Naso, contea del XVI secolo



Carlo Ventimiglia, Conte di Naso, Barone di Regiovanni e Bordonaro, amministratore del marchesato di Geraci

Il terzogenito di Giovanni II di Geraci, cioè Carlo Ventimiglia (1539-1583), Conte di Naso e Barone di Regiovanni, fu nel 1570 Gentiluomo di Camera di re Filippo II di Spagna, nel 1581 fu nominato Cavaliere di San Giacomo della Spada. 

Carlo occupò la carica di Pretore di Palermo negli anni dal 1568 al 1570, di Stratigoto di Messina nel 1572, poi elevato a Deputato del Regno nel 1579 e nel 1582. Inoltre, gli era stato donato dalla Corte, con privilegio emanato da Madrid il 2 settembre 1567, un vitalizio di 500 ducati da prelevarsi sulla Secrezia di Palermo. 

Don Carlos de Ventimiglia y Nortman, hijo segundo de los Marqueses Don Juan de Ventimiglia y Doña Isabel de Montcada, fue Conde de Naso, Cavallero del Orden de Santiago, Gentilhombre de la Cámara del Señor Rey Don Felipe Segundo, Pretor dos veces de Palermo y otras tantas Estratego de Mecina, sirviendo con las atenciones que de sus prendas y calidad se prometían. Casó con Doña Juana de Ventimiglia, hija y heredera de los Barones de Rejuán, deuda suya, y de ellos nació, entre otros, el Conde Don Joseph de Ventimiglia y Nortman, que por muerte de su primo-hermano el Conde Don Juan de Ventimiglia, Conde Marqués de Irache, sin hijos, le sucedió, como se referirá luego…”.1

La madre Elisabetta Moncada, morta giovanissima, lascia a Carlo una rendita annua di 100 once d'oro, poi il fratello Simone II, marchese di Geraci, concesse a Carlo una rendita di 500 once su capitale di 7000 once al 7%, più altra rendita di 200 once per l'addobbamento cavalleresco – in Bruxelles per aver partecipato alla Battaglia di San Quintino e rappresentare i propri interessi alla corte di Carlo V e Filippo II –. Nel 1559 Carlo è capitano d'armi a Cefalù, nel 1562 capitano d'armi in Valdemone, nel 1568 capitano d'armi di Catania (R. C., ad annum ff. 549, 398 e 569).



Il 16 dicembre 1560 don Carlo ratificava la costituzione di una società tra il fratello Simone, i banchieri genovesi Ferreri e un commerciante di Castelbuono, per la vendita di legna e carbone, provenienti dai feudi di Ogliastro, Parrinello e Palminteri. Dopo la morte del fratello, nel 1560, don Carlo assume l'incarico di tutore dei figli del defunto, Giovanni III e Giulia, compiendo numerose transazioni con i banchieri genovesi Ferreri e Riario, che ottennero l'affitto decennale delle secrezie di Castelbuono, Pollina e San Mauro. 

Gli arrendatori genovesi suddivisero le gabelle ventimigliane in lotti, e alcuni di questi furono subaffittati allo stesso tutore don Carlo – feudi di Sant'Elia, Parrinello, Marcatogliastro e Gallina -. Carlo continuava a amministrare il resto del patrimonio marchionale in grave crisi economica, e nel 1562 vendeva la produzione zuccheriera di Pollina al mercante genovese Marco de Furnaris.

In un rapporto voluto da re Filippo II sulle “marine di tutto il Regno di Sicilia” si osservano, nella fascia costiera attraversata dalla fiumara di Zappulla, due castelli a guardia di altrettanti importanti trappeti o zuccherifici: quelli di Pietra di Roma e Torre del Trappeto di Malvicino (nell’odierna omonima contrada di Capo d'Orlando). 

Quivi il conte Carlo sviluppò l'industria dello zucchero, mantenendo nei detti castelli una nutrita guarnigione di gendarmi, a guardia dei campi di canna e degli zuccherifici. Carlo vendette il feudo di Raulica e permutò quelli di Artesina, Mancipa e Passarello - membri della Baronia di Regiovanni - con il castello di Capo d’Orlando e la terra di Naso sulla quale ottenne il titolo comitale il 26 maggio 1575.

