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  • Iside e Osiride L'archetipo Iside appartiene alla categoria delle grandi Dee Madri, in quanto Dea di fertilità che insegnò alle donne d'Egitto l'agricoltura. Tuttavia le sue imprese e i suoi attributi fanno di Lei l'archetipo per eccellenza dell'anima compagna. La sua devozione ad Osiride fu tale che Lei potè salvarlo dalla morte per ben due volte, ricomponendone i pezzi e restituendogli la vita. Iside rappresenta la ricerca suprema dell'anima gemella, l'uso consapevole del potere femminile dell'amore e del misticismo. Il mito Iside, originaria del Delta, è la grande Dea della maternità e della fertilità nella mitologia egizia. Forte dei suoi molteplici talenti e della sua magnificenza, Iside è altresì rivelatrice della forza di una donna ...
    Inviato in data 09 apr 2015, 01:33 da Finestra Libera
  • Sufismo *       SUFISMO         * Cos'è il sufismoIl sufismo non è differente dal misticismo di tutte le religioni. Il misticismo viene da Adamo. Esso ha assunto strutture e forme differenti durante molti secoli; ad esempio, il misticismo di Gesù, dei monaci, degli eremiti e del Profeta Maometto. Un fiume passa attraverso molti paesi ed ognuno Lo rivendica per se. Ma è un unico fiume.La verità non cambia; cambia la gente. La gente cerca di possedere la verità e tenerla per se, lontana dagli altri. Ma nessuno può avere il possesso della verità.La via del sufismo è innanzi tutto l'eliminazione di qualsiasi intermediario fra l'individuo e Dio. Il fine è agire come un'estensione di Dio, e non come ...
    Inviato in data 28 feb 2015, 14:04 da TEMPO diSERVIRE
  • Shintoismo * SHINTOISMO *ShintoismoLo Shintoismo o Scintoismo, o semplicemente Shinto (giapponese: ?? Shinto), è una religione nativa del Giappone e nel passato è stato la sua religione di Stato. Prevede l'adorazione dei kami, un termine che si può tradurre come divinità, spiriti naturali o semplicemente presenze spirituali. Alcuni kami sono locali e possono essere considerati come gli spiriti guardiani di un luogo particolare, ma altri possono rappresentare uno specifico oggetto o un evento naturale, come per esempio Amaterasu, la dea del Sole. La parola Shinto nacque dall'unione dei due kanji: ? shin che significa "divinità", "essere di luce" (il carattere può essere anche letto come kami in giapponese) e ? to contrazione di Tao ("via" o "sentiero" in senso filosofico). Quindi, Shinto ...
    Inviato in data 03 ago 2014, 04:49 da TEMPO diSERVIRE
  • Pantheon pantheon atzeco pantheon maya pantheon scandinavo pantheon egizio pantheon sumero pantheon etrusco   fonte http://violetfairy.altervista.org/pantheon.htm
    Inviato in data 14 lug 2014, 08:35 da TEMPO diSERVIRE
  • Prima dei Celti I Celti erano un grande insieme di popolazioni indoeuropee che giunsero in Europa in varie ondate, fra il 3500 e il 1500 a.C., muovendosi dalle regioni centrali dell'Asia, attraverso il Caucaso e il Medio Oriente.Probabilmente, in passato, esistevano documenti che attestavano le antiche origini dei Celti, ma di questi se ne è persa ogni traccia. Archeologi e linguisti concordano con l'identificazione dello stanziamento originario dei Celti in Europa, fin dagli inizi del III Millennio a.C., in un'area compresa tra le attuali Germania meridionale, Francia orientale e Svizzera Settentrionale.Verso il 1200 a.C., durante l'Età del Bronzo, comparve la “Cultura dei Campi di Urne”, così definita dallo studioso di preistoria Erns Wagner, per ...
    Inviato in data 14 lug 2014, 08:26 da TEMPO diSERVIRE
  • La storia cancellata il rogogli inquisitorile tortureGiordano Bruno e Galileo Galileiconfessioni di una donna accusata di StregoneriaMalgrado l’avanzata del cristianesimo e l’inquisizione, la Stregoneria sopravviverà fino ai nostri giorni come la brace sotto le ceneri del vecchio mondo pagano. La sua rinascita agli inizi del 1900 sarà opera di Gerald Brosseau Gardner. Nato il 13 Giugno del 1884 a Great Crosby nel Lancashire in Inghilterra, giovanissimo sotto la tutela della sua bambinaia, una eccentrica donna irlandese, dalla quale non ricevette un’educazione formale e visse a lungo in estremo Oriente. In oriente Gardner ebbe modo di alimentare i suoi interessi per l’antropologia e l’etnologia, nel Borneo. Conobbe i Dayak e nel 1937 fece ricerche ...
    Inviato in data 14 lug 2014, 08:22 da TEMPO diSERVIRE
  • il Tao di cui si può parlare non è il Tao assoluto Osho commenta il suo alter ego Lao TzuNel volume "Fra le rive del nulla – discorsi sul Tao Te Ching di Lao Tzu" voll.1-2 Osho fa riaffiorare nella dimensione contemporanea Lao Tzu e il suo codice esistenziale, il quale prese forma in Cina in un periodo in cui il Paese era sconvolto da guerre e violenze.Il Tao Te Ching o Libro della Via e della Virtù di Lao Tzu è uno dei più importanti testi di spiritualità al mondo. Un classico della saggezza orientale, taoista per la precisione, un testo in cui è possibile trovare ogni tipo di risposta, una guida condensata ed espressa in massime per arrivare alla comprensione del mondo e per orientare al meglio ...
    Inviato in data 14 lug 2014, 05:53 da TEMPO diSERVIRE
  • Cicli minori Bet, 24 dicembre – 20 gennaio24 dicembre Giorno della Betulla25 dicembre. Festa di Ecate. Sol Invictis. Festa di Dagda.31 dicembre. Festa di Artemide. Notte del Popolo Fatato.01 gennaio . Festa di Giano.06 gennaio. Festa di Iside. Festa di Holla, di Frigg e di Fulla. Festa di Berchta. Battesimo di Osiride. Festa dei miracoli.09 gennaio. Festa di Selene.17 gennaio. Festa di Odino.Luis, 21 gennaio – 17 febbraio21 gennaio. Giorno del Sorbo31 gennaio. Grande Sabba di Brigit.01 febbraio. Imbolc. Festa di purificazione.02 febbraio. Candelora.06 febbraio. Festa di Dioniso.07 febbraio. Festa di Selene.14 febbraio. Festa dell’amore.Nion, 18 febbraio – 17 marzo18 febbraio. Giorno del Frassino.27 febbraio. Festa di ...
    Inviato in data 14 lug 2014, 05:39 da TEMPO diSERVIRE
  • Feste della Luna Esbat è una parola che sta a indicare una celebrazione minore. Non fatevi ingannare comunque dal termine "minore". Gli Esbat sono importanti nella Stregoneria, e vengono celebrati. Gli Esbat sono feste dedicate alla Luna e alle sue fasi. Alcune streghe celebrano tutte le fasi lunari, altre (la maggior parte) solo la Luna piena ogni mese. Gli Esbat della Luna Piena sono importanti per la strega perchè innanzitutto la Luna è nel suo massimo splendore e già questo è un ottimo motivo per festeggiare, dal momento che la sua ascesa nel cielo è un fenomeno naturale. Ma per la strega il significato è piu profondo. Dato che questa pienezza significa che la gravidanza della Luna è arrivata al termine (e non ...
    Inviato in data 14 lug 2014, 05:34 da TEMPO diSERVIRE
  • Feste della Terra Gli otto sabba (Shamain, Yule, Imbolc, Oestara, Beltane, Litha, Lammas e Mabon) sono le principali festività del nostro calendario in cui vengono celebrati i solstizi, gli equinozi e altre ricorrenze legate alla Natura. Creiamo un equilibrio tra il mondo dello spirito e quello fisico. E lo facciamo vivendo le nostre esistenze nel presente. Nel passato, il volgere delle stagioni ed i cicli mensili della Luna avevano un profondo impatto sulle cerimonie religiose. La Luna è simbolo della Dea e per questo le cerimonie di adorazione venivano eseguite al suo chiarore. I Wiccan celebrano ancora la Luna Piena ed il calendario religioso è composto da 13 celebrazioni della Luna Piena, chiamati Esbat, e 8 Sabbat o giorni del potere. I Sabbat ...
    Inviato in data 14 lug 2014, 05:29 da TEMPO diSERVIRE
  • Luna La Luna è il simbolo della femminilità e soprattutto Dea, e scandisce con le sue fasi il tempo dei rituali. Ecco alcune informazioni generali. Per i rituali celesti (attinenti alla Luna) ci sono informazioni piu in basso, anche se la maggior parte delle Streghe usa le fasi standard (piena, nuova, crescente, calante e nera), tuttavia per le praticanti più avanzate possono essere suddivise con più precisione.LUNA PIENA: utile per i rituali volti al bene e a tutto ciò che deve crescere, o realizzarsi. I riti ideali sono quelli per la crescita, per accelerare le cose, se avete una richiesta particolare sfruttate l'occasione perchè la grande energia anticiperà enormemente la realizzazione del vostro sogno.LUNA NUOVA: è il momento ...
    Inviato in data 14 lug 2014, 05:22 da TEMPO diSERVIRE
  • Terra La terra è il secondo elemento primordiale ed è il regno degli gnomi .Il potere della Terra si esercita verso il Nord e , sovente , è considerato un potere negativo che è meglio non invocare o , quantomeno , se proprio si è costretti a farlo , usare molta cautela . Questo elemento esprime praticità , ordine , amore per i dettagli ; simboleggia inoltre un carattere saldo e tenace , la perseveranza , il desiderio di accumulare ricchezze ed economizzare , tutte caratteristiche proprie degli Gnomi che la abitano . Per assicurarsi la protezione di queste creature bisogna tenere conto di queste corrispondenzePUNTO CARDINALE : nordORA DEL GIORNO : mezzanotteCOLORI : nero , marrone scuroSTAGIONE : invernoPIETRA : cristallo di roccaINCENSO : benzoino , storacePIANTE : grano , avena , risoALBERO : querciaANIMALI : toro ...
    Inviato in data 14 lug 2014, 05:13 da TEMPO diSERVIRE
  • Candele .: corrispondenze :.Arancione : utilizzando candele di questo colore e' possibile potenziare e stimolare le capacità energetiche.Argento : analogamente al nero, neutralizza gli effetti negativi di scongiuri e rituali; serve inoltre per attirare la protezione divina e favorire la spiritualità.Bianco : e' uno dei colori fondamentali e viene utilizzato nei rituali di divinazione, esorcismo, chiaroveggenza, e in tutte le pratiche finalizzate a rafforzare la spiritualità dell'individuo.Blu,Azzurro: i rituali con candele blu sono associati alla lealtà, all'onore, alla pace, alla protezione e ai sogni premonitori.Giallo : si utilizza per rituali riguardanti l'attrazione tra le persone, il fascino, la capacità di persuasione e la fiducia reciproca.Grigio : nei rituali con candele e' il colore più indicato per neutralizzare tutte ...
    Inviato in data 14 lug 2014, 03:22 da TEMPO diSERVIRE
  • Chakra (e Nutrizione) Oltre al corpo fisico, ai corpi energetici, dobbiamo preoccuparci di nutrire adeguatamente anche i centri energetici, o chakra che sono posti a livello del corpo eterico e hanno il compito di ricevere, di trasformare, di distribuire l'energia. I principali chakra sono sette, ad ognuno di questi centri corrisponde un elemento nutrizionale, un colore, una vibrazione, una pietra, un cristallo una essenza, un metallo.Tutti questi elementi concorrono, a vari livelli, al nutrimento dei centri energetici, al loro sviluppo, alla loro armonia, al loro equilibrio.AL PRIMO CHAKRA corrispondono LE PROTEINEe' associato all'elemento Terra, è posto in corrispondenzadel coccige e risponde per il corpo fisicoE' la sede delle energie vitali, di tutti gli istinti primarilegati ...
    Inviato in data 10 lug 2014, 06:07 da TEMPO diSERVIRE
  • Meditazione con gli Alberi Il rispetto è importante quando vi avvicinate ad un albero. Fermatevi ad una certa distanza e date un occhiata a tutto l’albero.Presentatevi, aprendo il vostro cuore, e chiedete se siete i benvenuti. Aspettate un po con la mente sgombra. In seguito trovate il vostro posto e fate ciò che vi sentite di fare.Rilassatevi, mentre il vostro corpo entra in sintonia con il campo energetico dell’albero. La cosa migliore, certe volte è abbracciare il tronco o sedersi con la schiena appoggiata ad esso. la vostra colonna vertebrale è il più importante canale di energia, il vostro “albero della vita” personale e non può rimanere insensibile se la mettete in contatto con la corteccia.quando sentite che il ...
    Inviato in data 01 lug 2014, 22:51 da TEMPO diSERVIRE
  • Meditazione sui Tarocchi Sfoglia i Tarocchi Estrai tre Carte fonte http://goo.gl/j63x8H
    Inviato in data 14 lug 2014, 03:58 da TEMPO diSERVIRE
  • Meditazione sulle Rune le Rune - clicca  La meditazione con le rune richiede un minimo di conoscenza delle stesse, questo per scegliere quella corretta se si vuole intervenire anche su brutte abitudini proprie, ma si usa altresì per conoscere meglio direttamente, come agiscono sul nostro inconscio. La meditazione di base, richiede le solite procedure iniziali – posto tranquillo e silenzioso dove meditare, se si vuole un po' di musica non ritmata da sottofondo, un po' di incenso in grani se si vuole, ma non è obbligatorio, vestiti larghi e posizione comoda a seconda dei gusti propri – si sceglie la runa con cui si vuole lavorare, e io consiglierei di cominciare dalla prima, procedendo secondo “l'alfabeto runico”, così da lavorare con tutte almeno una al ...
    Inviato in data 01 lug 2014, 23:02 da TEMPO diSERVIRE
  • Osho: "Chi è un pagano?" Il pagano è un uomo naturale - sincero, non ipocrita, che vive la vita naturalmente senza essere dominato dalla mente razionale. Il pagano è parte dell'esistenza. Non cerca di andare in qualche altra direzione, ma si lascia andare e si muove in qualsiasi direzione lo porti l'esistenza. Non vi sono mete nella vita di un pagano. Non vi sono domande di significato nella vita di un pagano. La vita in sé stessa è così bella che chiedersi il significato della vita è semplicemente insensato. Bisogna ricordarselo - ci chiediamo del significato di qualcosa solo quando qualcosa non va. Le persone che si chiedono quale sia il significato della vita sono persone che la vita se la stanno perdendo, che sono ...
    Inviato in data 27 giu 2014, 07:55 da TEMPO diSERVIRE
  • Legge del Tre (Karma) Secondo questa legge ogni cosa che facciamo ci torna indietro tre volte nel bene e tre volte nel male. Se si fa del bene si riceverà tre volte il bene, se fai del male si riceverà tre volte il male. Non bisogna però fare del bene nell'attesa della ricompensa. Wikipedia  La legge del Karma Sappi che il karma, l'operare stesso, ha origine in Brahma e che Brahma ha origine dall'assoluto. Però Brahma, che tutto pervade, eternamente si poggia sul sacrificio. \ La legge di causa-effetto è conosciuta nella cultura sanscrita come karman; il termine deriva dalla radice sanscrita kr che significa "fare, compiere, produrre, agire, movimento".  Tutto l'universo nasce da un processo karmico: nel momento stesso ...
    Inviato in data 01 lug 2014, 22:46 da TEMPO diSERVIRE
  • Zazen Tratto da:OSHO RAJNEESHMEDITAZIONE: LA PRIMA E ULTIMA LIBERTÀUna guida pratica alla meditazione redatta da Swami Deva WadudTraduzione di Sw. Anand Videha, Ma Prem Sharda, Ma Deva Manisha, Ma Deva AratthaOpere di Osho Rajneesh pubblicate dalle Edizioni MediterraneeZazenLo Zen invita a stare semplicemente seduti. Senza far nulla. Stareseduti senza far nulla è la cosa più difficile del mondo.Ma quando hai capito il trucco, se perseveri nello stare seduto alcunimesi, per qualche ora al giorno, senza saltare un sologiorno, pian piano accadranno molte cose. Ti sentirai assonnato,sognerai. La tua mente verrà affollata da molti pensieri, damolte cose. La mente dirà: "Perché sprechi il tuo tempo? Avrestipotuto guadagnare un ...
    Inviato in data 24 giu 2014, 08:21 da TEMPO diSERVIRE
  • Le Tredici Mete Conosci te stesso Conosci la tua Arte Impara Applica la conoscenza con saggezza Raggiungi l’equilibrio Tieni le tue parole in buon ordine Tieni i tuoi pensieri in buon ordine Celebra la vita Armonizzati con i cicli della Terra Respira e mangia correttamente Esercita il corpo Medita Onora la Dea ed il Dio 
    Inviato in data 21 giu 2014, 02:40 da TEMPO diSERVIRE
  • le Rune Meditazione sulle Rune - cliccaPrima di utilizzarle 1. Lasciatele un'intera notte esposte sotto la luce di luna piena. 2. Sistemate le rune in un panno di stoffa (se non è variopinto, tanto meglio); 3. spargete un pò di sale (possibilmente sale marino) sopra le rune; 4. Passate le singole rune nel fumo di un incenso; 5. Accendete una candela e passatele (sempre singolarmente) nella fiamma; 6. Infine, procuratevi acqua di sorgente pura e spruzzate le rune (senza esagerare però). Le rune io le ho avvolte nello stesso panno di stoffa che ho utilizzato prima. Questo procedimento si può fare ogni volta lo riteniate opportuno. Anche una volta all'anno, se volete. Mi raccomando, trattatele bene! l sistema runico più ...
    Inviato in data 01 lug 2014, 23:03 da TEMPO diSERVIRE
  • Altare Qui un altare virtuale con musica di sottofondo per le vostre meditazioni. Clicca.
    Inviato in data 17 giu 2014, 00:15 da TEMPO diSERVIRE
  • Mantica Aeromanzia o Aerimanzia (divinazione delle condizioni atmosferiche) Ailuromanzia (divinazione del comportamento dei gatti) Alettriomanzia (divinazione dei galli) Aleuromanzia (divinazione della farina, comprende i biscotti della fortuna): (Nota: La divinazione dei biscotti della fortuna è anche una forma di sticomanzia) Alfitomanzia (divinazione dell'orzo) Alomanzia (divinazione del sale) Anemoscopia (divinazione del vento) Antropomanzia (divinazione dei sacrifici umani) Apantomanzia (divinazione dell'avvistamento di animali) Aritmomanzia o Aritmanzia (divinazione attraverso numeri e lettere) Aruspicina (divinazione complessa basata su diverse analisi delle vittime dei sacrifici) Assinomanzia (divinazione delle asce) Astragalomanzia (divinazione dei dadi) Astrologia (divinazione dei corpi celesti) Austromanzia (divinazione di vento e nubi) Belomanzia (divinazione delle frecce) Bibliomanzia o Sticomanzia (divinazione dei libri, in particolare la Bibbia) Bioritmi (divinazione dei bioritmi) Botanomanzia (divinazione ...
    Inviato in data 15 giu 2014, 07:24 da TEMPO diSERVIRE
  • Druidi, Bardi e Vati I bardi formavano, insieme ai druidi e ai vati, le tre caste sacerdotali delle popolazioni celtiche. I Bardi, poeti e cantori, studiavano storia, poesia, canto e musica. Non scrivevano, imparavano tutto a memoria; il loro addestramento durava dodici anni. Il primo grado richiedeva di sapere a memoria solo sette poemi, il grado più alto ben 350. Dobbiamo a loro la conservazione, attraverso i secoli, degli antichi poemi epici, delle leggende e di molte notizie storiche sui Celti. I Vati (che alcuni autori definiscono ovati o eubagi) studiavano divinazione, aruspicio, medicina naturale e anche musica. Diodoro Siculo afferma che analizzavano le viscere degli animali sacrificati per trarne informazioni sugli eventi futuri; e lo stesso facevano ascoltando il canto degli uccelli e ...
    Inviato in data 15 giu 2014, 06:48 da TEMPO diSERVIRE
  • Angeologia ANGEOLOGIA Secondo la mitologia cristiana medioevale, gli angeli sono organizzati in differenti ordini, detti Cori Angelici. La classificazione più influente fu discussa da Pseudo-Dionigi nel quarto o quinto secolo, nel libro De Caelesti hyerarchia. In questo suo lavoro, l'autore aveva indicato alcuni passaggi del Nuovo Testamento, nello specifico gli Efesini 6:12 e le Epistole Colossesi 1:16, sulla cui base costruire uno schema di tre Gerarchie, Sfere o Triadi di angeli, nella quale ogni Gerarchia contiene tre Ordini o Cori. In decrescente ordine di potenza questi sono:Prima Gerarchia: Serafini, Cherubini, Troni o Ophanim Seconda Gerarchia: Dominazioni, Virtù, Potestà Terza Gerarchia: Principati, Arcangeli, Angeli Durante il medioevo, molti altri schemi furono proposti, alcuni illustrando o espandendo quello ...
    Inviato in data 15 giu 2014, 06:24 da TEMPO diSERVIRE
  • Rituali Preghiera wicca per i periodi di stress e confusione  Ci sono momenti in cui la vita è davvero dura e siamo come soffocate e bloccate. Voglio regalarvi questa piccola meravigliosa preghiera, ma vi ricordo che la Dea vi ascolta sempre e, più le preghiere vi sgorgano spontanee dal cuore, più Ella vi darà ascolto. Ma se non avete ispirazione, ecco a voi questa :   “Mia dolce Dea, Madre della terra verde, delle acque azzurre e della luna argentea, ti prego,  resta accanto a me in quest’ora del bisogno. Stress e confusione si sono impadroniti della mia vita, ed io mi sento soffocare dal peso delle difficoltà dell’esistenza. Ho molta paura ma so che tu, nella tua amorevole gentilezza, mi ...
    Inviato in data 21 giu 2014, 02:14 da TEMPO diSERVIRE
  • il Libro dei Morti Questo è il sacro Libro dei Morti, che traghetta l'anima attraverso l'oceano della morte e rinascita, offrendole numerose volte la possibilità di liberarsi e sottrarsi alla reincarnazione. Deve essere studiato, imparato e recitato regolarmente durante la vita da tutti coloro che desiderano effettuare il Grande Passaggio in modo consapevole e utile.Infatti noi non sappiamo quali saranno le circostanze della nostra morte: forse potremo morire tranquillamente, nel nostro letto, circondato da persone affettuose, oppure potremo morire in solitudine, nella violenza e nella sopraffazione. In questo caso chi sarà il nostro officiante? Chi ci traghetterà verso l'infinito aiutandoci a superare l'oceano dell'attaccamento e dell'avversione?Questo sacro Libro dei Morti deve essere recitato ripetutamente per chi ...
    Inviato in data 14 lug 2014, 07:28 da TEMPO diSERVIRE
  • Fantasmi e Spiriti FantasmiIl concetto di fantasma (o spirito, ectoplasma, corpo astrale ecc.) si ritrova in parecchie culture ed e' sostenuto da esperienze condivise da moltissime persone. Per comprenderlo bene e' necessario chiarire alcuni concetti fondamentali della Scienza della Realta'.In quanto esseri viventi, noi siamo entita' spirituali che abitano un corpo in questa dimensione. Il corpo fisico e' una specie di involucro, quello piu' "esterno" e visibile. Esiste anche un altro involucro piu' interno e meno visibile al livello grossolano, che alcuni chiamano "mente" e altri "corpo astrale". Questo corpo composto di materia sottile e' a sua volta costituito da diversi involucri concentrici, ma per comodita' di spiegazione e semplicita', lo considereremo semplicemente il "corpo sottile".Il corpo sottile, o astrale ...
    Inviato in data 14 giu 2014, 14:30 da TEMPO diSERVIRE
  • Etica e Morale nell'Antica Religione Da: Dama ArwenOggetto: Etica e morale nella Antica religioneMORALE: Concernente il presupposto spirituale del comportamento dell'uomo in rapporto con la scelta e il criterio di giudizio dei due concetti antitetici di bene e di male (Vocabolario della lingua italiana  DEVOTO-OLI)ETICA: Scienza del movente della condotta umana in vista di dirigere e disciplinare la condotta stessa (Dizionario di Filosofia, Utet, di Nicola Abbagnano)La Magia ha regole morali? Si tratta di una questione che spesso puo' venire male interpretata e quindi divenire fonte di confusione ed equivoci anche pericolosi, a causa di pregiudizi diffusi nati dal moralismo cristiano, a sua volta pesantemente influenzato dalla dottrina manichea, sviluppatasi nei primi secoli del cristianesimo a parte dai concetti ...
    Inviato in data 14 giu 2014, 14:26 da TEMPO diSERVIRE
  • Magie per dimagrire > qualcuna di voi conosce qualche incantesimo per> dimagrire e avere un bel fisico o anche solamente> per migliorare il proprio aspetto?Lo so che la magia> non dovrebbe servire per queste cose ma la magia> deve o non deve aiutare le persone a sentirsi meglio> nel mondo?Beh io mi sentirei meglio se riuscissi ad> essere un pochino piu' magra e carina grazie> anticipate> kisses,> kira  Carissimi Kira e Matteo, e tutti gli altri,che le benedizioni della Dea siano sempre con voi! Vi offro una traduzione del Weight Loss Magick Program inviato da giluoniit@yahoo.itDevo dire che mi e' piaciuto moltissimo.... da dove e' stato preso?Nel mio prossimo intervento vi daro' qualche altro suggerimento magico dal ...
    Inviato in data 14 giu 2014, 13:54 da TEMPO diSERVIRE
  • Cabala  Cabala  Kabbalah LA KABBALAH La Kabbalah    Che cos'è la Kabbalah? Le sue dottrine hanno come punto di partenza la contemplazione spirituale, l'ispirazione pura o "intuizione intellettuale", e non l'autocritica attività della ragione. Possiamo considerarla come il sottostrato esoterico che permea la cultura ebraica.     Il termine ebraico Kabbalah, deriva dalla radice "Kabbal" che ha diversi significati: ricezione, accoglienza, cosa ricevuta. La Kabbalah significa "Tradizione" ed indica un'antichissima dottrina iniziatica, trasmessa dapprima oralmente e poi attraverso i libri e i manoscritti; tra i quali i più importanti sono: il Sefer Yetzirah (Libro della Formazione, o Creazione) e lo Zohar (Libro dello Splendore).     Dal 1200 circa indica anche la "Gnosi Ebraica", vale a dire quel corpo di dottrine mistico ...
    Inviato in data 12 giu 2014, 03:00 da TEMPO diSERVIRE
  • Gnosticismo  GNOSTICISMOLo gnosticismo nell’antichitàCon il termine "gnosticismo" si designa un gruppo di correnti filosofico-religiose dell’antichità, che hanno avuto la loro massima diffusione nei secoli II e III dell’era cristiana nei maggiori centri culturali dell’area mediterranea, come Roma e Alessandria d’Egitto. In certi casi si tratta di scuole fondate da personaggi noti, come Basilide, Marcione o Valentino — tutti vissuti nel secolo II —, in altri casi di gruppi di cui non si conoscono i fondatori e la cui denominazione deriva da elementi dottrinali: per esempio, gli ofiti attribuiscono un ruolo importante al serpente, in greco ofis; i cainiti si richiamano a Caino, e così via.Fino al ritrovamento nel 1945 a Nag Hammadi, nell’Alto ...
    Inviato in data 12 giu 2014, 03:03 da TEMPO diSERVIRE
  • Calendario Rituale
    Inviato in data 10 giu 2014, 05:30 da TEMPO diSERVIRE
  • Esercizio per aprire il terzo occhio 1.    Sedete, con la schiena dritta.2.    Mettete le mani nella seguente posizione: La mano destra dovrebbe fare un pugno intorno al vostro indice sinistro; per i mancini, la sinistra sul pollice destro. Il pollice dovrebbe premere sul lato dell’indice, dove termina l’unghia . Quando percepite un leggero fremito elettrico, saprete di aver trovato il punto corretto. Non scoraggiatevi se non lo trovate. Dovrebbe essere evidente per chi ha, naturalmente, un’aura più forte. Serve, a indirizzare il flusso di energia verso il terzo occhio. Questo mudra può essere utilizzato sempre durante la meditazione sul terzo occhio. Mantenete questa posizione durante tutta la meditazione.3.    Inspirate attraverso il naso e, espirando, vibrate “Thoth”. Thoth è il Dio della Luna ...
    Inviato in data 21 giu 2014, 02:47 da TEMPO diSERVIRE
  • Osho Osho RajneeshOshoRajneesh Chandra Mohan Jain (11 dicembre, 1931 - 19 gennaio, 1990), meglio conosciuto durante gli anni 1970 come Bhagwan Shree Rajneesh e più tardi come Osho, è stato un carismatico leader spirituale indiano.Ha vissuto in India e negli Stati Uniti ed è stato il fondatore e leader del "Movimento Osho-Rajneesh" (Osho-Rajneesh movement), un controverso nuovo movimento spirituale i cui seguaci sono noti come "arancioni", o come "neo-sannyasi" (sannyāsa in hindi significa asceta) da non confondere peraltro con gli Hare-Krishna per l'identità di colore della tunica indossata. BiografiaL'infanziaOsho nacque a Gadarwara, un piccolo villaggio nel distretto di Narsingpur, nello stato indiano del Madhya Pradesh. Alla sua nascita, gli astrologi predissero che ...
    Inviato in data 09 giu 2014, 06:48 da TEMPO diSERVIRE
  • i 4 Elementi ARIA Punto cardinale: est Momento della giornata: alba Giorno: venerdi' Colori : bianco, rosa , giallo Stagione : primavera Elementali: Silfidi Pietra : topazio Incenso : galbano Pianta : violetta , primula Luogo: montagna, i luoghi ventosi e in alto Azione: accrescimento mentale, studio, la creatività , l' intuizione, viaggi, istruzione, trovare cose smarrite, libertà. Strumento correlato: bacchetta, incensiere FUOCO Punto cardinale: sud Momento della giornata: pomeriggio Giorno: domenica, martedi', giovedi' Colori : rosso, arancione, giallo carico Stagione : estate Elementali: Salamandre Pietra : rubino Incenso : olibano Pianta : aglio , cipolla Luogo : deserto , spiaggia, qualsiasi luogo assolato, o anche vicino a un falo' Azione : accrescimento e restituzione dell'energia, rafforzare lo spirito, stimolare la volonta', protezione, salute, passione, coraggio, potere. Strumento correlato: Athame, incensiere, candele ACQUA Punto cardinale: ovest Momento della giornata ...
    Inviato in data 08 giu 2014, 06:35 da TEMPO diSERVIRE
  • Risvegliamo La "Dea" Addormentata Dentro Di Noi  di Sharon Shane  Nel complesso, la civiltà umana si esprime troppo attraverso l'energia maschile, la quale si manifesta sotto forma di desiderio di dominio, di possesso. E sto parlando di energia, non di sesso, poiché sia il sesso maschile sia quello femminile contengono in sé lo stesso principio creativo formato da una combinazione di energie maschile e femminile.                                       COME "DOMARE" L'ENERGIA MASCHILEA causa di quest'eccesso di energia maschile, la nostra vita diviene priva di un significato profondo. Diamo troppo retta alla nostra mente razionale, permettendole di sminuire la nostra parte intuitiva, femminile. La voce della mente logica, razionale ci dice che l'immaginazione non conta nulla, e che le nostre emozioni vanno controllate, se non addirittura ...
    Inviato in data 08 giu 2014, 06:28 da TEMPO diSERVIRE
  • Sono Pagana Io sono pagana. Sono parte della natura. Le rocce, gli animali, le piante, gli elementi sono miei parenti. Gli esseri umani sono mie sorelle e fratelli, qualunque sia la loro razza, colore, genere,età, nazionalità, religione, stile di vita. Il pianeta Terra è lamia casa. Sono solo parte di questa grande famiglia che è la natura,non la sua padrona. Ho il mio speciale compito da assolverenell'immenso ingranaggio universale e cerco di scoprire e adempiere questo ruolo al meglio delle mie capacità. Cerco di vivere in armonia con gli altri nella grande famiglia della natura, trattando tutti con rispetto. Io sono pagana. Celebro il mutare delle stagioni durante festività con canti, balli e rituali ed in altri ...
    Inviato in data 08 giu 2014, 02:57 da TEMPO diSERVIRE
  • Sciamanesimo SCIAMANESIMO     STATE COMINCIANDO A SVEGLIARVI... E NON SIETE SOLI Oggi nel nostro mondo  c'e' molta rabbia e violenza, ed è  proprio questo  malessere che ci porta molta  negativita', ma fortunatamente, questo malessere sta aiutando molte anime ad aprirsi e incominciare a  'fiorire '. Non potete comprendere subito quello che vi  sta accadendo. Questa fioritura dell'anima può causare  manifestazioni fisiche quale insonnia, insofferenza alla  luce, un  formicolio che si diffonde in tutto il corpo. Potete percepire  quanto siete pieni di energia e allo stesso tempo sentirvi affaticati mentalmente. Potete comprendere che  c'e'  qualcuno "che vi guarda" e quel qualcuno sta provando a raggiungervi o dirvi qualcosa: questo è normale. Ma dovete capire realmente che tutto questo rientra nella  normalita ...
    Inviato in data 14 lug 2014, 04:36 da TEMPO diSERVIRE
  • la Nuova Era INTEGRAZIONE DEL PENSIERO ORIENTALE COL PENSIERO OCCIDENTALE NELLA  COSTRUZIONE DELLA NUOVA COSCIENZA PLANETARIA Paola Mosconi (Parama Karuna Devi) Sono gia' stati esposti i  concetti fondamentali per la costruzione della nuova coscienza planetaria  -- diversita' biologica a livello anche culturale e sociale, coltivazione  della consapevolezza individuale e collettiva, sviluppo delle potenzialita'  umane, responsabilita' verso il pianeta, applicazione pratica della  spiritualita'. Uno dei concetti piu' importanti nello sviluppo della nuova coscienza  planetaria e' l'integrazione armoniosa dei due "emisferi cerebrali" del  pianeta -- aspetto femminile e aspetto maschile, istintualita' e  razionalita', oriente e occidente. Si puo' anzi dire che il movimento culturale e spirituale della Nuova Era  siano nato proprio dall'incontro profondo della conoscenza occidentale con  quella orientale. In tutto questo secolo, grandi ...
    Inviato in data 08 giu 2014, 02:49 da TEMPO diSERVIRE
  • Offerta del Cibo ("il Banchetto Semplice") Sollevate al cielo una coppa di succo d'uva o di altro liquido tra le mani, e dite: Graziosa Dea dell’Abbondanza, Benedici questo succo ed infondigli il Tuo amore. Nei Vostri nomi, dea Madre, e Dio Padre, Io benedico questo succo (o questo liquido, acqua, ecc.). Sollevate al cielo un piatto di cibo (pane, biscotti) con entrambe le mani e dite: Potente Dio del Raccolto, Benedici questo cibo ed infondigli il Tuo amore. Nei Vostri nomi, Dea Madre e Dio Padre, Io benedico questi dolci (o questo pane).†
    Inviato in data 06 giu 2014, 14:52 da TEMPO diSERVIRE
  • Chi siamo Associazione Internazionale per la Coscienza Spirituale "Sole Luna, Centro Internazionale Documentazione Interattiva-Multiculturale, Centro Studi Esoterici" Congregazione Culturale Virtuale Vedica, Osho Information Center, la Sorellanza Bianca di Keridwen e la Sorellanza di Bhairavi, già "Akhet-Aton" sorta il 3 Novembre 1988 con atto notarile, Ufficio Atti Pubblici, il 23 Novembre 1988 al n°10372 segreteria +13017448259 mobile +447937328174 radio +390557477008 presidente: Nirvan Per facilitare gli amici dell'Italia abbiamo una segreteria telefonica con numero italiano riportato qui sopra presso la quale potete lasciare i vostri messaggi, che ascoltiamo sempre. Lasciate un recapito di posta elettronica se volete ricevere risposta (rispondiamo solo via mail). Benvenuti nel nostro gruppo virtuale, creato per esplorare insieme il significato della vita spirituale, senza settarismi né ...
    Inviato in data 17 ott 2014, 03:28 da TEMPO diSERVIRE
  • I “dieci comandamenti” di Osho Osho dichiarò di essere contrario ad ogni dottrina, dogma e ad ogni tipo di comandamento. Tuttavia, in una lettera a un discepolo, stilò questo elenco semiserio:[65]1) Non ubbidire ad alcun ordine all’infuori di quello interiore.2) L’unico Dio è la vita stessa.3) La verità è dentro di te, non cercarla altrove.4) L’amore è preghiera.5) Il vuoto è la soglia della verità: è il mezzo, il fine e la realizzazione.6) La vita è qui e ora.7) Vivi totalmente desto.8) Non nuotare, galleggia.9) Muori ogni istante, così da poter rinascere ogni istante.10) Smetti di cercare. Ciò che è, è: fermati e guarda.
    Inviato in data 06 giu 2014, 01:14 da TEMPO diSERVIRE
  • Rituale semplice + Rito di Auto-Consacrazione Benvenuta/o nel Bosco della StregaPer cominciare un semplice rituale per gli Dei al vostro altare, mettetevi di fronte ad esso -che puo’ essere anche questo altare virtuale che vi mettiamo a disposizione- con qualcosa da offrire in una mano. Accendete una candela rossa e/o un incenso, mettete l’offerta in una coppetta o in un piatto, e dite qualcosa tipo:Signora della Luna, dei mari impetuosi e della Terra verde, Signore del Sole e delle creature selvagge, Accettate questa offerta che metto qui in Vostro onore. Datemi la saggezza di vedere la Vostra presenza in tutta la natura,             O Potenti!  Dopo, sedetevi, o rimanete in piedi qualche minuto in contemplazione delle divinità e della vostra crescente relazione ...
    Inviato in data 05 giu 2014, 11:39 da TEMPO diSERVIRE
  • le Tre Madri e le Tre Corde Rajo-guna, che esprime la qualità dell'attività dinamica, dell'energia cinetica, del movimento. Rajas è la qualità dell'attività, della passionalità, dellairrequietezza;attivismo a livello orizzontale, privo di elevazione spirituale,l'aspetto attivo e potente dell'energia prima. Io attualmente vivo sotto l'influsso di questo guna, ma descriverlo come "privo di elevazione spirituale"mi sembra eccessivo e castrante per chi e' in questa posizione. Non bisognerebbe spronare le Persone a nonfermarsi? Se tu mi dici una cosa cosi' io mi abbatto e mi fermo.... Questa e' la mia opinione.Per quanto riguarda Durga, Lakshmi e Sarasvati volevodire che anche qui in occidente esiste il mito delle"Tre Madri" (vedi film di Dario Argento "Inferno"):qualcuno e' in ...
    Inviato in data 04 giu 2014, 13:13 da TEMPO diSERVIRE
  • la Sorellanza Nera della Morrigan foto: Morgan le Fay – Artwork by Jessica GalbrethLa Triade e la MorriganLa Dea è rappresentata a discrezione di ciascuno da molti colori, ma i suoi colori fondamentali sono da sempre la triade Bianco/Rosso/Nero. La cosa interessante di questo tris archetipico è che sia il Bianco che il Nero, a dispetto di ciò che si crede, sono entrambi colori di Morte e di Nascita/Fertilità. La triade non è quindi che un cerchio, che rappresenta l’essenza ciclica e multiforme della Dea: Fanciulla/Madre/Crona. Questi tre colori possono essere usati per lavorare con qualsiasi Dea Triplice, ma in questa sede vi parlerò solo del loro accostamento alla Morrigan. Negli articoli precedenti avevo spiegato come i colori ...
    Inviato in data 03 giu 2014, 03:50 da TEMPO diSERVIRE
  • la Dea Cosi' parla la Dea:Io sono la Grande Madre, venerata da tutte le creature e in essere prima che esse prendessero coscienza. Sono la forza femminile premeva, illimitata ed eterna. Sono la casta Dea della Luna, la Signora di ogni magia. I venti e il fruscio delle foglie cantano il mio nome. Porto la Luna Crescente sulla fronte e i miei piedi Poggiano sui cieli stellati. Sono un campo che l'aratro non ha toccato. Gioite in me e conoscete la pienezza della gioventù. Sono la Madre benedetta, la graziosa Signora del raccolto. Indosso la meravigliosa profonda composta della Terra E l'oro dei campi ricolmi di grano. Le maree della Terra governo; ogni cosa raggiunge La maturazione in base ...
    Inviato in data 03 giu 2014, 02:39 da TEMPO diSERVIRE
  • il Dio Cosi' parla il Dio:Sono il radioso Re dei Cieli, inondo la Terra di calore e incoraggio i semi nascosti della creazione a manifestarsi. Sollevo la mia lancia spendente per illuminare la vita di tutti gli esseri E ogni giorno riverso il mio oro sulla Terra, mettendo in Fuga i poteri delle tenebre. Sono il Signore delle bestie selvagge e libere. Corro con l'agile cervo e come un falco sacro Mi libro nel cielo spendente. Le antiche foreste e le terre selvagge irradiano i miei poteri E gli uccelli dell'aria cantano la mia santita'. Sono anche l'ultimo raccolto, grano e frutti offro sotto la falce del tempo, sicche' tutti possano essere nutriti. Perche' senza semina non puo ...
    Inviato in data 03 giu 2014, 02:41 da TEMPO diSERVIRE
  • I dodici Comandamenti Non contrapporre nulla e nessuno a Dio. Non mancare di rispetto al Nome di Dio. Onora le feste che glorificano il Signore. Onora il padre e la madre. Non uccidere. Non degradare il tuo corpo e la tua mente. Non rubare. Non mentire Non nutrire invidia verso nessuno. Non mettere discordia tra i tuoi fratelli e le tue sorelle dell'universo. Non distruggere e non sprecare. Non avvilire la tua anima. da: il Libro della Luce .: LE DIFFERENZE TRA I 10 COMANDAMENTI E IL PENSIERO DRUIDICO :. 1 Non avrai altro Dio all'infuori di me. --> Non è importante il Dio o gli Dei che preghi, l'importante è come preghi  2 Non nominare il nome di Dio invano --> Non offendere ...
    Inviato in data 14 lug 2014, 04:53 da TEMPO diSERVIRE
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Iside e Osiride

