Origine, genealogia e prosopografia


Carlo F. Polizzi

1. La 'misteriosa' vicenda dei conti di Ventimiglia signori provenzali,
tra XII e XIII secolo


Sino a oggi gli studiosi hanno trascurato di indagare la presenza dei conti di Ventimiglia in Provenza, prima del matrimonio - risalente al febbraio 1266 - di Emanuele II con Sibilla d'Evenos, ovvero con una dama esponente del ricco lignaggio  dei visconti di Marsiglia.

Eppure il conte Oberto II Ventimiglia - il 2 luglio 1217 - cedeva a Bertrand Augier metà della propria signoria sui castelli provenzali di Chateauneuf, La Garde e Clermont. Quale l'origine di tali possedimenti ? 

Di Oberto sappiamo che fu figlio de conte Guglielmo II e che sposò Guillemette de Fos - figlia di Goffredo Raimondo II de Fos, sire di Hyères et Brégançon - colei che il 27 luglio, pochi giorno dopo l'atto citato, rilasciò insieme al marito Oberto quietanza al padre per soldi 750, quota della dote promessa allo sposo. 

L'anno 1216, il padre della sposa aveva ricavato 18.000 soldi reali dalla vendita di 1/12 di Hyères e dall'intera signoria di Brégançon.






















Secondo gli antichi eruditi, la signoria dei Ventimiglia su Chateauneuf, La Garde, Opio e Clermont risalirebbe alla fine del XIV secolo. Il magnificus potens e generosus miles, conte Guido Lascaris di Ventimiglia, del ramo di Gorbio e Castellar, figlio del celebre trovatore Luigi Ventimiglia di Briga, avrebbe ottenuto tale signoria sposandone l'ereditiera Marguerite de Grasse. Tuttavia, sfugge a tali autori la profondità di tale problematica, che risale, come accennato, almeno all'alba del Duecento.

1.1. Ventimiglia e Castellane: una possibile spiegazione

En 1189, Boniface de Castellane, se croyant souverain de ses petits états, veut se soustraire à l’hommage et se révolte ouvertement contre Alphonse I. À cette date, l’aïeul du troubadour tient tête à l’ost royal. Le roi parvient quand même à conquérir, avec l’aide de Blacas d’Aups, les villages de Salernes, Comps et Moustiers. Finalement Boniface descend de son propre gré à Grasse où il prêtre serment de fidélité et hommage à Alphonse. En échange, le château de Salernes et d’autres biens, confisqués, lui sont rendus. Le roi d'Aragon s'engage à lui rendre Salernes, lui promet son aide pour recouvrer ses droits à Moustiers et lui confirme ses autres possessions (E Baratier et ADBR Série B 294). Boniface épouse, vers 1155, Adalsacie de Moustiers, fille de Guillaume, qui lui apporte en dot le château et la seigneurie de Chateauneuf. 
Nous connaissons deux enfants de ce couple: Boniface le Roux qui suit; Laure x Blacas de Blacas, troubadour et compagnon de Raymond Béranger V dans l’exercice de ses fonctions. Une sentence arbitrale d'Hugues Raimond, évêque de Riez (1200-1223), rapporte que Boniface aurait été tué par Spada, seigneur de Riez.

Infatti, nelle genealogie  settecentesche, il nonno di Oberto di Ventimiglia, conte di Badalucco e signore di Chateauneuf, ovvero Ottone III di Ventimiglia, è dato come sposo di Guillemette de Castellane, probabilmente la sorella di Boniface IV le Roux e di Laure, e come tale coerede della madre Adalsacie de Moustiers, signora di Chateaunauf, Clermont e Opio. Quanto a La Garde, altra signoria provenzale del conte di Badalucco, essa fa parte della signoria ancestrale dei de Castellane. Guillemette de Castellane, tuttavia, è più probabile che fosse la madre di Oberto di Ventimiglia, conte di Badalucco, e quindi la moglie di Guglielmo III di Ventimiglia padre di Oberto, anche in considerazione della  cronologia.   ( Anselme de Sainte-Marie, Ange de Sainte-Rosalie, Histoire généalogique et chronologique de la Maison Royale de France, Parigi 1726, p. 285. Vedi anche qui in basso. da Eurospaische Stammtafein, 3., 760, ma senza prove documentarie.). Anzi è più probabile che Guglielmina de Castellane sia figlia e non sorella di Boniface IV, poiché sembra ancor giovane negli ultimi decenni del XII secolo - quando Ottone di Ventimiglia si avvicina a esser ottuagenario - e quando è appunto ricordata - in competizione estetica con il Bel Cavalier, Beatrice di Monferrato - come tale, nel celebre Carros di Raimbaut de Vaqueiras:

Dame di Versilia vogliono entrare a far parte dell’esercito, Isabellina e Guiglia e madonna Enrichetta, prontamente, e anche la madre e la figlia di Incisa, ad ogni costo: subito, vengono da Lenta madonna Agnese e da Ventimiglia madonna Guglielma di nascosto. Presto la città sarà in piedi. Vi giungono una truppa assai grande dal Canavese e dalla Toscana, dame di Romagna, madonna Tomasina e la signora di Soragna.



