditi provenienti dalle esportazioni dei porti di Trapani, Marsala, Mazara, Sciacca e Agrigento (Asp, C, 5, 17v). Il figlio Antonio del Bosco, che da re Federico IV il 30.12.1374 aveva ottenuto il privilegio del reddito di onze 50 sulla gabella del vino della città di Trapani sotto il consueto militare servizio (Asp, C, 5, 217; Asp, C, 13, 33; Barberi, III, 477), ricevette investitura dei proventi delle esportazioni del porto di Trapani da re Martino il 27.6.1392 (Barberi, III, 522). Gilberto Bosco ottenne in feudo il 6.4.1374 onze 50 sulla gabella della macellazione di Trapani (Asp, C, 5, 18r). Francesco Bosco ottenne in feudo il 6.4.1374 onze 50 sulla gabella del biscotto di Trapani sotto servizio militare (Asp, C, 5, 19r; Asp, C, 13, 34).1

I Ventimiglia del Bosco dominarono immensi feudi e stati siciliani con i titoli di Principe di Cattolica, Principe di Belvedere, Duca di Misilmeri, Marchese di Alimena,  Conte di VicariBarone di Baida, Siculiana, Ravanusa, Canicattini, Giuliana, Cucco, Castellana, S.Basile,  Isola di Favignana, terra di Carini, e dei feudi di Cudia, Cefalà, Cofano, Dattelo e La Guisa, Signore di Milici, di Pancaldo, di Grasta, della Salina Grande di Trapani. Furono, tra l'altro, membri dell'alta nobiltà auropea, in qualità di Grandi di Spagna di Prima Classe e cavalieri dell'Ordine del Toson d'Oro.

Peggiorando di giorno in giorno la cattiva amministrazione degli Ajutamicristo, per i troppi debiti contratti, vendono il 26-II-1539 la Baronia di Calatafimi ed infine il 9 Ottobre 1539 anche la Baronia di Mislmeri che fu comprata per 60.000 fiorini da Francesco Del Bosco, Barone di Vicari e di Baida, Regio Luogotenente del regno di Sicilia, Deputato e Maestro Giustiziere. Si è parlato precedentemente di una Misilmeri Araba, in via di estinzione, qui ora si parla di una seconda Misilmeri , cioè quella attuale, che porta la data di fondazione del 1540. Il suo fondatore fu il Barone Francesco Del Bosco, che nel comprare la Baronia di Misilmeri, chiese ed ottenne dal Viceré Ferdinando Gonzaga di poter fare sorgere un Paese 

Il privilegio però faceva obbligo al Barone di apprestare 20 soldati annualmente al Servizio Militare, il Barone Del Bosco accettò e si investì della Baronia di Misilmeri il 25-V-1540. Al 1539 Misilmeri era uno squallido Borgo, ridotto ad appena una quarantina di famiglia, con circa 200 abitanti, è merito del Barone Del Bosco di aver fatto bandizzare nei paesi vicini, l’avviso di venire ad abitare a Misilmeri, che il Barone avrebbe dato a tutti una casa ed un pezzo di terra in enfiteusi, ossia a censo annuo di poco conto, per la miseria che allora regnava in Sicilia, tale allettiva, diede i frutti desiderati dal Barone, e in pochissimi anni Misilmeri si ripopolò.Nel I censimento fatto nel 1593 le famiglie residenti a Misilmeri erano 146 con 562 abitanti.


Tutto il Paese era diventato un continuo cantiere edile, ogni giorno si costruivano case, non più al “Casale Vecchio” attorno al Castello, ma più in basso, lungo l’antica via Consolare (oggi Corso Vittorio Emanuele e Corso IV Aprile), perché più pianeggianti e più frequentata dai passanti. Con un criterio nuovo, quasi moderno, sorse una grande piazza, (oggi Piazza Comitato), dove sorgerà la grande Chiesa Madre, la Fontana Grande, e qualche prima bottega di artigiani e commercianti.Il 2-XII-1552 muore il Barone Francesco Del Bosco I, fondatore di Misilmeri.