pubblicato 09 apr 2015, 01:33 da Finestra Libera

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L'archetipo
Iside appartiene alla categoria delle grandi Dee Madri, in quanto Dea di fertilità che insegnò alle donne d'Egitto l'agricoltura.
Tuttavia le sue imprese e i suoi attributi fanno di Lei l'archetipo per eccellenza dell'anima compagna. La sua devozione ad Osiride fu tale che Lei potè salvarlo dalla morte per ben due volte, ricomponendone i pezzi e restituendogli la vita.
Iside rappresenta la ricerca suprema dell'anima gemella, l'uso consapevole del potere femminile dell'amore e del misticismo.


Il mito

Iside, originaria del Delta, è la grande Dea della maternità e della fertilità nella mitologia egizia.
Forte dei suoi molteplici talenti e della sua magnificenza, Iside è altresì rivelatrice della forza di una donna che ama e del potere della sofferenza che tutto trasforma.
Iside dalle braccia alate, prima figlia di Nut, il cielo che tutto abbraccia, e del dio della piccola terra Geb, nacque nelle paludi del Nilo il primo giorno di uno dei primi anni della creazione.
Fin dal principio Iside rivolse un occhio benevolo sul popolo della terra, insegnando alle donne a macinare il grano, a filare il lino, a tessere e ad addomesticare gli uomini a sufficienza per riuscire a vivere con loro. La stessa Dea viveva col proprio fratello Osiride, dio delle acque del Nilo e della vegetazione che spunta dall’inondazione delle sue rive.
Una volta raggiunta l’età adulta, Iside andò in sposa al fratello Osiride. L’armonia che li circondava era tale che tutti ne rimanevano piacevolmente coinvolti. Le loro giornate scorrevano all’insegna del nutrimento del mondo; i poteri di Iside associati a quelli di Osiride facevano sì che il cibo scaturisse a profusione dal ricco suolo egiziano e dal fertile Nilo.
Le loro notti erano scandite dall’estasi dell’amore; non vi era luna o stella che potesse offuscare la loro passione.

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Tutti amavano Iside e Osiride – tutti tranne Set, il loro gelosissimo fratello.
Per porre fine al loro dominio idilliaco, Set assassinò Osiride e ne depose il cadavere in una bara, intorno alla quale, col tempo, crebbe un grande albero.
La Dea, travolta dal dolore si tagliò i capelli e si strappò le vesti soffrendo per la perdita subita. Setacciò ogni angolo alla ricerca del suo innamorato e dopo molto vagare giunse in Fenicia, dove la regina Astarte fu presa da pietà per lei senza tuttavia riconoscerla e la prese come nutrice del principe ancora bambino.
Iside curò tanto bene il piccolo da metterlo come fosse stato un ciocco nel focolare del palazzo, dove la madre, terrorizzata, lo trovò fumante. Essa afferrò il piccolo e lo estrasse dalle fiamme, annullando in tal modo la magia che Iside stava effettuando su di lui per dargli l’immortalità. Iside fu chiamata a spiegare il suo comportamento e così venne rivelata l’identità della Dea e raccontata la sua ricerca. Allora Astarte ebbe a sua volta una rivelazione: che il fragrante albero di tamarindo nel giardino conteneva il corpo del perduto Osiride.
Iside riportò finalmente il cadavere in Egitto per sepellirlo ma il malvagio Set non si diede per vinto: animato dalla più feroce crudeltà, tagliò Osiride in quattordici pezzi che sparpagliò attraverso l’Egitto.
Senza perdersi d’animo, Iside si trasformò in uccello e percorse il Nilo in lungo e in largo, raccogliendo ogni frammento di Osiride. Nel collocare ciascun frammento l’uno accanto all’altro, servendosi della cera per unirli, Iside si accorse che mancava il fallo di Osiride; per questo motivo, essa ne plasmò uno nuovo usando l’oro e la cera.
Successivamente, grazie ai suoi poteri magici, Iside fece rivivere Osiride per un breve lasso di tempo. Fu in questa occasione che inventò i riti di imbalsamazione per cui gli egizi sono ancora famosi e li eseguì sul corpo di Osiride, pronunciando delle formule magiche: il dio risorse vivo come lo è il grano dopo le inondazioni primaverili in Egitto. E la magia del loro amore le permettè di concepire un figlio suo.
Quel bambino, il dio Horus con la testa di falco, divenne forte e possente – e la sua forza lo spinse a vendicarsi di Set per l’assassinio di Osiride. Ma Iside, madre di tutte le cose, non gli permettè di distruggerlo fino in fondo.
Su Iside esiste un altro racconto.
Decisa ad avere il potere su tutti gli altri dei, essa forgiò un serpente e lo mandò a mordere Rà, il maggiore degli dei. Ammalatosi e sempre più debole, Ra mandò a chiamare Iside perché applicasse i suoi poteri curativi alla ferita. Ma la Dea dichiarò di non avere il potere di liberarlo dal veleno se non sapeva il nome segreto del dio, il suo nome di potenza , la sua essenza. Ra esitò e tergiversò, ma diventava senpre più debole. Infine in preda alla disperazione fu obbligato a bisbigliare il nome a Iside. Lei lo guarì ma Rà aveva pagato il prezzo per darle un potere eterno su di lui.

l culto
Il culto e la religione di Iside-Osiride fu molto lunga (migliaia di anni) e subì forti variazioni fra la forma antica, 3000 AC e la forma ellenistica con misteri e iniziazioni (500 AC, di cui abbiamo notizie da Plutarco).
Iside fu una delle divinità più famose di tutto il bacino del Mar Mediterraneo. Dall'epoca tolemaica la venerazione per la dea, simbolo di sposa e madre e protettrice dei naviganti, si diffuse nel mondo ellenistico, fino a Roma. Da qui il suo culto, diventato misterico per i legami della dea con il mondo ultraterreno e nonostante all'inizio fosse ostacolato, dilagò in tutto l'impero romano.
Quando era nata in egitto, il nome della Dea era Au Set che significa regina eccellente o semplicemente spirito. Ma i greci colonizzatori alterarono la pronuncia fino a farne il nome familiare Iside, un nome che venne usato per generazioni allorchè il culto della Dea si diffuse dal delta del Nilo alle rive del Reno. Come Ishtar, anche Iside assume le identità di dee minori finchè fu riverita come la Dea universale della cui femminilità totale le altre dee rappresentavano solo dei singoli aspetti.
Essa divenne la signora dai diecimila nomi il cui vero nome era Iside.
Poi crebbe diventando Iside panthea (tutte le dee).
Durante il suo sviluppo nell' impero romano il culto di Iside si contraddistinse per processioni e feste in onore della dea molto festose e ricche. Le sacerdotesse della dea vestivano solitamente in bianco e si adornavano di fiori; a Roma, probabilmente a frutto dell' influenza del culto autoctono di Vesta, dedicavano talvolta la loro castita' alla dea Iside.
Nella forma più antica invece, Osiride era la Luna e Iside la natura, Urikkitu, la Verde. Ma in seguito essa divenne la luna – sorella, madre e sposa del dio della luna.
Era la moglie dolente e tenera sorella, era colei che apportava la cultura e dava la salute.
Era il trono e la quindicina di dee. Era una forma di Hathor oppure questa era una sua forma. Era anche Meri, la dea del mare e Sochit il campo di grano. Ma rimase eternamente per i suoi fervidi seguaci la venerata dea che era essa stessa tutte le cose e che aveva promesso: “vivrete nella grazia, vivrete gloriosi nella mia protezione e quando avrete compiuto tutto il tratto di via che vi è stato assegnato e scenderete nel mondo sotterraneo, anche lì vedrete me, così come mi vedete ora, splendente… e se vi mostrerete obbedienti alla mia divinità, saprete che io sola vi ho permesso di estendere la vostra vita al di là del tempo assegnatovi dal vostro destino”.
Iside che vinse la morte per riportare il suo amato alla vita, può con altrettanta facilità abolire la morte per i suoi seguaci pieni di fede. Solo l’onnipotente iside era colei che poteva proclamare: io vincerò il fato.

