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Un gusto Superiore

pubblicato 06 lug 2014, 00:41 da TEMPO diSERVIRE



 

E’ con una canzone/poesia scritta nel 1983 da Claudio Rocchi e contenuta nel disco ‘Un gusto Superiore’ realizzato assieme a Paolo Tofani, che vorremmo cogliere l’occasione non solo per ricordarlo come amico e confratello spirituale, ma anche per offrire chiarimenti e spunti relativi ai testi Veda e al suono che è insito in essi. 

 

Dio nelle terre ricche, Dio nel suono, 

Dio nell’intelligenza, Dio nell’uomo, 

Dio che si può cantare, Dio che è vita, 

Dio dentro gli universi, Dio nei cani, 

Dio come certezza, Dio come il domani, 

Dio oltre le parole, Dio che gioca, 

Dio che ti lascia libero di fare, 

Dio che non riesco neanche a immaginare, 

Dio nella strada ovunque stiamo andando, 

Dio che si può chiamare, Dio danzando, 

Dio nella morte, Dio dentro nel cuore, 

Dio dentro l’atomo, Dio nel sapore, 

Dio che non sarai mai tu piccolo uomo, 

Dio che non sei mai solo, Dio nel tempo, 

Dio nelle cause, Dio dentro gli effetti, 

Dio dentro l’acqua, Dio nel fuoco, 

Dio che può dare tanto, Dio che dà poco, 

Dio nella canzone, Dio assoluto, 

Dio Jehova, Dio Hari, Dio Narayan, 

Dio Allah, Dio Rama, Dio Donay, 

Dio dove sai vederlo, Dio è già lì 

Dio che tu voglia o meno, Dio coi nomi, 

Dio con le forme, Dio persona, 

Dio essere supremo, Dio Signore, 

Dio Signore. 


 


 

 

 

Abbiamo iniziato a frequentare la casa di Claudio Rocchi a Milano, in viale Campania nel 1979 quando, con un certo gruppo di amici ci trovavamo a parlare non solo di musica ma soprattutto di vita, di spiritualità, di meditazione, di yoga, di conoscenza, di liberazione… 

Claudio era stato in India già diverse volte e accoglieva a casa sua amici seriamente interessati a saperne di più, visto il suo grande interesse per il misticismo di cui era sicuramente un'icona riconosciuta da tutti. In queste riunioni tra amici partecipavano specialmente il musicista Paolo Tofani degli Area, Franco Battiato, l’esploratore Ambrogio Fogart, Carlo Rambaldi e altri. 

Noi eravamo sempre più attratti alla filosofia indiana e in quelle occasioni potevamo apprendere anche solo in modo frammentato svariate cose sui famosi testi Veda. Ci chiedavamo cosa fosse questa misteriosa civilizzazione Vedica, dove si trovavano questi testi antichissimi e da dove provenivano. Avevamo iniziato ad elaborare un piano per andare in India e quindi ci interessava raccogliere più notizie possibili al riguardo. Anche durante i festival del proletariato giovanile di Parco Lambro a Milano qualche anno prima avevamo già visto la sezione in cui si praticava collettivamente la meditazione e la recita dei mantra, ma attorno a questi argomenti aleggiava comunque una sorta di mistero e mancanza di informazioni dovuto al fatto che era difficile accedere ad una letteratura scritta in sanscrito, la lingua più antica del mondo, così il tutto sfociava nel passa parola o nella ‘contro-informazione’. 

Ad un certo punto è stato tanto naturale sia per noi sia per Claudio e la sua famiglia, e Paolo, lasciare tutto alle spalle e provare a vivere in un ashram dove poter finalmente approfondire e praticare una vita alternativa, soprattutto studiando la letteratura vedica, praticando la meditazione e la recitazione dei mantra e vivendo una vita semplice insieme volta alla ricerca interiore della nostra natura spirituale. In quegli anni si creavano comunità ovunque, era molto apprezzato il progetto delle comuni agricole e anche di quelle spirituali o religiose rappresentate dal motto: 'Vita semplice, pensiero elevato' e molte migliaia di giovani si univano per questa esperienza. Il nostro impegno è stato da quel momento di valorizzare e diffondere la conoscenza dei Veda con la traduzione e la distribuzione dei testi in italiano, e Paolo e Claudio con l’impegno ad elaborare musiche e testi su temi importanti, che hanno contribuito ad influenzare poi le abitudini di vita delle future generazioni radicandosi nella società, come il vegetarianesimo, la protezione degli animali, la non violenza, la meditazione, lo yoga e la ricerca del sé spirituale. 


