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Krishna's Veg







Chi intraprende la via spirituale e con essa lo Yoga deve vivere un’alimentazione vegano-vegetariana. Questo perché il cibo influenza in modo diretto la mente; mangiando cibi difficili da assimilare, il corpo farà una fatica maggiore, e questo renderà la ricerca più difficoltosa.

I motivi per cui insisto sull’alimentazione vegano-vegetariana sono molteplici per cui la nocività della carne dipende da quando gli animali vengono condotti al mattatoio, intuendo il pericolo di ciò che li attende, hanno paura e sono terrorizzati; questa paura provoca un turbamento nelle loro funzioni ghiandolari, con la conseguente secrezione di una tossina impossibile da eliminare. Tale tossina si introduce nell’organismo dell’uomo che mangia la carne, e la sua presenza non è certamente favorevole nè alla salute nè alla longevità. Mangiando la carne ci mettiamo quotidianamente in contatto con la paura, la crudeltà e la sensualità degli animali.

Chi mangia carne, mantiene nel proprio corpo un legame invisibile con il mondo animale.

Togliere la vita agli animali è una grande responsabilità; è una trasgressione della legge ” Non uccidere” inoltre, secondo la Genesi, prima della caduta, assegnando all’uomo il suo mutamento, Dio disse semplicemente ” Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e ogni albero il cui frutto produce seme: questo sarà il vostro nutrimento.

Altro motivo ha a che fare con le tossine che la carne lascia nell’organismo; il cibo vegano – vegetariano è molto più facilmente assimilabile e non lascia scorie nel nostro corpo.

La carne per queste ragioni (e anche il pesce) viene generalmente esclusa dall’alimentazione raccomandata per lo Yoga.

Per quanto riguarda gli alimenti di origine animale, cioé latte e uova, alcuni li concedono (soprattutto latte e derivati, molto meno le uova), mentre altri tendono ad evitarli, sostenendo che comunque le condizioni in cui questi animali vengono allevati negli allevamenti di massa sono disumane, e che il latte e le uova prodotti saranno impregnati di vibrazioni di tal genere.

Tra i cibi più puri, è considerata soprattutto la frutta, ma anche miele e vegetali hanno un posto di tutto riguardo. Anche lo yogurt è spesso consigliato (sempre per coloro che accettano latte e derivati, che comunque sono la maggioranza).

Altra cosa assai importante è che, l’alimentazione vegano-vegetariana è l’alimentazione della luce, sì della luce, perchè i frutti e gli ortaggi sono totalmente impregnati di luce solare, da poter dire che sono un condensato di luce. Quando mangiamo un frutto o un ortaggio assorbiamo dunque in modo diretto della luce solare che lascia in noi pochissimi residui.

Io da anni sono vegano, la mia scelta è legata al non uccidere, nonchè di eliminare in me ogni tossina animale che mi potesse ostacolare il raggiungimento del Sé.

Al di là della spiritualità, ho eliminato tutti i disturbi legati alla carne, ed ho incominciato a vivere un’altra dimensione di vita. La libertà di essere in unione con Dio.

Cibo spirituale

“Un fiore accettato per il proprio piacere dei sensi è materiale, ma quando lo stesso fiore è offerto a Dio, la Persona Suprema, Sri Krishna, diventa spirituale. Il cibo preso e cucinato per sè è materiale, mentre il cibo cucinato per Krishna è Prasada, cibo spirituale. Si tratta soltanto di realizzazione.”Bhagavatam (8.12.8)

Prasada

“Nella Bhagavad-gita il Signore Supremo dice che egli accetta verdura, cereali e latte offerti con devozione; naturalmente gli ingredienti più importantii sono l’amore e la devozione. Perciò per rendere il cibo benefico, commestibile e gustoso per tutti, bisogna prima offrirlo a Dio, Sri Krishna, la Persona Suprema.”Bhagavad-gita (17.8.10)

