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Psicologia Vedica

pubblicato 08 giu 2014, 03:19 da TEMPO diSERVIRE

Psicologia Vedica

 

 

Psicologia vedica

 

Filosofia e Psicologia Vediche 

Gran parte dell’erudizione accademica rispecchia il proverbiale caso medico: “l’operazione è riuscita, ma il paziente è morto”. Il paragone è particolarmente significativo in quanto si può osservare che tra le elucubrazioni mentali e la logica “infallibile” di teorie e argomentazioni filosofiche, è spesso la vita a rimetterci. La filosofia indiana trae origine e ispirazione dalla vita e, dopo essere passata per scuole e teorie, ritorna a calarsi nella vita. Si può dire che ogni sistema filosofico indiano è alla ricerca della verità così come i sistemi filosofici occidentali, ma questa verità non è quella accademica, conoscenza fine a se stessa, non è come per l’occidente una verità che porta all’informazione, bensì alla trasformazione e, in ultima analisi, alla liberazione. 

Seppur attraversando percorsi diversi, generalmente i sistemi filosofici indiani mirano all’obiettivo della liberazione del jivatma, l’anima, dai suoi condizionamenti, e al ritorno alla sua posizione originale di ananda, beatitudine. A questo fine etica, metafisica, logica, epistemologia e psicologia concorrono a creare una visione globale e non vengono affrontati come campi tra loro separati. Il concetto dello stretto legame tra filosofia e vita è il primo vetrino di cui noi occidentali dovremmo dotare il microscopio della nostra intelligenza per poter apprezzare profondamente la filosofia e la psicologia indovedica.
Nella tradizione indovedica la conoscenza è operativa e realizzativa, ha il potere intrinseco di trasformare, non è mero concettualizzare, ma comprendere che si trasmuta in essere. Chi intende accostarsi con serietà a questo tipo di filosofia deve essere pronto a viverla e a sperimentare su se stesso le verità e le conclusioni filosofiche raggiunte, in un contesto in cui la libertà è la liberazione dalle reti dell’illusione (maya), dalla trappola dell’immagine fallace del mondo che ci viene proposta dai sensi.

Generalmente l’individuo occidentale si forma un’immagine della realtà basata sulle informazioni elaborate dalla mente a partire dalle percezioni fornite dai sensi. I nostri sensi tuttavia sono universalmente riconosciuti come imperfetti e inoltre le rappresentazioni che ci forniscono, associate alle diverse interpretazioni mentali, danno luogo ad innumerevoli visioni del mondo, sulla base delle quali poi vengono sviluppate conclusioni magari perfettamente logiche, ma prive di fondamenta solide. È il dominio della relatività. Eppure quando un fenomeno si ripete con le medesime modalità e molti osservatori lo sperimentano in egual modo, quell’evento, per un ricercatore occidentale, è reale. Nella tradizione indovedica invece il concetto di realtà è intimamente connesso a quello di assoluto e si contrappone all’idea di fenomeno, apparenza, nel senso di transitorietà. Possiamo essere sicuri, sulla base della nostra percezione sensoriale, di avere di fronte un pericoloso serpente, e dunque lo consideriamo reale, ma se invece si tratta di una corda , allora siamo caduti sotto l’illusione, e nella nostra ignoranza la stiamo considerando realtà. I sensi e la mente si rivelano strumenti limitati nella comprensione della realtà, quando per realtà si intende l’assoluto. Il reale può essere colto quando il pensiero si perfeziona nell’intuizione.