A Francesco Del Bosco, gli succede il figlio primogenito Vincenzo Del Bosco I, il quale sposò Beatrice d’Aragona, ed ereditò tutti i titoli del padre. Questo nuovo Barone, continua l’opera intrapresa dal padre, infatti continua a far fabbricare case per gli abitanti, che aumentavano sempre più di giorno in giorno.Fece costruire la nuova parrocchia di S. Giovanni Battista, ossia la Madrice, nel1553, apre nel 1575 una nuova strada d’accesso al Castello ( oggi via La Masa), nel 1576 fece realizzare alle falde del Castello laChiesa di S. Vicenzo Ferreri, di S. Francesco e dell’Oratorio. Misilmeri ormai non si può più chiamare un “Casale”, ma una “Università”, ossia un Comune Autonomo, dove ci sono tutti i servizi essenziali, che paga regolarmente le tasse al Regio Patrimonio, ha tutto il suo apparato burocratico, cioè: il Castellano, il Segreto, il Giudice Civile e Criminale con proprio tribunale e carceri, vi è anche un Capitano di Giustizia con le proprie guardie. L’antica Chiesa di S. Apollonia, ormai ridotta in un cumulo di macerie, viene sostituita dalla nuova Chiesa Parrocchiale della Madrice.

Viene restaurata anche la vecchia Chiesa Normanna della SS. Annunziata, oggi Collegio di Maria e con l’annesso Convento, viene affidata ai Padri Carmelitani. Il Barone Vincenzo Del Bosco fu anche Barone di Mezzojuso e Risalaimi. Morì il 31-VII-1594 a Palermo, ma la sua salma fu tumulata in mezzo al Coro della Chiesa della SS. Annunziata di Misilmeri, che d’ora in poi sarà prescelta come tomba di Famiglia. Gli succede il figlio primogenito Francesco II Del Bosco, primo Duca di Misilmeri, per concessione avuta dal Re di Spagna Filippo III il 23-XI-1600. Diede nel 1594 la Chiesa di S. Maria di Gibilrossa, da parecchi anni in abbandono ai Padri Francescani Osservanti. Fu anche lui Pretore di Palermo, Vicario Generale e Deputato del Regno di Sicilia. Sposò Giovanna Velasquez, che gli portò in dote la Baronia di Prizzi. Morì a Misilmeri il 30-IX-1603, giovanissimo all’età di 36 anni e fu seppellito nel Collegio di Maria, dov’era suo padre.

Gli succede il figlio primogenito Vincenzo II Del Bosco. Fu Pretore di Palermo, al tempo di quando fu ritrovato il corpo di S. Rosalia al Monte Pellegrino. Sposò Giovanna Isfar e Corriles, che gli portò in dote il Principato di Cattolica Eraclea, diventando così Primo Principe di Cattolica, Duca di Misilmeri, Conte di Vicari e Barone di Prizzi, Mezzojuso, di Siculana ecc… Fu Cavaliere del Toson d’Oro, la più alta onorificenza spagnola. Fu anche Deputato del Regno e Governatore della Compagnia della Carità di Palermo. Morì il 18-V-1654 all’età di 70 anni e fu seppellito nella Chiesa del Collegio di Maria, per poi essere trasportato e seppellito nel Santuario della Madonna di Trapani. Gli succede il figlio primogenito Francesco III Del Bosco. Sposò a prime nozze Maddalena Bazan, Marchesa di S.Croce, rimasto vedovo sposò a seconde nozze Tommasa Mendoza De Sandoval, anch’essa spagnola, sorella del Viceré di Sicilia, da questo secondo matrimonio nacque Giuseppe Del Bosco –Sandoval.

Francesco Del Bosco fu Cavaliere dell’Alcantara, Maestro di Campo della Milizia Nazionale del Regno di Sicilia e Governatore della Compagnia della Carità di Palermo. Morì a Palermo il 5-VII-1668 all’età di 65 anni e l’indomani venne seppellito nella Chiesa del Collegio di Maria. Sua sorella Laura sposò Luigi Gonzaga Marchese di Mantova e Principe di Castiglione, nipote di S. Luigi Gonzaga. La moglie Tommasa Mendoza-Sandoval regalò il corpo di S. Giusto a Misilmeri, proclamandolo nel 1671 Patrono del Paese AFrancesco III Del Bosco gli succede il figlio primogenito Giuseppe Del Bosco, il quale sposò a prime nozze Costanza Doria di Genova figlia del Duca di Turris, e a seconde nozze Maria Anna Gravina Principessa di Gravina-Ganci vedova di Don Giuseppe Valguarnera.

