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la Madre Nera

pubblicato 15 giu 2014, 08:12 da TEMPO diSERVIRE





Nell' Induismo, tutte le Dee sono una raffigurazione di Devi (Dea). Le innumerevoli forme in cui viene rappresentata servono soltanto a consentire alle nostre menti umane di poter vedere le sue innumerevoli manifestazioni nel mondo che ci circonda.
Come Devi, Essa è la madre della morte e del tempo che porterà tutto verso la fine, al sonno senza tempo da cui si risveglieranno nuove ere. Come sue ipotesi di raffigurazione è Parvati che si manifesta come appassionato attaccamento alla sessualità, come Shakti (potere animatore) e padrona di Shiva (creatore e distruttore).



Come Durga, la guerriera che libera il mondo dal male. Altri suoi nomi sono Shaarika
nel Kashmir, Sati (la donna virtuosa), Mahadevi (la Grande Madre), Jaganmata (la madre del mondo), ma anche Sarasvati, Lakshimi, etc. L'iconografia di Kali appare molto aggressiva e spaventosa; a livello culturale, questa figura appare completamente opposta a quella della donna indiana che è sempre subalterna al marito. E’ una delle Dee più importanti e maggiormente cultuata nel Nord dell'India e la ritroviamo anche nel buddismo
come Durga.

Kali e la figura femminile Induista

Kali viene raffigurata in modo quasi osceno, secondo i canoni di comportamento e libertà data alle donne nella cultura Indù. Ma uno dei messaggi che essa porta è che allontanandosi dal proprio stato mentale si riesce a scorgere la verità. Kali è l'indipendenza totale dal maschile, infatti è sempre inesorabilmente sola e spesso domina il principio maschile. In alcuni miti il Dio Shiva nasce da Lei, in altri lo uccide danzando su di Lui; questo fatto viene visto, secondo alcune filosofie yogiche, come la rappresentazione della creazione (pakriti) della natura e degli esseri nati da Lei come Shiva stesso (purusha); quindi è l'immobilità del tempo e del sostegno del principio maschile verso quello femminile. Come se tutto facesse capo al principio femminile e come se tutta la creazione facesse riferimento a questo e il maschile ne fosse il sostegno e la consapevolezza.



Quindi il principio femminile diviene fondamentale, ma non senza il maschile, come mezzo tramite il quale si possa ottenere la caduta di ogni dualità (come in molti culti pagani occidentali e soprattutto “stregonici” che hanno la Dea come principio unico). Questo sebbene nella maggior parte delle leggende Kali sia la sposa di Shiva.

Ma in altre visioni, come nel Tantra, Kali è una forma divina indipendente dalla quale prendono forma le altre manifestazioni Divine: anche in alcuni testi dello Shakta, infatti, Essa è creatrice dell'universo e degli Dèi. Kali è l'ultima realtà che non ha compromessi.

Kali e la sua raffigurazione iconografica

E’ rappresentata mentre danza nuda sul corpo ormai morto di Shiva, i suoi capelli sono lunghi e sciolti, il suo volto è sconvolto da una smorfia in cui gli occhi sono spalancati, il volto nero e la lingua rossa che si protende dalla bocca spalancata (iconografia molto simile alle nostre Gorgoni), le sue mani stringono armi, la sua collana e gli orecchini sono fatti di teschi di demoni, di teste umane e animali. La sua iconografia è dominata dal sangue e dai colori rosso e nero. Kali è il genere femminile del sanscrito Kala che significa “tempo”, ma anche nero. Infatti Essa è chiamata anche Colei che consuma il Tempo o Colei che è Nera. L' associazione al colore nero deriva dal contrasto con il colore del marito Shiva, il cui corpo è ricoperto di cenere bianca. E’ libera, fuori da ogni schema e norma, vive nei cimiteri e nelle foreste. Nei
testi antichi veniva raffigurata come un essere brutto e di aspetto sgradevole, mentre oggi è sempre vista bellissima, sessualmente attiva e provocante nelle sue forme.