Il pensiero indovedico, rispetto all’occidentale, utilizza un differente metodo di indagine filosofica, e varia anche il processo mediante il quale viene creato e sviluppato il concetto stesso di filosofia e psicologia. Per una corretta comprensione della filosofia e della psicologia indovediche occorre anche rivedere il concetto di progresso, che viene normalmente visto nella cultura occidentale come necessario e sinonimo di evoluzione in tutti i campi. Le filosofie orientali sono invece legate al vincolo della tradizione, intesa come garanzia di autenticità e depositaria del valore del messaggio. Non troveremo dunque, se volessimo cercarlo per desumerne una presunta crescita, un progresso nel pensiero fondamentale indiano. Più in generale è opinione ormai diffusa che sia inopportuno applicare il metodo storico allo studio della cultura indovedica. Questo è vero soprattutto quando si vogliano fare dei calcoli cronologici per stabilire l’epoca delle diverse scuole, in quanto, ammesso che si possa risalire ai manoscritti originali, questo non direbbe assolutamente nulla sull’età della formulazione della dottrina considerata poiché è difficile sapere quanto sia durata la trasmissione orale anteriore. La tradizione dell’insegnamento orale peraltro non è necessariamente da associare all’assenza della scrittura, la cui origine è certo remotissima, bensì alla fiducia nella trasmissione orale che, seguendo il criterio della successione da maestro a discepolo, non ne altera i contenuti, dato l’interesse che la sua conservazione integrale presenta. Tuttora si può rilevare che in India la fissazione attraverso la scrittura non ha comportato la fine della tradizione orale. 

I Veda sono i più antichi documenti dello spirito umano di cui siamo in possesso. La radice sanscrita vid del termine Veda significa “sapienza” o anche “visione”, infatti i saggi autori li hanno compilati sulla base di una visione interiore, possibile solo quando e dove la filosofia venga vissuta e si sia acquisita purezza d’animo. Da tale fonte interiore il saggio, o rishi, rivela la verità della vita, una verità che il semplice intelletto non è in grado di cogliere. Tali esperienze intuitive sono alla portata di tutti gli uomini, purché essi lo vogliano. Ciò che è dogma per l’uomo comune diventa esperienza per il puro di cuore.

 

 

La Psicologia Bhagavata 
nei Veda


In realtà tutta la Bhagavad-gita basa i suoi insegnamenti 

sulla psicologia o sul fattore psicologico...


di 

Rupa Vilas das 

 

Sri Krishna e il suo devoto Arjuna sul campo di battaglia di Kuruksetra (India).
Sri Krishna e il suo devoto Arjuna sul campo di battaglia di Kuruksetra (India). 

 


La Psicologia Bhagavata, in special modo quella descritta nella Bhagavad-gita, può essere considerata come ‘psicologia del consiglio’, in quanto Srì Krishna, come consulente esperto in materia religiosa e spirituale, consiglia incessantemente Arjuna (rappresentando Arjuna la totalità degli esseri umani e Sri Krishna il maestro spirituale supremo, Dio) su come svolgere la propria attività, sia spirituale che materiale, in abbinamento al dovere accordato ad ogni essere vivente ed in riferimento alla Persona Suprema. 

Sempre di consiglio si prefigura l’aiuto donato con tanto amore da Dio, perché l’anima è in grado di rigettare o accettare la consulenza in accordo al suo libero arbitrio, mai questi insegnamenti si conformano ad attività mentali impositive o coercitive. L’insegnamento donato da Sri Krishna ad Arjuna è basato su argomentazioni totalmente prive di interesse personale, sia materiale che spirituale, in quanto la Suprema Persona è completamente equanime verso ogni anima. Anche se alcuni argomenti possono sembrare di parte, Egli manifesta questi consigli in accordo all’amore che un padre manifesta nei confronti del figlio per non farlo soffrire. 

Questi consigli sono impartiti offrendo una duplice versione. La natura materiale basa la sua esistenza sulla dualità, Dio pertanto è molto rispettoso e dona nel migliore modo possibile la Sua rivelazione, argomentando in modo più che esauriente, fornendo prima una versione poi un’altra sulla stessa dissertazione, lasciando scegliere in modo libero chi di questi assiomi, sia in un modo che nell’altro, ne vuole seguire l’essenza per farne la via maestra della propria vita (B.G. 3.31-32; 35). 

In realtà tutta la Bhagavad-gita basa i suoi insegnamenti sulla psicologia o sul fattore psicologico, in quanto argomenti come: la mente, l’ego, l’intelligenza, i sensi, gli organi di percezione, gli organi d’azione, l’azione e l’agire (attività), il condizionamento, le influenze della natura materiale, la propria funzione, il proprio dovere, la propria conoscenza, le proprie qualità, la coscienza, il valore, l’unicità, la libertà, l’amore, la felicità, la gioia, la sofferenza e il dolore, la determinazione (autodeterminazione, autovalutazione), la lussuria, la collera, l’invidia ecc. e tutti quei moti dissenzienti nei confronti di Dio, che nascono dall’anima (B.G. 3.36-43), sono argomenti appunto psicologici, in quanto la psicologia (psiche: ‘anima’ – logia: ‘discorso’), nata dalla filosofia da un punto di vista generico, si suole definire la ‘scienza dell’anima’, della sua natura, delle sue funzioni, del suo rapporto col corpo e di ciò che la circonda.