1.2. Guglielmo conte di Ventimiglia, sposo di Tiburga da Nizza all'inizio del XII secolo

Da Corrado III conte di Ventimiglia discende il ramo del conte Oberto, e da questi i noti fratelli Otto e Guido Guerra, viventi nel XII secolo.

Gli studiosi hanno però trascurato di indagare sul ramo di Guglielmo, fratello di Oberto, sposo di Tiburga, una dama dei signori di Nizza.

Nel testamento del 1159, Guglielmo Ventimiglia, figlio di Guglielmo e nipote di Corrado, è l'erede di questa sconosciuta  propaggine provenzale dei conti di Ventimiglia. Qui sotto pubblichiamo un particolare della tavola genealogica, in cui si evidenzia il matrimonio con Tiburga.1 


1.3. L'estensione della Contea di Ventimiglia nell'Alto Paese nizzardo (Val Lantosca) e lo stato ventimigliano nel comitato provenzale di Glandevès
























Il 19 gennaio del 1258, Guglielmo VI conte di Ventimiglia cede l'alta sovranità sulla sezione orientale del suo stato a Carlo I d'Angiò, marchese di Provenza, in cambio del comitato di Glandevés, rimasto senza titolare per la morte di Giovanni Balbo di Glandevès, cugino del conte di Ventimiglia.
Come si può osservare dalle cartine,2 il Baliaggio di Val Lantosca e Ventimiglia - definito sui territori la cui alta sovranità fu ceduta da Guglielmo e entrato nell'orbita amministrativa provenzale - ricalca i limiti d'influenza giurisdizionale dell'antica Contea di Ventimiglia, estesa sulle popolazioni liguri di Provenza, sino a largo tratto del corso del fiume Tinea.




2. L'origine dei conti di Ventimiglia: una querelle secolare 

Al tempo del matrimonio fra Anna Lascaris – figlia del conte Giovanni Antonio e erede di Tenda – e il 'Gran Bastardo' Renato di Savoia, ovvero agli inizi del XVI secolo, le origini della famiglia dei conti di Ventimiglia e Tenda eran già avvolte nelle brume della storia più remota. La contessa Anna terminava in quegli anni di redigere La Genealogia de' Conti di Ventimiglia, attribuita al conte Onorato I Lascaris 'Il Grande', suo nonno - avvelenato nel 1474 in una congiura ordita dai Savoia, Lascaris di Briga e Grimaldi -. 

Ma è possibile che il manoscritto di Onorato fosse ulteriormente rimaneggiato al tempo della nipote di Anna, Renata di Savoia marchesa di Baugé – a cui il codice appartenne – e che portò nel 1554 il cognome Lascaris nella casa del marito Jaques d'Urfé. Certo l'origine dei conti - risalente in tale manoscritto ai principi gallo-liguri degli Intemeli  - non appare molto convincente.

Sta di fatto che in tal manoscritto fu inserito un'improbabile - per datazione - donazione al monastero di Lérins del fantomatico Guido, conte di Ventimiglia, risalente all'anno 954, e in cui la moglie del conte risulterebbe un'inesistente Eleonora di Savoia...Beninteso, la donazione risulta effettivamente avvenuta da successivi atti autentici di conferma del XII sec...Tuttavia – come meglio osserveremo – l'atto originale risalirebbe al 1147, essendovi citati personaggi e situazioni di quel periodo, in occasione della partenza per la crociata di Almeria e Tortosa dell'autentico conte Guido Guerra di Ventimiglia – probabilmente marito della marchesa aleramica Ferraria di Savona, erede della signoria di Albisola, Celle e Varazze.

L'atto di Guido è datato al tempo "Inlustri domino Ludovico", come indicato dal notaio nella sottoscrizione, ossia durante il regno di Luigi VII il Giovane (1137-1180), come è d'uso nei notai liguri di Ponente che datano, in quel periodo storico, secondo il Regno di Francia. 

Si veda a esempio la donazione dell'abate di Gallinara al conte Raimondo Berengario IV di Barcellona del 1160: Atti del 1. Congresso storico Liguria-Catalogna, p. 149. L'indizione 12. e il giorno 30 marzo (terzo dalle calende di aprile), indicati nella donazione di Guido Guerra, corrispondono, secondo lo Stile notarile dell'Incarnazione, al 30 marzo 1147. La partenza da Genova della flotta per la crociata di Almeria e Tortosa, a cui si appresta Guido Guerra, è del maggio 1147: Caffaro, Storia della presa di Almeria, p. 29. 

In verità, eliminato nella congiura il conte di Tenda, Onorato – Ciambellano di re Renato d'Angiò – faceva comodo presentare tutta la schiatta ventimigliesca originata dai Savoia...e le feroci guerre che seguirono, condotte dalla vedova del conte, Margherita del Carretto – detta l'Amazzone – giustificherebbero pur la contraffazione di documenti autentici. Falso in 'originale' pergamenaceo - quel documento dell'anno 954 - che fu insinuato nel Regio Archivio di Aix  in Provenza ancora il 4 febbraio 1532, quando Claudio di Savoia, conte di Tenda figlio di Anna Lascaris e Renato, è Gran Siniscalco di Provenza.