Sri Swami Dikshananda


L’alimentazione vegetariana ed il cristianesimo

Disse il Signore: “Mi avete sacrificato un gran numero di ovini e di bovini, ma a me non dà piacere il sangue dei manzi, degli agnelli o dei capretti; quando voi alzate le mani, Io distolgo gli occhi da voi e quando pregate non vi ascolto, perché le vostre mani sono sporche di sangue.”[Isaia (1:5)]

Verrà rivelato qui di seguito come mai dal Diluvio Universale(1) in poi la Bibbia non indica più che uccidere animali per nutrirsene sia assassinio, e mantiene anzi una costante distinzione tra uomo e animale checché stipuli il quinto comandamento Non uccidere. A questo ordine divino, infatti, non viene aggiunto l’uomo, il che alimenta l’ipotesi che il suo concetto possa venir esteso ad ogni creatura vivente. Ma alcuni studiosi dei testi sacri fanno sovente riferimento a quanto sia preziosa la vita umana, quindi il senso riconosciuto del comandamento in questione sarebbe verosimilmente “Non farti giustizia da solo”. Qualsiasi parametro di altruismo verso gli animali sembra dunque dover essere escluso.

Tuttavia, secondo la CVA (Christian Vegetarian Association)(2):
La Bibbia dipinge il vegetarismo come l’ideale divino perché incarna il principio biblico della custodia. Nel Giardino di Eden, dove tutte le creature vivevano pacificamente, Dio ordinò agli animali umani e non umani di consumare solo cibo vegetale (Genesi 1:29-31). Diverse profezie (Isaia 11:6-9) prevedono il ritorno al mondo vegetariano nel quale le volpi, gli agnelli, i leoni, le mucche, gli orsi, i serpenti e i bambini possono coesistere in pace. Nonostante la loro consapevolezza del peccato, i vegetariani cristiani credono che ci si debba sforzare per realizzare il mondo di armonia descritto da Isaia, cercando di vivere in accordo con la preghiera insegnataci da Gesù, “Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà anche in terra come è fatta in cielo”. (Matteo 6:10).
Ulteriori indizi meritano davvero di essere elencati.

- La Bibbia, nei secoli, è stata devastata dalle traduzioni, le quali molto spesso avevano più a che fare con l’interpretazione che con la traduzione di fatto. Basti pensare che “cibo” vi viene tradotto con “carne”(3) per ben 19 volte (proprio come “era” al posto di “Tèrun“: confusione usatissima per speculare sulla sempre attuale “fine della Terra [ovvero del mondo]” mentre si tratta solo della “fine di un’era”), con conseguenze intuibili. E’ anche per motivi come questo che il Corano esiste ufficialmente solo in lingua araba e ne sarebbero, in teoria, vietate le traduzioni: le sfumature semantiche, soprattutto in oltre 20 secoli, possono tradire pericolosamente il senso del testo iniziale.

- La faccenda dell’agnello è stata interpretata in modo errato quasi sin dall’inizio: in realtà l’agnello è Cristo, e pertanto NON andrebbe mangiato. Qualora fosse un criterio, lo ha ricordato persino Benedetto XVI° l’anno scorso, a Pasqua. E comunque, il sacrificio in genere va fatto un’unica volta, per cui se anche l’Onnipotente avesse ordinato il sacrifico di un animale (ma anche qui c’è poca chiarezza e molte contraddizioni: pare che Egli chiedesse ai vegani Adamo ed Eva di sacrificare animali, ma poi se ne stancò, arrivando addirittura a pentirsi delle proprie richieste, e stabilì dunque che tali azioni non dovessero più essere commesse), automaticamente non ci sarebbe motivo di ripetere questo atto, ancor meno ogni anno e “per tradizione”.

A titolo illustrativo, nel celeberrimo dipinto di Leonardo L'Ultima Cena, il piatto vuoto al centro del tavolo suggerisce quale sia il vero agnello del sacrifico, e cioè Gesù in persona.

