5 - Wetware Pedagogy

        Derrik De Kerckhov ha sostenuto che le nuove tecnologie costituiscono delle vere e proprie psicotecnologie, ovvero delle estensioni del pensiero umano, che si manifesta attraverso il linguaggio, a sua volta estensione della mente. Quest’ultima ha la caratteristica capacità di avvalersi in maniera ottimale di strumenti presenti nell’ambiente, per immagazzinare, accrescere, trattare rapidamente i dati, supportare le informazioni.

            In ogni epoca sono dominanti forme differenti di pensiero e di apprendimento, che si modificano con l’imporsi di nuovi media. De Kerckhov ha individuato il succedersi di 4 fasi, nello sviluppo storico, del pensiero orale, del pensiero scrittura, del pensiero schermo e del pensiero delle reti (l’era attuale).

         Mediante l’interconnessione mondiale si è verificata una sorta di moltiplicazione delle conoscenze.

        Nell’era attuale l'informazione è disponibile costantemente nei monitor che sono nodi dell’immenso reticolo della conoscenza umana. Il sapere di una moltitudine di intelligenze umane è incessantemente in evoluzione e si distribuisce facilmente di computer in computer in quel mare magnum che è Internet. Oggi, ciascun soggetto può accedere a tale archivio collettivo glocale, come se si trattasse della propria memoria: ciò informa l’attuale wetware.

          È possibile concepire Internet come una sorta di cervello capace di apprende ininterrottamente e di riaccomodarsi con enorme flessibilità. Si è venuto a creare uno spazio pubblico glocale, privo di confini geografici. Si tratta di una nuova "intelligenza collettiva" a cui gli individui possono attingere, da qualunque luogo e in qualunque istante della sua giornata, sviluppando una nuova forma mentis, una nuova gestalt psicologica. 

            De Kerckhove ha evidenziato come nella realtà contemporanea concreta, Internet, nella sua veste di porta privilegiata verso la conoscenza, gravido di risorse distribuite, rappresenti una forma di estensione dell’intelligenza e delle memoria personale ma di portata collettiva, poiché gli internauti lavorano con le stesse modalità adoperate nel lavoro di gruppo, cooperando con altri senza rinunciare alla propria identità personale.

            La scuola dovrebbe riflettere su questi aspetti per proporre un’offerta formativa congruente con tali premesse, mirando a facilitare i processi di apprendimento, così come si sono venuti trasformando nell’era del pensiero delle reti. La proposta di una wetware pedagogy va proprio in questa direzione e risponde senz’altro alle esigenze formative e di apprendimento che si sono diffuse prepotentemente nell’era di Internet e della glocalizzazione.. Il wetware è il cervello umano considerato in particolare riguardo alle capacità logiche e computazionali; si riferisce quindi alla capacità elaborativa complessa, potenziata dalle reti telematiche. La wetware pedagogy ha il pregio di fondarsi sulla considerazione primaria delle caratteristiche dell’attuale wetware dei nativi digitali, gli attuali studenti.

            Oggi, in ambito educativo, si tratta di avvalersi delle opportunità offerte dalla nuova intelligenza connettiva, emersa dallo sviluppo di Internet, che, appunto, mira alla connessione, al collegamento, alla messa in relazione delle intelligenze.

            L'intelligenza connettiva è in costante movimento, applicandosi alla risoluzione di problemi specifici, riuscendo a accrescere le intelligenze, grazie al suo carattere di rete aperta.

            All’interno dei contesti scolastici sarebbe quanto mai opportuno cercare di dar luogo a forme di pratiche didattiche in grado di avvantaggiarsi dell’intelligenza connettiva, avvalendosi dei nuovi strumenti dell’e-learning e favorendo la formazione di un apprendimento aperto, pronto ad arricchirsi nello scambio di informazioni e di esperienze e in grado di imparare ad apprendere in contesti aperti e collaborativi.

            Questa è la proposta innovativa e certamente potenzialmente prolifica della wetware pedagogy, capace di fornire un quadro metodologico in grado di fronteggiare e cogliere le opportunità che l’era di Internet offre. L’era attuale, definita da Alessandro Ceci e Liliana Montereale l’epoca della relazione, in cui è emerso il pensiero delle reti, che si sta affermando mostrando le sue caratteristiche in modo via via più pervasivo e sta informando di sé l’intero orizzonte del vivere quotidiano, specie tra i più giovani.