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Attributi

Iside, La luna, è anche Madre Natura, che è sia buona che cattiva. Tollera tutte le cose, proprio come nel mito non permette a Hor di distruggere fino in fondo il Tifone-Set, in quanto crescita e decadenza sono le componenti inevitabili della natura.
Iside viene mostrata mentre decreta che non potrebbe esserci armonia perpetua, se il bene fosse sempre nell’ascendente. Essa, al contrario, delibera che vi sia sempre un conflitto fra le potenze della crescita e quelle della distruzione.
Iside aveva due aspetti: Natura e Luna. Essa era la madre, la creatrice, la nutrice di tutto, ed era anche la distruttrice.
Il suo nome, Iside, significa antico ed era chiamata anche Maat, che significa Conoscenza o Sapienza.
Iside è Maat, la Sapienza Antica. Ovvero la sapienza delle cose come esse sono e come sono state sempre, la capacità innata, intrinseca di seguire la natura delle cose sia nella loro natura presente sia nel loro inevitabile sviluppo nel rapporto reciproco. E’ la sapienza dell’istinto.
Iside era vergine e madre, spesso rappresentata col bimbo in braccio.
Iside, nel periodo del lutto, era vestita di nero, oppure era essa stessa nera. Come la vergine nera dei santuari europei, che le è così strettamente collegata, essa era una Dea della guarigione.
Di Iside era detto: “dove tu guardi pietosa, l’uomo morto ritorna in vita, il malato è guarito”.
Le statue nere di Iside possiedono anche un altro significato. Plutarco dice che “tra le statue quelle con le corna sono rappresentazioni della sua luna crescente, mentre quelle vestite di nero i modi occulti e nascosti in cui essa segue il Sole – Osiride – e brama di unirsi con lui. In conseguenza a ciò essi invocano la luna per le questioni amorose e Eudosso dice che Iside regna sull’amore.”


Il velo di Iside
Il velo colorato di Iside è simile al velo di Maya di cui parla la filosofia indiana.
Esso rappresenta le molteplici forme della natura nelle quali è rivestito lo spirito.
L’idea è che lo Spirito Creativo si rivestì in forme materiali di grande diversità e che l’intero universo che noi conosciamo fu fatto in questo modo, è cioè la manifestazione, sotto forma materiale, dello spirito del Creatore.
Plutarco disse : Iside è il principio femminile della natura e quello che è in grado di ricevere tutto ciò che è creato; a causa di ciò è stata chiamata “Nutrice “ e “Omni-ricevente” da Platone…
Perciò la veste o velo di Iside è la forma continuamente mutevole della natura, la cui bellezza e tragedia vela ai nostri occhi lo spirito. Questo perpetuo gioco reciproco nel mondo manifesto, che comprende gli oggetti esterni, gli alberi, le colline, e il mare, come pure gli altri esseri umani ed anche noi stessi, i nostri corpi, le nostre reazioni emotive, l’intero dramma del mondo, ci sembra possedere una tale realtà assoluta che non pensiamo a metterla in dubbio. Tuttavia in alcuni momenti di particolare intuizione, indotti forse dal dolore o dalla sofferenza o da una grande gioia, possiamo improvvisamente renderci conto che ciò che costituisce l’ovvia forma del mondo, non è quella vera, quella reale.
E’ detto che l’essere vivente viene afferrato nella rete o velo di Iside, e ciò significa che alla nascita dello spirito, la scintilla divina che è in ognuno, fu incorporata o afferrata nella carne.

Iconografia
Iside è spesso simboleggiata da una vacca, in associazione con Hathor, ed è raffigurata con le corna bovine, tra le quali è racchiuso il sole. Nell'iconografia è rappresentata spesso come un falco o come una donna con ali di uccello e simboleggia il vento. In forma alata è anche dipinta sui sarcofagi nell’atto di prendere l’anima tra le ali per condurla a nuova vita. Solitamente viene raffigurata con una donna vestita, con in testa il simbolo del trono, che tiene in mano un loto, simbolo della fertilità. Frequenti anche le rappresentazioni della dea mentre allatta il figlio Horo. Il suo simbolo è il tiet, chiamato anche nodo isiaco, che si trova utilizzato per assicurare le vesti egiziane. L'esatta origine del simbolo è sconosciuta, ma probabilmente rappresenta la resurrezione e la vita eterna.

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Simboli
Nei rituali pubblici celebrati in suo onore, nella festa della fertilità, e nel mese di Hathor, novembre, erano portati in processione un fallo, rappresentante Osiride, e un vaso pieno di acqua che lo precedeva. La coppa e il fallo sono gli eterni simboli della generazione che ricorrono sempre. Li troviamo nei riti primitivi – la torcia, che è chiamata l’uomo, e la coppa in cui penetra, che è detta la donna. Il foro nella terra al centro dell’accampamento in cui ogni soldato romano gettava la sua lancia; il calice del santo graal, nel quale era conficcata una lancia che faceva gocciolare eternamente sangue, la sacra fonte battesimale fertilizzata dall’immersione della candela accesa.


Rito di Iside : la trasformazione di Osiride
Come accade da tempo immemore, l’intensa vicenda di Osiride dona forza e speranza alle donne afflitte dalla perdita dell’amato compagno. Essa ci svela in che modo possiamo far scaturire la speranza dall’abbandono – come è avvenuto attraverso la mistica resurrezione di Osiride operata da Iside.
Nell’antico Egitto, il mito di Iside e Osiride veniva proposto ogni anno nell’ambito di un sontuoso rito in segno di lutto. Questa cerimonia costituiva uno dei più importanti riti religiosi, che permetteva a chi ne prendeva parte di sperimentare le dolorose emozioni della dea mentre ricercava spasmodicamente il marito-fratello, che poi avrebbe pianto con strazio immane. Gli astanti percepivano altresì la gioia in seguito alla rinascita di Osiride nelle sembianze del figlio Horus.
Quando non si è manifestato appieno il riconoscimento del dolore, esso fluisce in tutti gli altri aspetti della vita, tingendola di nero. La sofferenza di Iside durante la disperata ricerca di Osiride da un capo all’altro del Nilo è indicativa del cupo viaggio che dobbiamo intraprendere per affrontare il dolore e trasformarlo.
Onde favorire la trasformazione della pena che vi affligge, plasmate un piccolo cuore – il vostro cuore infranto – utilizzando un foglio di allumnio. Mentre scolpite questo talismano, pensate a Iside e alla sua vicenda, ma pensate anche alla vostra vicenda. Fate confluire nella vostra energia tutto il dolore del vostro cuore infranto, con la saggezza che ne deriva.
Riempite quindi una ciotolina a fondo piatto con dell’acqua salata come le lacrime. Al centro della ciotolina, ponete una candela larga e massiccia. Accendete la candela. Dopo che si sarà sciolta una minuscola quantità di cera, intingetela nel vostro talismano a forma di cuore. Immaginate che la cera stia ricomponendo i frammenti del vostro cuore, come ha fatto con il corpo di Osiride. Nel fare ciò, dite:

Lacrime in acqua salata, cera in metallo
Iside, fai cessare le mie lacrime, trasforma il mio dolore.
Guarisci il mio cuore perché possa amare ancora.


A questo punto spegnete la candela.
Ripetete il rito della candela con il vostro talismano per quattordici notti, aggiungendo man mano l’acqua salata che occorre. Trascorso questo periodo, prendete il cuore coperto di cera e seppellitelo vicino ad un albero affinché Iside lo possa trovare e guarire, come ha fatto con Osiride. Infine versatevi sopra la rimanente acqua salata.







Tratto e riassunto da:
"il dizionazio delle Dee e delle Eroine" di Patricia Monoghan
" I misteri della donna" M. Esther Harding

La Dea Interiore., Kris Waldherr
Wikipedia

Inserito nel sito www.ilcerchiodellaluna.it nel Settembre 2007

Immagini:
Iside di Pamela Matthews
Iside e Osiride di Susan Seddon
Boulet
Iside con ali: fonte sconosciuta
www.anticoegitto.net/ images/iside22.jpg

Sufismo

pubblicato 28 feb 2015, 14:04 da TEMPO diSERVIRE

*       SUFISMO         *

 

Cos'è il sufismo

Il sufismo non è differente dal misticismo di tutte le religioni. Il misticismo viene da Adamo. Esso ha assunto strutture e forme differenti durante molti secoli; ad esempio, il misticismo di Gesù, dei monaci, degli eremiti e del Profeta Maometto. Un fiume passa attraverso molti paesi ed ognuno Lo rivendica per se. Ma è un unico fiume.

La verità non cambia; cambia la gente. La gente cerca di possedere la verità e tenerla per se, lontana dagli altri. Ma nessuno può avere il possesso della verità.

La via del sufismo è innanzi tutto l'eliminazione di qualsiasi intermediario fra l'individuo e Dio. Il fine è agire come un'estensione di Dio, e non come una barriera. Essere un sufi è servire ed aiutare gli altri, e non semplicemente star seduto a pregare. Essere un vero sufi vuol dire rialzare chi è caduto, asciugare le lacrime di chi soffre, accarezzare l'orfano e chi non ha amici.

Le diverse persone hanno capacità diverse, chi può aiutare con le azioni, chi con la parola, chi con le preghiere, e altri con la ricchezza.

Puoi arrivare alla meta anche con il tuo solo sforzo, ma questa è la via più dura. I nostri fini personali conducono tutti alla stessa meta. Vi è una verità soltanto. Ma perché negare le migliaia d'anni d'esperienza che si trovano nella religione? Vi è una vera saggezza, data da tanti anni di ricerca, di tentativi, d'errori.

Un grande sbaglio è avere soltanto una mezza religione. Ciò tiene lontano dalla vera fede. E' una vera assurdità. Ricorrere ad uno che è solo un mezzo medico è terribilmente pericoloso. Chi governa a metà è soltanto un tiranno. Quante lotte nel labirinto della religione e delle diverse religioni! Sono come cani che lottano per un osso, tendendo ai loro propri interessi egoistici. La soluzione è ricordare che esiste un unico Creatore che provvede a noi tutti. Più ricordiamo l'Unico, meno si combatte.

Uno shayikh sufi è come un medico, e un discepolo è qualcuno che ha il cuore malato. Il discepolo viene dallo shaykh per guarire. Un vero medico darà una certa dieta e certe medicine per curare i mali di una persona. Se i discepoli seguono le prescrizioni del loro shaykh, guariscono. Altrimenti, possono anche morire. Ma i pazienti che seguono male le prescrizioni del loro medico corrono alla propria rovina.

Ad un livello superiore il rapporto di uno shaykh e dei discepoli è come il rapporto tra un grappolo d'uva ed il ramo. Lo shaykh tiene legato il grappolo all'albero, alla linfa e alla fonte della linfa. E' estremamente importante capire questo collegamento. E' come quello fra la lampadina e l'elettricità. L'effetto e lo stesso. Alcuni shaykh hanno 20 volt, altri hanno 100 volt, ma l'elettricità è sempre la stessa.

Gli occhi sono le finestre dell'anima. Guardando i discepoli lo shaykh li unisce. Può esserci una gran forza nello sguardo di uno shaykh.

Il primo stadio è avere fede. Il primo passo in questo stadio è la fiducia nel proprio shaykh. Espressione esteriore di ciò è sottomettersi allo shaykh. Con questa sottomissione la vostra arroganza si trasformerà in umiltà, la vostra irosità e la vostra negatività si trasformeranno in gentilezza di carattere e mitezza. Questo primo passo è veramente grande.

Non ogni persona con un turbante, vestito con toghe ricercate o altro particolare abbigliamento è uno shaykh. Ma quando trovate uno shaykh, grazie al volere di Dio, il primo passo è la sottomissione; ma, attenzione... Il chiedere e il dubitare che oggi sono tanto accentuati in Occidente, possono anche portarvi alla verità. In effetti, vi è una certa cecità nella sottomissione irriflessiva. Può esser meglio, dapprima, osservare, cercare, e pensare, al fine di scegliere uno shaykh da seguire soltanto quando avete risolto i vostri dubbi e i vostri interrogativi.

Nella nostra tradizione generalmente si considera grande infrazione all'etichetta porre domande o dubbi al vostro shaykh. Tuttavia può esser giusto chiedere se, ottenute le risposte alle vostre domande, la vostra fede può diventare più chiara e ferma.

Persino il profeta Abramo chiese a Dio: "Come puoi riportare in vita il morto?" Dio rispose: "Abramo, non hai fede in me? Dubiti di me?" Abramo rispose: "Si, ho fede e Tu sai che cosa c'e nel mio cuore. Ma volevo vedere con i miei occhi".

Vi sono quattro vie alla Fede. La prima è la via della conoscenza.Qualcuno viene da voi e vi parla di qualche cosa che non avete mai visto. Ad esempio, molti parlavano di un certo paese, ma io non lo avevo mai visto. Alla fine salii su un aeroplano e vidi con i miei propri occhi quel paese dalla finestra dell'aeroplano. Quando vidi il paese con i miei occhi, la mia conoscenza si accrebbe. Ma dopo che percorsi quel paese la mia conoscenza divenne maggiore. Il livello finale sarebbe diventare parte di quel paese.

Allora, le quattro vie verso la fede sono:

sapere che esiste una cosa

vedere una cosa

essere in una cosa

diventare la cosa

E' bene avere dubbi, ma non dovete rimanere nel dubbio. Il dubbio deve condurvi alla verità. Non fermatevi alle domande. La mente può anche ingannarvi. La conoscenza e la scienza possono ingannarvi. Vi è anche una condizione che fa parte del destino di certi popoli -e cioè: gli occhi che vedono cessano di veddere, le orecchie che odono cessano di udire, e la mente che immagina le cose cessa di immaginare.

Nel caso del profeta Abramo, il suo popolo era adoratore d'idoli. Egli aspirava a trovare Dio. Guardò la stella più luminosa e disse: "Tu sei il mio Signore". Poi spuntò la luna piena. Era molto più grande e più luminosa di qualsiasi stella. Abramo guardò luna e disse: "Tu sei il mio Signore." Poi spuntò il sole; la luna e le stelle disparvero. Abramo disse: "Tu sei il più grande, tu sei il mio Signore". Venne la notte e il sole scomparve. Abramo disse: "Il mio Signore è colui che cambia le cose e le riporta indietro. Il mio Signore e Colui che sta dietro tutti i cambiamenti".

Vedete, passo dopo passo, con questo procedimento Abramo passò dall'adorazione dell'idolo all'adorazione di Dio. Egli salvò il suo popolo dalla falsità. Si può davvero giungere all'unità dalla molteplicità.

C'è una lotta fra il nafs, il basso istinto, e l'anima. Questa lotta continuerà durante la vita. La domanda è: chi educa chi? Chi diventerà il maestro di chi? Se l'anima diventa il maestro, allora sarai un credente, uno che abbraccia la Verità. Se il basso istinto diventa maestro dell'anima, sarai uno che nega la Verità.

* * * * 

Si dice che uno shaykh non deve mai essere ospite di un sultano, e che anche se uno shaykh fa visita ad un sultano, è il sultano ad essere il suo ospite. Ossia, lo shaykh va per insegnare e per portare un beneficio al sultano, non a ricevere qualche cosa da lui. Anche uno shaykh deve difendersi dalle tentazioni del denaro, della fama e del potere. Anni or sono il Sultano dell'Impero Ottomano cominciò a venire alle riunioni del nostro Ordine. Il Sultano fu molto colpito dalla saggezza dello shaykh Jerrahi, e gli piacque molto anche la cerimonia zikr dei dervisci.

Dopo un paio di mesi, il Sultano disse allo shaykh: "Sono stato veramente impressionato e ispirato dalle mie visite qui, e da voi e dai vostri dervisci. Desidero aiutarvi comunque io possa. Per favore, chiedetemi qualsiasi cosa".

Era un'offerta completa, carta bianca da parte del governatore di uno dei più grandi imperi del mondo. Lo shaykh disse: "Si, o mio sultano, potete fare qualcosa per me. Per favore, non tornate da noi."

Il Sultano, colpito, chiese: "Ho fatto qualcosa di sbagliato? Non conosco tutte le regole d'etichetta dei sufi, e mi duole se vi ho offeso."

"No -disse lo shaykh- non mi avete assolutamente offeso. Il problema non è a causa vostra, ma dei miei dervisci. Prima che voi veniste, essi pregavano e cantavano i Nomi Divini soltanto per amore di Dio. Ora, quando pregano e cantano essi pensano a voi. Pensano di ottenere la vostra approvazione e a quanta ricchezza e potere possono conseguire quelli che ottengono il vostro favore. No, o Sultano, non si tratta di voi ma di noi. Temo che non siamo abbastanza maturi spiritualmente per adeguarci saggiamente alla vostra presenza qui. Per questo motivo sono costretto a chiedervi di non tornare qui."

* * * *

Un giorno il Sultano cavalcava nelle strade di Istanbul, circondato da cortigiani e soldati. Tutta la popolazione della città venne fuori per vedere il Sultano. Ognuno s'inchinò al passaggio del Sultano, eccetto un solo, cencioso derviscio.

Il Sultano fece fermare la sua processione e si fece condurre il derviscio. Volle sapere perché il derviscio non si era inchinato al suo passaggio.

Il derviscio rispose: "Sì inchini a voi tutta questa gente. Essi vogliono tutti ciò che voi avete: denaro, potere, stato sociale. Grazie a Dio queste cose non significano più nulla per me. Inoltre, perché devo inchinarmi a voi, mentre io ho due schiavi che sono vostri padroni?"

La folla rimase senza fiato e il Sultano impallidì di collera. "Che cosa intendi dire?" gridò. "I miei due schiavi che sono vostri padroni sono l'ira e la bramosia" disse calmo il derviscio, guardando bene in faccia il Sultano.

Riconoscendo la verità di quanto aveva udito, il Sultano si inchinò al derviscio.

* * * *

Dio ha detto: "L'universo intero non può contenermi, ma mi contiene il cuore del mio fedele." Orbene, Dio non è contenuto effettivamente nei cuori umani. Dio non può esser limitato ad un luogo. Le manifestazioni di Dio si adattano ai cuori di tutta la gente. Noi non siamo "parte" di Dio, poiché Dio e indivisibile. L'umanità è creazione di Dio. La manifestazione di Dio nei nostri cuori è che noi siamo vicari di Dio, rappresentanti di Dio. Siamo l'espressione, l'esempio visibile di Dio. E cosi la Misericordia di Dio si esprime tramite i pensieri e le azioni di una persona, la Compassione di Dio tramite un'altra persona, la Generosità di Dio tramite un'altra.

Vi è l'essenza di Dio e vi sono gli attributi di Dio. Capire l'essenza è per noi impossibile; ma possiamo cominciare a capire gli attributi. In effetti, parte dell'educazione di un Sufi è capire quegli attributi in noi.

Dio ha detto: "I miei servi Mi troveranno come essi Mi vedono." Ciò non significa che se voi considerate Dio come un albero o una montagna Dio sarà quell'albero o quella montagna. Se voi pensate a Dio come Dio di misericordia, .d'amore, o di collera o di vendetta, cosi troverete Dio.

Nel Sufismo è ammesso parlare degli attributi di Dio, ma alla fine, il Sufi giunge allo stadio della sottomissione, e allora smette di porre domande.

L'elettricità è dovunque, ma se voi avete soltanto tre lampadine, tutto ciò che vedrete sono quelle tre lampadine. Dovete aver consapevolezza di voi stessi. Questo è l'inizio e anche la dimensione totale. Soltanto conoscendo voi stessi conoscerete certi attributi. La connessione con gli attributi si attua attraverso la conoscenza del se. Di fuor da voi non troverete nulla.Tutta la creazione è manifestazione di Dio. Ma, come alcune parti della terra ricevono più luce di altre, alcune persone ricevono più luce. I profeti ricevono il massimo della luce Divina. Oltre alla quantità vi è la qualità. Dipende da quali attributi sono manifestati. Alcune persone sono manifestazioni di vari attributi Divini. I profeti manifestano la totalità degli attributi divini. La luna riflette la luce del sole. Il sole è la Verità; la luna è ogni profeta.
 

 

I sette livelli dell'essere

Fin dal primo momento in cui abbiamo fatto il nostro ingresso nella scuola del Sufismo, ci hanno parlato dei sette livelli dell'essere. Questi sette livelli sono come esami in un sistema educativo che ognuno deve superare per ottenere la laurea. Però nel nostro sistema le valutazioni sono fatte da un'Autorità più Alta di qualunque insegnante.

L'aver superato o no un esame ci viene reso noto mediante sogni veritieri, ed è attraverso l'interpretazione di questi che l'insegnante assegna nuove responsabilità e nuovi compiti al ricercatore. Ma ciò che è più importante e che il ricercatore stesso dovrebbe essere in grado di realizzare qual è il proprio stato, cosi che possa passare allo stato successivo al quale egli aspira. Ovviamente è in primo luogo necessario che egli sia cosciente, consapevole del proprio carattere e delle proprie azioni, e che sia sincero nell'osservare se stesso. Ma è anche necessario che egli conosca a fondo le caratteristiche d'ogni livello, specialmente del livello in cui presume di essere e del livello successivo al quale egli spera di giungere.

