4 - L'errore di Popper

marzoduemiladiciassette
 

2 – della incorporazione


Vorrei discutere e, se possibile, confutare, la nota affermazione di Karl Popper, secondo cui: “nella scienza, come nella vita, vige il metodo dell’apprendimento per prove ed errori, cioè di apprendimento dagli errori.[1]

La scienza forse si, la scienza probabilmente procede con il metodo trails and error, ma la vita certamente no.

Nella vita si apprende anche quando non si sbaglia.

Prima di nascere, infatti, non respiravamo né con il naso, né con la bocca. I nostri polmoni erano bloccati, immersi come eravamo nel liquido amniotico. E non mangiavamo con gli stessi organi con cui lo abbiamo fatto subito dopo essere nati: non masticavamo con i denti, non deglutivamo, non digerivamo i cibi nello stomaco e non espellevamo i residui dal colon, legati come eravamo al cordone ombelicale. Nati lo abbiamo fatto tutti naturalmente. E molte altre funzioni quotidiane automatiche le abbiamo apprese da soli, senza sbagliare e spesso, senza nemmeno tentare. Anche perché, sia nella respirazione che nell'alimentazione, se avessimo sbagliato quasi sicuramente saremmo morti.

Da dove lo abbiamo appreso?

Se, una volta presenti alla vita, all'atto della prima conoscenza autonoma, avessimo appreso per tentativi ed errori, molti di noi non sarebbero sopravvissuti. Lo conferma Popper stesso, sbagliando l’esempio tra l’ameba e Einstein: “L’ameba e Einstein procedono allo stesso modo: per tentativi ed errori e la sola differenza rilevabile nella logica che guida le loro azioni è data dal fatto che i loro atteggiamenti nei confronti dell’errore sono profondamente diversi.[2] La differenza logicamente rilevabile è che l’ameba non può procede per tentativi ed errore, altrimenti, nel caso dell’errore, muore. Quell'errore non le è molto utile. E nemmeno Einstein lo fa. Procede per tentativi ed errore, cioè congetture e falsificazioni, quando opera nel mondo della scienza, relativamente alla scoperta scientifica, ma quando respira o mangia, quando attiva i suoi organi e le sue funzioni nel mondo della vita, non lo fa assolutamente nemmeno Einstein. Cioè, non lo faceva, appunto, perché quando ha sbagliato a sopravvivere, è morto. Non ha imparato niente da quell’errore fatale. Ha smesso di imparare.

Naturalmente quell'errore è fatale per ciascuno di noi. Nessuno ha tentato di vivere. Anche perché sbagliando sarebbe morto. Allora, come facciamo a sapere?

Sappiamo per incorporazione simbiotica.

Che cosa è l’incorporazione simbiotica?

Secondo Schiff “si ha una simbiosi quando due o più individui si comportano come se fosse un’unica persona[3]. Anche questa definizione però è imprecisa. La madre è in simbiosi con il figlio, prima del parto, ma non si comportano allo stesso modo e nemmeno come se fossero la stessa persona. Ciò nonostante è proprio quella relazione simbiotica a garantire l’origine della vita. La sopravvivenza è permessa soltanto grazie a questa relazione simbiotica che trasferisce conoscenza dal simbionte all'ospite e viceversa. L’uno incorpora tutta o parte della conoscenza dell’altro. L’incorporazione della conoscenza è la massima protezione per i viventi. La conoscenza incorporata permette a ciascuno di noi a sviluppare capacità autonome, lo sviluppo della psiche e competenze ad agire. Popper sostiene che si apprende con il metodo trials and error nella scienza e nella vita, soltanto perché una delle funzioni principali incorporate nella relazione simbiotica è il problem solving, la capacità di risolvere problemi. Lo fa la madre in simbiosi con il figlio e dunque lo fa anche il figlio che incorpora la conoscenza della madre.