            La diffusione di una wetware pedagogy potrebbe consentire a ciascuno studente di estendere le proprie capacità cognitive e apprenditive, ben oltre la forma del sapere scritto o della cultura dello schermo televisivo, in quella che si potrebbe chiamare la nuova “zona di sviluppo prossimale”, secondo la nota espressione di Lev Vygotskij. Il sapere e l’apprendimento sono processi e possono derivare da azioni di co-costruzione sociale, oggi potenziate in maniera esponenziale dalle possibilità pressoché infinite di interconnessione di intelligenze rese possibili da Internet.

            Nei contesti scolastici dovrebbe aver luogo quella messa in relazione delle intelligenze che dovrà portare a modificare la natura e la funzione della pedagogia. La mente di ogni singolo studente verrebbe così a potenziarsi e ad essere sostenuta dalla rete delle intelligenze interconnesse mediante la forma a rete interattiva, sul modello della rete web. Occorre sempre, infatti, tener presente il fatto che la mente umana, nella fattispecie “la mente del fanciullo, non è un vaso da riempire, ma una fiammella da alimentare”, come aveva affermato, nel I secolo dopo Cristo, Quintiliano. Per alimentare tale “fiammella” in maniera adeguata la wetware pedagogy si propone di modificare le teorie ed i metodi educativi attraverso il cambiamento di prospettiva e l’attuazione di forme di apprendimento collaborativo sostenuto da programmi di connessione dello sforzo di apprendimento. Ciò può verificarsi grazie alla creazione, nei contesti educativi, di una intelligenza connettiva, dinamicamente volta alla creazione di nuova conoscenza che coinvolga attivamente gli studenti e assecondi le loro attuali modalità conoscitive.

            Nel mondo reticolare di Internet, in cui si collegano tante tecnologie e tante menti che danno luogo ad una mind connect, in cui però occorre sapersi orientare, saper selezionare le informazioni per non essere schiacciati da una valanga di informazioni. Se si potrà accedere alla rete in qualsiasi momento, collegandosi alla mente interconnessa, bisognerà soprattutto essere capaci di andare oltre i percorsi di ricerca suggeriti dai link presenti nei testi, per seguire percorsi creativi nel pensiero connettivo. La wetware pedagogy propone istituisce un modo nuovo, una sfida pedagogica moderna di accrescere l’intelligenza umana in tempo reale.

            Da un punto di vista pedagogico, nell’epoca della relazione in cui viviamo, assume valore culturale il network glocale della conoscenza in cui agiamo e siamo immersi. Ma gli agenti educativi tradizionali continuano ad ignorate tali mutazioni epocali. L’organizzazione della prassi didattica prescinde, ignorandolo, dal fatto che i nuovi studenti sono ormai dei “nativi digitali”, sicché nelle scuole si impongono ad essi programmi oramai obsoleti, insegnati attraverso metodologie didattiche estranee alle grandi mutazioni logiche e tecnologiche della realtà contemporanea. In effetti, nella concreta prassi scolastica si ignorano i processi di apprendimento reali, che invece devono essere concepiti nella loro essenza processuale, nella loro complessità. Con il modificarsi del contesto sociale e delle stesse modalità di pensiero si sono modificate anche le forme e le esigenze di apprendimento. Ciononostante, ancora lo scopo della didattica attuata è la trasmissione agli studenti di stratagemmi per essere in grado di superare interrogazioni ed esami. Si  trascurano, in particolare, le azioni volte a migliorare le loro capacità di apprendimento e, soprattutto, quella di imparare ad imparare, attraverso lo sviluppo di competenze metacognitive di cui avvalersi nella partecipazione all’intelligenza connettiva.

            Sarebbe importante che le agenzie formative traggano insegnamento dalla conoscenza delle nuove teorie dell’apprendimento, per conformarvi la prassi didattica. Tra queste teorie, una è quella  proposta dal modello Dreyfus, in cui si rileva una similitudine fra l’apprendimento informatico e le acquisizioni cognitive in tutti i settori professionali. I nativi digitali sono epigeneticamente adattati al proprio contesto culturale e quindi hanno interiorizzato una comune metodologia di apprendimento. Nella società della conoscenza connettiva si richieda la capacità di un costante apprendimento di nuove competenze e strategie cognitive.