 


 

 

 

 

ORIGINE DEI VEDA 

Nella tradizione vedantica il suono è considerato uno dei principi più importanti della vita, in quanto è sia l'origine della materia sia la chiave per liberarsi da essa. 

Questo versetto dello Srimad- Bhagavatam (3.26.33) ci dà una definizione interessante del suono (Shabda): 

arthashrayatvam shabdasya/drashtur lingatvam eva ca 

tan-matratvam ca nabhaso/lakshanam kavayo viduh 

"Le persone erudite che possiedono la vera conoscenza, definiscono il suono come ciò che trasmette l'idea di un oggetto, ciò che indica la presenza di una fonte e ciò che costituisce la forma sottile dell'etere". 

Questa definizione, come indicato nel Bhagavata Purana, è molto interessante e vorremmo fornire a questo proposito delle informazioni più dettagliate relative al suono e a queste sue tre caratteristiche, per poter poi introdurre il tema di come i Veda sono apparsi su questa Terra. 


 


 

In primo luogo, coloro che sono eruditi e che hanno la vera conoscenza definiscono il suono come ciò che trasmette l'idea di un oggetto. 

 Il suono non è solo la vibrazione creata dall'incontro di due oggetti. Il suono è quello che dà l'idea di un oggetto. La parola esatta utilizzata in questo contesto è "artha-ashraya" ossia "il contenitore del significato". Nella concezione vedica le akshara (lettere) sono bija, ossia i semi dell'esistenza. Il suono udibile in sanscrito è suddiviso in 50 lettere partendo dalla lettera "a" e terminando con "ksha". Di qui l'alfabeto si chiama "akshara", che significa letteralmente "infallibile" o "supremo". Akshara è anche sinonimo di pranava (Om), la somma di tutte le sillabe e la fonte di tutti gli inni vedici. 

Nella Bhagavad-gita si trova questa affermazione di Krishna a confermare: "Le regole e i precetti del dharma sono contenuti nei Veda, e i Veda si manifestano direttamente dall'akshara, la sacra sillaba Om. Di conseguenza, la trascendenza che tutto pervade (pranava o la sillaba 'Om') si trova eternamente negli atti di sacrificio." 

In conclusione le akshara o lettere sono un potente suono, costituzionalmente collegato agli oggetti come loro suono (shabda) e relativo significato (artha). Questo fatto opera una distinzione tra suono e rumore. Il rumore, a differenza del suono, non è l'artha-ashraya, il contenitore del significato. 

Sri Baladeva Vidyabhusana nel suo commento al Vedanta Sutra 1.3.28 afferma che la creazione di tutti gli esseri viventi avviene quando Brahma, ricordando la loro forma e le loro caratteristiche, recita i suoni corrispondenti. Da questo possiamo cominciare a capire la potenza del suono e il suo significato. 

Il secondo aspetto della definizione di suono è che il suono è "ciò che indica la presenza di una fonte". Il suono perciò deve essere un prodotto della coscienza. In questo senso, nei testi vedici, il suono è a volte indicato come vak, o discorso. Poichè il suono è la natura stessa delle sillabe che lo compongono, il tantra afferma che la forza creatrice dell'universo risiede nel suono delle lettere dell'alfabeto. Le varie lettere simboleggiano le diverse funzioni di quella forza creativa, e la loro totalità è definita màtrika ossia la matrice essenziale. Il Tantra concepisce i mantra non come una mera combinazione di suoni stravaganti, ma come la forma sottile della divinità che vi presiede, per cui il vero scopo della meditazione attraverso il mantra è quello di comunicare con la divinità di quel particolare mantra. 