Morì senza figli a Palermo l’8-I-1721 e fu seppellito ivi dai Cappuccini. Fu gentiluomo di Camera di Vittorio Amedeo di Savoia Re di Sicilia e Cavaliere della SS. Annunziata, la più alta onorificenza di Savoia. Il merito però più grande di questo Principe di Cattolica e Duca di Misilmeri fu l’avere fondato a Misilmeri nel 1692 il Primo Orto Botanico ed il Primo Zoo del mondo. Con lui si estingue la Nobile famiglia del Bosco di Misilmeri.2

1. Antonino Marrone, Elenco cronologico degli atti della Cancelleria del Regno di Sicilia dal 1282 al 1355, in Repertori del Regno di Sicilia dal 1282 al 1377, Palermo: Associazione Mediterrnea, 2008, p. 76. 
2. Francesco RomanoLa storia di Misilmeri : dalle origini ai nostri giorni, Misilmeri : Comune, Assessorato BB.CC. e politiche culturali, 2009.


1430 novembre 13, Trapani.

 Guglielmo de Bosco "nobilis dominus et miles" di Trapani, quale barone del feudo di Baida nomina procuratore del detto feudo per un periodo di 3 anni Giovanni de Negla di Monte San Giuliano.
Archivio di Stato di Trapani, Fondo notarile, Not. Scanatello Giovanni, c. 16.

1432 aprile 30, Trapani. 

Donna Becta da Ventimiglia, con l'autorizzazione del marito Pietro de la Serra, nomina Pietro Doria suo speciale procuratore con la facoltà di esigere per suo conto, essendo figlia e donataria della defunta Maria Doria, vedova del conte Enrico da Ventimiglia, proventi e redditi da depositi bancari eseguiti a Genova da Perna Doria, madre della defunta Maria. Nota a margine. 
Archivio di Stato di Trapani, Fondo notarile, Not. Giovanni de Nuris, c. 44 v. - 45 r.








Il palazzo turrito dei Ventimiglia del Bosco nella Palermo dei secoli XVI-XVIII





"L’ascesa della famiglia Bosco a Palermo è riconducibile agli inizi del ‘500 con Antonio, marito di Ilaria Aiutamicristo figlia del banchiere pisano, il quale procede all’acquisto dei beni pervenuti nel XVIII secolo a Francesco Bonanno, il moderno costruttore del palazzo palermitano.

Francesco Bosco, alla morte del padre, il 6 settembre 1503 eredita la baronia ed il castello di Baida (Trapani), oltre, ad una rendita vitalizia di 45 onze sulla secrezia di Palermo; sposò Violante Agliata, primogenita di Giacomo ed Antonia La Grua feudatari di Castellammare del Golfo e Calatubo, vicino il territorio di Alcamo.

Francesco ricoprì la carica di luogotenente del maestro giustiziere, lasciatagli dal suocero il 10 ottobre 1542, che esercitò dal 1545 al ’47; fu deputato del Regno negli anni dal 1547 al ’49.


All’avvicendamento delle cariche pubbliche segue l’acquisto dei beni territoriali; la baronia di Vicari(12), fu comprata da Giovanni Schillaci, di cui prese l’investitura il 6 giugno 1534; inoltre, acquisì la baronia di Misilmeri il 25 maggio 1540 da Giuliano e Guglielmo Aiutamicristo, figli di Ranieri, discendenti dalla ricca famiglia del banchiere(13); nel 1544 comprò la baronia di Calatafimi, ultimo possedimento degli Aiutamicristo(14).

Vincenzo Bosco Agliata sposa, il 23 gennaio 1557, Beatrice Tagliavia, figlia di Ferdinando e Giulia Ventimiglia, contessa di Buscemi; alla morte del genitore, avvenuta il 23 maggio 1554, prosegue nell’ascesa delle cariche pubbliche, ricoprendo quella di pretore della città nel triennio 1553/55; nel ’56 fu nominato ambasciatore del Senato alla corte di Filippo, re di Spagna, e nello stesso anno fu investito del titolo di conte di Vicari, oltre, ad occupare il seggio di Deputato del Regno e di maestro giustiziere.

Nel 1549 Vincenzo compra da Antonuzzo Amari il feudo di Risalaimi (15), antico possedimento dei cavalieri teutonici della Magione, che fu rivenduto dal figlio Francesco a Girolama Ferreri, baronessa di Pettineo, per circa 11.000 onze; nel ’65 il conte di Vicari cede a Giovanni Corvino la baronia di Baida.