Quindi ancora una volta dobbiamo accingerci a studiare le caratteristiche dei sette livelli dell'essere e cercare di vedere a che livello siamo. Con la speranza che questo tentativo incrementi i nostri sforzi per raggiungere il livello immediatamente successivo e ci renda attenti a non regrederire al livello più basso.

Non è assolutamente in dubbio che il potenziale per la perfezione è presente in ogni esser umano, poiché Iddio Altissimo ha posto i Suoi Divini Segreti nell'essenza dell'uomo, al fine di far apparire dai regni sconosciuti i Suoi Bei Nomi e Attributi. Ma noi abbiamo dimenticato la perfezione che è stata posta prima che giungessimo in questo mondo rivestiti di carne e ossa. Il nostro essere fisico e il suo attaccamento al mondo in cui vive, copre e lascia nell'oscurità la bellezza e la sapienza che sono nascoste in noi e ci ha fatto dimenticare la nostra origine: ci ha lasciato in uno stato d'ignoranza.

Dio nella Sua Misericordia ci ha rivelato nei Suoi Libri Divini degli insegnamenti e ci ha inviato i Suoi profeti e i Suoi santi come guide ed esempi per insegnarci e riportarci alla consapevolezza, alla luce, dalle tenebre con le quali noi abbiamo coperto noi stessi. A quelli di noi che sono in grado di svegliarsi, che riscoprono ciò che di santo c'è in noi stessi e che desiderano giungere più vicini al nostro Creatore e alla nostra origine, che è la perfezione, è stato promesso che se "facciamo un passo verso Dio, Lui ci correrà incontro".

L'uomo ha due anime. Una è detta Ruhu Hayvani, l'anima animale, e l'altra Ruhu Insani, l'anima umana. L'anima animale è una sostanza creata, raffinata che controlla la vita, la mente, i sensi, i sentimenti, le emozioni, la volontà e i movimenti del corpo fisico. E il nostro essere, che si collega a quest'anima è detto "io animale", l'io governato dai desideri della nostra carne o Nafsi Ammara, l'io che comanda il male, che è il primo e il più basso dei sette livelli dell'essere.

Il Nafsi Ammara è una manifestazione dell'anima animale nell'uomo, mentre i sei gradini successivi all'io che comanda il male sono lo sviluppo dell'anima umana, che è N anche chiamata Nafsi Natiqa, l'essere che può comunicare con il linguaggio, o l'Essere Razionale.

I successivi sei livelli sono:

Nafsi Lawwama, quando l'uomo ascolta la voce della sua coscienza e tenta di resistere ai suoi desideri carnali;

Nafsi Mulhima, quando l'uomo riceve istruzioni dirette mediante le ispirazioni del suo Signore;

Nafsi Mutmainna, quando l'uomo è liberato dall'auto-indulgenza e trova pace e tranquillità nel suo stato di pietà e obbedienza al suo Signore;

Nafsi Radiyya, quando l'uomo accetta tutto ciò che gli accade senza alcun risentimento o sofferenza e quando il bene e il male diventano uguali per lui ed è contento della sua sorte;

Nafsi Mardiyya, quando l'uomo assume gli Attributi Divini, abbandonando al sua materialità

Nafsi Safiyya, quando l'uomo raggiunge la purezza della perfetta armonia.



Nafsi Ammara

In questo primo livello dello sviluppo dell'uomo, l'io razionale e la coscienza umana sono stati sconfitti dalla cupidigia e dai desideri carnali. A questo stadio il nostro io non riconosce alcuna barriera morale o razionale al prendere ciò che vuole. Esso si esprime con l'egoismo, l'arroganza, l'ambizione, la tirchieria, l'invidia, l'ira, il cinismo, l'oziosità e la stupidità. All'origine gli io, i nostri se, le nostre identità, le nostre personalità e realtà, sono uno dei doni che il creatore ha fatto all'uomo. Ma poiché noi gli permettiamo di inclinare verso i valori materiali, di trarre piacere solo dalla vita mondana e poiché soccombiamo ai desideri della carne, allora diventa brutto e diventa quasi come un animale, mentre la sua forma rimane quella di un essere umano. È una belva camuffata da uomo, un pazzo animale selvaggio che morde e azzanna se stesso e gli altri. Quest'io è il nostro diavolo privato, il nostro peggior nemico, che vive dentro di noi, ci domina e ci tiranneggia e tiene la nostra anima umana imprigionata e dimenticata nelle profondità del nostro subconscio. Se siamo abbastanza fortunati da essere condotti da una guida alla ricerca di uno stato migliore, allora il diavolo ci sussurra nelle orecchie: "Che affare fai ad essere su questa via? Non vedi che tutti quelli che sono su questa Via alla fine muoiono? Tutto ciò che rimane di loro sono poche parole. Lo so che desideri la Verità, ma dove sono i saggi uomini in grado di insegnarti qualcosa? Mostrami un solo singolo uomo santo che riceve rivelazioni, che può mostrare dei miracoli! Essi appartengono ad un'altra epoca. Ora è l'epoca dei fatti, della scienza, della prosperità e del benessere. Se vuoi essere religioso - va bene! Vai alla moschea, prega, digiuna e prega gli spiriti di questi santi uomini del passato che ti aiutino, perché non c'è più nessun valido insegnate vivente!"

In questo modo il diavolo nasconde la verità. Kufr, infedeltà, significa coprire, nascondere in arabo. Kafir, l'infedele, significa colui che nasconde qualcosa. Il diavolo nasconde il fatto che in ogni epoca esistono uomini perfetti al mondo e insegnanti validi che possono condurre alla salvezza.

Il nostro maestro, l'inviato di Dio (saws), ha due aspetti. Uno è la sua profezia, hubuwwa; l'altro è la sua santitudine, la sua amicizia, la sua vicinanza a Dio, o walaya. Lui è Hatemul Enbiya: l'ultimo, il Sigillo della Profezia, ma il suo altro aspetto di santitudine è sempre stato e sempre sarà ereditato dagli uomini perfetti, che lo amano e lo imitano, e questi esisteranno in ogni epoca fino alla fine dei tempi. Ma se il ricercatore presta la benché minima attenzione alle insinuazioni del diavolo, allora soffre di dubbi sul suo maestro, è distolto dalla Via, i suoi sforzi sono rallentati e i suoi orecchi si protenderanno di nuovo verso i sussurri del diavolo il maledetto. Questa volta dirà: Dio perdona, fai conto sulla Sua Misericordia, a Lui non dispiace la gente che fa le cose che Lui permette. Sii dolce con te stesso e non tiranneggiarti. Se tu sarai gentile con il tuo io e gli darai ciò che vuole, allora ti obbedirà!". Se il ricercatore viene ingannato da queste tentazioni, comincerà a dubitare; non gli sarà chiaro quali cose siano legittime e quali no, se sono giuste o sbagliate. Quando ciò accade è più probabile che egli scelga l'illegittima, poiché di solito è la più piacevole per i sensi. E più i suoi sensi sono soddisfatti, più il suo cuore sarà accecato e indurito, e più sarà incline al male.

A livello dell'io che comanda il male, tutte queste influenze sono molto forti. Per uscirne fuori, ci vuole qualcuno che ci prenda per mano e ci districhi. È molto difficile se non impossibile farlo da soli.

Ma mediante l'aiuto di Dio, tu puoi ascoltare la voce della ragione che dice, "fare ciò che Dio ci permette di fare grazie alla sua Misericordia, invece di fare ciò che ci ordina di fare, è la professione delle creature pigre". Per il vero servitore di Dio è un obbligo vivere secondo le regole della Shariat e gli ideali della Tariqat.

E se noi seguiamo questa decisione razionale, che è un dono immeritato di Dio Altissimo oppure siamo salvati dalla nostra miseria da un solido insegnante, allora potremmo salire al secondo livello del Nafsi Lawwama. Così l'anima è spinta fuori dalla caverna tenebrosa dell'io alla luce della coscienza, e noi vedremo la nostra arroganza trasformata in umiltà, la vendicatività e l'odio in amore, l'ira in dolcezza, la lussuria in castità ... Se Dio vuole.



Nafsi Lawwama

Questo è il secondo passo nello sviluppo dell'uomo. Quando l'uomo diventa cosciente delle sue azioni è in grado di distinguere il giusto dallo sbagliato, si dispiace per i suoi atti sbagliati. Egli non è ancora in grado di smettere del tutto di commettere errori perché è molto difficile rompere le abitudini del suo stadio precedente. Egli prova a seguire gli obblighi della sua religione e prega, digiuna, fa la carità e tenta di comportarsi in modo decente. Ma vuole essere noto come una persona trasformata. Pubblicizza la sua pietà, i suoi buoni atti e si aspetta apprezzamento dalla gente. Questo rende il suo comportamento ipocrita. Talvolta egli realizza tutto ciò, e si dispiace e tenta di cambiare. L'ipocrisia, uno dei peccati maggiori, è il pericolo principale in questo stato.

Esistono altri due gravi pericoli: l'arroganza e l'ira. Ogni piccolo sforzo di essere buono, comparato con lo stato precedente, sembra un gran risultato. In tal modo pensiamo di essere i migliori, e ci adiriamo con gli altri che sembra non ci rispettino. L'arroganza, il mentire a se stessi, l'ipocrisia, l'ira e l'intolleranza, sono i soldati del diavolo. Al livello del Nafsi Lawwama non siamo in salvo dal diavolo, che ci inietta nelle vene il suo carattere di arroganza e ci sussurra nelle orecchie: "tu adesso sei buono quanto i tuoi insegnanti; non solo sai quanto sanno loro, ma il tuo comportamento è migliore. Se essi fossero in grado di applicare alle proprie vite quello che insegnano sarebbero la metà di te. Tu non hai bisogno delle loro prediche e dei loro consigli. Che adesso la gente veda la tua sapienza e i tuoi atti cosicché tu possa essere loro di esempio." Non solo i sussurri del diavolo, ma a questo stadio l'intera vita mondana è contro il ricercatore. Per lui Certamente il mondo non può perdere la sua attrattività; lo chiama e lo tenta.

Se la risolutezza del ricercatore è debole, sarà afflitto dall'arroganza, non ascolterà i buoni consigli, e, di fatto, combatterà contro quelli che vogliono il suo bene, pensando che essi lo stiano sminuendo e che facciano i superiori. Adirato, può tentare atti più grandi di quelli che è in grado di compiere, e fallire. Il fallimento lo farà adirare ulteriormente. Il suo umore diventerà nero, deluso; penserà di avere preso la via sbagliata, che stava meglio prima e potrebbe biasimare quelli che lo hanno condotto sulla Via, ricadendo nella condizione precedente di animale in forma umana.

Se il ricercatore viene messo in guardia da questi pericoli all'inizio del secondo stadio di Nafsi Lawwama e se è abbastanza intelligente da non lasciare la mano che lo conduce, e se segue i consigli su come combattere i tre nemici dell'ipocrisia, dell'ira e dell'arroganza, supererà velocemente questo stadio. Più a lungo resta in questo stato transitorio, peggiori saranno le difficoltà.

La cura per l'ipocrisia, sta nel realizzare che il valore di ogni cosa in questo mondo, incluso l'opinione degli altri, è temporanea, incostante e soggettiva, mutevole di minuto in minuto, da luogo a luogo, da persona a persona, e infine scompare. Quindi uno dovrebbe scegliere ciò che è permanente, eterno e potente invece di qualcosa che oggi c'è e domani non c'è più. Quale folle accenderebbe una candela in pieno sole? Non fare affidamento sul rispetto e l'elogio degli altri, e non temerli. Poiché è stato detto: "Chiunque ti loda è tuo nemico perché è un alleato dei tuoi nemici e chiunque ti indica i tuoi errori è nemico dei tuoi nemici."

La cura per l'arroganza è ricordare che sei venuto da una goccia di seme di tuo padre e da un uovo nel ventre di tua madre, e che finirai come un putrido cadavere nella terra. Bellezza, forza, intelligenza, presto diminuiranno e spariranno. Tutte le tue fortune, proprietà reputazione e amici non ci saranno quando sarai calato da solo nella tua tomba. Le tue preghiere, la tua pietà, i tuoi buoni atti, se fatti per impressionare gli altri, svaniranno, e ancora peggio si rivolteranno contro di te. Realizza che tutto ciò che hai, incluso il tuo corpo e la tua stessa vita, non sono tuoi, ma sono ti sono prestati e affidati dal tuo Creatore. Anche le tue azioni, se sono buone, sono Sue e se sono cattive sei tu che stai tiranneggiando te stesso. Offri grazie per ogni cosa e prova vergogna per i tuoi errori. La caduta di chi sta in basso è meno dolorosa di quella di chi sta in alto.

La cura per l'ira è fondamentalmente raggiunta se puoi curare la tua arroganza. È l'arrogante che si adira per le avversità, persino se ha meno riconoscimenti di quelli che pensi gli spettino. L'emozione negativa dell'ira, quando scoppia, è più veloce dello sforzo razionale di sopprimerla. Una volta che si è accesi d'ira è difficile estinguerla. Come il fuoco, brucia tutto ciò che di umano c'è in noi; compassione, amore, gentilezza, generosità, la capacità di comunicare, di pensare alle conseguenze, e l'intelligenza sono ridotte in polpette. Tutto ciò che rimane è un pericoloso animale selvaggio ferito.

Come rimedio per richiamare e ricordare la propria umanità, l'inviato di Dio (saws) suggerisce che quando siamo colpiti dall'ira, immediatamente dobbiamo cambiare posizione. Se si è in piedi, dovremmo sederci. Se si è seduti, dovremmo inginocchiarci. È difficile urlare e maledire nell'umilissima posizione di ingínocchíato.

Oppure ci si dovrebbe sdraiare sulla schiena e pregare: "Oh Signore, arricchiscimi con la conoscenza, abbelliscimi con la gentilezza, dammi il dono della pietà e della paura e dell'amore per Te e la sanità mentale e la salute, Amin". Oppure si dovrebbero fare abluzioni con acqua fredda.

Se potessimo evitare questi pericoli, con la volontà di Dio e la guida della nostra religione e l'aiuto del nostro maestro e il nostro desiderio di avanzare, potremmo salire al terzo livello del Nafsi Mulhima, il livello dove si ricevono le ispirazioni del nostro Signore.



Nafsi Mulhima

Questo è lo stadio in cui il ricercatore viene ricompensato per i suoi sforzi, la sua costanza e la sua obbedienza al maestro. Ora lui riceve occasionalmente messaggi dal di dentro: parole senza suono, ispirazioni che gli danno la direzione, l'incoraggiamento e la forza per continuare nel suo progresso. Ci sono ancora gravi pericoli, il peggiore dei quali è che il diavolo è capace di imitare le ispirazioni divine. E il ricercatore potrebbe non essere in grado di distinguerle. Questo è il motivo per Cui a questo stadio la guida di un maestro è così necessaria, di uno che sia in grado di distinguere tra la vera ispirazione e le false immaginazioni ispirate dal diavolo.

È durante questo periodo che la relazione tra il ricercatore e il suo maestro dovrebbe essere più stretta. Il ricercatore non dovrebbe nascondere nulla al suo insegnante: dovrebbe rivelargli tutte le sue speranze, le sue paure, le sue mancanze, persino se nutre del risentimento o dell'opposizione verso di lui, deve confessarglielo. Questi sono come i sintomi di una malattia che un ammalato deve rivelare al dottore in cui ha fiducia. Proprio come tiene conto dei consigli dati o della dieta prescritta, o prende diligentemente le medicine prescritte, se obbedisce al consiglio del suo maestro, sarà in grado di avanzare.

La voce dell'io potrebbe facilmente essere erroneamente presa per ispirazione, specialmente quando l'io cambia il suo vocabolario da materiale a spirituale. Il suo scopo è isolare il ricercatore dai suoi compagni nella ricerca e dal loro insegnante. I suoi fratelli sulla Via gli sembreranno degli schiavi ossequiosi del maestro e il maestro un tiranno egocentrico che trae vantaggio dal suoi seguaci; in realtà i suoi fratelli e i suoi maestri sono degli specchi in cui vede la propria bruttezza. Quando ciò accade, il diavolo maledetto gli parla, pretendendo di essere un'ispirazione, e dice; "Ora hai visto e capito tutto. Ora sai tutto. Tu sei un uomo saggio, un insegnante tu stesso. Perché devi obbedire e fare tutte questo cose non necessarie che il tuo insegnante ti impone. Lui sta tentando di pretendere di essere ancora superiore a te. Abbandona lui e i suoi seguaci che non hanno penetrato il significato interno delle cose e continuano a praticare il lavoro esteriore di pregare e servire. Tu sei ora a un livello nel quale il tuo Signore ti parla direttamente. Quindi svolgi il lavoro interiore: medita, sforzati di ascoltare i messaggi segreti che ti giungono ...".

In questa tempesta il solo salvagente che lo salverà dall'annegare saranno le regole della sua religione. Deve pregare, digiunare e fare la carità con più fervore e attenzione che mai. Soprattutto deve cercare di far rivivere i sentimenti di amore che una volta provava per il suo shaykh e i suoi fratelli sulla Via. Perché l'amore cura tutte le malattie e l'amante è in grado di seguire tutti i desideri dell'amato.

Un'altra afflizione durante questo periodo è un mutamento nella comprensione e nella sensibilità. È come se dimenticasse tutto ciò che sapeva, persino la sua idea di se stesso. Le nuove impressioni non corrispondono alle vecchie. Egli è in grado di vedere le cose in modo differente, di fraintenderle, di sbagliare. Si sente come se non esistesse. Può immaginare di aver raggiunto il livello finale di Fana Fillah - smarrire se stessi in Dio. Ma questo sentimento non ha nulla a che fare con quell'alto stato. Dovrebbe realizzare che è uno stato di impotenza, di vuotezza, uno stato di bisogno disperato, lo stato del Fakr, lo stato che è stato elogiato dal nostro Profeta (saws), che ha detto, "Sono orgoglioso del mio fakr".

Ma se il ricercatore si e stancato di combattere contro il suo io ed è diventato mal disposto nell'esecuzione dei suoi doveri religiosi, allora ode di nuovo la voce del diavolo, "il tuo Signore è il tuo segreto e tu sei il segreto del tuo Signore. Hai raggiunto l'obiettivo finale di perdere te stesso in Dio, l'Eterno. Tutto ciò che è stato proibito o reso obbligatorio per i suoi servi non si applica a te. Qualunque cosa ti venga in mente, falla, perché tutto ciò che tu fai viene da Lui ed è corretto. Tu non hai alcuna responsabilità"

Possa Dio proteggerci da una tale eventualità, perché cadere in questo stato è come cadere giù dalla cima di un alto edificio. È mortale. Uccide il cuore. Chi è senza cuore non ha coscienza né paura di Dio; diventa un giocattolo del diavolo. Ruba, uccide, beve, diventa un dissoluto; non c'è limite ai peccati che commette. È anche cieco quando sta per cadere nella fossa dell'inferno, quando il suo shaykh e i suoi fratelli sulla Via tentano di trattenerlo, lui scalcia e tira e c'è il pericolo che li spinga all'inferno con lui.

Ma Dio Onnipotente salverà quelli che tengono conto degli avvertimenti e che si attengono alla loro religione e alla mano del loro insegnante. E che alimentano l'amore che sentono per il loro shaykh e i propri fratelli sulla Via per amore di Dio. E sicuramente sarà spinto al livello della pace e dell'armonia nel regno del Nafsi Mutmainna.



Nafsi Mutmainna

Questo stadio è il posto sicuro raggiunto dal ricercatore dopo un lungo e difficile combattimento con il diavolo privato, il suo io, e l'esercito dei diavoli che lo tentano nella sua vita di questo mondo. Per essere in grado di raggiungere questo livello, deve avere placato ambedue. Così è relativamente libero dai pericoli. Ora è sotto il comando della sua anima umana. Che trae piacere nel seguire le regole della religione e l'esempio del Profeta (saws). Possiede le qualità che Dio loda: è gentile, generoso, paziente, perdonatore, sincero, grato, contento e in pace. Ha udito Dio dire:

"O tu che hai trovato pace
Ritorna al tuo Signore, contento con Lui
E Lui contento di te.
Entra tra i miei bravi servi
Ed entra nel mio Paradiso."

Lui trova la sua pace, la sua felicità, la sua delizia, nel suo Signore. Gli è stato dato il cielo in terra. Entra in Paradiso in vita.

Ogni parola che scaturisce dalle sue labbra o è dal Santo Corano o dalla tradizione del Profeta (saws) o dall'insegnamento dei santi. La sua adorazione e devozione sono nutrimento per la crescita della sua anima. È un insegnante non solo mediante le parole, ma con l'esempio. I miracoli che accadono tramite lui, li attribuisce ad altre cause, non li rivendica mai, li ripudia al punto di negarli. Ogni sua azione corrisponde alle regole della religione. Lui ha riguadagnato il nome di Insan, vero essere umano; il nome deriva dalla parola uns, essere vicino, intimo con il proprio Signore. Così il suo Signore lo prenderà per mano e lo condurrà senza molte difficoltà da qui in poi.



Nafsi Radiyya

Ahimè! Veramente pochi uomini possono aspirare a raggiungere questo alto stato. Da questo livello compreso in su il ricercatore non impara, con le parole o l'esempio, da altri che se stesso, mediante la Ilm al Yaqin, la conoscenza acquisita. Ora ha raggiunto il livello della conoscenza tramite l'esperienza personale e le rivelazioni: Ayn al Yaqln, Certezza. Fin qua ogni cosa era relativa. Ora lui offre la Verità. La manifestazione di questo stato è amore, amore che tutto avvolge. Vede tutto e ogni cosa come atti perfetti di Dio, così li ama come le azioni, fil, dell'Amato. Raggiunge la perfetta sottomissione a ogni cosa che accade. Questa è la "Verità dell'Islam". C'è una perfetta armonia, di cui egli e conscio. Non ci sono possibilità di errore perché lui è il maestro del suo io, e l'io stesso è diventato un Musulmano, sottomesso al suo Signore. Lui non vuole altro che ciò che ha. Quindi non chiede a Dio alcunché per se. Ma quando prega per qualcun altro, le sue preghiere sono immediatamente soddisfatte. Lui siede sul trono nel regno spirituale, mentre il mondo esteriore è presente per servirlo. La sua accettazione, sottomissione, piacere. gratitudine e amore per il suo Signore sono così perfetti, che il Signore risponde con il Suo piacere per il Suo servo.



Nafsi Mardiyya

A questo livello si manifesta il legame tra il Creatore e il creato, con un amore comune ad entrambi. Il Creatore trova nell'uomo perfetto le qualità che Egli gli ha conferito quando lo ha creato, cosi come ha detto:

"In verità abbiamo creato l'uomo nella forma migliore …"

I Suoi Bei Nomi, i Suoi Attributi, che ha insegnato a nostro padre Adamo, si manifestano nel ricercatore. Così l'uomo perfetto che ha raggiunto il livello dove merita il piacere di Dio, ha perso tutte le sue caratteristiche fisiche animali così come i suoi aspetti umani imperfetti sotto il comando del suo io. Ora i Divini Attributi di Dio sono manifesti in lui e lui vede la Vera Realtà, la Verità, perché è benedetto con Ayn al Yaqin, la Certezza. Lui vede bellezza in ogni cosa, ama tutti, perdona le colpe di quelli che non sanno, è compassionevole, generoso, dà, non chiede mai, serve con tutto ciò che ha per portare gli altri alla luce dell'anima e per proteggerli dai pericoli dei loro io e dall'oscurità della loro mondanità. Tutto questo lo fa per amore di Dio e in Suo nome.