Le teste dei Demoni o Asura

Nella cultura Induista e Buddista rappresentano semplicemente gli ostacoli lungo il percorso spirituale dell'illu-minazione. Il nome di Kali, “Tempo”, ci ricorda che si dovrebbe sacrificare la vita ordinaria in nome di quella eterna.

La lingua

La Dea viene sempre rappresentata con la lingua fuori, allungata, simbolo della sua sete di sangue, di sesso e di sostanze proibite e intossicanti. Ma in realtà rappresenta la caduta di ogni sua distinzione tra la dualità, essendo trascendenza assoluta. Nel Rig-Veda come Kalì la Dea non viene raffigurata in forma antropomorfa ma come una delle sette lingue fiammeggianti del Dio Agni (Divinità del Fuoco alla quale è sempre in qualche modo collegata). In questo testo viene chiamata Raatri che è il prototipo della Dea da cui prendono forma sia Kali che Durga.



I capelli
La Dea è rappresentata con i capelli sciolti, una sua particolarità che nell'Induismo indica la libertà, la dissoluzione e la non sottomissione, divenendo simbolo, quindi, di caos.



Le braccia

Kali viene raffigurata con molte braccia, ogni braccio rappresenta una qualità della Dea. Nelle figure più comuni ha quattro braccia che simboleggiano il ciclo di creazione-distruzione (azzardando, potrebbe esserci una similitudine con la simbologia dei quattro sabba maggiori, potrebbe esserci una visione simile). Un esempio sono la spada e la testa: la spada che taglia di netto e divide l'illusione dalla realtà e la testa tagliata il cui taglio rappresenta la perdita dell'ego, la libertà dai desideri e dagli attaccamenti del mondo.

La nudità e il colore nero

Attributi esclusivi di Kali, il corpo nudo rappresenta il luminoso fuoco della verità che non può essere coperto da Maya (illusione) e il colore nero è ciò che contiene tutti i colori e nessuno.

Il cimitero

Kali viene rappresentata nei campi di battaglia dove sconfigge demoni e viene rappresentata anche nei campi crematori dove vengono portati i cadaveri. Calcutta è uno dei più grandi centri in cui i cadaveri vengono cremati, perché si crede che morire a Calcutta aiuti l'anima ad arrivare all'illuminazione con lo spargimento delle ceneri nel fiume Gange. Infatti, è una città tempio, e deve il suo nome al termine Kalighat (i gradini di Kali, che scendono nel Gange). La cenere dei roghi è anche il simbolo che con il fuoco di Kali è possibile bruciare tutte le limitazioni e che dalla loro cenere scaturisce la conoscenza (una possibile interpretazione del mito occidentale della Fenice, anche se da intendersi con molta cautela).



La danza

Kali viene spesso raffigurata mentre danza sui cadaveri e a volte sul corpo del marito Shiva morto. Quando si tratta di cadaveri di semplici esseri umani, la figura simboleggia l'offerta
dell'ego; mentre la danza su Shiva morto ha solitamente varie interpretazioni mitologiche alcune delle quali sono le seguenti:



1)Si narra che Kali scese sul campo di battaglia e sconfisse demoni di cui bevve il sangue e questa sua lotta, vista come una danza, mise in pericolo l'esistenza stessa del mondo. Shiva cercò di fermarla, ma lei non lo ascoltò, allora il suo sposo si gettò davanti ai suoi piedi e lei, accorgendosi di calpestare il corpo dell'amato, ritornò in sé e si placò.

2) Kali combatté e uccise due demoni e celebrò la sua vittoria estraendo tutto il sangue dai loro corpi, quindi ebbra della strage si mise a danzare. Inebriata dalla sensazione della carne sotto i suoi piedi, danzava in modo sempre più frenetico, finché comprese che Shiva era sotto i suoi piedi e che lo stava uccidendo e per qualche istante rallentò la danza, ma poi riprese, perché la danza di Kali è la danza che pone fine al mondo (anche Shiva è un dio danzante, ma la sua danza crea il mondo).