Successivamente vendette la Baronia di Regiovanni a Giovan Francesco Starrabba e Ventimiglia. Si sposò con Giovanna Ventimiglia e Requesenz, 7. Baronessa di Regiovanni - investita il 15 giugno 1561 - di Bordonaro Soprano - 1561 - e di Bordonaro Sottano - 1586 - figlia di Federico Ventimiglia 6. Barone di Regiovanni e Bordonaro, e di Giulia Requesenz e Requesenz dei Conti di Buscemi - anch'essa di discendenza ventimigliana -.

Giovanna Ventimiglia - vedova del conte Carlo dal 1583 - ricomprò dallo Starrabba la Baronia di Regiovanni il primo febbraio 1589, e con atto stipulato il 21 marzo 1595 vendette la Contea di Naso a Girolamo Ioppolo marito di Laura Fiordilisa,
Incisione relativa alla vittoriosa battaglia di San Quintino - nelle Fiandre - dell'11 agosto 1557, a cui partecipò Carlo Ventimiglia, insieme al fratello Simone II, Marchese di Geraci e generale di cavalleria, entrambe membri dello Squadrone di Sua Maestà.
figlia di Antonio Ventimiglia Barone di Sinagra. Alla morte di Carlo, nel 1583, Giovanni III Ventimiglia, Marchese di Geraci, come più prossimo parente fu nominato curatore del primogenito diciassettenne di Carlo, e tutore degli altri nove figli, compresi tra 1 e 13 anni d'età.


La tonnara di Capo d'Orlando

Colla concessione della terra, e contea della Città di Naso, e Baronia del Castello di Capo d' Orlando, vi fu pure la facoltà di potere li Padroni delle medesime, nel mare e marina di detti feudi,  armare tonnara, tono o Palamitario.


La tonnara di Tusa

Questa Tonnara vanta la sua antica Real concessione come tutte le altre Tonnare, che da' Serenissimi Regnanti di Sicilia sono state concesse, con li castelli, feudi, e terre, che hanno marina.  Lo Stato, terra e feudo di Tusa ha un piccolo porto con un bene ordinato castello, e nella sua marina ha li magazzini, che servono per riposto di frumenti, sendo uno dei caricatori, di esso Regno.2







"I rapporti tra Carlo Ventimiglia e l'Universitas di Naso, identificabile nel suo complesso di norme e di privilegi sanciti dai Capitoli assegnati alla civitas il 5 aprile 1539 da Susanna Gonzaga vedova di Pietro Cardona e da Antonia Cardona contessa di Collesano, furono fortemente intaccati da un episodio che rimase impresso nell'animo dei nasitani ed incrinò il rapporto di fiducia nei confronti del nuovo feudatario, il quale richiese al presidente Carlo Aragona principe di Castelvetrano la concessione del titolo di conte di Naso, che gli venne accordata il 26 maggio 1575 e ratificata il 1° giugno 1582 dal re Filippo II (12). 

Il Ventimiglia del ramo di Geraci aveva ricoperto la carica di pretore di Palermo negli anni dal 1568 al '70, fu strategoto di Messina nel '72 ed elevato a deputato del Regno nel 1579 e nell'82; inoltre, gli era stato donato dalla Corte, con privilegio emanato da Madrid il 2 settembre 1567, un vitalizio di onze 216.20 all'anno pari a 500 ducati, che dovevano essere prelevate dalla Secrezia di Palermo.

Venendo alla questione tra l'Università di Naso ed il Ventimiglia, il 25 settembre 1575 fu convocato il consiglio civico in un giorno festivo ed al suono delle campane, come era consuetudine, nell'atrio del castello alla presenza di un nutrito consesso di cittadini e dei giurati in carica, Francesco Nasitano, Giovan Battista Capucci, Pietro Vitale e Lorenzo Cardona, allo scopo di risolvere la questione dell'imposizione e riscossione di una nuova tassa di 25 grani per ogni macina di olive.

I deputati chiamati a dirimere la questione tra le parti in contrapposizione furono Giovan Giacomo Lanza UJD, Cono Pietrasanta, Cono Vitale e Francesco Pandolfo, che richiesero ai presenti il voto su una decisione presa all'unanimità, di cui è interessante registrare la presenza per comprendere l'importanza ed il ruolo che essi avevano nella partecipazione alla vita pubblica cittadina; infatti, il nome dei giurati era preceduto dal titolo di magnifico ed onorevole, proprio per indicare i membri di una nobiltà civica di cui facevano parte Vincenzo Rizzo UJD, Giovanni Cuffari, Giuseppe Lanza, Giovan Matteo La Dolcetta secreto della città, Gaspare Galbato, Giacomo Mercurio, Matteo Lo Cicero, Francesco Rizzo e Cono Calcerano seguiti da un folto gruppo di cittadini (13). 