L’atto di compravendita della dimora magnatizia degli Agliata risale al 3 settembre 1573 e fu stipulato tra Vincenza, vedova di Baldassare Mezzavilla, figlia di Mariano e di Giovanna Imperatore, e Beatrice Tagliavia Aragona (10), moglie di Vincenzo Bosco, conte di Vicari, per un importo di 2.200 onze; contemporaneamente, venne acquistata la casa di Tommaso del Tignoso che fu di Tommaso Ballo per 1.158 onze.

Da alcuni documenti inediti viene confermata l’esistenza nel palazzo Cattolica dell’unica torre angolare; anche se in una incisione settecentesca, disegnata dall’architetto del Senato Nicolò Palma, in occasione dell’incoronazione di Carlo III a Palermo nel 1735, è mostrata la facciata dell’edificio affiancata simmetricamente da due torri merlate con basamento a bugne (11).

Questo elemento volumetrico ha contribuito a dare all’edificio una connotazione ben definita nel contesto urbano, mettendo in risalto il carattere austero di antica dimora nobiliare ripreso, forse, dagli esempi diffusi delle grandi magioni quattrocentesche dei mercanti di origine pisana, quali il palazzo del portulano Francesco Abatelli e la domus magna del banchiere Aiutamicristo nella strada grande a porta di Termini.
Francesco Bosco subentra alla morte del padre, secondo le disposizioni testamentarie del 31 luglio 1583, il quale, per l’impulso dato alla costruzione di Misilmeri e per la fama di uomo colto e di lettere, venne sepolto nella matrice di quella terra(16).

Il figlio di Vincenzo aveva sposato nel ’76 Giovanna Velasquez Crispo Villaraut, baronessa di Prizzi(17), proprietaria dei territori di pertinenza dell’abbazia cassinese di Casamari; nel 1587 cede definitivamente la baronia di Baida a Blasco Isfar Coriglies(18), per la cifra di 28.800 onze, ed il 1° settembre dello stesso anno aliena il feudo di Risalaimi e la masseria di Roccabianca, posti al confine con il territorio di Misilmeri.

Non conosciamo i reali motivi di queste alienazioni, forse, dovuti ai gravosi impegni economici derivatigli dalla gestione delle grandi proprietà; nel 1600 vende il feudo di Brucato a Lorenzo Pilo per reperire i capitali necessari all’acquisto del titolo di duca di Misilmeri che gli venne conferito con privilegio regio il 23 novembre di quell’anno.

Anch’egli, come il padre, ricoprì la carica di pretore di Palermo, negli anni 1596/97 e nel 1599; inoltre, fu nominato Vicario generale e Conservatore del Real Patrimonio ed ebbe l’incarico di Stratigoto a Messina, negli anni a cavallo tra la fine del ‘500 ed i primi anni del ‘600.

Donò al figlio Vincenzo il titolo di conte di Vicari, di cui se ne investì il 31 marzo 1601, ed acquisì i titoli ed i beni materni il 24 dicembre 1603.

Vincenzo Bosco Crispo Villaraut, cavaliere del Toson d’oro, Deputato del Regno e Governatore della compagnia della Carità, fu pretore di Palermo nel triennio 1652/54; prese possesso di tutti i beni ereditari e di quelli in dotazione alla moglie Giovanna Isfar Coriglies, pervenuti nel 1616 alla morte del fratello Francesco, duca della Cattolica e barone di Siculiana; Giovanna porta in casa del Bosco il titolo imposto sulla nuova terra di Cattolica (19), cui subentra il figlio Francesco alla sua morte nel 1640.

Il 9 ottobre 1623 la principessa stipula numerosi contratti con le maestranze per eseguire lavori nel palazzo palermitano che furono affidati a Natale Caputo ed Antonino Bommarito; il 29 maggio 1626 il fabricator Andrea Manueli si obbliga per la manifattura della scala in collaborazione con Matteo Baudo e Matteo Pecoraro.

Il marmoraro Francesco Muni, l’8 ottobre 1629, esegue quattro colonne nel baglio e l’anno successivo il fabricator Vincenzo Bacchi è incaricato di completare i lavori.

Alla fine di ottobre del ’36 il maestro d’acqua Giuseppe Ammirata si obbliga con Vincenzo Bosco per eseguire l’impianto idrico da collegare alla giarra nel monastero di S. Caterina al Cassaro.

Nel testamento di Vincenzo, aperto il 16 maggio 1654, troviamo elencati tutti i beni mobili ed immobili lasciati in eredità al figlio, compresa la casa turrita dell’omonimo avo: tenimentum magnum domorum cum eis turrim aqua currente et aliis in eo existentibus situm et positum in hac urbe Panormi et in contrata S. Francisci ubi habitat dictus princeps don Franciscus; oltre, ad una preziosa armeria custodita nella sala della torre, testimonianza dei trascorsi guerreschi della famiglia, ed un attrezzato parco di carrozze che costituivano il vanto del casato(20).
Il castello dell'Emiro a Misilmeri.