Sappiamo che la mente, così come tutti gli aspetti corporei, concorrono al benessere generale del corpo. Parlare d’interscambio dinamico, di coinvolgimenti attivi, di reciproco aiuto tra organo e organo, ma non solo, d’interazioni tra la stessa dimensione corporea grossolana (terra, acqua, fuoco, aria, etere) e quella sottile (mente, intelligenza, falso ego) e soprattutto tra la dimensione immanente e trascendente, è sapere già acquisito e reso disponibile dai testi vedici: essi sono argomenti di natura prettamente psicologica, che la scienza medica dell’Ayurveda già conosceva 5.000 anni fa. 

L’Ayurveda è una conoscenza di valore universale, basata su principi scientifici, che chiunque può usare per il proprio beneficio. L’Ayurveda non appartiene come bagaglio culturale solo all’India (dove è largamente diffusa), ma essendo una conoscenza applicabile universalmente, essa è patrimonio e ricchezza di tutta l’umanità. L’Ayurveda essendo una medicina olistica, basata su principi e rimedi completamente naturali, è una scienza che ben si addice all’utilizzo proprio della Psicologia Bhagavata. L’Ayurveda tiene conto di tutti i problemi che riguardano la persona ed è interessata anche alla sua qualità di vita da un punto di vista fisico, mentale, intellettuale, spirituale. 

La psicologia studia i fenomeni della vita affettiva e mentale dell’uomo, come gli istinti, le emozioni, i sentimenti, le percezioni, la memoria, la volontà, l’intelligenza ecc.; studia anche quelli del comportamento sociale, culturale ed evolutivo, analitico ed applicativo; di quello introspettivo; del conscio o dell’inconscio, sia personale che collettivo; degli aspetti filosofici classici metafisici, inerenti alla realtà dell’anima; fino ai moti, alle reazioni e al pensare della persona, che nascono dagli intendimenti e dai convincimenti, dal comportamento e dall’apprendimento vitale. La Psicologia Bhagavata, oltre ad occuparsi di tutti questi argomenti, indaga ed approfondisce il rapporto interagente, non solo con l’uomo e sé stesso, ma tra la persona e l’ambiente, la persona e altre persone, ma soprattutto la persona e Dio, considerando in questo rapporto non solo l’aspetto relazionale (servizio devozionale) ma anche gli stati d’animo, le reazioni spirituali, i sentimenti (rasa) nati in riferimento all’amore con la Verità Assoluta. 

Sono tutti aspetti che se presi uno ad uno formano tante piccole verità, ma se messe insieme formano la Psicologia in assoluto, in quanto non è possibile dividere le esperienze personali, di natura interiore, immanente, dall’ambiente, dal rapporto con gli altri e con Dio, perché esse non sono avulse le une dalle altre, ma correlate, interagenti, interdipendenti, unite, ma allo stesso tempo personali nelle loro esposizioni. L’essere umano è un insieme di vari aspetti. Quelli intellettivi, mentali ed egoici formano il corpo sottile; i cinque elementi della natura materiale, gli organi di percezione, d’azione e i cinque sensi formano invece il corpo grossolano; le configurazioni immanenti e trascendenti formano l’aspetto metafisico o spirituale. 

Non tenere in debita considerazione queste componenti equivale a non valutare nella sua totalità l’uomo, in quanto egli vive perché tutti questi elementi risiedono in armonia dentro di lui. Oggigiorno si tende a ridimensionare e a volte a trasformare in un problema l’aspetto più importante di una persona: l’anima. Le neuroscienze si stanno muovendo verso un riduzionismo, un fisicalismo, uno scientismo che non tiene conto della metafisica, demandando alle semplici regole del comportamento, dei meccanismi cerebrali e delle attività mentali, un procedimento che di per sé è molto più complicato e formato anche dalle passioni, dai sentimenti, dai desideri e dagli slanci che solo l’uomo conosce e che se indirizzati verso la verità portano a conoscenze più profonde. 