Proprio come un sankalpa - un puro pensiero - deve passare attraverso diverse fasi prima che effettivamente si manifesti come concreta forza creativa, così il suono di un particolare mantra deve passare attraverso diverse fasi prima di essere pienamente realizzato da colui che ascolta nella perfezione. Queste fasi sono definite Para, Pashyanti, Madhyama e Vaikhari. 

Ogni fase di suono corrisponde ad un livello di esistenza, per cui la propria esperienza del suono dipende dal perfezionamento della propria coscienza. Ci vuole una coscienza realizzata per sperimentare l'intera gamma di suoni, la gamma completa dell'esistenza. I veggenti che possono comprendere le quattro fasi del suono sono conosciuti come Manishi. 

 

 

Questi quattro livelli di suono corrispondono ai quattro stati di coscienza: 

Para rappresenta la coscienza trascendentale, 

Pashyanti rappresenta la coscienza intellettiva, 

Madhyama rappresenta la coscienza mentale 

Vaikhari rappresenta la coscienza fisica. 

Shabda-brahman, o il suono trascendentale nella sua natura assoluta, si chiama para. Nella manifestazione cosmica, questo suono sottile è da sempre stato la fonte della materia, e quindi da para-vak scaturiscono le altre tre forme di suono. 

Vaikhari - vak è il livello più grossolano della parola, e si percepisce attraverso i sensi esterni. Quando il suono esce dalla bocca come sillabe parlate, si chiama Vaikhari . 

Madhyama – vak è lo stato inespresso e intermedio del suono, la cui sede è nel cuore. La parola Madhyama significa "in mezzo" o "mezzo" e si riferisce alla sfera mentale, in contrapposizione al discorso udibile esternamente. E ' a questo livello che normalmente sperimentiamo il pensiero. Alcuni sostengono che il pensiero vigile si trova ancora al livello Vaikhari. 

Quando il suono raggiunge il livello pashyanti - vak, va oltre il cuore e si combina con l'intelligenza assertiva, essendo potenziato dai suoni delle sillabe. A questo punto si manifesta la forma della vibrazione. Solo coloro che sono dotati di intelligenza discriminante sono in grado di percepire questo. Ai livelli madhyama e vaikhari, c'è distinzione tra il suono e l'oggetto. L'oggetto viene percepito come diverso dal suono, e quel suono è collegato ad un oggetto principalmente per convenzione. Pashyanti in sanscrito significa "ciò che può essere visto o visualizzato". 

Nella fase pashyanti il suono possiede qualità come colore e forma. Gli Yogi che hanno una visione interiore sono in grado di percepire queste qualità nel suono. In questa fase non esistono differenze tra le varie lingue, in quanto questo suono è intuitivo e situato oltre i concetti rigidamente definiti. Al piano di pashyanti le parole sono intuitivamente collegate all'oggetto. Si è molto vicini all'unità tra la parola e l'esperienza descritta. La sede di pashyanti è l'ombelico o il Manipura Chakra. Quando il suono dall'ombelico sale con l'aria del corpo in forma di vibrazione ed è connesso con la mente, è definito pashyanti - vak. 

Para-vak è il suono trascendente. Para significa più alto o più lontano, e in questo contesto indica il suono che è oltre la percezione dei sensi. Para-vak è anche conosciuto come "rava-shabda" - una condizione non vibratoria del suono, oltre la portata della mente e dell'intelligenza, che solo le grandi anime possono realizzare. 

In questo tipo di suono non c'è distinzione tra l'oggetto e il suono. Il suono contiene in sé tutte le qualità dell'oggetto. 

Il pranava o la sillaba "om", è la rappresentazione completa dei quattro stadi del suono e le relative controparti esistenziali che sono: la realtà esistenziale del piano fisico collegata al livello di suono Vaikhari, quella del piano sottile collegata al livello di suono Madhyama, quella del piano causale collegata con il Pashyanti, e quella del trascendente legata al Para. Queste quattro realtà esistenziali inoltre corrispondono ai quattro stati di coscienza (fisica, mentale, intellettuale e spirituale). 