            Secondo il modello Dreyfus nello sviluppo delle abilità e competenze, nella fase iniziale (del novizio), vi è l’applicazione meccanica di regole e norme, per arrivare infine (nella fase dell’esperto) ad abbandonarle quando abbiamo piena padronanza del campo e ci si affida all’intuito. In particolare, in ogni processo di apprendimenti e in ogni compito si attraversano cinque livelli: novizio, principiante, competente, provetto, esperto. L’esperto in una attività è in grado di gestire la complessità, con efficienza, ha la capacità di fare previsioni e pianificare, è capace di creare procedure e routines, non solo di applicarne di già esistenti.

            Come mostrato dal modello Dreyfus, l’apprendimento è un processo, non una azione meccanica, che richiede capacità di automonitoraggio dei processi cognitivi, ovvero competenze metacognitive. I corsi scolastici e universitari dovrebbero adeguarsi alle nuove acquisizioni nel campo degli studi cognitivi sullo sviluppo della conoscenza, per condurre gli studenti dal livello di novizi a quello di esperti.

            I processi di apprendimento sono sempre più importanti nel contesto contemporaneo, che nella IV cosmogonia ha assunto i caratteri di un’epoca della relazione, della interconnessione glocale, in cui si sono sviluppate nuove comunità psichiche, i domini relazionali, in cui l’integrazione fra tecnologie e pensieri dà luogo a nuove configurazioni psicologiche ed è sempre più importante apprendere ad apprendere in interconnessione. La sfida della wetware pedagogy si innesta proprio su questa nuova configurazione psicologica, in cui lo scambio delle conoscenze nell’ambiente glocale è in grado di potenziare l’intelligenza umana, a patto che questa metta in atto strategie di selezione e interpretazione creativa delle informazioni. In questo senso la scuola e le università debbono adeguarsi, divenendo tramite effettivo tra studenti e mondo reale, in cui è disponibile una enorme quantità di conoscenze, sviluppando riflessioni teoriche necessarie ai docenti per ottenere delle linee guida per l’insegnamento on-line. Le istituzioni formative moderne devono rendere gli individui capaci di apprendere nel nuovo contesto relazionale e avvalersi delle potenzialità della comunicazione interpersonale, sviluppando l’autoriflessività cognitiva e intelligenza connettiva, di cui servirsi nel mondo reale e del lavoro. I processi di apprendimento nel nuovo ambiente della interconnessione dei cervelli sono già posseduti dai nativi digitali, ma i contesti educativi seguono pratiche didattiche ormai inadeguate, con risultati generalmente scadenti.

            L’impatto innovativo di Internet sulla struttura sociale si è rivelato forte, inducendo nuove logiche di acquisizione della conoscenza. Le istituzioni educative dovrebbero tener conto di queste nuove logiche sviluppatesi nei più giovani, socializzati in un ambiente informato dalle tecnologie della comunicazione glocale e dalle nuove comunità psichiche. I nuovi criteri di apprendimento comportano la necessità di una nuova didattica e di una nuova metodologia, che devono essere fatta propria dalle istituzioni educative, per renderle idonee ad assolvere alla loro funzione sociale nel nuovo contesto. L’alternativa è la decadenza della scuola e delle università, la loro marginalità formativa rispetto ai nuovi contesti virtuali basati sullo scambio di conoscenza in rete, frequentati dai nativi digitali e da essi ritenuti più formativi e stimolanti. Le agenzie educative devono divenire meno burocratiche, semplici diplomifici, in cui si cerca soltanto l’agognato “pezzo di carta”. Oggi l’apprendimento continuo è reso più agevole dall’emergere dell’attuale network glocale della conoscenza, in cui importante diviene la capacità di selezione delle informazioni, per evitare di esserne sommersi. Su tali potenzialità si va a costruire la wetware pedagogy.

            Gli studenti oggi preferiscono frequentare i social network, i forum tematici e consultare lo sconfinato mondo di conoscenze in Internet; così che questi ultimi sono divenuti le nuove agenzie educative, rispetto alla proposta di un sapere precodificato delle istituzione scolastiche, vissuto come costrizione e imposizione. Nell’universale scambio della rete gli studenti apprendono e formano il sapere e, al tempo stesso, formano le loro strutture cognitive.