L'atto fu ratificato dal notaio Pettinato alla presenza dei magnifici e nobili Giovanni Calogero Pandolfo, Vincenzo Rizzo UJD e Giovan Francesco Rubino. Il 25 marzo 1576 l'Università di Naso presentò una petizione alla Corona spagnola per chiedere lo scioglimento dal vincolo feudale e passare al regio demanio.

Il 18 aprile di quell'anno il notaio Pettinato registra la stipula dell'affitto di tutti i trappeti d'olio del territorio che furono concessi ad Antonino Bergo e Giovan Giacomo Rubino; l'anno successivo il Rubino chiede alla Cancelleria il rilascio del brevetto per un tipo di telaio ad acqua utilizzabile per segare porfidi, diaspri, marmi ed altri tipi di pietre.

L'abbate di S. Maria de Lacu, Ottavio Perrello, concesse nel 1589 la gabella dell'olio a Giovanni Calogero Pandolfo; i possedimenti di questa antica chiesa esistente nel territorio di Naso facevano parte nel 1581 dei beni dell'abbazia di S. Anastasia di Castelbuono, assieme alle proprietà della chiesa di S. Vincenzo di Mistretta, a quelle del casale di S. Stefano e di S. Giovanni di Caltavuturo, che davano una rendita di onze 120.23; nel 1520 la carica di abbate di S. Maria era stata affidata al reverendo Cesare Imperatore, fratello di Vincenzo e Federico (14). […]

Secondo la testimonianza resa da Cono Pietrasanta (n. 1531) il 10 febbraio 1604, viene attestato che il parrastro Paris Calderaro, procuratore del duca di Montalto Antonio Aragona, secondogenito di Antonia Cardona, incominciao a fabricari et far fabricari lo trappito delli cannameli in lo territorio di detta terra nella contrada della Piana et dallora in poi si nomao Malvicino la quali fabrica si pigliao dalli fondamenti con farsi primo li fossi (16). 

La dichiarazione fatta da Pietrasanta è interessante perché smentisce la presunta continuità dell'attività zuccheriera in quella contrada fino dal XV secolo. Allora che si incomenzao detta fabbrica in detto loco non vi era nessuna sorti di fabrica né edificio ma una terra aratoria del quondam Giovan Pietro Galluzzo della detta terra che allora confinava con li terri del quondam presti Antonio Neglia.

La proprietà di Neglia fu alienata il 16 settembre 1572, e successivamente venne impiantato un agrumeto adiacente al tappeto; poi passò assieme alle terre del dottor Giovan Giacomo Mercurio ad Ottavio Cuffari(17).

Il 31 agosto 1570 il dottor Pietro Marino aveva ceduto a Nicola Gentile, residente a Messina nel 1566, tutto lo zucchero che era stato prodotto in quell'anno, il che dimostra come la forte richiesta del mercato spingesse i mercanti genovesi ad accaparrarsi il prezioso alimento fin nelle zone periferiche rispetto ai principali centri di produzione(18).

Il 27 ottobre 1570 il duca di Montalto stipula un contratto d'affitto a favore di Giovan Domenico Garifo di Termini, per la durata di cinque anni, in cui furono inventariati gli impianti del trappito et arbitrio di Naso seu di Bonvicino esistenti in lo dicto territorio cù tutti soi stantii turri magaseni taverna et tutti altri universi raduni; dal contratto vennero escluse le terre limitrofe della Masseria. 

I fratelli Francesco e Giuseppe Pietrasanta prendono a gabella il trappeto di cannamele nel 1600 dopo che furono consegnati dal procuratore Paride Pietrasanta al segreto di Naso Francesco Zafarana tutti gli arnesi dell'arbitrio e registrati alla presenza del notaio Giuseppe Astone (19). […]

Nel consiglio civico indetto il 5 marzo 1576, confermato il 9 successivo e rinnovato il 1° aprile di quell'anno, furono imposte alcune gabelle allo scopo di reperire fondi necessari al riscatto dal mero e misto impero, onde sottrarre l'Università all'autorità del Ventimiglia; questo antico privilegio feudale di esercitare la giustizia civile e criminale era stato concesso ad Artale Cardona il 29 dicembre 1457 ed acquistato il 28 maggio 1539 per 650 onze da Antonia Cardona, moglie di Antonio Aragona duca di Montalto. […]