Una di queste carrozze era servita ai familiari del vicerè Fuxardo nel 1647 per sfuggire ai rivoltosi e, quindi, per rifugiarsi nella fortezza del castello a mare di Palermo.

In una relazione dei periti Emanuele Palermo, Michele Patricolo e Giovanni Mirabelli, del 30 giugno 1852, circa la causa di esproprio e di pignorazione del palazzo Cattolica, da parte del Tribunale di Palermo a favore del monastero di S. Chiara, viene riportato un documento che attesta la proprietà concessa dagli Orioles nel 1635(21).

Questa documentazione inedita offre una chiave di lettura originale e precise indicazioni sulla trasformazione della struttura precedente; infatti, il 29 agosto 1635 i Bosco acquisirono da Francesco Orioles una proprietà confinante con il loro palazzo, prospiciente sulla strada di S. Francesco: domum magnam in pluribus corporibus et membris terraneis et soleratis consistentem una cum dimidio denario aquarum fluentium ac viridariolo intus.

Francesco Bosco s’investì del titolo principesco l’8 luglio 1642 e della successiva reinvestitura il 16 settembre 1666 per il passaggio della Corona; sposò in prime nozze Maddalena Bazan, figlia del marchese di S. Croce (Spagna) ed in seconde nozze Tommasa Gomez Sandoval, sorella del vicerè Roderico (22) .

Il 14 dicembre 1669 avviene l’investitura di Giuseppe Bosco Sandoval, alla morte del padre Francesco avvenuta il 5 luglio 1668; sposò Costanza Doria, figlia del duca di Tursis, ed alla sua morte passò in seconde nozze con Maria Anna Gravina, figlia di Girolamo, vedova di Giuseppe Valguarnera (23).

Alla scomparsa di Giuseppe, avvenuta l’8 gennaio 1721, subentrò nell’eredità del Bosco, in mancanza di eredi diretti, il nipote Francesco Bonanno, principe di Roccafiorita, figlio di primo letto di Filippo, principe della Cattolica, e di Rosalia Bosco Sandoval (24)
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(10) ASPa. FCRS. Montevergini, 59: Beatrice Aragona, figlia di Ferdinando Aragona e Giulia Ventimiglia contessa di Buscemi, si casò con Vincenzo del Bosco Conte di Vicari, contratto matrimoniale in Nr. Cataldo Tarsino di Palermo del 23 gennaio 1557; tra i testimoni figurano, Gaetano Cardona, Giovanni Crispo Villaraut, barone di Prizzi, Antonino Platamone, barone di Cutò, Vincenzo Spatafora, Vincenzo Buonaiuto, Pietro Antonio Campo, Andreotta Abbate e Giovanni Guglielmo Buonincontro.

(11) Francesco Maria Emanuele marchese di Villabianca: Palermo d’oggigiorno, (vedi disegno BCPa. Mss. Qq. E. 91/92); cfr. Pietro La Placa, La reggia in trionfo per l’acclamazione e coronazione della SRM di Carlo Infante di Spagna, Palermo, 1736; altri disegni a stampa del palazzo Cattolica, in ordine di tempo, si riscontrano nel volume edito a Parigi nel 1835 da Hittorff- Zanth, in cui gli autori riportano l’attribuzione del progetto al crocifero D. Giacomo Amato, ed una planimetria dell’edificio è stata pubblicata da Giovanni Lo Iacono in, Studi e rilievi di palazzi palermitani dell’età barocca. 1962.

(12) F. Sammartino De Spucches, I feudi ed i titoli nobiliari di Sicilia, Q. 1158, Contea di Vicari.
(13) F. Sammartino De Spucches, op. cit. Q. 591, Duca di Misilmeri.

(14) Giovanni Vincenzo La Grua, barone di Carini, aveva venduto il 1 luglio 1486 la baronia di Misilmeri allo zio Guglielmo Aiutamicristo; Raniero rinunzia il 2 febbraio 1523 la baronia di Calatafimi e di Misilmeri a favore del figlio Guglielmo.
Il 22 settembre 1544 Francesco Bosco, luogotenente regio, acquista per 12.000 onze da Pietro e Vincenzo Aiutamicristo la barona di Calatafimi; il 21 agosto 1549 viene fatto l’inventario dei beni di Pietro Aiutamicristo.

