5 - Obiezioni per la Teoria Evoluzionistica

        Lo studio di Wilson è stato illuminante. Solo in quel testo, tra gli altri a me noti, è ben delineato il rapporto simbiotico essenziale tra l’individuo e il suo habitat sociale, tra l’habitat sociale e l’ambiente naturale. Nessuno vive nel mondo a contatto diretto con l’ambiente. Ciascuno vive dentro il suo habitat sociale, esclusivamente nel suo habitat, e si adatta biologicamente e quindi fisicamente ad esso. Senza habitat sociale nessun essere vivente sarebbe evoluto e, tanto più è forte la rete dell’habitat sociale, tanto più gli animali evolvono. Noi non saremmo evoluti né fisicamente, né cognitivamente. Una situazione, sebbene non precisamente definita e approssimativamente rappresentata, fu rappresentata chiaramente da Plessner che ha individuato il posizionamento dei viventi distinguendo tra 3 gradi dell’organico: l’ambiente naturale in cui vivono le pietre e le piante; l’habitat eu-sociale in cui vivono gli animali centrici, cioè concentrati attorno ai propri bisogni; e l’habitat sociale in cui vivono gli umani eccentrici, che sanno superare lo schema vitale dei bisogni in funzione di relazioni collettive, esigenze di gruppo e valori morali[1].

        L’ipotesi teorica che l’habitat sociale sia la condizione fondamentale della nostra fitness evolutiva ci è collettivamente giunta soltanto qualche mese, all’inizio del 2017, con un esperimento finalizzato a dimostrare il paradosso dei gemelli di Einstein.

        Come è noto, il teorico della relatività sosteneva che, se sulla terra vi fossero due gemelli e uno partisse per un viaggio interstellare di andata e ritorno su una astronave che viaggiasse a velocità prossime a quelle della luce, al suo ritorno il fratello astronauta troverebbe il gemello molto più invecchiato di lui se non addirittura morto. In realtà non si tratta di un vero e proprio paradosso, ma di un esempio per spiegare la relatività del tempo rispetto all’habitat in cui si misura. Un conto è il tempo che si trascorre nell’astronave e altro conto è il tempo che si trascorre sulla terra. La variabile è data dalle condizioni di habitat dell’astronave rispetto a quelle sulla terra. Infatti è da molto tempo che si verifica, in termini di particelle subatomiche, che il loro decadimento, misurato in laboratorio, è diverso in relazione alla loro velocità, molto più lento quando le particelle viaggiano a velocità prossime a quelle della luce.

        Ora si da il caso che alla NASA due gemelli monozigoti vi fossero davvero: i gemelli Kelly. La loro storia scientifica, come l’abbiamo già descritta, è risultata essere proprio come Einstein prevedeva.

        L’esperimento, estremamente interessante, influenzerà tutte le ricerche scientifiche presenti e future, è il dato ormai oggettivo che la modificazione dell’habitat sociale modifica il microbioma, cioè proprio quell’insieme del patrimonio genetico deputato alle interazioni tra organismo e habitat sociale. In ogni caso, con la modificazione dell’habitat, tutti, tutti i parametri fisici di Scott sono cambiati, con la variabilità rapida di un mutante.



[1] Tomasello Michael, STORIA NATURALE DELLA MORALE UMANA, Raffaello Cortina Editore, Milano 2016

Comments