Questa incorporazione di conoscenze è fortissima anche nella relazione simbiotica tra il neonato e il suo habitat sociale. Dalla nascita in poi ogni essere vivente incorporerà conoscenza, in quantità e dimensioni differenti, solo per il fatto che è in simbiosi con l’habitat sociale; e lo farà comunicando, agendo, guardando, assumendo un ruolo, amando, entrando in relazione con il complesso e molteplice mondo della vita. Uscire dalla simbiosi non è possibile. Si può creare un vuoto, si può scindere la simbiosi tra realtà e verità. Questa scissione costituisce un vero e proprio vuoto cognitivo.

Senza entrare nella casistica delle varie articolazioni della simbiosi, possiamo affermare che la conoscenza si acquisisce per incorporazione.

Ma incorporazione di che?

Lo spiega perfettamente un articolo apparso su “Le Scienze” di marzo 2017, in cui si racconta di una ricerca svolta su roditori, scimmie e umani da Christopher Gregg dell’Università dello Utah e il suo gruppo scientifico. La ricerca dimostra, contro l’approccio tradizionale che riteneva ogni cellula del nostro corpo con lo stesso insieme di 23 cromosomi[4], singoli o specifici tipi di neuroni, “silenziano i geni di provenienza materna oppure paterna[5]. Il fatto è che il cervello matura. La maturazione consiste proprio nello spegnimento di alcuni neuroni a scapito di altri: “i neuroni tendono sempre più a equilibrare l’espressione dei geni tra le due origini, ma una quota residua, che può arrivare al 10 per cento dei geni materni o paterni, continua a essere espressa in modo preferenziale.[6]. “I risultati - ha spiegato Gregg - del nostro studio indicano che i periodi in cui la copia sana è silenziata potrebbero essere finestre critiche durante le quali le cellule sono particolarmente vulnerabili a mutazioni a carico dell’altra copia[7]. Si tratta di un fenomeno non insignificante statisticamente, perché il processo di silenziamento dei geni, “nelle fasi di sviluppo del cervello”, alla fine “coinvolge fino all’85 per cento dei geni[8].

Tuttavia, ciò che interessa noi ora, è che lo studio di Gregg e dei colleghi “mostra che le differenze nell'attivazione delle copie geniche materne e paterne possono dipendere dall'età e dal tipo di cellula, così come della regione cerebrale e del tessuto coinvolti[9]. Il processo di incorporazione simbiotica degli input dell’habitat consiste dunque nel fatto che esistono “meccanismi non ancora scoperti che permettono alle cellule di decidere quale dei geni parentali silenziare[10].

Il metodo utilizzato ha rivelato un’ampia gamma di meccanismi di attivazione e disattivazione delle copie geniche materne e paterne nel cervello[11], ha concluso Gregg. “Alcuni effetti sono specifici dell’età, alcuni sono stabili dopo la nascita, altri coinvolgono la maggior parte delle cellule cerebrali, altri riguardano alcune specifiche cellule, altri ancora coinvolgono effetti antagonistici in cui il gene materno viene attivato mentre quello paterno è contemporaneamente disattivato o viceversa[12].

La imprecisione originaria della fenomenologia classica consiste nel ridurre il contatto tra il fenomeno e l’individuo alla percezione. I dati della ricerca scientifica dimostrano un diverso meccanismo di incorporazione fenomenologica della realtà nella cognizione individuale. Questo accade perché l’individuo non è esterno al fenomeno e che, per questo, può soltanto analizzare gli aspetti che percepisce; fino al paradosso di stare un anno intero ad analizzare una cassetta delle lettere. Invece l’individuo, cosciente o incosciente, è totalmente immerso nel fenomeno dell’esistenza e ne incorpora il metodo, cioè la logica, oltre che naturalmente i contenuti.

La scienza permette soltanto all'incosciente di essere cosciente.

L’epistemologia è il metodo con cui la scienza che trasforma l’incosciente in cosciente.