Il suono della sillaba Om è composto da tre lettere: A-U-M a rappresentare i tre livelli di suono legati ai piani fisici e sottili con l'aggiunta del puntino sulla M che determina l'allungamento del suono nel pronunciare l'Om e che corrisponde al quarto piano, quello spirituale. Così la sillaba Om contiene tutti gli elementi dell'esistenza. E 'il contenitore di tutte le energie del Signore Supremo, e per questo motivo il Signore Krishna dichiara nella Gita: "Tra tutti gli inni vedic,i Io sono la sillaba OM." 

Al momento della creazione questo suono della sillaba Om fu generato dal Signore Supremo Krishna, e Brahma, l'architetto dell'universo lo ascoltò e ne realizzò pienamente la natura. Egli fu così la prima persona a ricevere tutta la conoscenza dei Veda direttamente da Krishna per poi intraprendere il compito della creazione e trasmettere a sua volta la stessa conoscenza attraverso il suono. 


 


 

 

 

VARI TIPI DI SCRITTURE VEDICHE 

Nella cultura vedica tutta la conoscenza è contenuta nelle scritture rivelate chiamate Veda. La parola Veda deriva dalla radice " vid " (sapere, conoscenza). Le Scritture sono principalmente di due categorie: sruti e smrti.  

Sruti si riferisce ai quattro Veda che sono stati inizialmente ricevuti da Brahma dal Signore Supremo Krishna, mentre le Smrtis sono la letteratura compilata dai saggi realizzati sulla base delle loro realizzazioni delle sruti.  

Le Sruti sono composte in sanscrito vedico e le smrtis in laukika sanscrito o sanscrito parlato. Ci sono alcune differenze fondamentali tra questi due tipi di sanscrito. Nel sanscrito vedico le parole hanno accenti simili alle note musicali; il significato di una parola può cambiare radicalmente semplicemente cambiando l'accento delle lettere. Queste parole devono essere ascoltate correttamente da un maestro della successione disciplica autentica, per questo i Veda sono chiamati sruti (lett. ascoltare).  

Nessuno ha il potere di cambiare anche una sola sillaba delle sruti. I Veda sono stati trasmessi di era in era da tempo immemore. A volte alcune parti delle sruti sono andate perdute a causa di un'interruzione nella successione di maestri. Ma poi sono di nuovo stati ascoltati in trance da grandi saggi chiamati rishi. Rishi significa veggente, colui che vede i testi vedici, li ascolta in trance e ne realizza il significato. Il sanscrito vedico ha una sua grammatica specifica che viene utilizzata solo nei Veda.  

Nessuno è attualmente in grado di scrivere il sanscrito vedico. 


 


 

Le Smrti sono testi scritti in sanscrito laukika o sanscrito parlato dalla gente e non ci sono accenti nelle parole. Le smrti vengono compilate ricordando il significato delle sruti e da qui il nome smrti (lett. ricordo). Nella loro struttura le smrti cambiano di era in era, ma l'essenza rimane la stessa. 

Circa 5300 anni fa i Veda, che venivano precedentemente trasmessi tramite la recitazione e l'ascolto da maestri realizzati all'interno della catena disciplica di Brahma, stavano per scomparire dovuto all'effetto negativo del Kali-yuga, l'era in cui ci troviamo ora, caratterizzata da discordia e ipocrisia, in cui le persone non sono in grado di trasmettere intatta la conoscenza originale. Per questo motivo Krishna decise di manifestare l'avatara scrittore, Sri Veda Vyasa, il quale, a Badrinath sulle pendici dell'Himalaya, in India, in trance mise per iscritto tutti i Veda originali. 

Accadde però che, terminato il suo compito, egli non si sentisse soddisfatto. Ma il guru Narada Muni, essendo esperto nello scrutare l’animo delle persone, gli confidò la causa della sua insoddisfazione. 

Narada consigliò quindi a Sri Vyasa di descrivere i trascendentali passatempi colmi di rasa che Krishna stava compiendo sulla Terra proprio in quell’epoca. 