3) Si racconta anche che un giorno Kali e Shiva iniziarono a danzare insieme, ma divennero così selvaggi e competitivi che il mondo cominciò ad andare in pezzi... e ancora non hanno smesso di danzare, in vita e morte non si fermano mai finché non ci sarà più nulla e tutti saremo liberi dal Samsara (la ruota del tempo). 

La collana di teschi e teste mozzate

I teschi di questa collana, oltre a rappresentare gli Asura sconfitti, rappresentano le 50 lettere dell'alfabeto sanscrito e di conseguenza il loro suono (un’iconografia simile la troviamo presso i Celti nel dio Ogma, il dio degli Ogham), come se la creazione avvenisse attraverso il suono (nell'induismo viene data molta importanza ai mantra, che sono canti a volte senza significati nella traduzione letterale, semplici vibrazioni per far risuonare il nostro corpo come fosse una grancassa).

La cintura di braccia tagliate

Questa raffigurazione non sempre si trova nell'iconografia classica e rappresenta la capacità di agire, quindi di creare karma (qualsiasi pensiero o azione fatto con consapevolezza crea karma, almeno questa è la visione del mondo buddista).



Il letto di serpenti

In alcune raffigurazioni, Kali porta su di sé dei serpenti, oppure riposa su un letto di serpenti, un’ iconografia a cui si dà il nome di trasformazione (personalmente, in questo vedo un riferimento al suo potere ctonio di unione con la terra e alla trasformazione come il mutare della pelle dei serpenti, cosa comune a molte Dee dei serpenti occidentali come la Potnia Cretese).

I luoghi di culto

Il più famoso è il Kalighat di Calcutta ed è uno dei 51 Shakti pitha nell'India centrale ma ce ne sono anche nel Kashmir a Srinagar e anche nel west Bengala molti templi sono dedicati a Lei. Il concetto di tempio o luogo di culto non sono conformi all'idea di chiesa come qui in
Occidente; vi sono templi con Bramini dedicati, ma in India - dove il divino permea tutto - si possono trovare anche intere colline dedicate (fino ai villaggi sottostanti) alla Dea, infatti vengono intese zone di culto sia luoghi che pietre o fonti con particolari energie che possono avere importanza anche solo a livello personale (una visione molto simile a quella dell'antico paganesimo occidentale). Un grande mahatma come Ramana Maharishi era molto favorevole ai pellegrinaggi ai luoghi sacri, un aspetto che a noi non arriva dal Cristianesimo, essendo una pratica pagana di cui questa religione si è impadronita nel medioevo. Ma tornando a Maharishi: egli adorava una montagna che vedeva come la rappresentazione del Dio Shiva e per lui andare in quel luogo equivaleva ad andare in pellegrinaggio o ad andare in un tempio
vero e proprio.

Lo Yoga e Kali

La pratica dello Yoga con questa divinità sono molteplici; uno di essi è il Tantra Yoga, ma vi è anche il Vama Marga, lo Yoga della mano sinistra che richiede il trascendere da ogni attaccamento alle cose materiali del mondo, una pratica che solitamente è trasmessa solo da
maestro a discepolo. Ma ci sono anche tipi di yoga che appartengono alla via della mano destra, quindi al Dkshima Marga.