La Psicologia Bhagavata gioca un ruolo di fondamentale importanza in questa società, perché abbina alle conoscenze psicologiche di base conoscenze trascendentali, non riducendo la mente o la persona a un semplice ammasso d’atomi o di molecole. Essa vuole essere punto di riferimento per coloro che hanno intenzione di studiare l’uomo non a segmenti, ma nella sua totalità, considerando lo stesso come un’interazione armonica, ma allo stesso tempo distinta, tra corpo e anima e non come un evento casuale, ma causale, determinata nella sua esistenza da una volontà a noi superiore, Divina. La Psicologia descritta nei Veda, non è una disciplina culturale fine a sé stessa, ma la conoscenza di un aiuto, di un percorso interiore, di un movimento volto verso la verità, che manifesta il suo frutto nel sapere stare accanto a sé stessi, all’altro, all’ambiente circostante e a Dio e per questo anche terapeutica. 

Il miglioramento non consiste nell’indirizzare la persona verso una pedagogia solamente formale, considerando solo gli aspetti esteriori o palesi, ma indirizzare l’individuo ad un’educazione piena che tenga in considerazione anche in questo caso non solo della dimensione fisica, mentale, intellettuale, ma anche di quella consapevole così come di quella spirituale. Pertanto la Psicologia Bhagavata è da intendersi come un dono dato da Dio alla persona, perché essa possa approfondire la considerazione che ha di sé stessa, degli altri, della creazione materiale, spirituale e di Dio. 

La Psicologia Bhagavata è una disciplina scientifica effettivamente incisiva, reale, concreta, funzionale che può essere applicata e perciò capace d’incidere realmente sul vissuto delle persone. Quindi la Psicologia Bhagavata si propone come scienza guida per le altre scienze, perché votata al servizio dell’uomo; introduce un nuovo approccio epistemologico ed antropologico della persona; ha una visione completa della sua meta conoscitiva (Dio); è autonoma ma allo stesso tempo interagisce non in modo dicotomico con altre conoscenze sempre nei Veda descritte, o con altre scienze psicologiche; è aperta al trascendente; non è disposta a compromessi ed è concreta e funzionale; soprattutto è un dono prezioso che deve servire come beneficio all’umanità intera, essendo i suoi principi universalmente riconosciuti. 

In sintesi che cos’è la malattia se non disordine, ignoranza, mancanza di conoscenza delle leggi universali e di libertà in un ambito. Ogni malattia, ogni disordine, ha sempre una causa e la Psicologia Bhagavata usa il suo metodo investigativo. Conoscere le cause, i fattori scatenanti la patologia, permette alla Psicologia Bhagavata di dare un’immagine, un nome, di abbinare caratteristiche ben precise ad un avversario che in modo subdolo si insinua tra le pieghe dell’essere. La patologia nasce nel momento in cui la persona manifesta pensieri e a questi seguono errate interpretazioni degli eventi che la coinvolgono. 

La Psicologia Bhagavata interviene sulla base cognitiva della persona, insegnando alla stessa attraverso le cause e gli effetti ad identificare, analizzare e correggere i pensieri e le azioni che le creano disagio e sofferenza, alterando inutilmente il suo stato d’animo. Occorre abbinare oltre a ciò la consapevolezza che in determinati frangenti l’impotenza nei confronti della vita è totale, se non ci si aggrappa con forza al Signore. Pertanto la Psicologia Bhagavata, vincolata nella sua linea di condotta da un rigore sostanzialmente etico-morale, scientifico e spirituale, in modo propedeutico, pone l’uomo di fronte al creato, preparandolo ad affrontare le sue responsabilità in accordo alle leggi universali che regolano la vita umana, per il suo benessere psico-fisico. 