(15) ASPa. Real Commenda della Magione, 21, 31 agosto 1549: Renuncia o sia dimissione fatta da Antonuzzo d’Amari che avea comprato il territorio di Risalaimi a favore di Giovanni Vincenzo Bosco.

(16) ASPa. FND. 6854, a. 1582/83.
(17) F. Sammartino De Spucches, op. cit. Q. 749. Barone di Prizzi.
(18) ASPa. FCRS. Montevergini, 60, f. 71.
(19) Cfr. M. Renda, Genesi e sviluppo di un comune: Cattolica Eraclea, in AA. VV, Città nuove di Sicilia, XV e XIX secolo, Palermo, 1979.

(20) ASPa. FND. 892 II, f. 200. - 5 aprile 1639, Melchiorre Palma si impegna con il principe della Cattolica: fabricare una carrozza nova di bona legname nova stagionata di quello frigio modo forma et qualità quali è quella di D. Gioseppe Giaccon; Ibidem, 823 III. - 20 maggio 1654, inventario dei beni di Vincenzo Bosco: in primis una carrozza di Napoli di villuto negra con bandilori di domasco con fringi et chiova vitriati di cristallo dui para di guarnimenti per quattro cavalli con retine et contra retine con sua balancida ferrata tutti compliti.

(21) ASPa. Corte d’Appello. Perizie, 2013, a. 1853/56; ASPa. Tribunale civile e penale. Perizie, 19, a. 1855. Il Tribunale civile seconda camera sulle istanze del Dr in Legge sig. D. Giovanni Virzì con sentenza emessa nel giorno 16 agosto 1855 registrata li 23 detto si compiacque nominare me perito D. Francesco Rubbino architetto laureato nelle scienze fisiche matematiche con Diploma in questa Università degli Studi di Palermo sotto li 29 aprile 1843 per verificare l’opere di nuova costruzione fatte eseguire dal detto sig. Virzì nelle case di sua proprietà site in via Cintorinai rimpetto la Venerabile Chiesa di S. Francesco.
L’attuale proprietà si compone di tre corpi a pianterreno e due corpi solerati riedificati sull’antico edificio di stile gotico diruto ed abbandonato per essere stato inabitabile.

Ora per mezzo di un vano d’ingresso con ventaglio di ferro semicircolare sopra che forma entranda delli sudetti corpi si entra in un lungo passetto basolato nel suolo con mattoni di selce ed a sinistra entrando avvi altro vano d’ingresso che per mezzo di un gradino di selce si scende in un corpo a pianterreno, il quale è seguito dall’altro corpo simile con vano di luce nello spiazzo di esso passetto.

(22) ASPa. FND. 19 III, a. 1657/58.

(23) ASPa. Trabia S. I. 187, f. 61. - 3 novembre 1685, matrimonio tra Marianna Gravina e Giuseppe Valguarnera ; Ibidem, f. 384. - 25 ottobre 1735, inventario dei beni di Marianna Gravina, moglie in seconde nozze di Giuseppe Bosco.
Il 1° settembre 1712 la principessa si accinge a costruire il casino a Bagheria nella maniera disposta dal sacerdote T. M. Napoli († 1725); s’inizia quella che verrà chiamata la Villa Valguarnera le cui opere furono completate, a partire dal 1740, dall’arcivescovo di Cefalù D. Domenico Valguarnera († 1751).

(24) ASPa. FND. 6199 VI, f. 662. Ecc.mo Sig. re D. Francesco del Bosco Principe di Roccafiorita e della Cattolica espone a V. E. che per la morte di D. Giuseppe del Bosco e Sandoval olim Principe della Cattolica suo zio li fu contesa da D. Vincenzo del Bosco Principe di Belvedere la successione alli stati di Misilmeri e Vicari con tutti suoi titoli di Duca e di Conte nec non della casa grande existente in questa città e contrata di S. Francesco d’Assisi e della Correria ed altri beni et jus et ationi per qual motivo fu da V. E. per via del Tribunale della R. C. pigliata la possessione di detti Stati e casa a nome del legittimo successore."1













































































































































































































































1. Antonino Palazzolo, Le dimore turrite a Palermo tra '400 e '500 e la Domus Magna dei Principi della Cattolica. Ricognizione storico-architettonica, "Rassegna siciliana", 26 (2005).