Nell'assemblea civica del 1576 venne discusso il modo di reperire i fondi necessari alla finalizzazione dell'obiettivo prefissato, visto che l'Università doveva provvedere al salario degli avvocati, dei delegati e di altri ufficiali idonei a perorare la causa dinanzi alla regia Corte; la conferma della delibera presa dal consiglio civico trovò ratifica a Palermo il 9 settembre di quell'anno con l'obbligo che venisse rinnovata ogni triennio (24). 

Furono imposte le gabelle su alcuni generi di consumo a cominciare dal frumento, con una tassa di 4 tarì a salma, e sulla carne, un grano per ogni rotolo, sui salumi e sull'olio con l'imposizione di tre tarì a càntaro, un tarì per ogni salma di mosto, 5 tarì su ogni càntaro di lino, un tarì per ogni libbra di seta, e sulla vendita dei tessuti, sugli utensili di metallo ed altre mercanzie affini, oltre che sul pescato. […]

l 24 marzo 1577 il conte di Naso, Carlo Ventimiglia, dovette presentare una dettagliata relazione al viceré Marco Antonio Colonna, attraverso l'invio di un memoriale, al fine di dare una giustificazione ai gravi episodi che si erano verificati l'anno precedente contro una compagnia di soldati e di cavalieri, cui venne negata la possibilità di alloggio in quel paese (26). 

Alla richiesta avanzata dal comandante seguì infatti una repentina e violenta reazione, che spinse molti cittadini ad impugnare le armi al grido di fora spagnoli; alcuni di quei malcapitati caddero sotto i colpi micidiali di un nutrito fuoco di archibugi; alcuni soldati rimasero uccisi ed altri feriti, costringendo il drappello a darsi a precipitosa fuga.

Per ordine del luogotenente generale arrivò ben presto un'altra compagnia al comando del capitano Martin Dragot, che fu accolta questa volta dal Ventimiglia; ma dopo otto giorni di permanenza si verificarono altri tumulti che indussero la soldatesca ad un definitivo allontanamento, costringendo il conte ad esercitare il diritto di giustizia colpendo in modo esemplare gli elementi più facinorosi. 

Ma la tenace opposizione dei Nasitani mise in serie difficoltà l'attuazione del pugno di ferro messo in atto dal nobile feudatario, boicottando il suo disegno repressivo; nella notte precedente alla data delle esecuzioni capitali si verificarono alcuni episodi consistenti in minacciosi atti di sfida che lo impensierirono seriamente, come ad esempio il ritrovamento della corda del patibolo troncata e sostituita da una alabarda, oltre alla presenza di numerose scritte inquietanti e disoneste, affisse nelle strade e nelle piazze. 

Visto il clima pesante di paura e di intimidazione, il conte fu indotto a rinunziare all'applicazione della giustizia perché (sono parole dello stesso conte) si può senz'altro considerare la pertinacia et durezza di quella gente indomita et incorregibile.

Questo avvenimento getta nuova luce su fatti e situazioni che dimostrano la palese ostilità nei confronti dei contingenti militari spagnoli, forse per reazione alle frequenti manifestazioni di eccesso e per l'arroganza che essi mostravano nei confronti delle popolazioni locali. 

L'episodio è taciuto da Carlo Incudine, il quale nel suo libro su Naso ci propone un avvenimento analogo, relativamente al 1545, attestato da un presunto tentativo di assalto alle mura della cittadina da parte di un manipolo di armati Turchi che si erano sganciati dall'assedio di Lipari per intraprendere alcune azioni di disturbo sul litorale opposto in direzione di Patti e diretti verso alcuni paesi rivieraschi; di contro, essi trovarono una forte resistenza armata e furono ricacciati indietro, anche con l'intervento, come si tramanda, del santo protettore Conone Navacita. 

E' significativo al riguardo il motto apposto nel sigillo civico di Naso, che suona quasi a perenne ammonimento: Libera devotos et patriam a peste, fame et bello (27).

