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DIALOGO
Due persone si avvicinano camminando;
parlano e gesticolano vivacemente:

ognuno i propri problemi sta descrivendo,

senza ascoltarsi…contemporaneamente.

                                                           Elvio Ceci






Le esperienze non passano nella vita degli uomini con indifferenza. La vita non ci scivola addosso come l’acqua che scorre. Il tempo è breve e le azioni che compiamo segnano i nostri anni. Comunque esse siano, qualsiasi dimensione abbiano, giuste o sbagliate, queste esperienze, queste azioni segnalano la nostra presenza nel mondo, sono le orme del nostro “passaggio in ombra”.

Abbiamo fatto bene? Abbiamo fatto male? Siamo stati incisivi, indifferenti, presenti, assenti, opportuni? Siamo stati giusti? Siamo stati nel giusto? O abbiamo  sbagliato?

Tuttavia ci siamo stati. E per questo, forse soltanto per questo, a un certo punto sentiamo il bisogno di respirare. Fermarsi un attimo e guardare. Anzi, far osservare. Sospendere e farsi giudicare. E, grazie al giudizio degli altri, giudicarsi.

Naturalmente quest’autoanalisi potrebbe avvenire lasciando correre le voci e le parole che in una comunità scientifica s’inseguono, si alimentano e si moltiplicano. Ma il testo scritto vale di più. Perché dal testo scritto non si sfugge. Le idee si mostrano e, in un luogo di pubblico incontro, si dimostrano.

Che cosa fa una persona normale, allora, un cittadino abituato ad una dimensione professionale comune,  dedito a svolgere la sua quotidiana attività; cosa fa una persona così, che dopo aver per anni lavorato in modo autonomo e spesso in solitudine, quando nel pieno della sua competenza s’imbatte in  bottiglie piene di messaggi disseminate sulla battigia? Come deve comportarsi una persona abituata a discutere e a decodificare i simboli e i segni per scorgere nel presente l’ombra di un possibile futuro?

Prende appunti. Si fa un suo personale, personalissimo, privato block notes, una bisaccia per i propri pensieri, un amico, una sorta di viatico per questo strano e spesso ingrato viaggio dentro la politica locale. In questa bisaccia si depositano i toni, gli accenti, le impressioni, improvvisazioni,  approssimazioni e  innumerevoli buone intenzione. Ogni tanto si ripongono delle argomentazione: rare ragioni. In genere negli appunti non si troveranno soluzioni.  Normalmente, infatti, gli appunti, le note, le intuizioni, tracciano soltanto i contorni ed eventualmente alcuni contenuti. Gli appunti sono dei flash, ancorché originali, almeno personali. Altrove si cerchino sintesi e conclusioni. Qui si presentano delle argomentazioni, discutibili e già molte altre volte discusse: al limite, alcune interpretazioni. Sia tollerante il lettore se non se ne scorge la sistematicità necessaria: gli sia sufficiente lo sforzo di alcune  annotazioni che, pian piano, son diventate un testo, forse un po’ presuntuoso, forse troppo ambizioso.  D’altronde anche questa non è che una pergamena, arrotolata e costretta in un’altra bottiglia, lasciata andare libera e spregiudicata nell’immenso della comunicazione sociale.

 Così anch’io, sulla scorta  di una pur limitata e minore esperienza,  ho raccolto in tre volumi[1] le idee sulla Sicurezza che prevalentemente mi hanno fatto da guida in questi anni. Chiare o confuse che siano, restano comunque un messaggio in mare aperto. Hanno contribuito alla loro formulazione le discussioni che ho avuto con Maurizio Calvi, Francesco Bruno e Simonetta Costanzo, Gerardo Iovane, da un lato, e dall’altro, il lavoro di ricerca svolto con i miei amici (in stretto ordine alfabetico) Alessandra Antonelli, Daria D’Andreamatteo, Alfredo D’Ascoli Graziano, Annalisa De Fusco, Liliana Montereale, Valerio Nacci, Vito Sugamele. A Lilly, per aver ascoltato, letto e corretto questo testo, una standing ovation. 


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