Non è dunque, come spesso si ritiene, il metodo della scoperta scientifica direttamente. Lo è indirettamente, nel senso che trasforma la conoscenza incorporata ma incosciente in conoscenza esplicitata cosciente.

Come lo fa?

Cercando di oggettivare delle ipotesi, siano esse teorie o congetture. Non è un caso che gran parte della epistemologia abbia cercato il metodo per oggettivare una teoria o una congettura. È in linea con la concezione dell’osservatore che percepisce un fenomeno dell’esistente.

Nella sua “teoria oggettivistica della conoscenza come essenzialmente congetturale[13] Karl Popper contesta giustamente l’immagine di un osservatore esterno al fenomeno osservato implicito nella teoria dell’induzione di Hume e spiega altrettanto bene il meccanismo di incorporazione simbiotica della conoscenza da lui denominato “principio di transizione[14]: “ciò che è vero in logica è vero in psicologia[15]. Di più, Popper considera valido il “principio di transizione” in “ciò che si chiama usualmente «metodo scientifico» anche per la storia della scienza: ciò che è vero in logica è vero in metodologia scientifica e nella storia della scienza[16]. Popper sosteneva questo “principio di transizione” perché il presupposto del principio di induzione di Hume è la distinzione tra il percepito (appunto il problema psicologico) e le “procedure di inferenza valida[17] (il problema logico). Invece, Popper considera come fondamento della epistemologia evoluzionistica il fatto che “ogni volta che sono in ballo problemi logici[18] ci sia un metodo in grado di “tradurre tutti i termini soggettivi o psicologici … in termini oggettivi[19]. Eliminando la distinzione tra problema logico e psicologico, Popper, grazie al principio di transizione, “garantisce l’eliminazione dell’irrazionalismo di Hume[20], perché “non vi può essere contrasto fra logica e psicologia, e perciò alcuna conclusione che la nostra conoscenza sia irrazionale[21]. In altri termini, per Popper, nella conoscenza scientifica l’unica parola affidabile (perché è oggettivabile) è quella attribuita alle relazioni logiche “fra teorie scientifiche e osservazioni[22].

Per poter sostenere questa primazia delle relazioni logiche, si deve necessariamente ammettere che le dimensioni logiche siano presenti all’interno del fenomeno dell’esistenza e che, parte delle quali, noi incorporiamo per simbiosi. Se non fosse così le verità che producono non sarebbero corrispondenti (corroboranti secondo la terminologia di Popper) alla realtà che intendono rappresentare. E, se non possono essere corroborate, non possono essere nemmeno oggettivate. Soltanto se le relazioni logiche sono anche e essenzialmente fenomenologiche, possono garantire una conoscenza scientifica oggettivabile.

Le relazioni logiche di cui disponiamo come umani, a diverse dimensioni, sono il prodotto della incorporazione del fenomeno dell’esistente con cui siamo in perenne simbiosi. E poiché l’habitat con cui l’umano è in simbiosi ha vissuto soltanto 4 grandi mutazioni [23](e dentro di queste una miriade infinita di mutamenti), sono solo 4 le dimensioni logiche[24] di cui disponiamo per comprendere il mondo, per trasformare oggi la nostra conoscenza da incosciente a cosciente. In questo senso certamente l’assenza di contrasto tra logica e psicologia, tra logica e metodo scientifico, tra logica e storia della scienza, è comprensibile e giustificabile. Coerente.