E' significativo riportare un altro episodio che mette in evidenza lo spirito combattivo ed il valore di questa gente, relativo ad una richiesta avanzata al presidente del regno Carlo Aragona il 3 settembre 1573 da parte del nasitano Antonio Corasì, al fine di ottenere la licenza di portare armi da fuoco per la difesa personale, poiché gli era pervenuta la notizia del disegno di vendetta tramato nei suoi confronti da parte di Giovan Battista Proiti di Castanea e da altri accoliti al fine di vendicare la morte del fratello Francesco, notorii et famosissimi delinquentis descursoris campanee per multos annos, che lo stesso Corasì aveva decapitato (28).

Il salario delle squadre dei provvisionati del capitano per la prosequutione di banniti, che altro non erano che cacciatori di taglie, gravava sul bilancio civico per 10 onze all'anno, oltre a quello dei guardiani delle marine - i cosiddetti cavallari -, che ammontava ad 80 onze; altre somme erano utilizzate per l'approvvigionamento della polvere da sparo, piombo e meccio, da fornire ai soldati della milizia territoriale e per le munizioni occorrenti alla difesa del presidio marittimo del castello di Capo d'Orlando (29).

Il 18 maggio 1586 viene convocato il consiglio civico con l'autorizzazione del viceré, il conte Albadaliste, di imporre una nuova tassa per il pagamento delle guardie lungo la costa; precedentemente, il 24 novembre 1583, era stato dato incarico ad Andrea Caruso di fornire le somme necessarie a questa occorrenza. 

Era tanta la penuria di denaro nelle casse civiche che fu imposto di prelevare 30 onze per pagare il padre predicatore; inoltre, l'11 luglio 1591 venne convocato di nuovo il consiglio cittadino per applicare una tassa di 153 onze occorrenti al salario di due tesorieri, di cui uno si doveva occupare della gestione delle tande regie, mentre l'altro dell'amministrazione civica; […]

 Il 7 agosto 1596 venne stipulato dal notaio Luca Giordano un atto di compravendita tra Pettinato e la contessa di Naso per l'acquisto di un luogo che era di Angela Vurrelli detta la Carbonara, confinante con le terre di Duccio e Petruzzo Collovà nella contrada Margi. 

L'acquisizione di beni fondiari da parte degli Ioppolo viene registrata in date posteriori al 16 aprile 1595, cioè a partire dalla ratifica nella Cancelleria dell'atto di vendita di Naso presso il notaio palermitano Arcangelo Castanea, stipulato il 21 marzo 1595 tra Giovanna Ventimiglia, a quell'epoca già vedova del conte Carlo Ventimiglia             († 1583), e Girolamo Ioppolo marito di Laurea Fiordilegge, figlia di Antonio Ventimiglia barone di Sinagra, la quale entrerà in possesso di questa terra per una sentenza della Corte Pretoriana di Palermo emessa l'11 febbraio1593 contro Pietro Afflitto(45). 

Lo Ioppolo prese l'investitura ed il possesso di Naso l'8 agosto 1595 a Palermo; i due rami familiari Ioppolo-Ventimiglia si unirono con un atto matrimoniale stipulato il 24 febbraio 1588, in cui venne sancito solennemente il vincolo di sangue impresso nelle insegne nobiliari, oltre al testamento comune depositato agli atti del notaio Pettinato il 28 dicembre 1596.

Giovanni Pettinato nel periodo di notariato esercitato a Naso nell'arco di 23 anni, i cui atti erano costituiti da 69 fascicoli andati dispersi, si può considerare il testimone diretto dei principali avvenimenti succeduti a Naso nella seconda metà del XVI secolo; tra l'altro egli aveva redatto l'atto di ratifica della vendita di Naso da parte degli Starrabba ai Ventimiglia il 26 maggio 1580.[...]

Il 21 marzo 1595 viene stipulata la vendita di Naso tra gli Starrabba ed il messinese Girolamo Ioppolo per una cifra pari a 44000 onze con l'obbligo di armare due cavalli come veniva imposto ai feudatari componenti il Braccio Militare, oltre al privilegio di nomina degli ufficiali della terra tramite il procuratore, compresi gli oneri dei capitali e degli interessi dovuti ai creditori della gestione precedente.

