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il Tao di cui si può parlare non è il Tao assoluto

pubblicato 14 lug 2014, 05:53 da TEMPO diSERVIRE

Osho commenta il suo alter ego Lao Tzu

Nel volume "Fra le rive del nulla – discorsi sul Tao Te Ching di Lao Tzu" voll.1-2 Osho fa riaffiorare nella dimensione contemporanea Lao Tzu e il suo codice esistenziale, il quale prese forma in Cina in un periodo in cui il Paese era sconvolto da guerre e violenze.

osho

Il Tao Te Ching o Libro della Via e della Virtù di Lao Tzu è uno dei più importanti testi di spiritualità al mondo. Un classico della saggezza orientale, taoista per la precisione, un testo in cui è possibile trovare ogni tipo di risposta, una guida condensata ed espressa in massime per arrivare alla comprensione del mondo e per orientare al meglio le proprie azioni.

A dispetto della semplicità delle sue affermazioni è un testo assolutamente non facile da leggere, che si è prestato nel corso dei secoli a molteplici commenti. Le sue sono parole che hanno lo scopo di attivare dentro chi lo legge la comprensione, equilibrando la lettura con la pratica della meditazione in modo da preparare un terreno nel quale i semi del Tao possano germogliare.

Il suo autore, vissuto in Cina nel V secolo a.C. fu contemporaneo di Confucio il quale – come riportano le cronache – disse di lui “Io sono come gli uccelli possono volare, i pesci nuotare, gli animali correre. Ma ciò che corre può essere preso in trappola, ciò che nuota può essere preso all’amo, ciò che vola può essere colpito da una freccia. Qui invece c’è un drago: non posso dire in che modo cavalchi il vento per mezzo delle nubi, e raggiunga il cielo. Oggi ho incontrato Lao Tzu e posso solo paragonarlo a un drago.”

Nel volume FRA LE RIVE DEL NULLA – discorsi sul Tao Te Ching di Lao Tzu voll.1-2 ripubblicato di recente in una nuova edizione riveduta e confrontata con le registrazioni dei discorsi originali dalle Edizioni Mediterranee, Osho fa riaffiorare nella dimensione contemporanea Lao Tzu e il suo codice esistenziale, il quale prese forma in Cina in un periodo in cui il Paese era sconvolto da guerre e violenze.

Osho infatti si ritiene – non a torto – una sorta di incarnazione di Lao Tzu, “Io non sono in rapporto con Lao Tzu perché per essere in relazione è necessaria una certa distanza. Non si può neppure dire che lo ami; infatti come si fa ad amare se stessi? Ebbene, quando parlo di Lao Tzu, è come se parlassi di me: il mio essere e il suo sono un’unica entità. E’ come se mi guardassi allo specchio: vedo il riflesso del mio stesso volto”.

Osho, Il Maestro di Realtà, colui che ha tenuto decine di migliaia di discorsi nell’arco degli anni –pubblicati ora in centinaia di volumi e tradotti in 52 lingue – si pone con disincantata ingenuità di fronte alle massime ermetiche del Tao Te Ching e cerca di sviscerarle per il bene dei suoi ascoltatori e dell’umanità. Il suo linguaggio piano, i suoi ragionamenti semplici su cose estremamente complesse – l’essere e il non-essere, la religione del Tao, l’ontologia del divino – rendono Osho un grande divulgatore spirituale.

L’elemento innovatore in questi discorsi è l’abilità che Osho ha di fare riferimento letteralmente a un presente in cui lo stato delle cose appare per ciò che è, libero da stereotipi e pregiudizi che ne distorcono e condizionano la percezione.

Un testo doppiamente attuale: vuoi per l’assonanza storica dell’epoca laotziana con la svolta epocale che noi tutti siamo chiamati a vivere, vuoi per la forza e la vivacità della visione che Osho propone a quanti si interrogano sul senso e lo scopo della propria esistenza.

Lao Tzu visse in silenzio. Evitò sempre di parlare della verità che aveva raggiunto e respinse sempre l’idea di metterla per iscritto, a beneficio delle generazioni a venire.

All’età di novant’anni si congedò dai discepoli e disse loro: “Vado verso i monti, vado verso l’Himalaya, perché mi preparo a morire. E’ bene vivere con la gente, è bene vivere nel mondo, quando si è vivi; ma avvicinandosi alla morte, è bene circondarsi di solitudine totale, così da ritornare alla sorgente originaria in assoluta purezza e solitudine, incontaminati dal mondo.

I discepoli ne furono molto rattristati, ma non potevano farci nulla. Lo seguirono per diverse centinaia di chilometri ma, a poco a poco, Lao Tzu li convinse a tornare indietro; e giunse al confine da solo, ma il soldato che montava la guardia al confine era anch’egli un suo discepolo, e si rifiutò di lasciarlo passare, lo mise in prigione. E gli disse “se non scrivi un libro non ti permetterò di passare il confine, fallo per l’umanità: scrivi un libro, è un debito che devi pagare; se no non ti permetterò di andare oltre.” Per tre giorni Lao Tzu fu tenuto in prigione dal suo discepolo.

Dati tecnici del libro

Titolo "Fra le rive del nulla – discorsi sul Tao-Te-Ching di Lao Tzu" (voll.1-2)

Autore OSHO

pagg. 232 Euro 18,50 ISBN 978-88-272-23376


fonte http://www.eternoulisse.it/vite_straordinarie/tao_assoluto_osho.html
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