2.4 La forza per mantenere l’equilibrio con prudenza

In conclusione, per Tommaso il conflitto, poiché minaccia il naturale ordine politico, minaccia anche la volontà di Dio; non come azione di protesta contro un potere supremo e assoluto che, anche se fosse condotta da un solo cittadino sarebbe comunque un tentativo di riformulare un nuovo e diverso ordine pubblico, ma come anomia e deviazione dalla legge. Il conflitto resta un comportamento privato morale[1] di colui che non è in condizione di adeguarsi ai fini ultimi[2], quando questi si esprimono nell’ordine sociale come realtà intermedia tra l’individuo e i valori religiosi o divini (dettati da Dio)[3]. Non esiste per Tommaso una morale individuale e una morale sociale, ma un’unica morale personale fondata sull'unità trascendentale con il fine ultimo, cioè Dio[4]. Evidentemente, il conflitto è una minaccia diretta e indirizzata al fine di Dio. È sempre un conflitto personale contro Dio.


Il potere politico, il governo della società, deve unire la città coordinandone e integrando le parti che, tutte assieme, costituiscono il corpo di un’entità collettiva, ma non pubblica. Il conflitto disunifica, disarticola questo corpo che bisogna tenere integro tramite il legame delle leggi. Allora la legge non può che essere il risultato, la sintesi della collaborazione privata di un ampio numero di individui che insieme formano quella persona in grado di ottenere l’utile migliore per la comunità. Ancora, la norma non serve a regolare un conflitto sociale e politico, ma a raggiungere l’ottimo privato, sebbene collettivo, che richiede necessariamente un comportamento regolare e regolato. Come per ogni persona viva è la forza che deriva dall’unità delle parti e che il conflitto minacca, che garantisce il rispetto della norma obbigando il reo ad una sanzione.


L’elemento personale del conflitto nella concezione politica della tomistica è del tutto evidente: è la volontà del cittadino che stabilisce la legge, è la libera volontà del rispetto della norma condivisa che mantiene l’ordine, è l’autorità personale della gerarchia scelta (eletta) che realizza la giustizia civile attraverso uno Stato che ha un corpo e che quindi si è fatto definitivamente persona. 


Nella metafisica di Tommaso d’Aquino c’è una morale, “preambulum fidei” (come preambolo della fede) ed un’etica finalizzata all’equilibrio sociale, poi.


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[1] “in materia autem totaliter convenit cum morali bus” Tommaso d’Aquino, Summa Theologicae, 1.a 2.ae, q. 94, a. 2, a.
[2] “la affirmation d’une destinée essentielle de la personnalité humain e, et dans la necessité de l’adaptation des moyens à la fin” E. Crahay, La politique de Saint Thomas d’Aquin, Louvain, Institut Superieur de philosophie, 1896, 148.
[3] “El orden social parece ocupar una situacion intermedia entre el fisico y el moral. Es radicalmente, como uno altro, la perfetta realizacion de la sociedad; pero ni es tan indipendiente de la voluntad humana como el primiero, ni le està tan sometido come el segundo” S. Rocafull – M. Galleros, El orden social segìtn la dottrina de Santo Tomas De Aquino, Madrid, Ed. Pax, 1935, 36.
[4] Gillet, Le moral et le social d’aprés S. Thomas, in «Melanges Thomistes», Le Saulchoir, Kain (Belgique), 1923, 311; inoltre: Roland – Gosselin, El orden social segìtn la dottrina de Santo Tomas De Aquino cit., 75-76; E. Crahay, La politique de Saint Thomas d’Aquin cit., VIII.
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