2.1. La contea di Bussana e la Marca di Albenga alle origini della signoria del Maro 

Nella donazione di Guido Guerra al monastero provenzale di Lérins, risalente molto probabilmente all'anno 1147, il signore di Ventimiglia nomina – tra gli altri eredi - il terzogentito Rolando/Robaldo “futuro conte in Bussana e nei monti di Caravonica” (in Lusana/Susana et montibus Carfanbanae, come si legge nell'orribile trascrizione che sino a oggi ha provocato negli storiografi gravi equivoci e incomprensioni). 

Il conte Guido Guerra si definisce pure “marchese di Albenga e Marittima”, come il cugino Anfosso/Alfonso “marchese di Albenga” - forse figlio dello zio Anfosso già defunto - nonché “preside/presidio dell'honor imperiale nel Piemonte” (il trascrittore inventa l'inesistente titolo di marchio Alpium Maritimae/marchese delle Alpi Marittime).

Albenga, per antica tradizione – con Sezzadio e Savona - erano tre delle 28 corti “piemontesi/pedemontane” appartenenti alla mensa imperiale, e questo potrebbe spiegare la diretta relazione dei conti di Ventimiglia con gli honores imperiali della Marittima, anche per il matrimonio di Guido Guerra con Ferraria, dama molto probabilmente da identificare con l'omonima unica erede dei marchesi di Sezzadio e Albisola.

Nondimeno, che Guido Guerra abbia ricevuto il titolo imperiale di margravio sembra confermato da un diploma autentico di Federico I Barbarossa, che gli storiografi, sino a oggi, non son riusciti a spiegare. L'atto del 23 aprile 1167 consiste nell'investitura ai marchesi Enrico e Ugolino di Ponzone, due aleramici acerrimi nemici dei conti di Ventimiglia, della “Marca del fu Guido marchese... e di tutte le cose che allo stesso marchese furono da noi investite, con ogni diritto, honor e utilità...,ovvero con castelli, borghi, villaggi e luoghi, e con tutte le pertinenze colte e incolte, vie e passaggi, monti e pianure, boschi, prati, pascoli, vigneti, cacce, pesche, placiti, distretti e con le altre utilità...”. 

Negli anni a seguire è confermato il possesso di Albisola e Sezzadio da parte dei marchesi di Ponzone; cosa che fa intuire che queste signorie costituissero la cosiddetta 'Marca di Guido'. Ma nessun marchese aleramico porta in quegli anni il nome di Guido, per cui è lecito concludere che il privilegio imperiale faccia riferimento a Guido Guerra di Ventimiglia, marito di Ferraria marchesa di Albisola nel Savonese.


Questa conclusione, che aprirebbe uno scenario in gran parte ignorato dalla storiografia, è confermata da Otto III, conte di Ventimiglia, fratello molto più giovane del fu Guido, che al 5 settembre 1177 cede l'alta sovranità di Bussana e Dolceacqua a Genova, ricevendone in cambio l'investitura feudale, impegnandosi inoltre a fornire l'ausilio militare alla Repubblica “in tutta la Marittima, da Alb
enga a Nizza”, città quest'ultima di cui i Ventimiglia erano consignori per un quarto. 

Un altro atto che indica il ressort feudale dei conti è l'alleanza con Genova dello stesso Otto, anche a nome dei figli Guglielmo e Enrico I, risalente al 4 marzo 1193, in cui i conti di Ventimiglia si impegnano a fornir oste e cavalcata da “Albisola a Monaco, a nostre spese per tutta la nostra Terra, ovvero oltre [la nostra Terra] a spese del Comune [di Genova]...”. 


Le principali castellanie e ville dei comitati ventimiglieschi di Bussana e del Maro. Si può osservare, nella carta del 1707, che i confini del Principato di Oneglia corrispondono - grosso modo - al comitato dei Ventimiglia del Maro. Nella donazione a Lérins del 1147, il conte Guido Guerra di Ventimiglia, si proclama, tra l'altro, conte di Bussana - "Lusana" nella pessima trascrizione della copia lerinese - e signore del Monte di Caravonica - "Carfanbana" nella copia - cioè di una località presso il castello di Maro. La contea di Bussana corrisponde al distretto castrense bizantino dei "Fines Tabienses" comprendente l'intera Valle Argentina/Tavia. Castellaro, Taggia e San Giorgio furono occupati dai marchesi aleramici dopo la guerra del 1146, ma continuarono a far parte del distretto ventimigliesco. Cipressa e Terzorio sono tenuti dai signori di Lengueglia come vassalli dei conti di Ventimiglia.


Un'altra testimonianza, ancor più cogente, è l'accordo tra Genova e i marchesi aleramici del 1140 – allo scopo di eliminare la signoria dei conti di Ventimigia ormai troppo potente - in cui è descritta la medesima situazione del documento di Guido del 1147. I Genovesi si spartiscono con i marchesi le future sperate conquiste “da Arma in giù, e ciò che è pertinente al comitato di Bussana...concediamo ai marchesi la proprietà dei conti, in pace e concordia, quello che hanno da Arma fino a Finale e dal giogo al mare, eccetto Bussana come è sopra scritto, e della proprietà di Anfosso, che è da Arma a Finale e dal giogo al mare, concediamo metà ai marchesi e metà a Giovanni Barca”. 

