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Ayurveda

pubblicato 07 giu 2014, 12:54 da TEMPO diSERVIRE

AYURVEDA


Ayurveda, il millenario sapere indiano

 

 

L’antica medicina tradizionale indiana non cura solo malattie e squilibri fisici: è soprattutto maestra di conoscenza. Ayurveda in sanscrito significa infatti scienza di vita.

Ayurveda è un termine sanscrito costituito dall’unione di due parole: Ayu che significa "vita" e Veda che traduciamo con "conoscenza" o "scienza". L’ayurveda è dunque la scienza della vita. Oltre alla ricerca di metodi di cura per alleviare le malattie, l’ayurveda ha come scopo il raggiungimento di uno stato di felicità mentale e spirituale, armonizzando l’individuo con il resto dell’universo. L’Ayurveda, non a caso, è parte dei Veda, antichi trattati sacri che riguardano la vita e la conoscenza, trattati che risalirebbero a cinquemila anni fa. In uno dei Veda (e più precisamente nel Atharveda) vi sono accurate descrizioni di svariate piante medicinali e dei loro usi per curare vari tipi di malattie. Una conferma dello sviluppo di queste conoscenze mediche già millenni fa è giunta dalle verifiche archeologiche. È stato dimostrato che ai tempi della prima invasione ariana dell’India (1500 a.C.) esistevano già veri e propri trattati sulle patologie e sui metodi di cura. 

Alla base della filosofia ayurvedica c’è una particolare visione dell’universo: ogni cosa in esso presente è formata e governata da cinque elementi che sono Aria, Fuoco, Acqua, Terra e Etere (lo spazio in cui tutto accade, è sorgente della materia e spazio in cui la materia esiste). Anche l’individuo è costituito da questi elementi che nel corpo umano prendono la forma di tre Dosha che sono Vata, Pitta e Kapha. 
Se c’è armonia tra loro il corpo umano sarà sano. Viceversa si verificheranno problemi fisici e psicosomatici.
Vata è l’aria vitale che dà origine a tutti i movimenti del corpo e presiede alle funzioni nervose. 
Pitta è il calore che controlla la produzione di enzimi e ormoni, la digestione, la pigmentazione, la temperatura corporea, la fame e la sete. 
Kapha è la materia solida e il suo ruolo è quello di incrementare l’armonia della struttura fisica. Inoltre fornisce forza di resistenza all’organismo e aiuta a tener ben lubrificate le articolazioni del corpo. 
A seconda della predominanza di uno di questi tre Dosha nel corpo umano abbiamo tipi diversi di costituzione (la così detta Prakriti) con differenti caratteristiche fisiche e psicosomatiche: ciascun individuo ha cioè una propria combinazione di vata, pitta e kapha. È fondamentale per la medicina tradizionale indiana individuare in quale rapporto stiano questi elementi nel paziente. Per scoprirlo il medico ayurvedico pratica la così detta diagnosi del polso: l’indice, il medio e l’anulare della mano destra vanno messi sul polso del paziente e, a seconda del battito, è possibile percepire il livello di vata, pitta e kapha. Una volta stabilita la Prakriti della persona il medico le prescriverà determinate cure a base di piante medicinali, ma non solo. L’ayurveda mira a produrre nel paziente un cambiamento del suo stile di vita alimentare perché ritiene che la digestione, intesa come processo globale di nutrimento, sia il fondamento della salute.

Il termine Ayurveda include la parola "Veda", che deriva dalla radice "Vid" o conoscenza. I quattro Veda secondo la tradizione sono "Apaurusheya", che significa che non sono stati concepiti dall'intelligenza umana ma da una mente divina. Quindi anche l' Ayurveda, conosciuto da molti come il quinto Veda, ha origine divina ed è disceso da dimensioni superiori per essere trasmesso agli antichi saggi e medici della civiltà vedica. 

L'origine mistica dei Veda spiega il miracoloso potere curativo di semplici erbe descritto nell'Ayurveda e tutt'oggi sperimentabile.

La scienza dell'Ayurveda, secondo quello che i Veda stessi tramandano, fu dapprima concepita nella mente divina di Brahma (il creatore) e successivamente passata a Prajapati Daksha, da cui l'intera conoscenza fu tramandata agli Ashwini Kumara, terapeuti divini.

Gli Ashwini kumara offrirono l'Ayurveda a Indra, il re degli esseri celesti che aveva al suo servizio tre grandi terapeuti: Acharya Bharadwaj, Acharya Kashyapa e Acharya Divodas Dhanvantari.

Acharya Agnivesha fu il discepolo di spicco di Acharya Bharadwaj e compose il principale testo di medicina interna Ayurveda che fu rivisto dal suo studente Acharya Charaka. Questo testo è ancora oggi disponibile e si chiama Charaka Samhita. Acharya Kashyapa scrisse un trattato di pediatria che ritroviamo oggi solo parzialmente nel testo intitolato Kashyapa Samhita.

Acharya Sushruta, un discepolo di Acharya Divodas Dhanvantari dedito all'ordine di rinuncia, ha scritto il più importante trattato di chirurgia e oculistica: il Sushruta Samhita. Il Charaka Samhita, il Sushruta Samhita e l'Ashtanga Hridaya scritto da Vagbhatta sono conosciuti come Brihattrayi e costituiscono ad oggi la raccolta più importante di informazioni sull'Ayurveda.

I testi Madhava Nidana, Bhava Prakash Nighantu e Sharangdhar Samhita, noti come Laghutrayi contengono importanti informazioni sulla diagnosi di molte malattie, sulle erbe, sulle sostanze minerali e su varie composizioni come i decotti, le polveri, le pastiglie, ecc.

 



 
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