Sennonché proprio questi presupposti contestano l’affermazione secondo cui nella vita, come nella scienza, noi impariamo per tentativi ed errori. Se fosse vero questo, cioè se fosse vero che dagli errori osservati o dalle anomalie percepite deriva tutta intera la nostra conoscenza nella scienza e nella vita; se fosse vero che la nostra conoscenza deriva da errori prodotti, non già da ipotesi costruite sulla base di relazioni logiche, ma da tentativi sperimentali e talvolta empirici; se fosse vero tutto questo allora la psicologia e la logica tornerebbero a differenziarsi e l’induzione percettiva dell’osservatore esterno all'oggetto osservato, ad affermarsi. Invece noi incorporiamo conoscenza perché siamo in simbiosi con il fenomeno dell’habitat sociale. Questa conoscenza incorporata, in parte ci è nota e in gran parte ci è ignota, in grandissima parte ci è tramandata epigeneticamente. Sono le relazioni logiche variamente dimensionate che ci permettono di svelare la conoscenza della vita e di trasformarla, anche con il principio popperiano di transizione, in conoscenza scientifica: l’unica che possiamo oggettivare, rendere esplicita, farla passare dallo stato incosciente allo stato cosciente.

Hofstatder e Sander[25] hanno espresso bene questa incorporazione della conoscenza che, tramite l’epistemologia, passa da conscia ad inconscia. Il patrimonio della conoscenza depositata nel nostro subconscio si scopre e si riconosce per mezzo di analogie. Senza analogie non avremmo concetti. Infatti, secondo Hofstatder e Sander i concetti sono il risultato di una lunga serie di analogie, depositate per molti anni dal nostro subconscio. Le stesse analogie permettono ai concetti si modificarsi. Dal background delle informazioni e delle nozioni, l’analogia seleziona i concetti e per analogia quanto è ancora sconosciuto acquisisce un senso: nuovi segni, anomalie, segnalazioni e simboli che quotidianamente percepiamo si connettono per inferenze analogiche a esperienze passate, cognizioni immagazzinate, inconsciamente e inconsapevolmente depositati nella nostra memoria.

La simbiosi tra individuo e habitat sociale produce incorporazione delle informazioni e, nell’umano esclusivamente, produce categorie mentali , cioè una struttura di connessioni cognitive, cioè parole: insiemi di concetti attivati da connessioni logiche, come scoperto da Rumelhart e McClelland[26].

La epistemologia organizza le informazioni, rende cosciente la conoscenza incosciente e corrobora le ipotesi, ottenendo, tramite il processo di falsificazione, o la prova o la probabilità.

Ciononostante Popper sbagliava.

Noi non apprendiamo nella vita e sicuramente anche nella scienza con il metodo tentativi ed errori. Noi apprendiamo per incorporazione. Le inferenze generate dal tentativo e dall’errore non fanno altro che risvegliare i concetti dal loro stato di latenza e l’epistemologia li rende noti, coscienti. Incorporiamo conoscenza grazie alla simbiosi con il mondo della vita, con la labenswelt. Edmund Husserl ha definito labenswelt, scienza del mondo della vita: “il mondo-della-vita è il mondo spazio-temporale delle cose così come noi le sperimentiamo nella nostra vita pre- ed extra-scientifica e così come noi le sappiamo esperibili al di là dell’esperienza attuale[27].

L’unica epistemologia adeguata alla labenswelt è quella simbiotica, perché, in simbiosi con la vita, incorporiamo vita. Non basta il processo di oggettivazione. Né il problema scientifico della induzione o quello della demarcazione. Per risolvere il problema di una epistemologia della vita, cioè in grado di riconoscere l’essenza della esistenza universale, di cui abbiamo coscienza soltanto con il disvelamento della conoscenza incorporata ed incorporabile, dobbiamo essere in simbiosi con la vita e la complessità delle sue manifestazioni.

Invece negli anni, l’epistemologia ha sviluppato tecniche di riduzione dei problemi scientifici, dentro e fuori la vita, spesso avulsi dalla vita. Tuttavia via risolvere i problemi con metodi adeguati alla loro estrema riduzione, significa perdere connessioni e, dunque, la complessità dell’habitat sociale e/o fenomenologico entro cui questi problemi, a varie dimensioni logiche, compaiono.