Essendo quest'ultimo il genero genovese di Anfosso, conte e marchese di Ventimiglia e Albenga, poiché Arma e Finale segnavano i limiti occidentale e orientale dell'intera Marca d'Albenga. Gli storici intuiscono l'esistenza di un'investitura imperiale ai conti di Ventimiglia, ma senza individuarne l'oggetto:

« E così ritroviamo Oberto [di Ventimiglia n. d. r.] sempre a Genova nel 1131 dove, a seguito di una sentenza emessa nel palazzo del vescovo dai consoli genovesi assistiti dalconsilium di un giudice astense, nella causa di discordia che aveva con Marsibilia figlia del fu conte Anfosso e moglie di Giovanni Barca nobile genovese de paterno feudo et de Victimiliensi comitatu, egli fece una rinuncia molto ampia ai suoi diritti su San Romolo, Ceriana, Baiardo, Poggio del Pino (quello poi divenuto Mentone o qui si tratta di Coldirodi?) e in più garantì ai Genovesi piena protezione ed esonero da dazi nelle sue terre (in particolare usaticum e ripaticum). Equivaleva a ufficializzare la presenza del Comune di Genova a San Remo e nell’estremo ponente ligure...Ma si capirà Oberto che, in cambio delle cessioni, da parte sua riceveva il riconoscimento di ogni parte del suo feudum quod Anfossus tenebat e il Victimiliensem comitatum quantum pertinet ad feudum come pervenuto ad Anfosso dal nonno e padre suo. Che cosa in concreto questo significasse per Ventimiglia è difficile dire da formule così generiche, ma che il conte ormai avesse ceduto ai Genovesi dovette esser chiaro a Ventimiglia – com’è a noi chiaro anche, forse, che ai tempi di Corrado II (ad esempio) i conti potevano aver avuto concessioni feudali che li avevano immessi nella nobiltà imperiale di diritto...».3


Nel documento del 1131, infatti, si pone precisa e chiara distinzione tra la contea di Ventimiglia e il feudo imperiale di Anfosso - tra Arma e Finale ossia la Marca di Albenga -. L'investitura sarebbe risalita al nonno di Anfosso, probabilmente a Corrado III conte di Ventimiglia, vissuto all'epoca di Enrico III imperatore (1039-1056), figlio di Agnese di Svevia - cugina dei conti di Ventimiglia? - e di Corrado II il Salico
.

2. 2. La tradizione provenzale sulle origini

Nel successivo XVII secolo, gli eruditi di storia e genealogia, compirono ulteriori tentativi di sistemare la questione delle origini, così il Papon:

« Il Poggetto/Puget appartenne, dall'anno 1070, a dei signori che ne assunsero il nome. Essi furono della casa dei Balbi/Balbs, che occupò, all'inizio del X secolo, la baronia di Boglio/Beuil, una gran parte della diocesi di Glandevés, le contee di Tenda e Ventimiglia. Questo è un fatto che risulta dalla storia manoscritta che andiamo citando, e di cui l'unico esemplare è conservato alla Biblioteca Universitaria di Torino. Risulta verosimile che questi Balbi abbiano la medesima origine di quelli di Chieri in Piemonte, i quali dal XII sec. tennero un distinto rango in quella repubblica, e dei quali una branca si è stabilita in Francia...La casa del Poggetto possedette una parte della Signoria di Puget-Théniers, diocesi di Glandéves, da dove assunse il nome. Ella fu una branca dell'antica Casa dei Balbi, che pare fosse stata lo stipite comune della Casa di Boglio – fusa con quella dei Grimaldi alla fine del XIV secolo - della Casa dei Balbi, stabilita in Provenza, dove si formarono diversi rami, tutti estinti nel XV secolo, e di quella dei Conti di Ventimiglia [ trad. d. r. ].»


Sovrapposizione tra Balbo di Glandevés e Ventimiglia sembra sussistere, e può esser spiegata in parte dalla consistente presenza di quest'ultimi in Provenza. 

Nella seconda metà del Duecento i conti di Ventimiglia, sotto la pressione genovese, e contrattando scambi di domini feudali con Carlo I d'Angiò – conte-marchese di Provenza e futuro re di Sicilia -, guidano la 'ritirata strategica' dalla parte sud del comitato ligure, rafforzando o creando robusti aggregati di castellanie e signorie fondiarie adiacenti rispetto al dominio ventimigliese di Val Lantosque (torrenti Vesubie e Tinée), la cui alta signoria è però ceduta al conte di Provenza:

Il 19 gennaio 1258, Guglielmo/Guglielmino VI conte di Ventimiglia – figlio di Guglielmo IV - in Aix, stipula un accordo con Carlo d'Angiò, rinunciando ai propri diritti sovrani sulla contea di Ventimiglia e Lantosque, in cambio della signoria del defunto Giovanni di Pietro Balbo di Glandevés, ossia la Val Chanan, con le castellanie di Roquette-sur-Var, Coalongue, Puget-le-Figére, Penne, Chaudol, Cadenede, Toudon, Gilette e il condominio di Sainte Marguerite/Dosfraires.