- Altro possibile errore (volontario?) di traduzione si trova nell’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci, eterna fonte di scetticismo circa il vegetarismo di Cristo. Può darsi si sia trattato della distribuzione di semplice “pane di pesce”, nome generico dato a delle polpette d’alghe presumibilmente squisite, molto in voga ai tempi di Gesù. Anche perché il plurale in pesci nella lingua originale non c’è, e il complemento al singolare, pesce, rafforza la teoria delle polpette: padellae di pesce, oppure panIo di pesce, ma la sostanza non cambia (e questo senza contare le traduzioni inglesi, dove pesce rimane uguale sia al singolare che al plurale).

Potremmo inoltre avvalerci dell’etimologia della parola “compagno”: colui con cui mangi il pane (non il pesce!), proposta nel conosciutissimo verso del Padre Nostro “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”; ma del pesce non c’è voce.

Un’altra teoria ancora ci indica che Cristo abbia sì moltiplicato pane e pesci, ma che abbia creato per l’occasione pesci senz’anima, affinché non soffrissero, e unicamente a scopo comparativo: mangiate il pane invece dei pesci(4). Tant’è che nei Manoscritti del Mar Morto, scoperti tra il 1947 e il 1956, leggiamo che Gesù critica severamente i pescatori: “Forse che i pesci vengono a voi a chiedere la terra e i suoi frutti? Lasciate le reti e seguitemi, farò di voi pescatori di anime.”(5)

- Così come i suoi figli, Noè ebbe vita molto lunga, tutti loro erano notoriamente vegetariani. Egli non salvò una coppia di ogni animale a scopi necessariamente alimentari, bensì per salvaguardarne le specie. Anche perché trasse in salvo, per gran parte, animali tipicamente da Savana, come ad esempio la giraffa(6), che “noi” non mangiamo. Ebbe però dal Signore, probabilmente a causa di un improvviso fattore-necessità derivante dal Diluvio, il consiglio di cibarsi provvisoriamente di animali per poter sopravvivere e portare a termine la sua missione. Vi si piegò controvoglia, e appena possibile tornò al vegetarismo, quasi sicuramente incoraggiato dal ramoscello d’ulivo portatogli dalla colomba, che oltre a significare emblematicamente la presenza di terra asciutta e coltivata, indicava anche la chiara salvezza degli animali che Noè custodiva nell’Arca.

Sempre secondo la CVA:
E’ importante notare che nella Genesi non c’è nessun obbligo a mangiare carne; non si indica che mangiare carne è l’ideale. Anzi, il mangiar carne è accompagnato da una maledizione: gli animali avrebbero cessato di essere gli amici degli uomini. “Avranno timore e spavento di voi tutti gli animali della terra” (Genesi 9:2). Sebbene non proibito, il mangiar carne rappresenta una rottura dall’ideale divino nel quale gli animali, umani e non, vivono insieme in armonia come nel Giardino di Eden raccontato dai profeti.

- Gli apostoli erano anch’essi veg[ETA]anno, e tenevano addirittura in scarsa considerazione le opinioni dei carnivori. Purtroppo l’apostolo Paolo, e fu l’unico, stabilì (ma sempre stando alle inattendibili traduzioni di cui sopra) che il vegetarismo fosse facoltativo. La Chiesa pensò bene di allinearsi subito a questa corrente di pensiero, sebbene rappresentata da una netta minoranza statistica, annientando così la possibilità di un mondo cattolico veg, com’era invece probabilmente inteso in origine.

Va detto che Paolo non conobbe mai Gesù di persona, per cui quest’ultimo non ebbe modo di insegnare direttamente i propri valori etici all’apostolo carnivoro.
Gesù faceva comunque parte degli Esseni, che erano vegetariani; e suo fratello Giacomo era di certo vegetariano, viene pertanto da chiedersi come avrebbero potuto i genitori educare i propri figli con approcci alimentari diversi.

Sri Swami Dikshananda
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