Il metodo di estrema riduzione della conoscenza di un problema che conosciamo è la matematica. Molto utile per la specialistica, ma non esaustivo, assolutamente ed esclusivamente quantitativo, spesso nemmeno completamente esplicativo. In habitat sociale, che è il liquido amniotico della scienza della vita, possiamo anche conoscere meglio un problema senza la matematica, ad esempio, con EN, cioè con Esperimenti Naturali. Si intende per EN un approccio che “consiste nel confrontare – preferibilmente in modo quantitativo e con l’aiuto di analisi statistiche – sistemi diversi che siano simili fra loro sotto molti aspetti ma che differiscano in relazione ai fattori dei quali si vuole studiare l’influenza[28].

È un altro aspetto però. Ed è un tema che non possiamo affrontare ora, ma a cui non possiamo comunque rinunciare. Specie se arriveremo, come arriveremo, a stabilire che, corrispondentemente alle dimensioni logiche abbiamo dimensioni epistemologiche.

Fermiamoci qui, alla coscienza che non apprendiamo per tentativi ed errori, ma rendendo cosciente, grazie a 4 dimensioni logiche, la conoscenza che abbiamo incorporato in un rapporto simbiotico con l’habitat sociale, che è la garanzia della nostra vita, all’interno del quale dunque soltanto possiamo sviluppare la labenswelt, la scienza della via.




[1]Popper R. Karl, RPISTEMOLOGIA, RAZIONALITA’ E LIBERTA’, Armando, Roma 1972, pag 112
[2] Popper R. K., cit., 1972
[3] Schiff J. L., ANALISI TRANSAZIONALE E CURA DELLE PSICOSI, Astrolabio, Roma, 1980
[4] “ognuno dei quali in duplice copia, a eccezione dei geni sessuali nei maschi che sono formati da un cromosoma X e un cromosoma Y. In ogni coppia, un cromosoma è stato ereditato dal padre e l’altro dalla madre, e finora si riteneva che nella maggior parte delle cellule dell’organismo si esprimessero i geni di entrambi i genitori, in modo mediamente paritario nel corso della vita.” Redazione, I NEURONI SCELGONO TRA GENI MATERNI E PATERNI, in “Le Scienze”, 27 febbraio 2017, n.3, marzo 2017
[5] Redazione, cit. 2017
[6] Redazione, cit. 2017
[7] Redazione, cit. 2017
[8] Redazione, cit. 2017
[9] Redazione, cit. 2017
[10] Redazione, cit. 2017
[11] Redazione, cit. 2017
[12] Redazione, cit. 2017
[13] Popper R. Karl, CONOSCENZA OGGETTIVA, Armando, Roma 1983
[14] Popper R. K., cit.. 1983
[15] Popper R. K., cit.. 1983
[16] Popper R. K., cit.. 1983
[17] Popper R. K., cit.. 1983
[18] Popper R. K., cit.. 1983
[19] Popper R. K., cit.. 1983
[20] Popper R. K., cit.. 1983
[21] Popper R. K., cit.. 1983
[22] Popper R. K., cit.. 1983
[23] Ceci Alessandro, COSMOGONIE DEL POTERE, ibisco Empoli 2011
[24] Ceci Elvio, LE QUATTRO DIMENSIONI DI LOGICA, in Schegge di Filosofia Moderna XIV, deComporre Edizioni, Gaeta 2014
[25] Hofstadter D. e Sanders E., SUPERFICI ED ESSENZE. L’analogia come cuore pulsante del pensiero, Codice, Torino, 2015.
[26] Rumelhart D. e McClelland J. , DPD. MICROSTRUTTURA DEI PROCESSI COGNITIVI, Il Mulino, Bologna 1991
[27] Husserl Edmund, LA CRISI DELLE SCIENZE EUROPEE E LA FENOMENOLOGIA TRASCENDENTALE, Il Saggiatore, Milano 2015
[28] Diamond Jared e Robison James (a cura di), ESPERIMENTI NATURALI DI STORIA, Le Scienze, Torino 2017
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