Raimondo Rostagno, figlio di Guglielmo Pietro è “Signore della parte nord delle Alpi Marittine”, consignore di ValdebloreSaint-Dalmas-le-Selvage, Chteauneuf, Aspremont, Rimplas, Saint-Saveur  e Clans. Dall'atto di procura dei Guglielmo VI di Ventimiglia, per trattare con la Repubblica di Genova, nel 1249, risulta chiaramente un membro della famiglia comitale di Ventimiglia (così la pensava anche il Labande), nondimeno alcuni storici francofoni lo continuano a considerare un Balbo di Glandevés.

Pietro Balbo, conte di Ventimiglia, zio del precedente, da alcuni storici è chiamato ambiguamente “Pietro Balbo di Tenda della famiglia de Blore, prossimo parente di Raimomdo Rostagno” [trad. d. r.].

Emanuele conte di Ventimiglia, fratello di Guglielmo IV - e i suoi dicendenti - nel XIII secolo acquisiscono un compatto dominio ancor più occidentale – sempre nel distretto del fiume Var - a La Verdière, Bézaudun, Ansouis, Varages, Valensole, Tourves, Saint-Martin-de-Pallières, Broc, Montpezat ecc. A questi domini, per il matrimonio di Emanuele II conte di Ventimiglia con Sibilla d'Evenos - 9 febbraio 1266 - si aggiungeranno i feudi della viscontea della città e territorio di Marsiglia, in particolare le castellanie di Ollioules, EvenosCotignac.




I conti di Ventimiglia, dunque, sono pressoché sovrapposti ai cosiddetti Balbo di Thorame-Glandevés, forse per il matrimonio di Guglielmo IV con una figlia di Pietro Balbo di Glandevés, tanto da vantare condominio sul centro stesso dei domini dei loro cugini, ovvero su Thorame.

I conti di Glandevés – secondo il Poly e i maggiori medievisti – discendono o sono prossimi affini del conte Grifo di Apt, nel X sec., parente di una potente dinastia, di origini gallo-romane, rappresentata dai fratelli Fulcher – antenato di  san Maiolo abate di Cluny – e Rinaldo/Rainardo di Saignon. Possessore quest'ultimo degli allodi di Glandevés, Thorame, Valdeblore, Puget-Théniers ecc., da cui sembrano derivati pur i visconti di Vienne.

Al di là delle tradizioni degli araldisti d'Ancien-Régime, un tenue legame originario tra Ventimiglia e Glandevés – da verificare con specifiche ricerche – potrebbe esser costituito dalla dama di Saignon, Poncia di Rambaldo, che intorno al 1100 avrebbe portato al marito e cugino Guglielmo – figlio di Pietro Balbo – diritti sul castello di Drap e la contea di Ventimiglia.

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2.3. Balbo o Ventimiglia ? 

"1256: Après plus d'un siècle sans traces écrites des Rostaing, on relève dans un acte le nom de Guillaume Pierre, déjà mort en 1256, et celui de son fils, Raymond Rostaing, qui lui a succédé dans le fief de Valdeblore. Il possède aussi Clans, La Tour, Rimplas, Saint-Sauveur, Roure, la moitié d'Aspremont. Par son mariage avec Aicarde, des seigneurs de Châteauneuf de Contes, il possède le tiers de ce fief.

1271: Première mention du village de La Roche.

1276: Le comte de Provence demande à son sénéchal, Gautier d'Aulnet, de s'emparer, morts ou vifs, des chefs de la révolte, Pierre Balb de Tende (parent de Raymond Rostaing), Raymond Rostaing et Feraud de Saint-Sauveur.

1298: Mort de Raymond Rostaing. Son fils étant mort avant lui, ses biens sont partagés entre son petit-fils Aldebert Rostaing et ses frères. Aldebert est seigneur du Valdeblore. Il possède également Rimplas, Saint-Sauveur, Marie et Roure. Il a deux fils et une fille qui portent le surnom de Balb, Pierre Balb, Philippe Balb et Jeanne Balb. Il a aussi une autre fille Sibille, dame de Clans, qui a épousé Jean de Revest, seigneur de Lambesc, apparenté aux seigneurs de Gréolières. À partir de cette date la famille Rostaing a abandonné son nom pour celui de Balb pour une raison inconnue.

1320 : Premier acte citant le village de La Bolline avec La Roche et Saint-Dalmas qui ont dû être fondés au xiie siècle. À partir de cette date les noms des cités d'Anduébis et de Pédastas disparaissent.

Vers 1350 : Pierre Balb, issu des Rostaing, est seigneur de Valdeblore, de Marie, de Rimplas, de Saint-Sauveur et de Roure. Il va devoir subir les conséquences de l'opposition des deux héritiers de la reine Jeanne de Provence. Profitant de la faiblesse de la comtesse de Provence, les seigneurs se révoltent autour des comtes de Vintimille, dont Pierre Balb. Ils sont battus et doivent accepter les conditions de la paix qui est signée le 14 décembre 1353 entre Guillaume Lascaris par Gui Flotte, viguier de Sospel, représentant le sénéchal de Provence Raymond III d'Agoult (1271-1353). Pierre Balb perd ses seigneuries de Valdeblore en 1352, de Roure en 1353, de Saint-Sauveur en 1358.

1353: Valdeblore est inféodé à Gui Flotte, viguier de Sospel. Roure appartient au comte de Provence depuis 1355. En 1373, Andaron Badat de Nice a acheté la moitié de la seigneurie de Saint-Sauveur à la comtesse de Provence.