È difficile riconoscere questi esseri. Il loro stato non può essere descritto a parole. Non possono essere paragonati ai concetti che uno conosce ordinariamente. Una loro caratteristica particolare identificabile è che sono sempre in uno stato di perfetto equilibrio, come il centro di un circolo, come il fulcro di una bilancia: giusto nel mezzo, né di più né di meno, il mezzo. Dio ce lo chiede, il Profeta (saws) ci avvisa, tutti lo desiderano, ma nessuno riesce a raggiungere quest'obiettivo di eqilibrio eccetto questi uomi perfetti.



Nafsi Safiyya

Nel mezzo di ogni cosa, avendo trovato il centro, l'anima trova il proprio luogo. È un punto, senza lunghezza o estensione, non ricopre alcun area o spazio. Così è pura. Non esiste desiderio, non esiste richiesta. È l'inizio e la fine. È come il punto sotto la Ba e il punto sopra la Nun, tutta la conoscenza è contenuta in esso. Quando l'essere che possiede questa anima pura si muove, i suoi movimenti sono un potere che reca beneficio; quando parla è sapienza e musica per le orecchie; quando appare è bellezza e gioia per chi vede. Tutto il suo essere è adorazione, ogni cellula del suo corpo è in continua lode del suo Signore. È umile. Sebbene sia senza peccato, versa lacrime di pentimento. La sua gioia è vedere l'uomo che si tende verso il suo Signore, la sua pena è vederlo smarrirsi. Più di ogni cosa ama quelli che servono Dio. È adirato con quelli che si rivoltano. Tutto ciò che desidera per l'umanità è ciò che vuole Dio, e teme per il destino degli infedeli. È giusto, più che giusto! È quello che intercederà per i peccatori.



Dio è il più sapiente. Possa guidarci sulla Retta Via e condurci ai livelli che incontrano la Sua approvazione e ci dia la pazienza, la perseveranza, la forza e la sapienza per avere successo nella Via. Amin.



[Adattato da Marifetname di Hd. Ibrahim Hakki Erzurumi (1703-1780) dallo Shaikh Tosun Bayrak al-jerrahi Zul-Qi'dah, 1420]
 

gli articoli sono tratti dal sito:

http://www.sufijerrahi.it/

 

 

La Via del Cuore nel Sufismo

Il Sufismo é conosciuto come la Via del Cuore, la Via del puro, mistico cammino dell'Islam. Con qualunque nome lo vogliate chiamare, é il sentiero che conduce il ricercatore alla Presenza Divina.
Cos'è il Sufismo
nelle parole dei Maestri Sufi 

In verità egli (il sufi) è come la terra, calpestata dai pii e dagli empi, è come le nubi, la cui ombra si estende su ogni cosa, è come la pioggia che bagna ogni cosa (senza distinzione). 
Junayd al-Baghdadi 

Il Sufismo è abbendonare quello che hai nella testa, donare ciò che hai nella mano e non ritrarti da ciò che sopravviene.
Abu Said ben Abi-l-Khair

La conoscenza di Dio non si può ottenere cercandola; tuttavia solo coloro che la cercano la trovano.
Bayazid al-Bistami

Sufismo consiste nel ristabilirsi nello stato di equilibrio di prima che si entrasse nell'esistenza.
Abu Bakr ash-Shibli

Sufismo consiste nell'essere con Allah, senza attaccamenti per nulla che non sia Lui. 
Junayd al-Baghdadi

Il Sufismo consiste nell’abbandonarsi a Dio in conformità con ciò che Dio vuole.
ibn Ahmad di Ruwaym

Il Tasawwuf non é un sistema costituito da regole o da scienze, ma comportamento: se fosse una regola, potrebbe essere fatto proprio con lo sforzo accanito, se fosse una scienza, potrebbe essere acquisito con l’istruzione. 
E’ invece un comportamento (analogico): conformatevi all’azione di Allah! Ma è impossibile adeguarsi all’azione di Allah per mezzo di regole o di scienze.
Abu-l-Hussain an-Nuri 

Sufismo consiste nel non possedere alcunché e che niente e nessuno possegga te.
Samnun

Sufismo consiste nel possedere tutte le qualità dell’eccellenza del carattere (khulq) e lasciare ogni qualità riprovevole. 
Abu Muhammad Al-Jariri

Sufismo è quando in ogni momento il servitore di Allah è in accordo con ciò che è più appropriato (awla) a quel momento. 
'Amr ibn 'Uthman al-Makki

Sufismo consiste nel raggiungere una stazione spirituale (nashr maqam) ed essere nell'unione costante (ittisal bi-dawam)."
'Ali ibn 'Abd al-Rahim al-Qannad

Il Sufismo è abbandonarsi all'attimo fuggente (waqt).
Abu Sa'id Kharraz

- Il tasawwuf è afferrare le verità e rinunciare a ciò che è nelle mani degli uomini. 
Ma'ruf Al-Karkhi (+ 2oo E.) (R., 149, I; T.A., 1, 272). 

La scienza utile è quella i cui raggi si dispiegano nel petto e con la quale dal cuore è tolto il suo velo
Ibn 'Atà Allàh

- Il tasawwuf è questo: che le azioni (del sufi) non tengano conto del sùfì: esse sono note soltanto ad Alláh; che egli sia sempre con Alláh in un modo conosciuto soltanto da Alláh. 
Abu Sulayman Ad-Darani (+ 215 E.) (T.A., I, 233).


- sufi è colui che conserva un cuore puro nei confronti di Alláh. 
Bishr Al-Hafi (+ 227 E.)(T.A., 1, 112). 


- Gli fu chiesto del tasawwuf, ed egli rispose: « Sono gente che hanno preferito Alláh a qualsiasi altra cosa, perciò Alláh li ha preferiti a qualsiasi altra cosa». 
Dhul-L-Nun (+ 245 E.) (R., 149, 20; T.A., 1, 133). 

- Il sufi è tale che, quando parla, il suo linguaggio è l'essenza del suo stato, ciò significa che quando parla non dice nulla senza essere egli stesso quel qualcosa; e quando tace il suo comportamento esprime il suo stato e traduce all'esterno il distacco di esso. (T.A. 126). 



- Il sufi non è insozzato da nulla e tutto è da lui purificato. 
Abu Turab Al-Nakshabi (+ 245 E.)(R., 149).



- Il tasawwuf è un nome che include tre concetti. 
Il sufi è colui in cui la luce della conoscenza divina non spegne la luce della pietà; 
è colui che non manifesta all'esterno dottrine esoteriche in contraddizione con il significato letterale del Corano e con la Sunna; 
e il potere di compiere miracoli non gli fa violate gli obblighi sacri imposti da Alláh. 
Sari As-Saqati (+ 257 E.)(R., 12; T.A., ->82). 


- Il tasawwuf è tutto disciplina. 
Abu Hafs Al-Haddad (+ circa 265 E.) (T.A., 1, 33I)



- Il sufi è colui che si è purgato da ogni lordura ed è diventato un ricettacolo di meditazione, e in Prossimità di Allàh è escluso dal genere umano; ai suoi occhi l'oro e la terra sono di egual valore. 
Sahl B. Adullah At-Tustari (T. A., I, 264). 

-Il tasawwuf è: nutrirsi parcarnente, riposarsi in Alláh e fuggire dagli uomini. (T.A., 264). 



Abu Sa 'id al-Kharraz (+ 286 E.) 
- Gli dornandarono cosa fosse il tasawwuf. Rispose: « Il súfi è reso puro dal suo Signore ed è riempito di splendori, ed è immerso nella quintessenza delle delizie grazie alla pratica dell' " incantazione" (dhikr) ». 



Summun al Muhlbb (+ 297 E.)
- Interrogato a proposito del tasawwuf, rispose: «Consiste in ciò: che non possederai nulla e nulla ti possiederà ». (R., 148). 



'Amr Ben 'Uthman Al-Makki (+ 291 E.) 
- Gli fu domandato cosa fosse il tasawwuf. Rispose: « (Si applica) a qualcuno che è sempre occupato di ciò che è piú adatto a lui in quel rnomento ». (R., -148). 



Abu-L Hussayn An-Nuri (+ 295 E.) 
- E' un attributo del súfi esser sereno quando non ha nulla, e non esser egoista quando gli vien dato qualcosa. (R., -149). 

- I sufi sono coloro che si sono liberati dalle sozzure dello stato umano e si sono purificati dalla macchia dell'ego e liberati dalle brame; perciò sono in pace con Allàh e sono situati nei primi ranghi della prossimità e nel grado piú elevato; 
sfuggiti da tutto ciò che non sia Lui, non sono né padroni né schiavi. (T.A.). 

- Il sufi è colui a cui nulla è attaccato, e non si attacca a nulla. (T.A.). 

- Il tasawwuf non è un sistema costituito da regole o da scienze, ma comportamento: (ciò equivale a dire che) se fosse una regola, potrebbe esser fatto proprio con lo sforzo accanito, e se fosse una scienza, potrebbe essere acquisito con l'istruzione; è invece un comportamento (analogico). Formatevi sull'azione di Alláh! Ma è impossibile adeguarsi all'azione di Allàh per mezzo di regole o di scienze. (T.A.). 

- Il tasawwuf è libertà, generosità, assenza di autorepressione, e liberalità. (T.A.). 

- Il tasawwuf è rinunciare a ogni acquisizione egoistica per conquistare la Verità. (T.A.). 

- Il tasawwuf è odio per il mondo e desiderio del Signore. (T.A.). 


Sheikh Ansari
- L'occhio pieno della visione di questo mondo non può vedere gli attributi dell'altro mondo. L'occhio pieno degli attributi dell'altro mondo sarà privato della Bellezza dell'Unicità (Kashf al Asrar, Vol. 7, p. 511)



Sufi non è chi porta sempre il tappeto da preghiera, né chi indossa vestiti rattoppati, né chi mantiene certe abitudini e apparenze; ma Sufi è colui che attira l'attenzione di tutti, pur nascondendosi. Sufi è colui che durante il giorno non necessita di sole e di notte non ha bisogno della luna. L'essenza del Sufismo è l'inesistenza assoluta che non necessita di esistenza, dato che non c'è esistenza oltre a quella di Allah." Abul Hassan Ali ibn Jafar Al Kharqani, il grande Naqshbandi sheikh, possa Allah santificare la sua anima e benedire il suo segreto.
Abul Hassan Ali ibn Jafar Al Kharqani


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Legenda:

R.: Tratto dalla Risalat al Qushairiyya di Imam Qushairi

T.A.:tratto dalla Tadhkiratu-l-Awliyya di Fariduddin 'Attar 


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Dalle Fatawa di Sheykh 'Abd al-Halim Mahmud: Sul Sufismo

Shaykh 'Abd al-Halim Mahmud, il capo dell'autorità religiosa in Egitto (Shaikh al-Azhar) fino alla sua morte nel 1978, nel suo libro di dichiarazioni legali (Fatawa) mise in chiaro la natura del Sufismo nel modo seguente: 

Abu Bakr al-Kattani affermò nella sua defnizione di Sufismo (at-Tasawwuf) che (esso) consiste in comportamenti [di qualità elevata] (kuluq). Perciò chi assume un comportamento che migliora in qualità, anche la sua purezza aumenterà.

Abu al-Hasan al-Nawawi affermava, "il Sufismo non consiste né in particolari usi, né nella conoscenza. Ma è costituito da un comportamento [di qualità elevata] (kuluq). Là dove è costituito da consuetudini particolari, può essere ottenuto attraverso lo sforzo (al-mujahada) e là dove è costituito dalla conoscenza, può essere raggiunto attraverso l'istruzione, Il Sufismo, tuttavia, consiste nell'assumere le qualità di Dio (aklaq-Allah). 

Shibli ha definito il Sufismo dicendo che il suo inizio è la gnosi di Dio; e il suo punto finale è la Sua affermazione di unità. E la definizione comprensiva è nelle parole di Abu Bakr al-Kattani, il Sufismo è purità e testimonianza.

E il Sufismo cominciò immediatamente con [l'avvento de] l'Islam. Questo è perché l'Islam è costituito da un comportamento nobile così come da un'armonizzazione a Dio sia nelle faccende semplici che in quelle di enorme importanza. Trai primi Sufi dopo i Compagni [del Profeta] e i Seguaci [che sono succeduti a loro] ci fu Ibrahim ibn Ad'ham e Fudayl ibn'Ayyad. 

Come conseguenza della confusione della gente tra i termini asceta (zahid), adoratore ('abid), e Sufi, possiamo affermare quel che segue: l'asceta è colui che si allontana dai beni del mondo e dalle sue cose piacevoli.. L'adoratore è colui che pone attenzione nell'osservare gli atti di adorazione, come alzarsi di notte per pregare (al-qiyam), compiere le preghiere canoniche (al-salat), e così via. Il Sufi è sia un asceta che un adoratore. Così il Sufi si astiene dal mondo, visto che è al di là del punto in cui niente può distrarlo da Dio. Ma il Sufi è anche un adoratore per la sua costanza con Dio e il suo legame con Dio (possa Egli essere esaltato). Egli adora Dio perché Dio è "adorabile", non per desiderio, né per paura. 

La santa donna Sufi Rabi'ah al-'Adawiya- possa Allah essere compiaciuto di lei- disse, "Oh Dio, se io Ti adorassi per paura del Tuo fuoco infernale, gettamici dentro. E se Ti adorassi per il desiderio del Tuo paradiso, impediscimi di entrarvi. E se Ti adorassi per amore del Tuo nobile volto, non proibirmi di vederTi." (Dalla Fatwa dell'Imam 'Abd al-Halim Mahmud, p. 334)

Il Sufismo
Il sufismo è una scoula di realizzazione etica mediante illuminazione interiore e non mediante ragionamenti intellettualistici; implica rivelazione, testimonianza e non logica. 

Per Etica si intende la morale che trascende semplici convenzioni sociali; un modo di essere che è la realizzazione degli Attributi di Dio.

Spiegare cosa è la Verità non è facile. Le parole limitate come sono, non potranno mai esprimere la Perfezione dell'Assoluto, dell'Illiminato. Così in coloro che sono imperfetti nascono dubbi e smarrimenti. Ma se non si può esaurire l'acqua dell"oceano, vi si può almeno smorzare la propria sete.

I filosofi hanno scritto innumerevoli volumi e parlato senza fine della Verità, ma senza essere esaurienti. Per cui vedono solo una parte dell'Assoluto e non l'Infinito nella sua globalità. 

E' infatti vero che i filosofi vedono è giusto; ma non è che una parte dell'insieme. Unanimemente sappiamo che la parte corrisponde al tutto.

A tale proposito ricordo la famosa storia, raccontata da Rumi, di un gruppo di Indù che non avevano mai visto un elefante. Un giorno, giunsero in un luogo in cui ce n'era uno. Nell'oscurità completa si avvicinarono all'animale e ognuno, dopo averlo toccato, descrisse ciò che pensava di aver percepito. Naturalmente le descrizioni erano diverse. Coloro che avevano toccato la zampa dell'animale, pensavano fosse una colonna. Altri, che avevano toccato l'orecchio, dissero che era un ventaglio, altri ancora lo definirono dalla proboscide e così via.

Ciascuna delle descrizioni corrispondeva esattamente alle diverse parti che ognuno aveva toccato, ma la realtà dell'insieme era ben lontana dai singoli concetti. Se avessero avuto una candela, le divergenza di opinioni non sarebbero emerse. La luce avrebbe rivelato nel suo insieme l'elefante. E' soltanto con la luce della Via spirituale e della Via mistica, che la Verità può realmente essere conosciuta.

L'individuo deve divenire testimonianza della Perfezione dell'Assoluto, perché possa vedere con la vista interiore di chi percepisce la Realtà nella sua interezza.

Questa testimonianza si manifesta quando si diventa perfetti, cioè quando si perde la propria esistenza parziale nel Globale.

Se il tutto può essere paragonato all'Oceano, e la parte a una goccia, il sufi dice che è impossibile vedere l'Oceano con l'occhio della goccia. Tuttavia, quando la goccia si confonde con l'Oceano, può vedere l'Oceano con l'occhio dell'Oceano.
Come è possibile raggiungere la perfezione?
L'uomo è dominato dai sensi e, se permane imprigionato dagli istinti abituali, si allontana dall'armonia e dunque si ammala. 

La sua malattia, causa alterazione dei sentimenti e, di conseguenza, pensieri e percezioni diventano incerti. 

Così sia la fede che la conoscenza individuale della verità si allontanano dalla realtà. 

Per poter progredire verso Perfezione, l'individuo deve, prima di tutto, cambiare il suo modo negativo di pensare e tramutare le sue passioni in virtù. Perché ciò avvenga bisogna armonizzarsi con la Natura Divina. Questa via d'Armonia (la Via Spirituale), consiste nella povertà spirituale; nella devozione e nel ricordo constante di Dio; totalmente dimentico si sé. In questo modo, l'individuo percepisce la Verità quale essa è veramente.
Ascetismo e astinenza nel sufismo
Per poter percorrere la via, il sufi ha bisogno di energia che trae da una buona alimentazione. 

E' stato detto che tutto ciò che il sufi mangia è trasformato in qualità e luce. Mentere il nutrimento di coloro che sono schiavi dei propri desideri e turbamenti non farà che aumentare le pulsioni egoistiche, allontanandoli ancora di più dalla Verità. 

A questo proposito, Rumi ha scritto:

Costui mangia e solamente avarizia e invidia ne risultano,
invece costui si nutre e il risultato è la luce dell'Unico.
Quest'altro mangia e gliene viene solo impurità,
mentere quello nutrendosi
diventa luce di Dio.

E' allora chiaro che il Sufismo non è fondato su pratiche ascetiche come l'astinenza dal cibo. Nella nostra scoula, al viaggiatore sulla via di Dio; viene consigliato di astenersi dal mangiare soltanto quando è malato o preda delle passioni. In questo caso, il Maestro o la Guida Spirituale, lo autorizza ad astenersi dal mangiare per un certo lasso di tempo, consigliandogli di concentrarsi piuttosto su pratiche spirituali. 

In questo modo, l'eccesso è trasmutato e l'essere interiore del viaggiatore diventa armonioso. Il darvisc potrà così continuare la sua difficoltosa ascesa verso l'Infinito. 

I filosofi che praticano l'induismo, credono che nel digiuno si trovi la forza necessaria per la purificazione dell'individuo.

Nel sufismo, invece, la sola astinenza non basta a purificare l'individuo. E' vero che l'ascetismo e l'astinenza danno uno stato spirituale particolare, nel quale la percezione dell'individuo potrebbe essere acuita. Ma le nostre passioni potrebbero essere paragonate ad un drago, che diventa meno potente durante il digiuno, ma appena sazio, si rianima, diventa più forte che mai e cerca di soddisfare i suoi desideri. 

Nel Sufismo è per mezzo della Tariqat (la Via Spirituale) che le passioni vengono progressivamente purificate e trasformate in Attributi Divini, finché tutto ciò che è coercitivo dell'io individuale, scompare. Allora, tutto ciò che resta è il Perfetto, I'Io Divino. Ascetismo e astinenza, al confronto di un impresa così precisa, sono praticamente senza valore.

La via spirituale (Tariqat)
La Tarigat è il cammino, la Via attraverso la quale il sufi si pone in armonia con la Natura Divina. Come abbiamo detto, questa via comprende il "fagr", cioé la povertà spirituale, la devozione, e il ricordo continuo e disinteressato di Dio, che sono rappresentati dal Kherqe, investitura onorifica del discepolo.



1. La Poverta Spirituale (Faqr)
E' contemporaneamente il sentimento di essere imperfetto e bisognoso e l'aspirazione alla Perfezione. Il Profeta Maometto diceva: " La povertà spirituale è il mio orgoglio ". E Dio rivelò al Profeta: " Di, o Dio, accresci la mia vera conoscenza di Te "(Corano: Ta Ha; 144).

Come indica quest'ultima frase, benché il Profeta avesse il compito onorifico della Profezia, era necessario che si sentisse povero e quindi desideroso di essere più vicino all'Essenza di Dio.



2. L'Investitura Onorifica (Kherqe)
Il Kherqe è il mantello d'onore del darvisc. Esso simbolizza la Natura Divina e i Suoi Attributi. Alcuni hanno erroneamente pensato che il mantello possieda, di per sé le proprietà relativa agli Attributi Divini e hanno ritenuto che portandolo si divenga santi. Al contrario il fatto di portare un " abito spirituale ", non rende necessariamente spirituali.

I sufi indossano ciò che vogliono o ciò che piace a loro, ma restando in armonia con ciò che è socialmente accettato. Ali, il primo Imam, diceva: " Il tuo abito non deve essere tale da provocare disprezzo, ammirazione o invidia" . perciò non è l'abito che fa il sufi, sono piuttosto i suoi atti e il suo stato interiore.

" Riposa sul trono del cuore,
sei un Sufi
nella purezza delle tue maniere".
(di Sa'di)

Il mantello è tessuto con l'ago della devozione e col filo del Ricordo Permanente di Dio. Colui o colei che voglia essere onorato di questo mantello di povertà deve, con devozione, sottomettersi ad una Guida Spirituale.

La vera devozione attira il cuore dell'individuo verso il Beneamato. Ciò implica un' attenzione continua alla Verità Reale e uno sforzo costante nel distogliere l'attenzione dal "sé".

L'indiscutibile sottomissione alla guida spirituale è indispensabile.

La guida, con mezzi spirituali, penetra nelle profondità dell'anima del discepolo, trasmutando le sue qualità negative liberandolo dalle impurità del mondo della pluralità. In altri termini, la guida prende l'ago della devozione dalle mani del discepolo e tesse per lui il mantello del sufi, con il filo del Ricordo Permanente di Dio. Solo allora per mezzo della Grazia del mantello dei Nomi e degli Attributi divini, il discepolo diventerà un Uomo Perfetto.



3. RICORDO PERPETUO DI DIO (Zekr)
Le forze dell'Unicità Assoluta, attraverso il canale della Divinità, possono manifestarsi negli esseri.

Ogni essere secondo la sua capacità, beneficia di queste Forze Divine.

Nell'ambito del linguaggio, le manifestazioni di queste forze o verità sono espresse dai Nomi Divini. Così, per esempio: il Vivente (al-Hayy), che significa che la vita universale gli è subordinata, e il Trascendente (al-Ali), che significa che la forza dell'universo gli appartiene.

I Nomi Divini, nel ricordo continuo e permanente di Dio (zekr), sono prescritti dal Maestro della Via Spirituale, allo scopo di preservare i discepoli dal dominio dell'ego, dalle pulsioni naturali. Ma questo ricordo ha valore solo se tutti i sensi dell'individuo vengono a centrarsi totalmente sul Significato Reale di questi diversi Nomi. E' solamente per mezzo di una perfetta conoscenza del significato e della Verità di questi Nomi Divini che l'attenzione sull'io sparisce. Allora l'ego si purifica e si orna dagli Attributi Divini. Il poeta Maghrebi ha detto:

" Il Beneamato si manifestò così lungamente
al mio cuore predisposto
che dei suoi Attributi e della sua Natura
completamente si impregnò ".

E' soltanto così che la ripetizione dei Nomi Divini (litania o zekr) poù essere definita ricordo disinteressato di Dio. Il discepolo è simile ad una macchina la cui energia proviene dalla devozione. questa macchina, con l'aiuto prezioso dello zekr, trasforma tutte le passioni in Attributi Divini.

Gradualmente, l'io del discepolo sparisce e lascia il posto alla Natura Divina; solo allora il discepolo può ricevere l'investitura del sufi. Il suo cuorre e la sua anima si illuminano della grazia degli Attributi Divini. In questo stato, il discepolo è pronto a partecipare alla festa spirituale dei sufi che ha luogo nella " Taverna della Rovina " (Kharabàt). Questo è lo stato spirituale del totale annullamento in Dio (fana). Ora il sufi percepisce direttamente i segreti della Verità. Come è detto nel Corano (al-waqe'a, L'Avvenimento; LVI: 79): " Solo i puri possono provarla ". Puri, nel sufismo, sono chiamati gli esseri perfetti.