Il Sadana

E’ una pratica spirituale che mette Kali al centro della vita del praticante, configurandosi come una morte ritualizzata e una rinascita nel suo grembo, dove l'io e l'altro vanno oltre i confini di
Maya (illusione) e dove solo Kali esiste. Essa dona al Sadhaka (praticante) alla fine della sua vita una forma di illuminazione fulminante, dove Maya viene tagliata con un gesto secco e deciso. Kali viene identificata con il respiro. L'espirazione è la morte e l'inspirazione è la rinascita. Portare un’ attenzione costante al respiro consente di percepire una trasformazione all'interno del corpo, perché il respiro quando fatto con consapevolezza (Pranayama) porta notevoli benefici e aiuta nella calma mentale diminuendo lo stress. Un altro metodo accessibile è Mantra Yoga, la ripetizione costante a voce alta di uno dei mantra di Kali, tra cui il mantra KLIM e KRIM o il mantra esteso come OM HRIM KLIM CHAMUDAVEJEI VICCHE SWAHA, oppure AUM KALI KAYE NAMAH AUM 



Il mantra non è tanto importante per il proprio significato, ma per la sua vibrazione energetica che agisce sui corpi sottili e sui chakra della persona che lo canta. Per dare un esempio di significato, analizziamo questo mantra OM o meglio AUM che ne è la giusta impostazione vocale: è il suono che rappresenta tutto l'universo, EIM è l'invocazione dell’energia della saggezza di Saraswati, HRIM è per la purificazione chiesta a Parvati e KLIM per la trasformazione chiesa a Kali. CHAMUNDA è uno dei nomi di Kali e VICCHE significa taglio, mentre SWAHA è il mantra dell'offerta. Quindi l'universo, la saggezza di Saraswati, la purificazione di Parvati e la trasformazione di Kali, Kali taglia! Questa è l'offerta! Noi siamo l'offerta. Insieme al Mantra Yoga può essere praticato lo Yantra Yoga; gli Yantra sono
disegni come i mandala che portano la vibrazione energetica della divinità o dell'energia che si vuole risvegliare.
 Praticando insieme le due discipline, la forma più il suono, si risveglierà il nostro corpo attraverso il Mantra e si illuminerà la nostra mente attraverso la visualizzazione dello Yantra. L'energia di Kali, essendo molto potente, può portare ad un veloce risveglio, ma è anche vero che non tutti possono avvicinarsi alla sua energia senza rimanere "scottati". Quindi è meglio sempre studiare prima bene quello che vogliamo fare e cosa vogliamo realmente raggiungere, altrimenti è preferibile seguire una via Yogica più adatta alla natura della nostra anima. Ma Kali può esserci sempre utile e di aiuto nei piccoli cambiamenti quotidiani soprattutto quando accadono contro la nostra volontà. Quindi può portarci l'aiuto per eliminare l'attaccamento da persone o situazioni del passato che ancora pesano sul nostro presente, anche solo come presenza mentale. In questo caso occorre entrare in sinergia con Kali attraverso il Mantra, lo Yantra, il Pranayama, portando alla mente il problema durante la pratica, offrendolo come il sacrificio.

Kali è una delle divinità del Tantra Induista, ma ho preferito lasciare quest’argomento, perché troppo complicato da spiegare in un articolo; ci vorrebbe un libro intero per spiegare soltanto la parola Tantra, nel suo vero significato filosofico, che non ha nulla a che fare con le pratiche sessuali che vengono propinate qui in Occidente. Inoltre, le pratiche Tantriche sono di solito tramandate da maestro a discepolo senza testi scritti e molte volte anche senza parole e sono malviste dalla religione Indù. Lascio a voi la libertà di eseguire ricerche su questo tema e vi incito soprattutto a non fermarvi a ciò che viene propinato in Occidente, che è una forma di
Tantra completamente sconvolta dall'originale Induista.

Bibliografia
*G.Dunwich, "Every Day Wicca", New Yersey 1997
*Rivista: Le Divinità Indiane (Gli speciali di Yoga), anno 1, n° 3 Agosto
2008
*P.Monagan, Figure di donna. Nei miti e nelle leggende. London 1981

Risorse web:
http://www.exoticindia.com
http://www.it.wikipedia.org/wiki/Portale:Induismo
http://en.wikipedia.org/wiki/Kali
http://it.wikipedia.org/wiki/Kali
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