* PER BENE

Maenza 2 gennaio 2013

 

Non c’è bisogno di simulare una gita al campeggio e di professare una politica dei boy-scout nella società intera, come fa G.A. Cohen,  per trovare la ragione delle nostre ragioni, per essere ancora socialisti.

A parte la vacuità inopportuna del tema, decisamente inadatto per una filosofia politica che ha generato il più alto tasso di civiltà, ricchezza e qualità della vita del pianeta e che è la soluzione odierna alla crisi finanziaria e alle crisi globali future, generate da una intollerabile ingiustizia distributiva globale da espropriazione di risorse, socialità e propensione al consumo; a parte la stupida superficialità delle sintesi estreme, nei libri, su facebook o su twitter, che presuppone la imbecillità del lettore e la presunzione dello scrittore ed elimina dal confronto ogni riflessione, e anche ogni ipotesi progettuale, lasciando a tutti soltanto slogan senza emozione e cognizione: ciò che manca davvero ai socialisti, e direi alla sinistra intera, all’alba della società della comunicazione, è una profonda rivisitazione del concetto di bene pubblico rispetto al bene collettivo, a quello privato, a quello sociale e a quello individuale. So che i confini sono labili e spesso vaghi, ma una discussione sui contenuti essenziali, a questo punto, è utile sia per l’azione che per la progettazione politica.

Sarebbe un tema importante per una campagna elettorale che, se non ci vede impegnati su concetti fondamentali, ci costringe a rincorrere, come minorità estremamente marginale (anche se riusciremo a non essere minoranza), la parole d’ordine di tutti, nella solita urlata confusione senza significati o in un infinito almanacco di proposte incomprensibili e mai davvero esaustive. Evitiamo la noia del clamore con una attraente discussione sulle fondamenta della nuova era: perché siamo il piccolo partito dalle grandi idee di sempre.

Comments