6 - Evoluzione

        Quasi dieci anni fa (2009) ebbe un discreto successo un film apparentemente assurdo, dal titolo “Il curioso caso di Benjamin Button”.

        Il protagonista nasce vecchio e muore bambino. Tutta la sua vita è un processo invertito, un tempo invertito, con esperienze invertite.

        Il simbolismo è descritto da un altro simbolismo all’inizio del film: in occasione della inaugurazione di una stazione ferroviaria un prestigioso orologiaio cieco, a cui era scomparso un figlio in guerra, aveva costruito un imponente orologio le cui lancette correvano in senso antiorario. L’orologio segnava il tempo a ritroso nella vana speranza che, mandando il tempo indietro, si sarebbero potuti riportare i soldati morti in vita e ritornare a trovare le ragioni della pace per evitare la guerra.

        Però, naturalmente, la speranza fu vana. Perchè?

        Perché nel mondo della vita il tempo non torna più. Ogni evento è unico e irreversibile.         Nel tempo che passa l’energia si disperde nello spazio e si trasforma. E questo processo è irreversibile, e procede sempre nello stesso ordine: il passato, il presente e il futuro. Il tempo non procede al contrario. In nessuna dimensione dell’esistente siamo mai tornati indietro, mai siamo andati dal futuro al passato.

        Per Ilya Prigogine il tempo è una freccia che procede secondo un certo ordine e sempre con lo stesso verso; e questo comporta una serie incredibili di implicazioni universali e scientifiche. Direi, epistemologiche. Se potessimo tornare indietro, anche alla velocità della luce, anche oltre la velocità della luce, non torneremo mai al Big Bang iniziale. Quanto è avvenuto è avvenuto. Forse sarebbe potuto andare diversamente. In ogni istante sarebbe potuto andare diversamente. È andata così. Il nastro non si può riavvolgere, comunque. Ciò che viene naturalmente selezionato, come nella teoria genealogica, scompare definitivamente.

        Tutto evolve in un campo di forze, in un dominio relazionale, in ogni habitat sociale. E, invece, paradossalmente, il limite profondo delle teorie evoluzionistiche è che sono paradigmi statici, con soluzioni esaustive e troppo spesso esclusive.

        La differenza tra l’elemento evoluzionistico, presente in ogni paradigma presentato, e l’elemento evolutivo assente è che il primo è un modello, il secondo è un processo. Il modello evoluzionistico è una narrazione, mentre il processo evolutivo è una azione globale fatta di relazioni locali. Il modello evoluzionistico riguarda esclusivamente la metodologia di propagazione della vita sulla terra. Il processo evolutivo riguarda la dinamica di ogni fenomeno esistente, astronomia complessa.

        L’elemento mancante è il processo di differenziazione funzionale.

        L’autore che ci ha proposto, per primo e in modo più compiuto, il processo di differenziazione funzionale, è Niklas Lhumann, scomparso pochi anni fa. Professore di sociologia in Westfalia (Università di Bielefeld) Lhumann si occupa e si preoccupa subito del problema scientifico evoluzione, sebbene quella che riguarda la società moderna. E con la stessa immediatezza Luhmann contesta l’accezione rigida di una evoluzione deterministica, così come è stata espressa anche dai paradigmi evoluzionistici. Egli infatti considera ogni fenomeno interpretabile soltanto con un approccio interdisciplinare o, come affermerà Popper, sulla base della soluzione (riduzione di complessità) di problemi scientifici. Chiama la struttura fenomenologica fondamentale “differenziazione funzionale[1]. Lhumann pone il problema del processo, un processo totalmente caratterizzante l’evoluzione in quanto divide l’ambiente dai sistemi e i sistemi in sottosistemi autonomi che tendono gradualmente a differenziarsi in nuovi sistemi.

        I sistemi in generale e i sistemi sociali in particolare tendono a governare la propria anomalia strutturale e la loro entropia tramite la differenziazione di funzioni e la loro riorganizzazione graduale in nuovi sistemi. Se ciò non avvenisse l’evoluzione si perderebbe a causa della troppo alta entropia, che genererebbe una esplosione; o della troppo bassa entropia che viceversa genererebbe una implosione.

        In ogni caso, se la fenomenologia esistente non viene descritta con un processo di differenziazione funzionale, l’evoluzionismo resta senza evoluzione. Indicare l’assenza del processo evolutivo nei modelli evoluzionistici, sembra un paradosso. La sensazione si perde immediatamente non appena analizziamo le assenze consecutive, fondamentali, che comporta la primaria assenza del processo di differenziazione funzionale.

[1] Lhumann Niklas. ILLUMINISMO SOCIOLOGICO, Il Saggiatore, Milano 1983. La differenziazione funzionale si suddivide in: differenziazione segmentaria, in cui i sistemi differenziati sono simili (principio di similarietà) e mantengono relazioni stratificate co-localizzate laterali orizzontali con strutture parzialmente autonome, basata su criteri  di compresenza dei propri membri; differenziazione gerarchica, in cui i sistemi differenziati sono gerarchizzati su  stratificazioni verticali di superiorità, con funzioni, come il linguaggio, che hanno generato strutture conservative e/o dissipative che utilizzano sia energia fisica che il potere sociale.