Per poter dimostrare come si pratica il ricordo di Dio (zekr), prediamo l'esempio del " la elàha ella' llàh " che significa " non c'è alcuna divinità oltre a Dio Unico ".

I sufi si siedono, con le gambe incrociate o sui talloni, la mano destra posta al di sopra del ginocchio sinistro, e la mano sinistra sul polso destro. In questa posizione le mani e le gambe dell'individuo formano un "la" (no in arabo) che simbolizza la non esistenza del sufi di fronte al suo Beneamato. In questa posizione il sufi deve rinunciare a questo mondo, all'altro mondo e a sé medesimo. Il "la" delle braccia comincia dall'ombelico e continua su sino al collo del discepolo. E' come un paio di cesoie, che simbolizzano il distacco; l'assenza della testa, del sé, e la rinuncia della fede e dell'attaccamento all'esistenza limitata dell'individuo.

Con la elàha (Dio), il sufi inclina la testa e la gira verso destra in un semicerchio. Questo è chiamato arco dell'esistenza possibile (emkàn). Questa parola simbolizza la negazione o piuttosto la rinuncia alla credenza di tutto ciò che non è Dio o il mondo di emkàn. " Altro all'infuori di Dio " nel sufismo significa ogni esistenze effimra, limitata e possibile; gli esseri umani si preoccupano di queste esistenze possibili al posto dell'Eternità che comprende il Necessario e l'Assoluto Reale di Dio. Allora, con ella llàh, inclina e volge la testa a sinistra. Questo è chiamato arco della necessità (l'arco del vogiube) e simbolizza la realtà del Necessario, la Realtà Assoluta.

La Manifestazione del Divino (Mazhariat)
Poiché le parole simbolizzano oggetti, conceti e realtà, i sufi credono che coloro che iniziano a percorrere la Via (i discepoli) con l'aiuto del ricordo costante e con la completa attenzione al significato del ricordo do Dio, diventano la vera manifestazione del ricordo stesso; in altri termini ricordando costantemente e disintressatamente Dio, il sufi diviene Superiore e questo è uno degli Attributi Divini. 

I sufi credono che ci sia un attributo Divino particolare che domina l'essere di ogni profeta e di ogni santo (wali), per cui si potrebbe dire che ciascuno di loro è la manifestazione di una teofania particolare. Per esempio, i sufi considerano Mosè come il simbolo di oluwyàt (superiorità o aspetto trascedente della realtà), grazie alla capacità che aveva di indirizzarsi direttamente a Dio senza alcun intermediario. Nel Corano, Dio dice a Mosè: " non temere nulla perché sei il Superiore " (Il Corano: Ta Ha; XX: 68).

Gesù è la manifestazione della Profezia. In effetti, ancora bambino, esclamò: " Dio mi diede il Libro e mi nominò suo inviato " (Il Corano: Maria; XIX: 30).

Tutti i profeti incarnano l'Unita Divina e la Perfezione, ma il profeta Maometto ne è la manifestazione suprema. E' il simbolo del Nome Superiore (al-A'zam). Il Suo Nome è il più glorificato di tutti i Nomi Divini, poiché li comprende tutti. Perciò Maometto è l'incarnazione spirituale e la manifestazione dei Nomi Divini. 

Maometto stesso diceva: " La prima cosa che Dio ha creato era la mia Luce ".

Inoltre, ogni profeta è la manifestazione di un solo Attributo Divino, mentre tutti gli Attributi si ritrovano nel nome più glorificato: il nome al-A'zam di cui Maometto era il simbolo. 

In altri termini, Maometto è la manifestazione del Grande Nome. 

Così, per il fatto che la sua manifestazione include tutti i Nomi, egli viene gerarchicamente prima di tutte le creature. per questa ragione ha detto: " Ero l'inviato di dio, quando Adamo era ancora fra acqua e fango ".

Samà
Se nonsei con il Beneamato,
perché non lo cerchi?
E se arrivi al tuo Beneamato,
perché non ne gioisci?

L'aspetto musicale ed estatico del sufismo si chiama samà. Il Sufi durante il suo rapimento spirituale, rivolge l'attenzione del suo cuore al Beneamato attraverso movimenti particolari, spesso con una musica speciale e ritmica ripetendo lo zekr. In questo stato di ebbrezza spirituale, il sufi è paragonabile all'innamorato per eccellenza che non ha niente altro nella sua mente fuorché Dio. Con tutte le sue facoltà è attento al Beneamato ed è totalmente distratto per tutto il resto e dimentico di sé. Non tutti i discepoli sono autorizzati ad impegnarsi nel Samà. Soltanto la guida spirituale decide dell'opportunità di tale pratica. 

Può perciò prescrivere il Samà come un vero e proprio rimedio o talvolta proibirlo.

La Santità (Welayat)
Abbiamo detto sopra che il fine del Sufismo è formare Uomini Perfetti che riflettano i Nomi e gli Attributi Divini.

Nell Sufismo, l'Uomo Perfetto è chiamato anche "Wali" (santo), parola che significa letteralmente "amico sincero"; tutti i profeti sono stati anche santi. Il grado spirituale di santità è uno stadio che indica lo stato interiore dell'individuo, mentere il rango di profeta riflette la missione dell'individuo come inviato di Dio.

La missine profetica di Maometto era contemporaneamente la Santità Assoluta e la Profezia. Ali pur non essendo un profeta ha raggiunto la stessa Sanitità Assoluta.

Maometto diceva: " Ali ed io siamo della stessa luce " e Ali diceva: "Spiritualmente, sono sato con tutti i profeti".

Per i grandi sufi, i santi comprendono i successori di Ali, nel suo ruolo politico-spirituale, come primo Imam sciita. Tra i santi ci sono anche i Grandi Maestri degli Ordini Sufi che hanno seguito la via esoterica tracciata da Ali.

Questi Esseri di luce, ciascuno secondo la propria capacità, si sono dissetati alla fontana della Verità. 

Solo Dio conosce veramente i loro diversi livelli spirituali. In una delle tradizioni del profeta, (hadith), Dio dice: " I miei amici sono sotto il mio vessillo, nessun altro all'infuori di Me li conosce ".

La maggior parte della gente non ha l'attitudine necessaria per conoscere i santi. Inolte, bisogna aggiungere e sottolineare che il contenuto non poù mai conoscere il contenente. La vera conoscenza dei santi, che non è una facoltà facile o comune, proviene dall'essere consapevoli di avere una realtà interiore.

Un errore comune a molta gente è credere che vivendo da eremita, si diventi santi. Mentere nella via del sufi, di Maometto e di Ali, si deve vivere in società. Restare in isolamente, lontano dal contatto col mondo, non ha valore spirituale duraturo. 

Maometto diceva: " La fede di un credente non è perfetta fino a che mille uomini di irreprensibile rettitudine non lo abbiano incolpato di ateismo ". Quello che voleva dire è che la conoscenza divina di un credente perfetto è al di là del livello della capacità di intendere della maggior parte della gente. Coloro che sentono parlare un tale Uomo Perfetto, premesso che non possono percepire la verità di ciò che dice, lo tacciano di miscredenza. Un vero credente, un sufi, deve vivere nella società, servirla e guidarla, deve essere il veicolo attraverso il quale la società riceve la Grazia Divina. E' per questa ragione che l'accordarsi, l'adattarsi, e l'armonizzarsi con l'ambiente, l'essere in pace con il tutto sono requisiti basilari dell'Uomo perfetto


La Purificazione e i suoi stadi
Gli stadi della Purificazione sono i seguenti:

1. L'io svuotato da sé stesso (L'eliminazione o takliyà).
2. L'io illuminato (L'illuminazione o tajliyà).
3. L'io ornato (L'ornamento o tahliyà).
4. L'io scomparso (L'annichilimento o fanà).

Questi stadi si manifestano nel corso del ricordo disinteressato di Dio (zekr).

Il primo stadio, l'essere svuotato di sé stesso, implica il rigetto delle qualità negative, delle passioni che vengono dall'io egoista.

Il secondo stadio, quello dell'io illuminato, implica svuotare il cuore e l'anima dalle impurità.

Nel terzo stadio, l'essere interiore dell'individuo si adorna degli Attributi Divini.

Finalmente l'essere interiore del discepolo diventa completamente colmo degli Attributi della Verità-Reale, nella misura in cui non c'è più alcun segno della propria esistenza limitata. Questo quarto stadio è chiamato " l'io scomparsa " (fanà). Un poeta sufi ha detto:

Ho pensato a Te così spesso
che sono diventato Te.
A poco a poco Tu sei avvicinato
e a poco a poco io sono scomparso.

Il discepolo attraverso questi gradi di purificazione, viaggia sulla Via interiore, la Via spirituale (Tariqat). Ma egli (o ella) può fare questo viaggio solo seguendo i doveri e gli obblighi della religione. Dopo aver percorso questa via, il discepolo diventa un Uomo Perfetto e arriva alla soglia della Verità (Haqiqat). 

Maometto ha detto: " La shari'at è la mia parola, la tariqat le mie azioni e l'haqiqat è il mio stato ".

Si potrebbe considerare il viaggio attraverso l'haqiqat, attraverso la Verità come una formazione nell'Università Divina, la " Taverna della rovina " (Kharabat). In questo reale centro di studi superiori non ci sono professori, la sola guida dello studente è l'Amore Assoluto. Qui L'Amore è il solo maestro, il solo programma di studi, ma anche l'essere interiore dell'individuo. Prima del suo ingresso in questa Universita, un individuo perfetto potrebbe essere ancora definito. Ma una volta entrato nella Realtà, egli diventa indefinibile, al di là mondo delle parole.

Fino alla riva dell'Oceano del fanà
si intravendono le orme
che spariscono poi
nell'Oceano del " la" (non). 
(di Rumi)

Se gli domandate il suo nome, come Bayazid, risponderà: " E' da molto tempo che l' ho perduto. Più lo cerco, meno lo trovo ".

Se gli chiedete della sua religione, come Rumi, risponderà: 

"La via di un innamorato
non è fra le religioni.
La chiesa e lo stato degli amanti
è Dio ".

Se gli domandate come sta, come Bayazid risponde: " Non c'è che Dio sotto il mio mantello ".

Se parlasse come Hallaj, potreste sentirlo cantare: " Sono la Verità " (Ana'l-Haqq).

Tali parole veramente non possono venire che da Uomini Perfetti che hanno perduto il loro "io" e sono divenuti la manifestazione della Natura dei Misteri Divini. Il loro io ha preso il volo e solo Dio è rimasto.

 

 http://www.nimatullahi.org/it/WIS/WIS9.html

http://www.sufi.it/sufismo/index.htm

 

 

Dio è la risposta ad ogni domanda.

Hazrat Inayat Khan

 

IL SUFISMO E IL MESSAGGIO SUFI

 

Sufismo significa saggezza. Tutti sappiamo che i Cristiani sentono che c'è saggezza nell'essere Cristiani. Gli Ebrei sentono che c'è saggezza nell'essere Ebrei. I Musulmani sentono che c'è saggezza nell'essere Musulmani. Gli Indù e i Buddisti, e così molti altri, sentono anche che c'è saggezza nell'appartenere alla religione cui appartengono. Infatti, se i Cristiani scoprono veramente la saggezza, allora sono Sufi, sia loro scelgano di chiamarsi così oppure non. Se gli Ebrei scoprono veramente la saggezza, allora sono Sufi. Se i Musulmani scoprono veramente la saggezza, allora sono dei Sufi, e lo stesso vale per i Buddisti e gli Indù e per tutti coloro che seguono qualsiasi religione.

Un Sufi, per definizione, è un'anima religiosa, tuttavia, il Sufismo non è una religione, né un culto o una scuola. Il Sufismo è proprio solo una "porta aperta", un atteggiamento di simpatia interiore verso tutte le credenze. Tutte le religioni sembrano essere tutte derivazioni di uno e dello stesso impulso, il grido del cuore, la brama dell'anima per Dio.

Un Sufi sente la necessità di fare certe pratiche che non sono tenute segrete egoisticamente come nel caso di vari culti e sette. Queste pratiche sono salutari da un punto di vista fisico come anche psicologico. Per esempio, le pratiche di respirazione sono incoraggiate per sviluppare la finezza dell'energia del Prana nel respiro. Non è il volume del respiro che è importante ma piuttosto l'intensità della luce del Cosmo che il respiro trasmette. Altre discipline come le pratiche di concentrazione aiutano estremamente l'allenamento della mente. Sorprendentemente, più siamo capaci di concentrarci su un dato pensiero e tenerlo saldo più siamo capaci di liberare la mente da un pensiero che non è voluto. Ci sono talmente tante persone che sono infelici perché sono ossessionati da pensieri che disturbano, e non sanno come sbarazzarsene.

Ci sono anche pratiche di tipo devozionale, quali le preghiere in cui il Sufi si trattiene dal chiedere, ma invece tenta di offrire amore e gratitudine al Divino Amato. La parola amore rappresenta una realtà vastissima che ha significato soltanto quando l'io è dimenticato nello schiudersi dell'Amore.

Il Sufi prende gli altri più seriamente di sé, e questa è la ragione per cui è molto difficile comprendere ciò che un Sufi pensa e sente veramente. In riguardo all'esistenza materiale, il Sufi è sveglio alla realtà della creazione, mentre allo stesso tempo osserva l'infinita realtà dell'illusione. Un Sufi è sveglio alla realtà della creazione, mentre allo stesso tempo osserva l'infinita realtà dell'illusione.

 

SCOPI DEL MOVIMENTO SUFI FONDATO DA HAZRAT INAYAT KHAN

 

I. Realizzare e diffondere la conoscenza dell'UNITÀ, la religione dell'AMORE e della SAGGEZZA, cosicche vengano cancellate le diversità delle fedi e delle credenze e che il cuore umano trabocchi di amore e dissolva tutto l'odio causato dalle differenze e dalle distinzioni.

2. Scoprire la luce e la forza latenti dell'anima, il segreto di ogni religione, il potere del misticismo e l'essenza della filosofia, senza turbare usi e credenze.

3. Adoperarsi affinché i due poli estremi del mondo, l'Oriente e l'Occidente, si avvicinino nello scambio reciproco del pensiero e delle idee, affinché la FRATELLANZA UNIVERSALE possa formarsi da sé e gli uomini possano comunicare fra di loro al di là dei ristretti confini di nazionalità e di razze.

 

 

 

 

Shintoismo

pubblicato 03 ago 2014, 04:49 da TEMPO diSERVIRE

* SHINTOISMO *

Shintoismo


Lo Shintoismo o Scintoismo, o semplicemente Shinto (giapponese: ?? Shinto), è una religione nativa del Giappone e nel passato è stato la sua religione di Stato. Prevede l'adorazione dei kami, un termine che si può tradurre come divinità, spiriti naturali o semplicemente presenze spirituali. Alcuni kami sono locali e possono essere considerati come gli spiriti guardiani di un luogo particolare, ma altri possono rappresentare uno specifico oggetto o un evento naturale, come per esempio Amaterasu, la dea del Sole. La parola Shinto nacque dall'unione dei due kanji: ? shin che significa "divinità", "essere di luce" (il carattere può essere anche letto come kami in giapponese) e ? to contrazione di Tao ("via" o "sentiero" in senso filosofico). Quindi, Shinto significa letteralmente "la via degli esseri di luce", "la via degli dèi". In alternativa a Shinto, l'espressione puramente giapponese—con il medesimo significato—per indicare lo Shintoismo è Kami no michi.

Dopo la seconda guerra mondiale lo Shintoismo perse la sua condizione di religione di stato; alcune pratiche ed insegnamenti shintoisti che durante la guerra erano considerati di grande preminenza ora non sono più insegnati o praticati mentre altri rimangono grandemente diffusi come pratiche quotidiane senza però assumere particolari connotazioni religiose, come l'Omikuji (una forma di divinazione).






Storia della religione shintoista


Periodo preistorico
Le origini dello Shintoismo si sono perse nel tempo, ma pare che si sia originato alla fine dell'ultimo Periodo Jomon. Esistono diverse teorie riguardo gli antenati del popolo giapponese odierno, la più accettata è quella che li indica come discendenti di popolazioni dell'Asia Centrale e dell'Indonesia.

Più probabilmente dopo l'arrivo dei primi antenati del popolo giapponese, ogni tribù e area aveva la sua propria collezione di divinità e rituali senza alcuna relazione tra un culto locale e l'altro. In seguito all'ascesa degli antenati dell'odierna famiglia imperiale giapponese andò probabilmente a crearsi un pantheon stabile, anche se mai definitivamente, in quanto anche oggi le divinità sono innumerevoli, proprio perché considerate manifestazione della natura stessa, sacra in ogni sua forma.


Il grande Buddha di Nara, 752 circa
Relazioni con il Buddhismo


L'introduzione della scrittura nel V secolo e del Buddhismo nel VI secolo ebbero un profondo impatto nello sviluppo di un sistema unificato di credenze shintoiste. Nel giro di un breve periodo di tempo all'inizio del periodo Nara, il Kojiki (Memorie degli eventi antichi, 712) ed il Nihonshoki (Annali del Giappone, 720 circa) furono scritte compilando miti e leggende esistenti in un resoconto unificato (vedi la voce sulla mitologia giapponese). Questi resoconti vennero scritti a duplice scopo: innanzitutto per favorire l'introduzione di temi taoisti, confuciani e buddhisti nella narrativa, mirati a impressionare i Cinesi dimostrando che la cultura giapponese non era inferiore alla loro; in secondo luogo queste narrazioni erano volte a legittimizzare e supportare la casata imperiale, facendola discendere dalla dea del Sole Amaterasu. La maggior parte del territorio del Giappone moderno era sotto un controllo frammentario da parte della famiglia imperiale, e gruppi etnici rivali confinanti (inclusi forse gli antenati degli Ainu) continuavano ad essere ostili. Le antologie mitologiche, insieme ad altre antologie di poesie come il Manyoshu, contribuirono a rafforzare la centralità della famiglia imperiale sostenendo e divinizzando il suo mandato governativo.

Con l'introduzione del Buddhismo e la sua rapida adozione a corte, divenne necessario spiegare l'apparente differenza tra il credo nativo giapponese e gli insegnamenti buddhisti. In effetti lo Shintoismo non ebbe un nome fino a che non divenne necessario distinguerlo dal Buddhismo. Quest'ultimo non penetrò spazzando via la precedente fede giapponese, ma al contrario contribuì alla sua consolidazione. Esso legittimò infatti tutti gli dèi giapponesi, considerandoli come entità sovrannaturali intrappolate nel ciclo delle rinascite. Questa spiegazione venne più tardi sfidata dalla corrente Kukai che considerava i kami come incarnazioni speciali del Buddha stesso. Per esempio collegò la dea del Sole, e antenata della famiglia imperiale, Amaterasu, a Dainichi Nyorai, una manifestazione del Buddha, il cui nome significa letteralmente "Grande Buddha Solare". Secondo questo punto di vista i kami erano semplicemente Buddha con un altro nome. Parallelamente alla teologia anche i due sistemi di valori andarono progressivamente a supportarsi e a scambiarsi elementi: c'è infatti una forte compatibilità tra gli insegnamenti naturalistici dello Shintoismo e quelli compassionevoli del Buddhismo.

La coesistenza e amalgama di Buddhismo e Shintoismo dai punti di vista dello Shinbutsu Shugo e del sincretismo ebbe larga diffusione fino alla fine del Periodo Edo. A quell'epoca nacque un rinnovato interesse negli studi giapponesi (Kokugaku), forse come risultato della politica del paese chiuso. Nel XVIII secolo con vari studiosi giapponesi, in particolare Motoori Norinaga (1730 - 1801), ci furono vari tentativi di separare lo Shintoismo dalle influenze straniere. I tentativi non ebbero grande successo, sin dall'epoca del Nihonshoki, quando parti della teologia e del creazionismo shintoista vennero prese esplicitamente in prestito dalla dottrina cinese (per esempio le divinità procreatrici Izanami e Izanagi furono comparate alle energie del Tao, Yin e Yang). Questi tentativi prepararono comunque il terreno per l'introduzione dello Shintoismo di Stato, in seguito alla Restaurazione Meiji, con il quale Shintoismo e Buddhismo furono ufficialmente separati.


Le leggende mitologiche, enfatizzate dallo Shintoismo di Stato
Shintoismo di Stato


In seguito alla Restaurazione Meiji lo Shintoismo venne proclamato religione ufficiale del Giappone e nel 1868 la sua combinazione con il Buddhismo venne resa illegale. In questo periodo molti studiosi del Kokugaku iniziarono a vedere lo Shintoismo come mezzo attraverso cui unificare il Paese ed aumentarne la devozione all'imperatore, per velocizzare il più possibile il processo di modernizzazione. Lo shock psicologico delle navi nere e il conseguente collasso dello shogunato convinsero molti che solo una nazione unita avrebbe potuto resistere alla colonizzazione dei popoli stranieri. In conseguenza di ciò lo Shintoismo venne utilizzato come strumento per promuovere l'adorazione dell'imperatore (e quindi della propria nazione) e venne esportato nei territori conquistati come l'Hokkaido e la Corea.

Nel 1871 venne istituito un Ministero delle divinità e i templi shintoisti vennero divisi in dodici livelli con sede centrale al tempio di Ise (dedicato ad Amaterasu e perciò simboleggiante la legittimità della famiglia imperiale). Negli anni seguenti il Ministero delle divinità venne rimpiazzato da una nuova istituzione, il Ministero della religione, incaricato di guidare l'istruzione allo shushin (letteralmente "sentiero morale"). Questo fu uno dei maggiori capovolgimenti dall'epoca del Periodo Edo. I preti iniziarono ad essere eletti ufficialmente, retribuiti ed incaricati dallo Stato di istruire i giovani attraverso una forma di teologia shintoista basata sulla storia mitologica della casata imperiale e dello Stato giapponese.

Con il passare del tempo lo Shintoismo venne utilizzato sempre più per enfatizzare i sentimenti nazionalisti popolari. Nel 1890 venne promulgato il Kyoiku Chokugo (Rescritto imperiale sull’educazione) che richiese agli studenti di recitare ritualmente il giuramento di offrire sé stessi coraggiosamente allo Stato, così come di proteggere la famiglia imperiale. La pratica dell'adorazione dell'Imperatore venne ulteriormente diffusa dalla distribuzione di ritratti imperiali come oggetti di venerazione esoterica. Questo utilizzo dello Shintoismo diede al patriottismo giapponese una tinta di misticismo speciale e di introversione culturale, che divenne sempre più pronunciata con il passare del tempo.

Questo processo continuò a consolidarsi durante il periodo Showa prima di arrestarsi bruscamente nell'agosto 1945, con la separazione tra Stato e Chiesa shintoista. Ironicamente, l'invasione dell'Occidente così temuta all'inizio dell'epoca Meiji era infine arrivata, in parte a causa della radicalizzazione del Giappone permessa dalla sua compattezza religiosa.

 


La riforma moderna


L'era dello Shintoismo di Stato si chiuse bruscamente con la fine della seconda guerra mondiale. Poco dopo la fine della guerra l'imperatore annunciò pubblicamente la rinuncia al suo stato di divinità terrena e smentì la discendenza della famiglia imperiale dalla dea Amaterasu. In conseguenza ai risultati della guerra molti giapponesi conclusero che la causa della sconfitta fosse stata la hubris dell'Impero. La brama di territori stranieri accecò i loro leader esaltando l'importanza della loro patria. Nel periodo successivo alla guerra comparvero numerose Shinshukyo (nuove sette religiose), molte delle quali ostensivamente basate sullo Shintoismo.

