* IL DONO DI NATALE

Maenza, 25 dicembre 2012

 

Ascolta. Ho ancora leggeri auguri di Natale per te e per il nuovo anno. Lo so che, in giorni senza speranza, anche l’accoglienza è un azzardo. Certo Natale è disperdersi nel nulla di concetti che non hanno nulla, nella crudeltà dell’insignificante passaggio. Restano sospese domande empie e ambigue: ci siamo in questi anni? siamo presenti nel presente? o siamo travolti da una cronaca che non sa farsi storia, senza memoria, incupita nel chiuso di una esaltazione forzata, egocentrica?  che facciamo ora? Passiamo tra gente che è specchio dei nostri anni e delle nostre voci. Facciamo finta di niente e stiamo qui, tra gli sguardi piegati dall’usuale e nella disperazione annoiata dei cliché. Ma il Natale ci spoglia di ogni giudizio e ci ricorda, tra i discorsi e il vino, tra i vicini e i lontani, che c’è il tempo perché c’è stato ogni nostro tempo, ci saremo perché ci siamo, legati da ogni ricorrenza, da ogni prossima nascita e dal non ritorno: la infinita staffetta dell’esistenza che passa un dono, che trasferisce l’uno all’altro quel che l’uno ha per l’altro, quello che fa, la sua cultura, la sua presenza, l’immortale se stesso.

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