In meditazione Sri Vyasa scrisse di Vrindavana, il luogo delle foreste dove Krishna viveva come pastorello attorniato da amici e associati, scrisse degli avvenimenti di Mathura, quando Krishna liberò la terra dal re Kamsa che coi suoi atti malvagi opprimeva le persone pie e i sadhu, e di Dvaraka dove Krishna visse come re e dove partecipò alla guerra del Mahabharata come auriga dell’amico Arjuna. Vyasa scrisse anche il dialogo tra Krishna e Arjuna avvenuto durante la battaglia di Kuruksetra conosciuto come Srimad Bhagavad-gita, oggi tradotta in tutte le lingue moderne e considerato il testo base della filosofia vedica. Da Veda Vyasa la successione disciplica iniziò quindi a trasmettere la conoscenza Vedica per iscritto ed è giunta fino ai nostri giorni. 


 


 

 

 

I Veda originali (Sruti) sono quattro: Rig Veda, Sama Veda, Yajur Veda, Atharva Veda. 

Il Rigveda è stato diviso in 21 branche, lo Yajurveda in 100 branche, il Samaveda in 1.000 branche e l'Atharvaveda in 9 branche. Ogni branca possiede a sua volta quattro categorie chiamate Samhita (contengono Mantra), Brahmana (contengono preghiere), Aranyaka e Upanisad (entrambe con contenuti filosofici). In tutto i Veda sono costituiti da 1.130 Samhita, 1130 Brahmana, 1130 Aranyaka e 1130 Upanisad, per un totale di 4.520 titoli. Vi sono poi: 

4 Upaveda: Ayur (sulla Medicina), Gandharva (sulla Musica), Dhanur (sulle arti marziali) e Sthapatya (sull'architettura). 

6 Vedanta (testi di supporto alla comprensione del Veda): Siksa (pronuncia), Canda (metrica poetica), Nirukta (etimologia e lessico), Vyakarana (grammatica), Kalpa (rituale), Jyotisa (astronomia e astrologia). 

 

 

Oltre a questi Veda vi sono gli scritti, i commentari e le analisi sui Veda compilati dai maestri che sono definiti smriti. Vi sono in tutto: 

20 Smriti - dharma-sastra scritti da 20 grandi saggi: Manu, Atri, Visnu, Harita, Yajnavalkya, Usana, Angira, Yama, Apastamba, Samvarta, Katyayana, Brhaspati, Parasara, Vyasa, Sankha, Likhita, Daksa, Gautama, Satatapa, Vasistha. 

2 Itihasa - i racconti storici del Ramayana e del Mahabharata (che contiene la Srimad Bhagavad-Gita) 

18 Purana - sono delle spiegazioni dei Veda in modo da renderli più comprensibili per chi desidera intraprendere la vita spirituale, tra questi specialmente rimarchevole lo Srimad-Bhagavatam, il Purana immacolato. 

18 Mahapurana - sono testi che risollevano gradualmente le anime condizionate dall'ignoranza alla pura virtù perchè possano successivamente giungere alla perfezione della vita. 

18 Upapurana - contenenti le differenti concezioni filosofiche e spirituali. 

18 Vidya o Sastra - principali conoscenze come ad esempio la medicina, l'architettura, la diplomazia, l'astrofisica, la matematica, la chimica dei materiali, l'astrologia, la politica, l'organizzazione sociale, ecc. 

64 Kala - testi sulla pratica dei 64 tipi di arti (cantare, suonare strumenti musicali, danzare, recitare in teatro, dipingere, dipingere il corpo con terre colorate e cosmetici, fare disegni con polvere di riso e fiori, decorare con i fiori, fare musica con l'acqua, fare giochi d'acqua, miscelare i colori, fare ghirlande, decorare i capelli con ghirlande e fiori, abbigliarsi, decorare le orecchie, creare fragranze, decorarsi con ornamenti, fare magia, giochi di prestigio, gastronomia, preparare bevande, ricamare, giocare con la corda, suonare la vina e il damaru, risolvere enigmi, recitare versi in particolari circostanze, creare versetti difficili, recitare libri, recitare commedie e storie, risolvere enigmi, preparazione dei disegni sulla stoffa, costruire frecce e lance, filare al telaio, carpenteria, architettura, analizzare metalli e gioielli, metallurgia, tingere le pietre, mineralogia, erboristeria, fare la lotta e il combattimento sportivo, addomesticare pappagalli, applicare profumi, curare i capelli, inviare messaggi con segnali, sofistica, parlare diversi dialetti o lingue, costruire giocattoli, costruire macchine di ogni genere (yantra), saper usare gli amuleti, fare conversazione, memorizzare versi e composizioni lessicografiche, celare la propria identità col travestimento, giochi d'azzardo, arti magiche, conoscere i vari tipi di fantasmi, guidare il carro, scrivere, prendersi cura di elefanti e cavalli, preparare la tambula, nuotare). 

