2 - Bambini-Bomba

Nello Sri Lanka del 1983 molte donne e bambini erano impiegati come attentatori suicidi fin dall’inizio della guerra fra cingalesi e tamil. Bambini, dunque, bombe umane in miniatura che vengono venerati come idoli dai ribelli tamil; i genitori li videro partire per poi vedersi recapitare a casa un sacco con dentro i loro resti.

L’arruolamento di bambini come soldati rientra fra i “crimini di guerra” contro i minori che le Nazioni Unite attribuiscono allo Stato Islamico. L’Isis ha istituito, dal 2015; ad Aleppo, delle “scuole di martirio”, adoperate per addestrare allo jihad proprio gli under-18, mentre in un campo giovani nei pressi di Tabqa, non lontano da Raqqa, vengono addestrati con persistenza gruppi di 350 bambini fra i 5 e i 16 anni.[1] L’Isis è una tra le organizzazioni ad usare i minori come combattenti o come bombe ad orologeria. La loro è una politica di sfruttamento molto articolata che vede impegnare ingenti risorse e trasformare i più piccoli in un tassello di cruciale importanza per il funzionamento del Califfato. “I pulcini dello Stato Islamico”  spesso vengono distaccati dalle famiglie al fine di ricevere ogni giorno lezioni ad hoc sulla versione della sharia[2] per diventare così terroristi; altri vengono educati dalle madri, tramite manuali di galateo in cui si enumerano diversi consigli come leggere storie jihadiste, fargli vedere siti internet jihadisti e impedirgli di vedere la tv “che corrompe occhi e orecchie”[3]. In pratica lo Stato Islamico ha il compito di far leva sulle nuove generazioni per creare una forma di “musulmano nuovo”.

Più a sud, e un po’ più a ovest, nel cuore dell’Africa, l’Unicef spiega con il rapporto “Silent Shame: Bringing out the voices of children caught in the Lake Chad crisis”  che dal 2014 ad oggi, sono stati utilizzati 117 bambini per portare a termine attacchi con bombe in luoghi pubblici in Nigeria, Ciad, Niger e Camerun: 4 nel 2014, 56 nel 2015, 30 nel 2016 e 27 solo nei primi tre mesi del 2017.  Il gruppo radicale islamico Boko Haram si serve, anch’esso, sempre più spesso, di bambini per realizzare i propri attacchi con ordigni esplosivi.

La  partecipazione di minorenni come giustizieri e soldati suicidi sui terreni da guerra non trova giustificazione né se vengono definiti shahid né se vengono promesse loro doni in paradiso. Ad oggi, la sola presenza di bambini vicino a mercati e posti di blocco e' sufficiente per fare scattare l'allarme, i minori, ormai, anche quando si riinseriscono nella collettività vengono stigmatizzati e condannati.

 Alcuni ragazzi vengono decapitati per aver aderito a gruppi ostili, altri hanno praticato esecuzioni, altri ancora, vengono chiamati ad assistere alle esecuzioni in piazza. Siria, Ciad e tanti altri paesi sono diventati, ormai, luoghi dove qualsiasi cosa che avviene a un minore sfocia nell’orrore.


[1] Fabio Dei, TERRORE SUICIDA . Religione, politica e violenza nelle culture del martirio. (2016) pp. 18-19

[2]  Nel lessico islamico e coranico è la «strada rivelata», e quindi la legge sacra, non elaborata dagli uomini ma imposta da Dio. Si estende a ogni atto umano, da quelli individuali e interiori, legati alla devozione e al culto, a quelli esteriori, che comprendono tutte le attività connesse all’interazione sociale, dalla sfera personale a quella comunitaria a quella politica. Ogni atto è classificabile secondo una scala di accettabilità rispetto alla religione, che vede al primo posto le obbligazioni di fede (i cd. «pilastri dell’islam»), all’ultimo gli atti vietati. In questo senso, la sharia comprende anche il diritto penale, nel quale le categorie criminali vedono al primo posto i delitti contro Dio, ossia l’apostasia e la blasfemia, quindi l’adulterio, il consumo di bevande alcoliche, il furto e la rapina. La sharia e il suo diritto sono stati la legge degli Stati islamici fin dai primi califfati arabi; abolita quasi ovunque negli Stati moderni, sotto l’influsso della modernizzazione e del nazionalismo laico, la è stata sostituita da sistemi giuridici che ricalcano quelli europei, con l’eccezione notevole, nel mondo sunnita, dello Stato saudita.

[3] [3] Fabio Dei, TERRORE SUICIDA . Religione, politica e violenza nelle culture del martirio. (2016) pp. 18-19 

Comments