In un atto testimoniale del 2 aprile 1598 depositato da Giovanni Martino nella lite insorta tra il conte di Naso e Francesco Lo Cicero, il quale si fregiava del titolo di barone di S. Gregorio, forse imparentato con l'omonimo notaio Giovan Matteo, viene dichiarato: 

Si fanno anni vintidui (1576) in circa secondo lo suo recordo che Antonino Colliva fici fabricari certi stantii et turri nello suo loco esistenti in lo territorio di Sancto Martino de Marmore et San Gregorio territorio di questa terra di Naso al presente possesso per il dottor Francesco Lo Cicero et che ditto de Colliva in ditti stancii ci inchiudia vino dila sua vigna, con la facoltà di tenervi un fondaco. 

Antonino Collovà ed il Ventimiglia avevano stipulato precedentemente un accordo per la concessione in gabella del fondaco di S. Gregorio, secondo un contratto depositato presso il notaio Pettinato. […]



    (12)A. Palazzolo, La terra di Naso dalla feudalità alla Contea, Palermo 1998, cfr. cap. 3, Carlo Ventimiglia conte di Naso e la vendita agli Starrabba, pagg. 15/18.
    (13) A. Palazzolo, I
    l territorio di Naso nel secolo XVI, in Libera Università di Trapani, 1991, pagg.129/175; cfr. doc. n° 2, pagg.158/163.
    (14) ASPa. FND, 2511, a.1520/21; 5 ottobre, IX, 1520.

    16) ASPa. Archivio Moncada di Paternò, vol.1327; 10 febbraio, II, 1604.
    (17) ASPa.
    Archivio Notarbartolo Sciara, vol.71; 16 settembre, I, 1572, Nr. Giovan Matteo Lo Cicero.
    (18) ASPa.TRP, N.P. 1329,
    Cautele di Nicolò Gentile mercante genovese, a.1565/66; cfr. L.Salamone, La numerazione provvisoria del Tribunale del Real Patrimonio nell'Archivio di Stato di Palermo, in ASMe, 73, 1997, pagg.7/94.

    (19) ASPa. Archivio Notarbartolo Sciara,vol.4, f.5; 3 gennaio, XIV, 1600, Nr. Giuseppe Astone di Naso; cfr. C. Trasselli, Storia dello zucchero siciliano, Caltanissetta-Roma 1982.
    ASPa.
    Archivio Notarbarto Sciara, vol. 71, ff. 1/87: Raccolta e notamento distinto delle terre del territorio di Naso comprate, vendute, legate, donate, rilassate e permutate dall'Ill.mi s.ri Conti di detta terra, incominciando dal sig.D.Carlo Ventimiglia, sig. D. Girolamo Ioppolo seniore, sig.a D. Laurea e sig. D. Antonino Ioppolo e Ventimiglia, sig.ri D. Girolamo, D.Flavia e D. Emanuele Cottone sino all'Ecc.mo sig. D. Girolamo Ioppolo e Ventimiglia duca di Sinagra e conte di Naso (1662); cfr. G. Tricoli, La Deputazione degli Stati e la crisi del baronaggio siciliano, Palermo 1966.

  1. (24) ASPa. Cancelleria 452, a.1576/77, f.12v.
    (25) ASPa.
    Cancelleria 523, a.1593, f.128.
    (26) ASPa.
    Cancelleria 453, a.1576/77, f. 486.

    (27) C. Incudine, op.cit., pagg.38-39. A questo presunto, ma non documentato, episodio l'Incudine, figlio del notaio Francesco Paolo (1807-54), attribuisce la distruzione degli archivi notarili di Naso (!).
    (28) ASPa.
    Cancelleria 442, a. 1573/74, f. 5v.; 6 settembre, II, 1573.
    (29) ASPa.TRP, Vol. 1356, a.1584,
    Riveli dell'Università di Naso.

    45) ASPa. Cancelleria 554, a.1599/1600, f.12; investitura di Girolamo Ioppolo su Naso."3


    1. Archivo Histórico Nacional de Madrid,  Ordenes Militares-Santiago, Año 1671, Exp. 1722: Copia Literal de varios particulares del memorial genealógico de Don Juan de Ventimiglia, elevado a S.M en el año 1660, que consta en el expediente de pruebas formado en el año 1671 a don Lanceloto Fernando Castelli Marchesi, para su ingreso en la Orden de Santiago 

    2. Francesco Carlo d'Amico, Francesco Paolo Avolio, Osservazioni pratiche intorno la pesca, corso e cammino de' tonni, Messina: Società Tipografica, 1816, p. 122 -127.

    3. Antonino Palazzolo, Gruppi familiari e personalità emergenti in un'area dei Nebrodi, "Rassegna siciliana", 



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