* EDUCAZIONE NEL FUTURO ANTERIORE

Noi oggi, consapevolmente o inconsapevolmente, viviamo in un periodo storicamente contrassegnato da profondi rivolgimenti anche nel settore dell’educazione e della riflessione teorica intorno i problemi educativi, cioè delle scienze dell’educazione. Lo scenario sociale è segnato da nuove e incisive innovazioni tecnologiche, specie nel campo della comunicazione in generale e della telecomunicazione in particolare.

Ogni epoca è contrassegnata da forme differenti di pensiero e modalità di apprendimento, che si ristrutturano con l’imporsi di nuovi media. Molte e variegate classificazioni sono state proposte, intorno allo sviluppo della cultura umana. Derrik De Kerckhov ha individuato il succedersi di 4 fasi nello sviluppo storico: 1) quella del pensiero orale; 2) quella del pensiero-scrittura; 3) quella del pensiero schermo, in cui si afferma una rinnovata modalità di pensiero, che ha il suo fulcro nella predominanza delle immagini. In questa fase si crea l’intelligenza collettiva, favorita dalla televisione che collettivizza l’immaginario dei teleutenti: ad es. durante il telegiornale tutti i telespettatori trattano all’incirca lo stesso contenute psicosensoriale; 4) quella del pensiero delle reti (l’era attuale).

Il sapere prodotto e trasmetto da una moltitudine di intelligenze umane è ininterrottamente in evoluzione e si distribuisce attraverso la rete, considerabile come una immensa ragnatela che avviluppa l’intera superficie terrestre, connettendo menti distanti. Si integrano le tecnologie e i pensieri. L’intelligenza diviene connettiva, fondata su un pensiero che connette le menti.

Più che fasi successive, per Alessandro Ceci la storia dell’uomo ha conosciuto 4 grandi mutazioni o cosmogonie (ad ogni fase cambia la visione complessiva delle cose). In ogni cosmogonia predomina una certa logica e una differente autocollocazione dell’uomo nell’universo. Cambiano anche le forme di conoscenza e di apprendimento.

D’altronde, oggi si assiste ad una vera e propria mutazione sociale e culturale (non un semplice mutamento), in quanto una mutazione comporta una serie di mutamenti.

 

La Prima cosmogonia è prescientifica e del pensiero mitico. Il contenuto del mito non si collocava in nessuno spazio definito.

La Seconda cosmogonia è quella della logica formale, che nasce con la fine del nomadismo e l’affermarsi delle comunità stabili, insediate su un territorio, un luogo definito. Nasce la polis e l’uomo cerca di imporre alla natura un ordine, attraverso la logica formale.

La Terza cosmogonia è quella della conoscenza di sé. Si afferma la logica computazionale, in cui come afferma Piaget “l’intelligenza organizza il mondo organizzando se stessa”. Gli studi sul funzionamento della mente umana portano alla nascita dei computer-calcolatori, tecnologia che potenzia enormemente il cervello umano.

La Quarta cosmogonia è quella della comunicazione. Basata su interdipendenza e connessioni. In questa epoca si afferma il potere dell’opinione pubblica. Si afferma la logica quantistica (logica “sfumata”) di Neumann e Birkhoff, diversa dalla logica classica, che apre nuovi orizzonti e propone nuovi concetti e concezioni, che superano la rigidità dei sillogismi formali. Sottolineando la presenza nella realtà di innumerevoli sfumature intermedie fra contrari, ad es., fra “bianco” o “nero”.

Anche la pedagogia è cambiata in funzione delle 4 cosmogonie: si è passati dall’epoca della cognizione a quella della educazione, per poi passare all’epoca dell’azione (della competenza) ed infine l’epoca della relazione, basata sulla scambio di informazioni e comunicazioni, in cui emerge e si afferma il valore culturale delle connessioni, il network glocale della conoscenza in cui oggi noi tutti viviamo.

Ma sembra che gli agenti educativi tradizionali continuino a sottovalutare tali mutazioni epocali. L’organizzazione della prassi didattica prescinde dal fatto che i nuovi studenti sono ormai dei “nativi digitali”, sicché nelle scuole si seguono programmi obsoleti, insegnati con metodologie didattiche estranee alle grandi mutazioni logiche e tecnologiche contemporanee. In effetti, con il modificarsi del contesto sociale e delle stesse modalità di pensiero si sono modificate anche le forme e le esigenze di apprendimento.

Si  trascurano, molto spesso, le azioni volte a migliorare le capacità di apprendimento e, soprattutto, quella di imparare ad imparare, attraverso lo sviluppo di competenze metacognitive di cui avvalersi nella partecipazione all’intelligenza connettiva.

La wetware pedagogy vuole proporre agli studenti, invece, una logica, un metodo di conoscenza che stimoli la capacità di agire comunicativamente, per consentire a ciascuno l’autoproduzione dei propri contenuti. Questa è la sfida che la wetware pedagogy pone alla didattica tradizionale.

Il wetware è il cervello umano considerato con riguardo alle capacità logiche e computazionali; si riferisce quindi alla capacità elaborativa complessa, potenziata dalle reti telematiche. La wetware pedagogy ha il pregio di fondarsi sulla considerazione primaria delle caratteristiche dell’attuale wetware dei nativi digitali, gli attuali studenti.

La sfida pedagogica odierna è quella di sviluppare il wetware per arricchire in tempo reale le abilità e le conoscenze.