1369: La reine Jeanne pardonne aux Vintimille et leur rend leurs biens dans toute la viguerie de Sospel. Pierre Balb est lavé du crime de lèse-majesté.

1376 : Pierre Balb prête hommage à la reine Jeanne. Il est qualifié de seigneur de Rimplas et de coseigneur de Saint-Sauveur. Il n'a donc pas récupéré ses biens dans le Valdeblore.

1382 : La reine Jeanne est assassinée. Pierre Balb est favorable à Louis d'Anjou, Jean Grimaldi de Beuil est favorable à Charles de Duras. L'opposition à Charles de Duras va conduire Balthazar Spinola, le sénéchal de Provence qu'il a nommé, à envoyer le 7 janvier 1384 son lieutenant Pons des Ferres pour mettre sous séquestre tous les biens féodaux des Balb. Jean Grimaldi reçoit le salaire de son appui à Charles de Duras le 13 avril 1384 avec le don du château et du fief de Roure et le 15 janvier 1385 quand il obtient les droits des Balb sur Rigaud et sur Touet. Cependant au même moment, Jean Grimaldi prépare sa trahison en commençant à discuter avec le comte de Savoie. Louis II d'Anjou et sa mère Marie de Blois-Châtillon ayant pris de contrôle d'Aix, Pierre Balb reprend le combat dans la Tinée et s'empare du château de Roure. En 1387 Jean Grimaldi s'est fait nommer sénéchal de Provence par Ladislas de Duras. Il est le maître de la Provence orientale. Il va pouvoir préparer la dédition de Nice et le transfert de suzeraineté des comtes de Provence aux comtes de Savoie en 1388. Le 12 septembre 1388, le comte de Savoie Amédée VII est reçu à Barcelonnette par les Grimaldi, le 15 il est à Saint-Étienne-de-Tinée et le 28 septembre à l'abbaye Saint-Pons où il reçoit l'hommage des communautés du pays niçois. Dans son voyage il a dû éviter Valdeblore tenu par Pierre Balb. Pierre Balb est dépossédé de ses fiefs par le comte de Savoie ainsi que tous les féodaux fidèles au parti angevin, les Puget, les Castellane, les Glandèves, les Revest, ainsi que les Barras de Saint-Étienne, les de Flotte d'Ascros, les Tournefort de Lantosque. Ce sont les Grimaldi de Beuil qui vont recevoir certains des fiefs confisqués."


2.3.1. I signori di Valdeblore


"La Roche apparaît en 1271, sous le prieur Geoffroy CAYS de Saint-Dalmas. La Bolline en 1320. La toponymie voulant signifier "coulée de terre, terrain instable". Du coup, Anduebis et Pedastas disparaissent.

GUILLAUME devient seigneur du Valdeblore. Il s'installe à Valdeblore, épouse ADVENIA, dont il a BERNARD et HUGUES, qui devient chanoine de Nice en 1109, avec en dot un quart des revenus de Venanson, les hommes qu'il a à Saint-Dalmas et Pedastas, la moitié des pâturages de ces lieux.

La filiation n'est plus sûre. Elle reprend avec Raymond ROSTAING, qui épouse AICARDE de Châteauneuf, qui lui apporte une dot d'un tiers de ce fief. Ils ont GALBERT, qui devient seigneur de RIMPLAS. Les Bloure luttèrent aux côtés des Vintimille contre les Gênois. Il fut plénipotentiaire de ces mêmes comtes, lors de la trêve de 1249. Lors de la révolte contre Charles Ier d'Anjou, il est aux côtés des rebelles. La prise de Castellane, en 1262, ne le fait pas renoncer. En 1276, le Sénéchal Gautier d'AULNET reçoit ordre de s'emparer de Pierre BALD de Tende, de son parent Raymond ROSTAING de Valdeblore, et de FERAUD de Saint-Sauveur. Il mourut pourtant de sa belle mort, en 1298. C'est son petit-fils, ALDEBERT, qui partagea l'hoirie avec Pierre BALD, prévôt de Glandéves, PARIS et MANUEL.

ALDEBERT devint seigneur de Valdeblore, Rimplas et Saint-Sauveur, Roure et Marie, en 1298. Son fils, Pierre BALD, reçoit Rimplas, en 1351. Philippe BALD, Saint-Sauveur. Les ROSTAING abandonnent leur patronyme pour relever celui de BALD.

4°) Pierre BALD rebelle à la reine Jeanne :

Les comtes de Vintimille se révoltèrent contre la reine Jeanne, entraînant à leurs côtés les BALD. Vaincus, la paix fut signée près de Saorge, le 14 décembre 1353, entre Guillaume LASCARIS et Gui FLOTTE, viguier de Sospel. Pierre BALD est déclaré rebelle, et subit la commise du Valdeblore, en 1352, Roure en 1353, et Saint-Sauveur en 1358. En 1369, Jeanne pardonne aux Vintimille, et leur rend leurs droits dans la viguerie de Sospel, ainsi qu'à Saint-Martin, Roquebillière et Belvédère. Pierre BALD est réconcilié, rend hommage en 1376, mais perd le Valdeblore, qui a été inféodé, en 1353, à Gui FLOTTE, puis sera révoqué, au profit de la Couronne, avant d'échoir, au XVIIème siècle, au médecin RIBOTTI.