64 Agama o Tantra - i vari tipi di adorazione, principalmente suddivisi in tre categorie: Vaishnava, Saiva e Shakta. 


 


 

Con l'influenza del tempo, molti testi sono stati perduti, rubati e distrutti (i soldati di Alessandro Magno utilizzarono le Scritture come combustibile nelle cucine, i musulmani li distruggevano quando se ne presentava l'occasione; i britannici portarono via molte scritture, i tedeschi e i russi presero il Dhanur Veda che contiene la conoscenza della scienza militare).  

Così attualmente secondo Jiva Gosvami sono rimasti disponibili in tutto 11 Samhita, 18 Brahmana , 7 Aranyakas , e 220 Upanisad. Tutto questo è inferiore al 6 % dei Veda originali. 

In questo modo oggi il Veda non può essere studiato correttamente, sarebbe come voler comprendere un libro leggendone solo un capitolo. Inoltre, non esistono dei brahmana qualificati per insegnare i Veda. Mahaprabhu ha sottolineato perciò che lo Srimad-Bhagavatam e i libri dei Goswami di Vrindavana (Gosvami-grantha) costituiscono l'essenza della conoscenza più intima del rasa e la loro importanza supera persino tutte le scritture vediche originali. 

 

 

In India esistono 4 scuole filosofiche autentiche che tramandano questa conoscenza da 5000 anni, e sono dette le quattro sampradaya (Brahma, Rudra, Sri e Kumara). 

L’India rappresenta non solo la culla della conoscenza, ma è anche il luogo che conserva la memoria storica di accadimenti avvenuti in ere passate, che contiene la storia dell'umanità e delle dinastie che hanno popolato il mondo.  


 


 

Soprattutto in India sono apparse grandi personalità sante e varie incarnazioni di Dio. Molti di questi luoghi importanti mostrano la presenza e la storia di queste personalità testimoniandone la loro venuta. 

Nella tradizione Vedica si consiglia la pratica della visita ai luoghi sacri per poter riceverne i benefici, soprattutto i luoghi dell’apparizione di Radha- Krishna, di Sri Rama e di tutte le incarnazioni di Dio. 

 

 

Ancora oggi sempre più milioni di persone si recano in India per partecipare ai grandi festival come quello della Kumbha mela alla confluenza dei tre fiumi sacri, ogni 4 anni all’equinozio di primavera, che raccoglie fino a 70 milioni di pellegrini; oppure al Vrajamandala Parikrama nel distretto di Mathura U.P. ogni anno nel mese di Ottobre/Novembre, dove i pellegrini percorrono le 12 foreste di Vrindavana per raggiungere i luoghi di gioco di Krishna, i templi, le rocce, i laghetti; oppure a Navadvipa nel Bengala occidentale, la terra dove apparve Sri Krishna Caitanya Mahaprabhu 500 anni fa, Krishna stesso con il sentimento di Srimati Radhika disceso per portare la bellezza dell’amore per Dio e per diffondere il canto del maha mantra Hare Krishna Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare, Hare Rama Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare. Come la sillaba Om è la rappresentazione sonora del Signore, così il maha mantra non è differente dalla sillaba Om, essendo la medesima rappresentazione del Signore arricchita dalla potenza delle Sue qualità, passatempi e aspetto, i quali stimolano chi lo recita o lo canta a risvegliare in sé quei sentimenti ed emozioni spirituali volti alla realizzazione della dolcezza dell’amore per Dio. 


 


 

 


fonte http://goo.gl/Uq9rfD
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