2 - Complessità

  • · Il secondo elemento che si perde se non si considera il processo evolutivo e ci si ferma al modello evoluzionistico, è quello di complessità. Anche qui, l’ausilio della teorizzazione luhmanniana ci è di conforto: la complessità non è una caratteristica strutturale del nostro sistema vivente, ma un momento di una precisa dinamica evolutiva che dal caos ci porta alla semplicità, passando per la complessità. O viceversa. La complessità non è il prodotto di una mera condizione quantitativa permanente. È una situazione variabile in funzione dell’incremento o della riduzione dell’entropia – tramite strutture conservative o dissipative di energia – all’interno del proprio intervallo di sostenibilità. Non è una condizione stabile. È una situazione dinamica, che può essere governata soltanto a condizione di conoscerne le variabili strutturali, a partire dai limiti e dai confini in cui si sviluppa la progressione evolutiva. La complessità assume diverse configurazioni, sia rispetto alle variabili interne ai sistemi viventi, sia rispetto al trend del processo evolutivo. La selezione naturale diventa, pertanto, essenziale per frenare una crescita che, se assume una progressione geometrica, rischia di esplodere. In questo senso, le specie viventi non vengono selezionate da una regola, o da una entità esterna e spesso estranea. Piuttosto si selezionano, in base alla capacità che hanno di sostenere se stesse e di trasformare in connotazioni le opzioni o le opportuni che vengono loro offerte.

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