Successivamente alla guerra lo Shintoismo insistette con meno importanza sulla mitologia e il mandato divino della famiglia imperiale. Invece i templi tendettero a focalizzarsi su attività sociali, volte ad aiutare le persone ordinarie nel migliorare le proprie condizioni o sé stessi, mantenendo buone relazioni con gli antenati e gli dèi. Successivamente alla guerra la pratica generale dei rituali shintoisti non è decrementata. La spiegazione normalmente data per questa anomalia è che in seguito alla dismissione dello Shintoismo di Stato, la religione è ritornata alla sua posizione tradizionale, culturalmente radicata, piuttosto che imposta. In ogni caso lo Shintoismo ed i suoi valori continuano ad essere una componente fondamentale della vita e della mentalità giapponese.


Categorizzazione e struttura

Classificazione religiosa

Daikoku, uno dei sette dèi della fortuna.Lo Shintoismo è una religione difficile da classificare. Da una parte può essere considerata meramente come una forma molto organizzata di animismo, ma la presenza di una mitologia definita la rende più una religione politeista con tratti sciamanici. La vita dopo la morte non è una preoccupazione primaria e viene data un'enfasi maggiore al trovare l'armonia in questo mondo, invece che nel prepararsi al successivo. Lo Shintoismo non possiede insiemi vincolanti di dogmi, un luogo santo sopra tutti gli altri da adorare, nessuna persona o kami considerato più sacro degli gli altri, e nessun insieme definito di preghiere. Lo Shintoismo è piuttosto una collezione di rituali e metodi, intesi a mediare le relazioni tra gli esseri umani e i kami. Queste caratteristiche conferiscono allo Shintoismo un carattere di completezza semplice ed efficace, caratteristiche che gli consentono di sopravvivere tuttoggi, facendone una religione importante e millenaria. Queste pratiche si sono originate organicamente in Giappone nel corso di molti secoli e sono state influenzate dal contatto con le religioni straniere, soprattutto cinesi. Da notare per esempio, che la parola Shinto è essa stessa di origine cinese e che molte delle codifiche della mitologia shintoista vennero costituite con lo scopo esplicito di rispondere all'influenza culturale cinese. Nella stessa maniera lo Shintoismo ha avuto, e continua ad avere, un'influenza dominante sulla pratica di altre religioni in Giappone. In particolare si potrebbe anche discuterlo sotto la voce Buddhismo giapponese, poiché le due religioni hanno esercitato una profonda influenza l'una sull'altra per tutta la storia del Giappone.

Alcuni ritengono che lo Shintoismo fu strumentalizzato per la legittimizzazione ideologica durante la fase militaristica che seguì la Restaurazione Meiji. Poiché lo Shintoismo non possiede fonti di autorità assoluta, alcuni ritengono che fu un'espressione naturale delle credenze del popolo, sfruttate dai nazionalisti radicali che desideravano unificare il Giappone. Altri si chiedono se l'enfasi posta dallo Shintoismo sull'eccezionalità giapponese non abbia reso inevitabili questi sviluppi. Anche oggigiorno, alcune fazioni di estrema destra della società giapponese, vogliono che si enfatizzi maggiormente lo Shintoismo e si incrementi la reverenza mostrata all'imperatore, come parte di un progetto per portare il Paese nel suo giusto posto come nazione guida del mondo. Nonostante ciò, per la maggior parte dei giapponesi, seguire lo Shintoismo non significa esprimere disprezzo per le altre nazioni, ma piuttosto esprimere il proprio amore per la natura del Giappone e di tutto il mondo, delle persone e degli spiriti e divinità che lo abitano.


Tipi di Shintoismo


Si possono riconoscere essenzialmente cinque espressioni dello Shintoismo. Queste non vanno considerate come vere e proprie correnti a se stanti, ma più che altro delle differenti forme di culto tutte volte al medesimo obiettivo, ovvero giungere alle medesime verità. Casi particolari sono tuttavia quelli dello Shintoismo settario e di quello di Stato.

Shintoismo imperiale (Koshitsu Shinto): questo termine indica i riti eseguiti dall'imperatore per venerare la miriade di kami e in particolare la dea Amaterasu Omikami, al fine di assicurare la continuità dello stato, la felicità del popolo e la pace mondiale. Questi riti sono indipendenti da quelli dello Shintoismo templare. 
Shintoismo templare (Jinja Shinto): questo termine indica lo Shintoismo istituzionalizzato (nato subito dopo la caduta dello Shintoismo di Stato), fondato sul culto all'interno dei templi jinja. É in generale lo Shintoismo organizzato e rappresenta infatti il cardine di tutte le attività religiose e persino degli altri filoni della religione shintoista. Anche se venne instaurato solo nel secolo scorso, le sue radici si fissano nella preistoria. Quasi tutti i templi sono membri della Jinja Honcho, Associazione dei templi shintoisti. 
Shintoismo settario (Shuha Shinto o Kyoha): è composto dai tredici gruppi (Urozumikyo, Shintoismo Shuseiha, Izumo Oyashirokyo, Fusokyo, Jikkokyo, Shinshukyo, Shintoismo Taiseikyo, Ontakekyo, Shintotaikyo, Misogikyo, Shinrikyo, Konkokyoed ed il Tenrikyo (che però nel 1970 ha formalmente dichiarato di non essere una forma di Shintoismo) formatisi durante il XIX secolo, quando i templi shintoisti vennero separati dalle altre istituzioni religiose ed usati per condurre riti e celebrazioni sotto la direzione dello Stato (lo Shintoismo di Stato).
Shintoismo popolare (Minzoku Shinto): è la forma praticata dalla gente senza essere formalizzata; include le numerose, ma frammentate, credenze popolari in spiriti e divinità. Le pratiche includono divinazione, esorcismo e guarigioni sciamaniche. Alcune di queste pratiche provengono dall'influenza del Taoismo, del Buddismo e del Confucianesimo, altre sono diretta espressione delle tradizioni locali. 
Shintoismo di Stato (Kokka Shinto): fu il risultato della Restaurazione Meiji e della caduta dello shogunato. Tentò di purificare lo Shinto abolendo molti ideali buddhisti e confuciani. Secondo la maggior parte delle opinioni fu un tipo di Shintoismo fortemente monopolizzato, a volte addirittura talmente distorto da perdere i suoi significati ed insegnamenti religiosi divenendo una mera forma di nazionalismo. In seguito alla sconfitta giapponese nella seconda guerra mondiale venne abolito e l'imperatore forzato a rinunciare al suo status di divinità. 

Chiesa shintoista


Un palazzo della Jinja Honcho.Nel febbraio 1946, con la pubblicazione della cosiddetta Direttiva shintoista, tutti i templi si organizzarono in un'amministrazione nazionale chiamata Associazione dei templi shintoisti, a tutti gli effetti una Chiesa shintoista, termine poco ortodosso anche se comunemente utilizzato. Il nome in giapponese è Jinja Honcho. Lo scopo di questa istituzione fu fin da subito quello di organizzare e conservare la tradizionale cultura religiosa giapponese. La Chiesa oggi amministra migliaia di templi in tutto il Giappone e un centinaio di scuole. Negli ultimi decenni ha dimostrato una certa apertura anche verso Paesi esteri, ha infatti iniziato ad esportare lo Shintoismo, edificando i primi templi in America e Australia e ordinando i primi sacerdoti shintoisti non-giapponesi.


Organizzazione clericale

Prete shintoista.Dopo l'era Meiji, quando il Giappone aprì ufficialmente le porte all'Occidente per scambi commerciali, il sistema ereditario dell'ordine sacerdotale shintoista fu abolito, introducendo il sistema del seminario similmente ad altre religioni, sebbene esistano ancora oggi alcuni templi a conduzione familiare. I sacerdoti sono liberi di sposarsi e condurre una vita familiare al di fuori di quella religiosa.

Il sistema sacerdotale shintoista è suddiviso in quattro ordini principali: Johkai, Meikai, Gonseikai e Cokkai. Ogni sacerdote (kannushi) di questi gruppi intraprende una carriera caratterizzata da sei gradi di specializzazione: il Grado Superiore, il Primo grado, il Secondo, il Grado intermedio, il Terzo e il Quarto grado. Il superamento di questi gradi consente l'accesso all'ordine successivo. I livelli successivi all'intermedio sono conferiti solo ai sacerdoti che professano da più di vent'anni, sebbene esistano eccezioni dovute alla particolare cultura, saggezza e preparazione dell'individuo. Per diventare Guji, ovvero il sacerdote capo di un tempio importante, è necessario ottenere il grado più alto dell'ordine Meikai. Per diventare Guji di un tempio poco eminente si deve raggiungere il massimo grado dell'ordine Gonseikai.

Dopo la seconda guerra mondiale il sacerdozio è stato aperto anche alle donne, oggi molto importanti nel clero shintoista: infatti la pratica del Kaguramai, la danza sacra in onore degli dèi è generalmente svolta solo dalle donne e l'autorità principale del tempio di Ise, comunemente considerato il cuore dello Shintoismo, è una sacerdotessa. Non bisogna confondere una sacerdotessa (kannushi) da una miko. Il ruolo di miko, le cosiddette vergini, è solitamente assegnato per un determinato periodo a ragazze o ragazzi adolescenti (di solito femmine), e di frequente si tratta delle figlie dei sacerdoti. Il compito del o della miko è quello di assistere i sacerdoti nei vari preparativi dei riti e delle feste, ruolo molto simile a quello dei chierichetti cristiani. Le miko sono contraddistinte dal caratteristico abito bianco e rosso.

Oggi il sacerdozio si può ottenere attraverso un sistema a seminari, frequenti in tutto il Giappone e spesso gestiti dai templi. Esistono anche corsi di sacerdozio shintoista in due università: l'università di Kokugakuin a Tokyo e l'università di Kogakkan a Mie, entrambe amministrate dalla Jinja Honcho. In aree di provincia è comune, in assenza di un sacerdote, assegnare annualmente la celebrazione dei rituali e delle festività a un membro della comunità, anche senza titolo sacerdotale.
 


Pratiche ed insegnamenti


La natura è sacra in ogni sua forma.
Vita dopo la morte

Secondo la fede Scintoista, lo spirito umano è eterno, proprio come i kami. Come nella maggior parte delle concezioni orientali l'aldilà è concepito dallo Shintoismo come una sorta di livello esistenziale superiore. Quando si muore dunque, per lo Shintoismo, si cambia semplicemente forma di esistenza, si accede ad un altro tipo di esistenza (vedi la sezione relativa ai kami particolari). Questa è la concezione più moderna.

Poiché lo Shintoismo ha coesistito pacificamente con il Buddhismo per oltre un millennio è molto difficile separare le credenze buddhiste da quelle shintoiste. Si può dire che mentre il Buddhismo enfatizza la vita dopo la morte, lo Shintoismo enfatizza questa vita e la ricerca della felicità in essa, sebbene abbiano prospettive molto diverse sul mondo, la maggior parte dei giapponesi non vede alcuna necessità di riconciliare le due religioni e pertanto le pratica entrambe. Perciò è comune per molte persone praticare lo Shintoismo in vita ed essere comunque sepolte con un funerale buddhista.

Nello Shintoismo antico veniva ovviamente dato maggior peso alla mitologia. Si credeva in una serie di paradisi, già c'era quindi la concezione della pluralità esistenziale, anche se non espressa filosoficamente tra il popolo. Tra questi paradisi si annoverano: l'aldilà del cielo, l'aldilà Yomi, l'aldilà Tokoyo, l'aldilà delle montagne. Questi luoghi non sono descritti né come posti ameni né con caratteristiche infernali, ma come luoghi molto simili al mondo terrestre.


Etica
«La sincerità porta alla verità. La sincerità è saggezza, che unisce l'uomo e il divino in un tutt'uno.» 

«Sii caritatevole con tutti gli esseri: l'amore è la prima caratteristica del divino.» 


Lo Shintoismo presenta un'infinità di insegnamenti positivi, che nascono anche come conseguenze dei suoi precetti fondamentali. Una prima regola etica è sicuramente la disponibilità verso gli altri. La religione shintoista insegna che l'uomo deve sempre offrirsi per aiutare il prossimo, caritatevolmente, sinceramente e amorevolmente, per mantenere l'armonia e il benessere nella società. Conseguentemente lo Shintoismo incita al contenimento dell'egoismo e dell'egocentrismo, promuovendo invece l'umiltà.


La natura è eterna simmetria ed equilibrio. «Non vi è posto per l'egoismo nello Shinto.» 

«Ammettere uno sbaglio è il primo segno di una grande saggezza.» 


Il culto shintoista pone, in generale, al primo posto l'interesse della comunità e il pubblico benessere. Ciò non significa che i diritti individuali e la famiglia siano ignorati. Al contrario, è sullo sfondo dei riti religiosi, come conseguenza delle azioni verso gli altri, che l'intimità, il carattere individuale di una persona e i suoi rapporti con il prossimo, sono ampiamente promossi.

Sebbene lo Shintoismo non abbia comandamenti assoluti al di fuori di vivere una vita semplice ed in armonia con la natura e le persone, si dice che ci siano Quattro Affermazioni che esprimono tutto lo spirito etico di questa religione:

La famiglia è il nucleo principale della vita di una persona, è il gruppo in cui e attraverso cui una persona cresce, e da cui eredita un approccio e una visione del mondo ben precisi. Di conseguenza a questa grande importanza, il nucleo familiare è un fondamento necessario al benessere dell'individuo, e come tale va tutelato ed in particolare mantenuto armonico. 
La natura è sacra, in quanto espressione del divino; conservare un contatto con essa comporta il raggiungimento della completezza e della felicità, e significa mantenersi vicini ai kami. Come tale la natura va rispettata, venerata e soprattutto tutelata, poiché è da essa che deriva l'equilibrio della vita. 
La pulizia è un componente essenziale dello Shintoismo, pulizia consente purezza, e la purezza è una delle massime virtù. La pulizia è essenziale per condurre una vita armoniosa: il fedele shintoista ne fa largo uso, sia su se stesso che negli ambienti in cui vive; i templi shintoisti vengono tenuti sempre impeccabilmente puliti dai sacerdoti. 
I matsuri sono i festival dedicati ai kami. In questi giorni il fedele shintoista prega nei templi, o nella propria casa. Per festeggiare le divinità, vengono allestiti feste, processioni e banchetti. I matsuri vengono organizzati dai templi o dalle comunità. Queste feste sono parecchie durante l'anno e vanno da quelle più importanti e nazionali a quelle dei piccoli paesi. I giorni normali sono chiamati ke ("giorno") e quelli di festa sono detti hare ("soleggiato" o semplicemente "buono").



Purificazione

Concetto di impurezza

Secondo lo Shintoismo non c'è niente di peccaminoso di per se, piuttosto certi atti creano un'impurezza rituale che una persona dovrebbe voler evitare semplicemente per ottenere pace mentale e buona fortuna, non perché l'impurezza sia sbagliata in se stessa. Il male e gli atti sbagliati sono chiamati kegare (letteralmente "sporcizia"), e la nozione opposta è kiyome (letteralmente "purezza"). L'uccisione di un essere vivente, considerata come atto impuro, dovrebbe essere fatta con gratitudine e con riverenza nei confronti dell'animale e ridotta al minimo, praticata solo quando altamente necessario.


Fonte per le abluzioni al tempio di Itsukushima.I giapponesi moderni continuano a enfatizzare grandemente l'importanza dell'aisatsu, l'insieme di frasi e saluti rituali. Prima di mangiare, molti giapponesi dicono itadakimasu ("ricevo umilmente [questo cibo]"), in modo da prestare un appropriato rispetto per chi ha preparato ed in generale per tutti quegli esseri viventi che hanno perso la loro vita per permettere quel pasto. La mancanza nel mostrare rispetto può essere considerata come un segno di orgoglio ed un'assenza di preoccupazione per gli altri. Questa attitudine è evitata, perché si pensa che possa causare problemi per tutti. Chi fallisce nel tenere in giusto conto i sentimenti delle altre persone e dei kami attrarrà su di sé la propria disgrazia. La peggior espressione di questa attitudine è lo sfruttare la vita degli altri per il guadagno o godimento personale. Si crede che le persone uccise per mano altrui provino urami ("rancore") e diventino aragami, spiriti potenti e malvagi che cercano vendetta. Per tutti questi motivi, nelle moderne compagnie giapponesi, non viene intrapresa alcuna azione prima che venga raggiunto un consenso e una consapevolezza unanime.


Riti purificatori
I riti di purificazione sono una parte vitale dello Shintoismo e sono stati adottati anche nella vita moderna. Un rito di purificazione personale è legato all'acqua, elemento purificatore per eccellenza: consiste nel resistere sotto a una cascata o nell'eseguire delle abluzioni rituali alla foce di un fiume o nel mare, oppure semplicemente mediante le apposite fonti dei templi, quest'ultima pratica è richiesta quasi sempre prima dell'accesso al luogo sacro. Queste due forme di purificazione sono spesso dette ? harai. Una terza forma di purificazione è l'astensione da qualcosa, cioè un tabù (per esempio alle donne non venne permesso di scalare il Monte Fuji fino al 1868). I tabù sono pressoché scomparsi nello Shintoismo moderno. Tra le altre credenze vi è quella di non pronunciare parole considerate di cattivo auspicio ai matrimoni, come ad esempio la parola tagliare, o non partecipare ai matrimoni se di recente si è persa una persona cara.

Nelle cerimonie di purificazione vengono generalmente utilizzati vari elementi simbolici, tra i quali spiccano la già citata acqua, il sale e la sabbia. Gli atti generali di pulizia sono chiamati misogi, mentre in specifico, la purificazione personale all'ingresso dei templi, che consiste nel lavarsi mani e bocca, è chiamata temizu o anche imi. Un rituale misogi ancora oggi molto praticato è quello che consiste nel gettare acqua nei dintorni della propria casa, per ottenerne la purezza.

I riti di purificazione sono sempre il primo atto di una qualsiasi cerimonia religiosa, e vengono praticate anche per benedire avvenimenti importanti. Per esempio i nuovi edifici costruiti in Giappone vengono spesso benedetti da un sacerdote shintoista, come vengono benedetti anche i nuovi aerei o le nuove automobili. Questo tipo di rituale purificatorio è chiamato jichinsai. Addirittura un rito di questo tipo venne tenuto nel 1969 per benedire la missione sulla Luna dell'Apollo 11.

Il sale è, dopo l'acqua, l'altro elemento importante nei rituali di purificazione. Le cerimonie legate al sale vengono genericamente chiamate shubatsu. Vi sono varie cerimonie in cui il sale viene sparso in un determinato luogo per eliminare le impurità, chiamate maki shio (letteralmente "sale sparso"). Di solito all'ingresso delle case vengono posti dei contenitori di sale, chiamati mori shio, che si crede abbiano l'effetto di purificare chiunque entri nell'abitazione. Il maki shio è praticato nelle case, e anche, alternativamente o insieme all'acqua, prima della costruzione di un edificio. Il sale viene offerto simbolicamente anche alle divinità, ponendolo sugli altarini domestici kamidana (vedere la sezione sul culto domestico).

 


Venerazione


Piccolo altare. Da notare lo specchio, rappresentazione dei kami. 
Un esempio di kamidana, altarino domestico. «Una preghiera sincera giunge al cielo. Una preghiera sincera realizzerà sicuramente la divina presenza.» 

«Il primo e più sicuro passo per entrare in comunione con il divino è la sincerità. Se si prega una divinità con sincerità, si riesce a percepire la divina presenza.» 


La venerazione, nello Shintoismo, ha una valenza molto profonda ed è considerata un atto puro e sincero. Il rito shintoista tende ad soddisfare i sensi dell'uomo e ad armonizzare e pacificare la mente. Ciò è favorito dalla forte estetica del rito stesso, caratterizzata da immagini, suoni e profumi. Le cerimonie sono dunque innanzitutto volte a manifestare riverenza e ammirazione nei confronti della grandezza infinita dei kami, ma anche, e non da meno, lo scopo delle cerimonie è quello di rendere l'uomo cosciente della verità che lo circonda, facendone scaturire pace e armonia.

Culto templare

Nello Shintoismo moderno il cuore del culto è sicuramente il tempio (jinja), in cui si celebrano numerose cerimonie e pratiche. Non c'è un giorno preciso della settimana in cui si svolgono le cerimonie, i templi sono infatti costantemente aperti e disponibili per i fedeli, che possono recarvisi per pregare gli dèi e fare offerte in qualsiasi momento desiderino. Gli spazi sacri tendono ad essere particolarmente affollati soprattutto nei giorni in cui cadono i matsuri, ovvero i festival nazionali. Il tipo di preghiera con cui il fedele cerca un contatto con i kami non segue regole specifiche, ognuno può infatti avere un approccio totalmente personale alla venerazione. Generalmente, nei giorni non festivi, ci si reca al tempio chiedendo agli dèi protezione costante sulla famiglia, fortuna per superare esami scolastici, e ovviamente molto altro.

La venerazione corrisponde sempre ad un contatto con il mondo naturale, che rende i templi oasi di pace all'interno delle caotiche città. Il culto templare sottolinea l'appartenenza dell'uomo all'universo di cui è parte. I riti aiutano il fedele a comprendere la via che deve intraprendere nella vita, gli offrono forza e sostegno per superare le difficoltà e supportano la sua visione spirituale del mondo, tra sacralità e purezza. L'estetica del tempio, sostanzialmente, è un elemento fondamentale per la preghiera e la venerazione, è un tutt'uno con esse. il tempio è infatti considerato un edificio mistico, un luogo in cui è possibile trovare un contatto e respirare la sacralità del mondo, che il luogo sacro in un certo senso canalizza.

I rituali collettivi sono organizzati dai sacerdoti. Questi rituali sono molto precisi e dettagliati, rappresentano infatti l'equilibrio del mondo, e con un tale significato vanno rispettati nella loro interezza. Il modello rituale divenne comune a tutti i templi nel corso del XIX secolo. Oggi, la Jinja Honcho, nella sua costante opera di modernizzazione dello Shintoismo, sta introducendo nuovi modelli rituali, più adatti all'era moderna.
 



Culto domestico

La venerazione non deve essere un atto esclusivamente pubblico, è infatti spesso praticata anche tra le mura domestiche. É comune allestire degli altarini, chiamati kamidana (letteralmente "mensola dei kami"), su cui comunemente viene posizionato uno specchio, l'oggetto che meglio consente di dare una rappresentazione dei kami. É possibile inoltre aggiungervi oggetti sacri come ad esempio amuleti, acquistabili presso i templi. L'altare è utilizzato per offrire preghiere e incenso alle divinità, oltre ad una serie di elementi tradizionali tra cui: il sale, l'acqua e il riso.


Luoghi naturali

In alternativa a templi ed altari domestici, un luogo considerato sacro, a volte addirittura di più degli edifici costruiti dall'uomo, è la natura stessa. Montagne, laghi, isole, scogliere, spiagge, foreste, prati; in quanto questi ambienti incontaminati sono la massima espressione del divino, rappresentano una delle vie per giungere alla contemplazione del sacro e alla percezione della dimensione divina dell'universo.


Offerta
Un'offerta, nello Shintoismo, è un rituale simbolico che consente di donare qualcosa agli dèi, mettendosi in contatto con loro. Ci sono vari tipi di offerta, anche se i più comuni sono gli ema e gli origami.

Gli ema (??, ema?) sono generalmente atti di donazione da parte dei fedeli ai templi. In epoca medievale i ricchi potevano donare dei cavalli ad un tempio, specialmente quando richiedevano l'aiuto della divinità (ad esempio per vincere in battaglia). Per favori di entità minori divenne costume donare la pittura di un cavallo in forma simbolica, e questi ema sono popolari anche oggigiorno. Il fedele può acquistare al tempio una tavoletta di legno con sopra l'immagine di un cavallo, o di altri elementi (simboli dello zodiaco cinese, persone o oggetti associati al tempio, e altro), vi scrive sopra un desiderio o una preghiera e l'appende ad una bacheca nel tempio. In alcuni casi se il desiderio si avvera o la preghiera viene soddisfatta ne appende un altro come ringraziamento. In molti templi è consueto anche offrire origami.


