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« (...) Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza »
(Dante Alighieri, Inferno, Canto XXVI, vv. 112-120)

              
Giorgio de Chirico, Piazza d'Italia.


Un' opera a livello metafisico è la Piazza d'Italia: le strane ombre lunghe, innanzittutto, nette e contrapposte alla luce e al colore, caldo ma terso, privo anzi di vibrazioni atmosferiche; la geometrizzazione delle prospettive e degli alti portici, che, per il loro coronamento ad arco di cerchio che ha qualcosa di incompiuto, suscitano una grande impressione metafisica; la solitudine, rotta soltanto da due piccole figure umane sulla sinistra e, sul fondo, da un treno a vapore che passa sbuffando, seminascosto da un muro di mattoni; la statua classicheggiante, al centro, sul basso piedistallo: "la statua sulla piazza -dice De Chirico- ha sempre un aspetto eccezionale" perchè ha forma umana, e al tempo stesso è immobile, marmorea, perenne. Dopo queste opere, dagli anni successivi in poi, fino alla morte, De Chirico si orienterà verso una pittura sontuosamente baroccheggiante, dagli splendidi colori e dalle grandi linee curve dove comunque perdureranno gli accostamenti strani.    (Testo di Matteo Solazzo)









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