            Per adattare l’offerta educativa alla forma delle strutture cognitive dei nativi digitali, la wetware pedagogy risulta oggi indispensabile, quale nuova pedagogia che si avvale delle tecnologie telematiche, per stabilire rapporti individualizzati con tutti gli studenti, rispettandone le necessità personali, consentendo nuove sperimentazioni metodologiche. Avvalendosi, a tal fine, di aule virtuali sempre attive, della verifica costante delle conoscenze e competenze acquisite, della co-costruzione connettiva di nuovo sapere, promuovendo l’automonitoraggio delle emozioni.

        John Dewey aveva affermato che la vita doveva entrare nella scuola, per preparare alla vita stessa gli studenti. Orbene, il contesto della vita odierna è dominato dallo scambio comunicativo in rete, dalla interconnessione, mentre la scuola è divenuta un mondo a se stante, separato e dissimile dalla realtà sociale circostante, basato su una organizzazione temporale rigida e burocratica. L’e-learning rappresenta il presente e il futuro della paideia, mentre l’attuale organizzazione delle agenzie educative tradizionali le relega nel passato. La wetware pedagogy, vuole implementare l’e-learning, utilizzando l’intelligenza connettiva della rete. Le attività formative dovrebbero fare in modo di sviluppare le potenzialità logiche e computazionali della struttura cerebrale degli allievi, il loro wetware, l’integrazione del cervello umano con il cervello connettivo in Internet. La conoscenza nella nostra era si trova fuori dall’individuo, ma quest’ultimo deve essere formato per avvalersene nel migliore dei modi e per accrescere a sua volta il patrimonio di conoscenze da condividere con gli altri, in un continuo scambio.

            La wetware pedagogy è in grado di far sviluppare negli allievi la capacità di come e quale conoscenza utilizzare, tra quelle presenti nel contesto, per risolvere un problema reale. D’altronde, la wetware pedagogy è senz’altro glocale, in quanto, prospettandosi come una didattica e una metodologia che si avvalgono dell’intelligenza connettiva globale, vuole aiutare gli studenti a risolvere problemi reali locali con la propria azione. Gli studenti solo comprendendo il rapporto indissolubile tra la realtà globale della rete e quella locale in cui risiedono, possono sviluppare una visione comprensiva, olistica, della realtà sociale, culturale, economica e politica in cui sono immersi. Solo se il locale interagisce attivamente e quindi se gli individui interagiscono nei riguardi della intelligenza connettiva globale è possibile sviluppare lo spirito critico ed evitare l’omologazione culturale, a tal fine la wetware pedagogy è in grado di assicurare lo sviluppo delle capacità creative individuali, nel rispetto delle differenze personali, da favorire e non scoraggiare, come nelle agenzie educative tradizionali spesso avviene.

            Infatti, la wetware pedagogy considera ogni cervello come un nodo della rete globale e, al tempo stesso, della rete locale, ma soprattutto considera ogni cervello come un luogo di apprendimento. Spesso la conoscenza del contesto locale si trascura nelle scuole, ma si vive di fatto in una realtà complessa, definibile come inscindibilmente glocale. La wetware pedagogy è pressoché sconosciuta ai più nell’ambito accademico, in quanto si è trascurato l’impatto dei nuovi media sulle strutture di apprendimento dei nativi digitali e le conseguenti problematiche educative. Servono strategie didattiche on-line, per conformarsi alle nuove strutture di apprendimento degli allievi. Occorre far apprendere all’allievo un metodo, una logica, delle capacità comunicative, per consentirgli di essere autonomo nel processo di apprendimento e nella produzione di contenuti.

            D’altronde, la prospettiva del wetware si sviluppa in maniera autonoma all’interno dei network glocali moderni. Sarebbe quanto mai opportuno che le istituzioni educative accolgano al loro interno tale prospettiva e divengano capaci di proporsi come strumenti utili e indispensabili per la formazione nell’era del pensiero connettivo glocale. Occorre superare metodologie didattiche divenute ormai improduttive e sterili, per adottare la prospettiva della wetware pedagogy, per essere in grado di affrontare la sfida pedagogica contemporanea ed essere in grado di escogitare soluzioni per accrescere l’intelligenza umana in tempo reale.

Comments