La Psicologia Bhagavata diventa perciò ricettacolo e manifestazione prorompente d’energia benefica e rigenerante dove il punto focale di tutto è la persona, vista come parte integrante e interagente del tutto (la natura materiale in cui vive e Dio creatore) ma allo stesso tempo distinta da tutto ciò e per questo identificabile nelle sue esigenze e nel suo modo d’essere. La scienza occidentale ci ha abituati ad approfondire separatamente diverse conoscenze in favore d’interventi separati, in direzione di quel mondo complesso e globale che è l’essere umano. La Psicologia Bhagavata vuole invertire questa tendenza. E

ssa da sempre inserisce nel proprio modo d’agire una visione del mondo e dell’uomo basati non su un dualismo corpo-anima o materia-spirito, non su un dualismo d’aiuto alla persona, non su un dualismo sapienziale, ma su una visione del mondo organica ed olistica. La Psicologia Bhagavata è quella realtà che più da vicino cerca di conoscere l’uomo stesso nella sua interezza, in quanto totalità organizzata e non semplice somma di parti. La visione olistica, (dal greco òlos: ‘tutto intero’) permette di valutare l’essere umano nel suo significato più ampio possibile, in modo da considerare lo stesso in tutti i suoi aspetti: spirituali, fisici e psichici. 

La Psicologia Bhagavata è una scienza olistica che si rivolge al pieno benessere della persona; è pertanto rivolta a conoscere la complessità delle risorse interiori che la persona stessa può usare per uscire dal suo disagio. La Psicologia Bhagavata cerca di fare leva su tutte le risorse della persona e tra queste non può evidentemente escludere la risorsa relativa alla sensibilità spirituale e a quella religiosa. Se nella psicologia normale l’oggetto di studio è il comportamento in senso generale con il quale si può definire l’essere umano, e si basa sul modello etico-ontologico dello studio sistematico dell’essere, della sua esistenza, in quanto a ente, la sua natura e funzione, nella Psicologia Vedica, viceversa il suo oggetto di studio diventa l’uomo, preso in tutta la sua complessità psicofisica, compresa la sua dimensione metafisica, spirituale, nella sua interazione personale con sé stesso, personale con gli altri, personale con la creazione e del suo rapporto personale, che lo unisce al suo Creatore (B.G. 4.9-10). 

Pertanto questo articolo farà proprio il termine ‘psicologia’, ma allo stesso tempo, allargherà e completerà il significato dello stesso, aggiungendo concetti religiosi, spirituali e teisti, in funzione d’una visione olistica che tenga conto della strutturazione dell’uomo nel suo insieme, della conoscenza di Dio e delle sue innumerevoli energie e della relazione che la Verità Assoluta mette in atto per interagire con le stesse, ma soprattutto con le Sue particelle singole infinitesimali (anime). Infine questo articolo è a conoscenza che la normale psicologia si compone di diverse discipline: la psicologia sperimentale, la psicologia differenziale, la psicologia individuale, la psicoanalisi, l’analisi psicologica, la psicologia infantile, la psicologia sociale, la psicopatologia, la psicologia storica ecc., ma queste frammentate e limitate comprensioni non possono apportare alcun beneficio alla persona, in quanto occorre avere un quadro d’insieme generale che permetta di riconoscere fin nei minimi dettagli chi è l’uomo, che ruolo svolge in questa dimensione materiale, la differenza tra anima e corpo e che nesso esiste tra l’essere umano e il suo Creatore. 

Questa conoscenza è disponibile e si trova conservata in uno scrigno (i Veda) da sempre ma per indolenza, falso ego e invidia nei confronti di Dio, questa conoscenza eterna ed universale è rimasta nel limbo per troppo tempo, senza essere usata. La Bhagavad-gita così come lo Srimad-Bhagavatam forniscono informazioni più che dettagliate sulla natura e sull’attività propria dei sensi, della mente, dell’intelligenza, della coscienza, dell’anima e di Dio. La conoscenza vedica in generale è una vastissima enciclopedia, non solo spirituale ma anche scientifica, e il ricercatore serio può trovarvi ogni tipo d’informazione perché corredata all’esistenza stessa dell’uomo. 


Rupa Vilasa Das è laureato in teologia e studio comparato delle religioni, ha un master in pedagogia clinica e uno in psicologia di consultazione.

 Insegna psicologia nei corsi FSE ed ha un proprio studio di consulenza psicologica e pedagogica. Per contatti e informazioni: rupavilasa@bhaktisvarupadamodara.com

 

                                              (Tratto a Movimento ISKCON)

 

 

  

 

 

 



 
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