5°) Pierre BALD rebelle aux DURAS :

Jean GRIMALDI, ayant reçu pouvoir des DURAS, puissant voisin de BALD, dénonce ses collusions avec les Angevins. Le 7 janvier 1384, Pierre BALD perd ses derniers droits sur Marie, Rimplas et Saint-Sauveur. Le 13 avril 1384, Jean GRIMALDI reçoit le château et fief de Roure, puis, le 15 janvier 1385, les droits de Rigaud et Touêt. Pierre BALD, avec ses fidèles de Valdeblore, organise sa résistance à Rimplas. Jean GRIMALDI prépare alors la descente du Comte de Savoie, avec l'aide de Napoléon GRIMALDI, son beau-frère, Pierre CLARI de Péone son légiste, Foulque DOBIS notaire de Saint-Martin, Hugues FULCONIS notaire de Saint-Etienne, Ludovic MARQUESAN et Honoré GALLEAN de Nice.

Devant les progrès des Angevins, en 1386-1387, Pierre BALD contre-attaque, s'empare de Saint-Sauveur, et du château de Roure.

6°) Pierre BALD rebelle à la maison de Savoie :

Amédée VII commence sa descente sur Nice en recevant l'accord de Saint-Etienne, le 15 septembre 1388, celui de Saint-Martin le 23, évitant sans doute de passer par le Valdeblore. Le 13 octobre, Utelle vient à Saint-Pons signer son ralliement. Puget-Thénier attend le 3 novembre, et vient à Saint-Martin, où le comte s'est arrêté, sur le chemin du retour, chez son fidèle Foulque DOBIS.

7°) La fin d'une race :

Pierre BALD voit de nouveau ses fiefs confisqués comme ceux des Puget, Castellane, Glandèves et Revest, les BARRAS de Saint-Etienne, les DE FLOTTE d'Ascros-Cuébris, les TOURNEFORT de Lantosque.

Seul Louis de CUERS de Glandèves de FAUCON, époux de Jeanne BALD, puis d'Englesia de BEUIL, fille de Jean GRIMALDI, conserve ses fiefs, au prix de l'alliance savoyarde."4



2. 4. L'ipotesi di Cono/Corrado di Vienne 

Dalla donazione - risalente al 1039 - di Corrado II, conte di Ventimiglia, al vescovo di Genova, concernente diritti signorili sugli allodi vescovili posti in Sanremo, apprendiamo che il conte si dice figlio di un altro conte Corrado. Questi è identificato da alcuni studiosi con Corrado/Cono, terzogenito del re d'Italia Berengario II - di schiatta anscarica proveniente dalla Borgogna - conte e marchese d'Ivrea. 

Seguendo la tradizione provenzale, al contrario, Corrado I è forse identificabile con l'omonimo conte palatino di Borgogna, con sede nel palazzo reale di Vienne. Questo Corrado - figlio e fratello dei duchi di Svevia - è presente in Basilea, con il re Rodolfo III di Borgogna e l'imperatore Otto III, nell'anno 1000. Dallo stesso sovrano borgognone       - tra gli anni 993 e 1004 - Cono riceve la corte di Münsingen in Argovia, ed è considerato dai medievisti un membro della famiglia dei Konradiner - discesa da Gebardo di Lahngovia, strettamente imparentato con Carolingi e Guglielmidi.

Il conte palatino Cono - nipote per parte materna di Adelaide di Borgogna e Otto I imperatore - è il cognato del re Rodolfo, per il matrimonio (986/988) del fratello Ermanno con Gerberga, sorella del sovrano borgognone. Cono, inoltre, è cugino di papa Gregorio V e di suo fratello Ottone, duca di Carinzia, che riceve (15 gennaio 998) ampi possedimenti in Lombardia da Liutfredo vescovo di Tortona – dei visconti di Vienne per parte materna –.

Infine, è utile tener presente che la nipote di Cono, Gisella di Svevia, fu la madre di Ermanno IV duca di Svevia e marchese di Torino (1035-1038), circoscrizione da cui dipendeva la contea di Ventimiglia. Mentre Liutaldo, altro fratello di Cono, fu antenato di Federico di Lussemburgo-Montbéliard, la cui famiglia - Konradiner - resse la Marca di Torino fra il 1079 e il 1092. Sulle mire di re Rodolfo III sulla Marca d'Ivrea e quindi sul comitato di Ventimiglia – allora ricompreso in questa giurisdizione - ci informa una missiva dell'anno 1016 del vescovo di Vercelli all'imperatore, che potrebbe risultar utile a ricostruire l'insediamento della famiglia comitale in Ventimiglia.

Nel 983 il medesimo Cono "filius Cononis" guida una compagnia di 110 cavalieri corazzati, tra alsaziani e svevi, sui 2090 coscritti da Ottone II imperatore. I contingenti militari sono elencati nell'Indiculus loricatorum Ottoni II in Italiam mittendorum, a rinforzo dell'esercito imperiale - disfatto da Berberi e Bizantini nella campagna di Puglia e Calabria del 982.