Se ad oggi continua ad essere predominante l’approccio fondato su di una Pedagogia soggettiva, in cui fine è lo sviluppo dello spirito soggettivo attraverso processi di istruzione basati sulla trasmissione di un sapere preconfezionato, i cambiamenti epocali richiedono pressantemente l’adozione di un differente approccio pedagogico, che tenga conto dalla costruzione sociale e connettiva del sapere.

Nella realtà contemporanea, Internet, portatore di conoscenze distribuite, rappresenta una forma di estensione dell’intelligenza e della memoria personale ma di portata collettiva, poiché gli internauti lavorano con modalità adoperate nel lavoro di gruppo, cooperando senza rinunciare alla propria identità personale.

La scuola dovrebbe facilitare i processi di apprendimento, così come si sono venuti trasformando nell’era del pensiero delle reti. La proposta di una wetware pedagogy va in questa direzione e risponde alle esigenze formative e di apprendimento che si sono diffuse nell’era di Internet e della glocalizzazione. Oggi, in ambito educativo, si tratta di avvalersi delle opportunità offerte dalla nuova intelligenza collettiva o connettiva, emersa dallo sviluppo di Internet che, appunto, mira alla connessione, al collegamento, alla messa in relazione delle intelligenze, dando luogo ad una sorta di “mente collettiva”. Ma tale mente, a tutti accessibile, non servirebbe a molto se non si fosse capaci di selezionare le informazioni al suo interno, per non esserne sommersi. Ma  occorre anche saper dialogare costruttivamente per dar luogo ad un pensiero connettivo, fondamentale per la co-costruzione del sapere. La wetware pedagogy vuole consentire ciò.

Ad esempio, la sociologia della comunicazione telematica studiando la comunicazione mediata dal computer e le comunità virtuali ha posto in evidenza le potenzialità educative che queste nuove modalità di interazione e di apprendimento connettivo offrono.

Nel campo didattico-educativo gli approcci fondati sulle nuove tecnologie risultano più aperti, ramificati e collaborativi. Gli studenti nelle aule sono spesso mete passive dei contenuti; dovrebbero invece esercitare il loro spirito critico, sia verso i contenuti del programma, sia verso i messaggi provenienti dalla rete, facendosi protagonisti della loro formazione. In ciò, ancora una volta, non è possibile prescindere dalla dimensione collettiva.

 

In tal modo, l’intelligenza collettiva, che è in costante movimento, applicandosi alla risoluzione di problemi specifici, più accrescere le intelligenze, grazie al suo carattere di rete aperta.

Nei contesti scolastici occorrono pratiche didattiche fondate dell’intelligenza connettiva, avvalendosi dei nuovi strumenti dell’e-learning e favorendo un apprendimento aperto, pronto ad arricchirsi nello scambio di informazioni e di esperienze, che consenta di “imparare ad imparare” in contesti aperti e collaborativi.

Questa è la proposta innovativa e potenzialmente prolifica della wetware pedagogy, capace di fornire un quadro metodologico per fronteggiare e cogliere le opportunità che l’era di Internet offre. L’era attuale, definita da Alessandro Ceci e Liliana Montereale l’epoca della relazione, in cui è emerso il pensiero delle reti, che sta informando di sé l’intero orizzonte del vivere quotidiano, specie tra i più giovani.

La diffusione di una wetware pedagogy potrebbe consentire a ciascuno studente di estendere le proprie capacità cognitive e apprenditive, ben oltre la forma del sapere scritto o della cultura dello schermo televisivo. Il sapere e l’apprendimento sono processi e possono derivare da azioni di co-costruzione sociale, oggi potenziate in maniera esponenziale dalle possibilità di interconnessione di intelligenze rese possibili da Internet.

Nel mondo reticolare di Internet, in cui si collegano tecnologie e menti che danno luogo ad una mind connect, occorre sapersi orientare, saper selezionare le informazioni per non esserne schiacciati. Navigando nella rete bisognerà soprattutto essere capaci di andare oltre i percorsi di ricerca suggeriti dai link presenti nei testi, per seguire percorsi creativi nel pensiero connettivo.

Per adattare l’offerta educativa alla forma delle strutture cognitive dei nativi digitali, la wetware pedagogy risulta oggi indispensabile, quale nuova pedagogia che si avvale delle tecnologie telematiche, per stabilire rapporti individualizzati con tutti gli studenti, rispettandone le necessità personali, consentendo nuove sperimentazioni metodologiche. Avvalendosi, a tal fine, di aule virtuali sempre attive, della verifica costante delle conoscenze e competenze acquisite, della co-costruzione connettiva di nuovo sapere, promuovendo l’automonitoraggio delle emozioni.

La wetware pedagogy è in grado di assicurare lo sviluppo delle capacità creative individuali, nel rispetto delle differenze personali, da favorire e non scoraggiare, come nelle agenzie educative tradizionali spesso avviene.

Peraltro, per la wetware pedagogy ogni cervello è un polo della rete globale e al tempo stesso delle reti locali, ogni cervello è un luogo di apprendimento. In linea con la logica quantistica si può, infatti, essere locali e globali al tempo stesso in quanto ogni evento globale viene reinterpretato a livello locale.

È possibile concepire Internet come una sorta di cervello capace di apprende ininterrottamente e di riaccomodarsi con enorme flessibilità. Si è venuto a creare uno spazio pubblico glocale, privo di confini geografici. Dunque oggi ci si già trova in presenza  di una nuova "intelligenza collettiva" a cui gli individui possono attingere, ma anche contribuire. 

L’auspicio è che queste potenzialità possano essere sviluppate a pieno negli anni a venire.

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