Non sappiamo se un contingente di questo esercito fu impiegato nella guerra provenzale contro i Saraceni di Frassineto - che ebbero a sequestrare san Maiolo di Cluny – fra il luglio e l'agosto del 983. Tuttavia è possibile che Cono – se non partecipò alla campagna di riconquista di Provenza e Liguria occidentale - abbia potuto incontrare personalmente l'influente abate provenzale alla dieta imperiale di Verona, di poco precedente al rapimento del prelato, e in cui si decise di riprendere la campagna contro i Saraceni del sud Italia. Cono dal 987 al 1004 circa risulta nei documenti come conte di Ufgau e Mortenau, nei vescovadi di Strasburgo e Spira. Ciò a seguito dell'abdicazione del padre Corrado, nominato duca di Svevia.

2. 5. L'agiografia può aiutare la storia ? 

Una conferma a tale ipotesi, che lega i Ventimiglia ai Konradiner, verrebbe - con beneficio d'inventario - dalla tradizione agiografica. Uno dei santi tutelari della stirpe dei Ventimiglia fu Sant'Anna, la madre della Madonna. Parte del teschio di Sant'Anna - gelosamente conservato dai Ventimiglia - sarebbe stato donato ai conti di Ventimiglia dopo l'invenzione del corpo della santa in Apt - sede comitale dei parenti di san Maiolo -. 

Il conte di Ventimiglia, ricevendo le reliquie da un non meglio precisato duca di Lotaringia, avrebbe in cambio rinunciato ai suoi possedimenti lorenesi, dove dagli inizi del X secolo - e dal 1046 al 1065 con Federico di Lussemburgo - governarono effettivamnete i Konradiner. Inoltre, Cono - conte palatino di Vienne - è considerato marito di una Beatrice, figlia del duca di Lotaringia. Cono è figlio di Richlint, figlia di Liudolfo di Svevia e di Ida, a sua volta nipote di Gebardo, conte in Lotarigia, altro Konradiner, fratello di Eberardo, diretto trisavolo dello stesso Cono/Corrado. 

Avrebbe dunque senso compiuto parlare di origini lorenesi dei Ventimiglia. In ogni caso Cono, dagli Acta Murensia - storia della Abbazia di Muri in Argovia risalente al 1160 - risulta padre di altro Cono/Corrado che potrebbe identificarsi con il primo conte di Ventimiglia. Altra tradizione agiografica vede i Ventimiglia correlati a s. Antonio Abate, i cui resti sono custoditi nel famoso santuario di Vienne. Qui le reliquie sarebbero state collocate dal conte Gocelo, figlio di Guglielmo d'Aquitania, un Guglielmide cugino dei Konradiner. 

I conti di Ventimiglia - come presunti consanguinei della madre di sant'Antonio - nel Medioevo mantennero speciali privilegi sia a Vienne sia a Marsiglia nel trasportare le reliquie del santo eremita durante le sacre pocessioni. Nonché il dono taumaturgico di far guarire dal 'Fuoco di sant'Antonio' le persone, al pari del 'Saint Vinage', sacra pozione prodotta dai Cavalieri di S. Antonio di Vienne. 

Naturalmente si tratta di leggende, che tuttavia ebbero vivace - e verace - seguito nel Medioevo, costituendo - indipendentemente dalle reali origini dei conti di Ventimiglia - una forte impronta di sacralità al loro potere, che sarebbe interessantissimo studiare e approfondire. Lo stesso palazzo-fortezza della città di Ventimiglia - con la relativa cappella risalente all'XI secolo - furono dedicati, dai conti, a s. Antonio di Vienne.

Questa sezione, punti , 2.4, 2.5 è  concessa in licenza  " CC-by-sa": http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/deed.it 



1. Eugenio Cais di Pierlas, Le XI siècle dans les Alpes Maritimes. Etudes généalogiques, "Memorie della reale Accademia di Torino", s. 2., 29 (1889), p. 285 - 392, tav. 2. 

2. Philippe Jansen, Les droits comtaux dans les vigueries de Provence orientales d'après l'enquete de 1333, "Rives mediterranéennes", 37 (2010), p. 57-84, fig. 1 (ed.: TELEMME).

3. Mario Ascheri, I conti di Ventimiglia e le origini del Comune di Ventimiglia, "Intemelion", 9-10 (2003-2004), p. 5-24, 19. Il documento del 1131 è edito da Romeo PavoniVentimiglia dall’età bizantino-longobarda al Comune, "Rivista ingauna e intemelia", 24-25 (1969-1970, 1995), p. 111-123.

4. Louis Bueil,  Les seigneurs du Val de Blore, "Nice Historique",  (1953),  p. 6-15.






















Genealogia secondo Guillaume de Wailly:


Conrad III de VINTIMILLE Armelina N Laugier de VENCE Calamite N    
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Conrad IV de VINTIMILLE Odile de VENCE  
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Guillaume Balb de VINTIMILLE Poncie RAMBALDI
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Otton de VINTIMILLE †1185/



Conrad II de VINTIMILLE 995 Adélaïde N   Juvenis Rostaing de VENCE †1067 Ne N  
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13
 



  


 
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Conrad III de VINTIMILLE Armelina N Laugier de VENCE Calamite N
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Conrad IV de VINTIMILLE Odile de VENCE
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Guillaume Balb de VINTIMILLE