Concezione di divinità
Lo Shintoismo è una religione cosmica. Con questa definizione si intende affermare che si tratta di una religione che vede tutto il cosmo, ovvero tutto ciò che esiste, come pura manifestazione del divino, è dunque una religione dai caratteri panteistici. Nella religione shintoista ogni cosa è sacra poiché la materia stessa che costituisce tutte le cose che esistono ha un fondamento divino. In primo luogo dunque la principale forma di entità divina è l'esistenza stessa, la natura, qualunque essa sia. Procedendo su questo piano, e affermando le forti basi animistiche su cui si basa, si può dire che lo Shintoismo insegna che ogni cosa è detentrice di una forza divina, una divinità, uno spirito che la presiede e ne forgia l'esistenza.

 


Energia cosmica
Nella cosmologia shintoista tutto l'esistente è pervaso da un'energia primordiale, che alimenta e compone tutta la materia e tutte le sue manifestazioni, è il Musubi. Questa forza mistica è paragonabile al Tao del Taoismo, un'energia cosmica che dà origine al tutto e causa l'evoluzione del tutto, attraverso l'eterno ciclo dell'esistenza. Esso è il legame intimo che c'è tra tutte le cose, l'elemento comune a tutto ciò che fa parte del cosmo. Il Matsubi è inoltre la forza armonica e universale che lega indissolubilmente il mondo fisico umano al mondo spirituale degli dèi, i kami.


Il Tomoe, simbolo della trinità shintoista.Come la maggior parte delle tradizioni orientali, anche lo Shintoismo è una religione ciclica. Nello Shintoismo l'esistenza, in tutte le sue forme, si origina innanzitutto dall'esprimersi del principio cosmico in una dualità, due forze polarmente opposte, il principio positivo Yo e il principio negativo In, corrispondente al rapporto di Yin e Yang della cosmologia taoista. Dall'avvicendarsi di queste due forze primordiali e opposte scaturisce tutta l'esistenza, sia essa fisica e materiale sia spirituale. I kami, come gli uomini, hanno origine dallo scontro eterno tra queste due polarità.

Nella versione mitologica della cosmologia, le due divinità primordiali Izanami e Izanagi, corrispondono ai due principi In e Yo.


Trinità shintoista


Parlando di trinità shintoista una cosa assolutamente erronea è pensare ad un concetto trinitario analogo a quello del Cristianesimo. Si può dire che la trinità shintoista non sia altro che il frutto del rapporto cosmico tra i due poli primordiali dell'energia. Di questa triade fanno parte i suddetti In e Yo (i due poli), corrispondenti ai principi taoisti Yin e Yang, e una terza parte, chiamata in cinese Yuan. Questa terza parte rappresenta ciò che nasce dall'interazione dei due principi primordiali, simboleggia i fenomeni e le manifestazioni prodotti dall'eterna interdipendenza di essi. Rappresenta, più sinteticamente, la terza fase della cosmologia shintoista, seguente a quella della bipolarità, ovvero la manifestazione dell'energia cosmica. Questa manifestazione finale che scaturisce dall'interazione eterna delle due forze primordiali è la natura dell'universo, la sua esistenza stessa, la sua vita, il suo continuo progredire in cicli eterni, nonché la sua molteplicità, sia essa spirituale, manifesta attraverso gli dèi del cosmo, i kami, sia essa fisica, ossia corrispondente al livello esistenziale umano.


Misticismo della natura

Uno scrittore nato in Galles, trasferitosi poi sulle alture di Kurohime in Giappone, scrisse di un'esperienza in Africa, quando fu condotto da un cacciatore locale in un luogo considerato sacro dai Pigmei, nella foresta pluviale dello Zaire. L'episodio è il seguente:

«Lì trovammo una caverna, circondata da alti alberi. Si poteva udire solo il canto degli uccelli, il muoversi delle scimmie tra le fronde degli alberi e lo scrosciare di una cascata. Era un luogo meraviglioso. Il basso cacciatore dalla pelle bruna che ci aveva guidato in quel posto indossava solo un gonnellino a cinta, un arco e delle frecce avvelenate. Strappò un fiore e se lo mise tra i capelli. Qualcuno chiese: "Come fai a sapere che il divino è qui? Puoi vedere qualcosa di divino?" Pensai che non avesse senso fare una domanda simile, ma il cacciatore rispose con un sorriso: "Non posso vederli, ma so che gli esseri divini sono intorno a noi".» 


Questa citazione è una vivida rappresentazione dell'essenza della fede shintoista, ovvero un grande amore e riverenza per la natura, in tutte le sue possibili manifestazioni. Lo Shintoismo infatti colloca la natura in una particolare luce, ogni cosa è di per se sacra, ogni essere vivente e ogni roccia nell'universo. La natura è considerata sacra in quanto manifestazione della forza dei kami e dimora eterna di essi stessi. Nella visione shintoista valli, montagne, abissi, foreste, fiumi, persino le città e le foreste artificiali ripiantate dall'uomo sono delle manifestazioni dell'essenza divina dell'universo, in quanto la materia stessa di cui ogni cosa è costituita ha una base, un fondamento divino.


Un'oasi naturale a Tokyo.È per questo motivo che nello Shintoismo spicca l'importanza assoluta della natura, che ha portato all'usanza di costruire templi soprattutto nel cuore di boschi e zone di pace e silenzio meditativo. Un filosofo spagnolo scrisse:

«Lo spettacolo più stupefacente di tutte le meraviglie del Giappone è la spontaneità e la dimensione naturale della sua religione, caratterizzata dai templi immersi nel verde, quasi ad indicare che il luogo migliore nel quale andare a cercare il divino, non è altro che il mondo intorno a noi.» 


Un contesto religioso di questo genere risulta incredibilmente adatto alla mentalità moderna dell'uomo. Mentre infatti si tende sempre di più a diffidare dal trascendente, cresce un tipo di teologia che vede come divina la materia stessa che costituisce tutte le cose, in quanto generata dalle grandi energie divine che pervadono tutto l'universo. É in questo modo che lo Shintoismo sopravvive in un Paese costellato da tecnologie avanzatissime tra cui i robot, sempre più diffusi. In una visione del mondo in cui ogni cosa che esista si ritiene abbia uno spirito, infatti, anche un robot deve conseguentemente averne uno. Questo spirito non è da intendere nel senso cristiano del termine, poiché questa essenza divina di un robot non è altro che parte della matrice divina che genera tutte le manifestazioni dell'universo. Detto più semplicemente, lo spirito del robot è contenuto nella materia stessa di cui il robot è costituito, poiché la materia stessa è generata dal divino.

La scienza moderna è arrivata a scoprire che gli atomi sono costituiti da ulteriori particelle subatomiche, queste particelle subatomiche generano attività muovendosi da una polarità positiva ad una negativa, corrispondenti alle due polarità che danno origine a tutte le manifestazioni dell'universo nelle filosofie legate al concetto di Yin e Yang.


Kami

Concetto base

La dea Amaterasu. «Tutto ciò che che c'è di maestoso e solenne, che possiede le qualità dell'eccellenza e della virtù ed ispira un sentimento di meraviglia, è considerato kami» 
(Motoori Norinaga) 

I kami, termine tradotto in genere con "dèi", "divinità", sono le entità spiritiche che popolano tutto l'universo, sono gli spiriti della natura, e si esprimono attraverso essa. Per il fedele shintoista una cascata, la Luna o semplicemente una roccia, possono essere considerati come espressione dei kami ed elementi mistici in grado di porre in contatto con la sfera divina. Anche semplici forze, ovvero i cicli che regolano l'universo, come la fertilità o la crescita, possono essere visti come manifestazione delle impercettibili forze divine che popolano la natura.

I kami sono stati definiti anche con il termine li, ovvero "intelligenze innate", oppure "principi". Questa miriade di definizioni sta ad indicare la complessità nel dare una spiegazione al concetto stesso di divinità shintoiste. Spesso è utilizzato anche il termine cinese shen ("esseri di luce", "divinità"), forma più originale di shin, la radice della parola Shinto (etimologia completa spiegata nell'introduzione).

I kami non sono dunque divinità trascendenti; sebbene siano impalpabili, popolano lo stesso universo in cui si trova l'uomo, si trovano solo ad un livello esistenziale superiore. Nel tempo l'immagine dei kami è andata a caratterizzarsi, tanto che è comune trovarli rappresentati in forma antropomorfa, e circondati da ampi corollari mitologici; tuttavia il messaggio essenziale è rimasto invariato, le raffigurazioni sono solo delle maschere, volte a rendere concepibili all'uomo concetti così complessi. É molto frequente, infatti, in particolare nello Shintoismo moderno, l'utilizzo di uno specchio per rappresentare le divinità. Questa è la migliore raffigurazione che possa far comprendere all'uomo moderno un concetto così profondo. Lo specchio sta infatti ad indicare che ogni cosa riflessa da esso è incarnazione e manifestazione degli dèi. In alternativa, come raffigurazione, vengono anche utilizzate composizioni geometriche di carta o di stoffa.

I kami sono collettivamente chiamati Yaoyorozu no Kami (?????, Yaoyorozu no Kami? letteralmente "otto milioni di kami"). Il nome arcano Yaoyorozu ("otto milioni") non è il numero esatto, ma piuttosto un modo simbolico di indicare l'infinito in un'epoca in cui questo concetto non esisteva. Il kami più importante, e certamente il più invocato e venerato è la dea del Sole Amaterasu. Il tempio principale a lei dedicato è situato a Ise e ad esso sono affiliati numerosi templi minori.


Kami particolari

Esempio di statue dosojin. 
Bambole-amuleto raffiguranti dosojin.Nella classificazione kami possono essere inclusi anche altri tipi di spiriti, ed entità:

Dosojin: i dosojin o sai no kami o ancora dorokujin, sono le divinità delle strade e dei sentieri, ovviamente più in senso metaforico che in senso lato, quindi strade è da intendere anche come i sentieri della vita, le direzioni e le scelte che la caratterizzano. I luoghi in cui si dice siano soliti manifestarsi sono contrassegnati da pietre o sculture, poste ai lati delle strade, oppure agli incroci o in prossimità dei ponti. In qualità di divinità patrone dei confini, i dosojin si dice proteggano dagli spiriti maligni e da catastrofi o incidenti stradali. Le pietre di segnalazione dai luoghi in cui presenziano rappresentano solitamente piccoli esseri antropomorfi, o in alternativa possono essere semplici pietre con inscrizioni. In alcuni paesi si ritiene che i dosojin siano manifestazioni del kami della fertilità, in altri casi del kami patrono dei bambini. I popolari festival del fuoco del Giappone, che si tengono il 15 gennaio di ogni anno, sono conosciuti con il nome di festival dei dosojin. L'usanza prevede che in questa giornata vengano bruciati tutti gli ornamenti, i talismani e altre decorazioni utilizzate nei templi durante la festa del Nuovo Anno. Le decorazioni, solitamente di bambù e carta, vengono gettate nel fuoco per propiziare salute e ricchezza per l'anno appena iniziato. Questa tradizione legata al fuoco ha molti nomi, tra cui Sai no Kami, Sagicho e Dondo Yaki. La tradizione vuole che dal crepitio delle fiamme si riesca ad interpretare se l'anno sarà ricco e prospero. L'origine delle pietre dosojin si è persa nelle nebbie del tempo. Tradizioni simili si possono comunque riscontrare nel mondo buddhista (nello stesso Giappone i dosojin in stile buddhista sono detti jizo), la tradizione stessa delle pietre di segnalazione di spiriti nei pressi delle strade è rintracciabile ad esempio in India, dove il Buddhismo nacque all'incirca nel 500 avanti Cristo. Il Buddhismo fu introdotto in Giappone solo nel VI secolo dopo Cristo, e con esso probabilmente la tradizione dei dosojin. 
Ujigami: gli ujigami (?? , letteralmente "kami con un nome") sono kami particolari, che si ritiene siano protettori di una specifica località o un singolo paese e in molti casi si tratta degli spiriti dei fondatori del paese stesso. I membri della comunità che venera un ujigami sono solitamente chiamati ujiko (anche se questo nome spesso sta ad indicare il gruppo di persone addette alla manutenzione dei templi di provincia). Queste caratteristiche rendono il culto degli ujigami molto simile a quello dei santi cristiani. 
Mizuko: i bambini che muoiono in età infantile senza essere stati aggiunti alle liste di un tempio (vedi la sezione culto templare), divengono mizuko (letteralmente "bambino d'acqua") e si ritiene che causino problemi e pestilenze. I mizuko vengono spesso adorati in templi specifici con lo scopo di placare la loro rabbia e tristezza. Questi templi sono diventati più popolari nel Giappone moderno con l'aumento degli aborti. 
Spiriti ancestrali: lo Shintoismo insegna che ogni essere vivente possiede una propria anima, chiamata reikon che, con la morte assume uno status simile a quello dei kami. Coloro che muoiono senza problemi e in felicità divengono spiriti ancestrali, festeggiati nel giorno di Obon. Essi possono essere pertanto venerati come tenjin ("spiriti celesti"), e può essere loro richiesta protezione sulla famiglia e sulle vicende ed attività familiari; un'usanza molto simile, dunque, a quella di molte altre grandi religioni. Per persone molto eminenti e sagge può essere edificato anche un tempio, pratica comune se il defunto era particolarmente popolare. 
Yurei: gli yurei sono i fantasmi. Mentre le anime felici diventano spiriti ancestrali, chi muore infelice o di morte violenta si sostiene divenga un fantasma, uno degli stati spirituali più vicini a quello umano sia per lo Shintoismo che per il Buddhismo. Il termine yurei significa letteralmente "fantasmi tormentati", perché questi spiriti tenderebbero a causare problemi. 
Spiriti zoomorfi: la maggior parte dei templi shintoisti, presenta ai lati dell'ingresso due statue raffiguranti creature dall'aspetto di cani-leoni, sono i cosiddetti komainu, raffiguranti gli spiriti guardiani del tempio che tengono lontane le entità maligne. I templi dedicati ad Inari fanno eccezione, sono infatti tipicamente guardianati da volpi chiamate tanuki (non vanno confuse con le kitsune), termine che effettivamente significa proprio "volpe", e uccelli antropomorfi chiamati tengu. Ovviamente nel tempo sono nate molte varianti, si possono trovare ad esempio anche spiriti dall'aspetto di scimmie. Ad ogni modo tutti questi spiriti sono collettivamente chiamati Henge, che significa "muta-forma", poiché si crede che possano assumere sembianze umane. La tradizione di questi spiriti guardiani è rintracciabile anche nelle tradizioni buddhiste e taoiste. Vi sono centinaia di leggende che narrano di incontri tra umani e queste creature magiche, considerate a volte benefiche e a volte malefiche. Fanno parte di questa categoria anche i due kami zoomorfi più comuni, il kappa e il drago. 
Forze della natura: anche alcune forze ed elementi della natura, sono considerate manifestazioni della matrice divina di tutto l'universo. Queste forze possono includere quelle rappresentate dai vulcani, come ad esempio il Monte Fuji, caratterizzato dalla sua dea protettrice. Oltre ad essi ogni luogo particolare, come ad esempio una scogliera, una cascata, un lago, vengono visti dai fedeli shintoisti come luoghi di intenso potere spirituale. 

Oni, demoni maligni. 
Altra raffigurazione di dosojin.Yokai: il termine è solitamente tradotto con demoni. É una categoria non molto definita, che a volte può sconfinare nelle altre. Generalmente si tratta di esseri che abitano una dimensione molto vicina a quella umana. Si dice che la maggior parte di essi eviti l'incontro con gli uomini, anche se esistono eccezioni. Gli yokai sono generalmente associati al fuoco e all'estate, poiché verrebbero attirati dal calore. Sono rappresentati, di solito, con aspetto grottesco e terrificante. 

Un komainu.Inutile non dire che la credenza in queste manifestazioni spirituali abbia fortemente influenzato la moderna industria degli Anime, i cartoni animati giapponesi. In essi si possono riscontrare centinaia di personaggi e spiriti ostensivamente ispirati ai kami e agli spiritelli della religione shintoista.


La questione dell'imperatore

Va detto sin dal principio che la venerazione dell'imperatore non era prevista nello Shintoismo precedente alla Restaurazione Meiji (o comunque era molto meno enfatizzata), ma introdotto da quest'ultima per rafforzare il potere imperiale. Il culto dell'imperatore è crollato insieme al crollo dello Shintoismo di Stato con la fine della seconda guerra mondiale.

Il Tenno (imperatore) venne considerato essere il discendente di Amaterasu e padre di tutti i Giapponesi ed era pertanto un kami sulla Terra (un ikigami o "kami vivente"). Con la Restaurazione Meiji il culto venne reso popolare, ma precedentemente i governatori militari (Shogun) erano riusciti più volte ad usurpare il potere, nonostante l'imperatore venisse sempre visto come il vero governatore del Giappone anche nei periodi in cui la carica fu solo simbolica. Sebbene Hiroito rinunciò al suo status divino nel 1946, sotto pressioni americane (Ningen sengen), la famiglia imperiale rimase profondamente coinvolta nei rituali shintoisti che unificano simbolicamente la nazione giapponese (Shintoismo imperiale). Questa dichiarazione, pur essendo stata emanata per ragioni politiche, è religiosamente parlando priva di significato ed indicò soltanto la fine dell'imposizione dello Shintoismo di Stato.


Simbologia

Torii
Il torii è per antonomasia il simbolo universalmente riconosciuto dello Shintoismo. Rappresenta i portali che danno accesso ai templi o ad una qualsiasi zona naturale considerata sacra. Il torii è un simbolo di misticismo. Esso rappresenta l'eterna interazione, poiché immedesimazione, del mondo umano con il mondo divino. Attraversare un torii significa rivitalizzare i sensi spirituali e rinnovare di continuo la partecipazione alla vita, all'universo intero e alla propria esistenza soggettiva.


Il torii.L'origine di questo simbolo è pressoché sconosciuta, alcuni la ricollegano al mito in cui Amaterasu si nascose in una caverna per sfuggire a Susanoo, altri ne vedono l'origine analizzando l'etimologia della parola. Torii è infatti composto da tori, che significa uccello con l'aggiunta di una i finale. Secondo questa spiegazione i primi torii erano volti ad ospitare gli uccelli, considerati particolarmente importanti dalla religione shintoista poiché simboleggianti il contatto tra la Terra e il cielo, metafore rispettivamente del mondo umano e di quello divino.


Il Tomoe.
Tomoe


Il Tomoe, detto anche Yin-Yang-Yuan o Triplo Taijitu, è il simbolo della triplicità dell'energia cosmica shintoista (vedi il paragrafo sulla trinità shintoista). Due delle tre parti rappresentano i due principi polari, Yin e Yang, la terza parte rappresenta l'universo, ovvero tutte le manifestazioni che scaturiscono dai due principi primordiali.

Esistono molte varianti del Tomoe, data la grande diffusione che ha avuto il simbolo, che oltre a caratterizzare lo Shintoismo è entrato a far parte anche della simbologia buddhista. La versione più diffusa è quella prettamente tripolare (Mitsu Tomoe), in linea alla cosmologia shintoista. Si definisce tuttavia Tomoe, anche il simbolo tipicamente in stile giapponese ma bipolare, assimilabile quindi al Taijitu taoista. L'aspetto di quest'ultimo ha fortemente influenzato lo stile della versione cinese del Tomoe (Yin-Yang-Yuan).


Corda sacra

La corda sacra, in giapponese detta shimenawa, a volte abbreviato in shime, è una composizione che appare molto spesso nei templi shintoisti e nei luoghi sacri. Ad esempio viene frequentemente appesa all'asta orizzontale dei torii per incrementarne il significato sacro, oppure la si può trovare legata al tronco di un albero, o attorno ad una roccia, poiché considerati espressione delle potenze spirituali.

Lo shimenawa consiste in una treccia di paglia di riso, alla quale vengono appese strisce di carta, i cosiddetti gohei, che come già detto precedentemente sono, dopo lo specchio, l'elemento più utilizzato per raffigurare le divinità. La parola shimenawa è composta da tre kanji di cui l'ultimo è nawa (che letteralmente vuol dire "corda"), mentre gli altri due corrispondono approssimativamente ai termini "scrosciare" (sosogu) e "serie", "gruppo", "raccolta" (ren). La parola shimekazari indica invece l'insieme di decorazioni realizzato con più shimenawa (kazari significa appunto decorazione).


Gatto della fortuna

«Nel Diciassettesimo secolo, in un tempio di Tokyo, viveva un monaco poverissimo, costretto a dividere il suo cibo con un gatto Tama. Un giorno, durante una tempesta, un ricco signore si fermò sotto un albero del tempio per ripararsi dalla pioggia. Mentre aspettava la fine della tempesta, vide un gatto, che con la zampa, lo invitava a seguirlo verso il tempio. L'uomo si alzò per seguire il gatto e proprio in quel momento un fulmine colpì la pianta. Da quel giorno l'uomo divenne amico del monaco e del gatto, che non dovettero più vivere in povertà. Quando il gatto Tama morì fu seppellito nel tempio di Goutokuji.» 


Questa è sicuramente la più popolare delle leggende che avvolgono la figura del Maneki Neko, il gatto della fortuna. In ognuna di queste leggende ci sono comunque dettagli similari, in particolare il salvataggio di qualcuno da parte di questo gatto. Da leggenda popolare il Maneki Neko è ben presto diventato uno dei simboli più popolari del Giappone, e seppur di origine buddhista, le sue raffigurazioni sono usate come amuleto anche nella religione shintoista. È molto frequente, in Giappone, imbattersi in queste raffigurazioni feliniformi in qualsiasi tipo di ambiente, case, ristoranti, alberghi, centri commerciali.


Amuleto Maneki Neko.Si crede che questo amuleto abbia poteri mistici e capacità di protezione nei confronti dell'ambiente in cui si trova, portando salute, fortuna e denaro. La figura del Maneki Neko risalirebbe al XIV o XVII secolo, e avrebbe avuto origine ad Osaka, anche se tradizioni precedenti potrebbero risalire addirittura a millenni fa, quando i primi gatti furono importati in Giappone attraverso la Cina dai coltivatori di bachi da seta.

Data l'antica origine della credenza nel Maneki Neko, ne esistono migliaia di tipologie diverse, modellate nelle forme più originali ed utilizzando i materiali più vari; solo l'impostazione è sempre la stessa: un gatto seduto con una campanella allacciata al collo e una zampa sollevata in segno di saluto. Interessante è la posizione delle zampe, infatti sebbene le rappresentazioni con la zampa sinistra sollevata siano più comuni di quelle con la zampa destra alzata, la ragione esatta della differenza non è chiara. Alcuni ritengono che la zampa sinistra sollevata significhi denaro e fortuna, mentre la destra significhi salute. Altri sostengono che la sinistra propizi gli affari e la destra la famiglia.

Il gatto è anche rappresentato in una vasta gamma di colori, ognuno dei quali ha un suo significato. Quello più comune è il bianco, che significa già di per sé buona fortuna. Il business di questi amuleti ha une forte importanza nel Giappone moderno, ed esistono laboratori di artisti specializzati nella produzione delle statuette.


Templi


Tempio moderno ad Osaka.La pratica della costruzione di templi shintoisti, in giapponese jinja o jingu, ebbe origine con l'introduzione del Buddhismo, probabilmente ad imitazione dei templi di quest'ultima tradizione. Il rito shintoista infatti, in origine, veniva praticato all'aperto, di solito con piccoli reliquiari mobili o in aree chiamate miya. Ovviamente era possibile trovare eccezioni, templi fissi, i primi dei quali sono identificabili come la forma primordiale di architettura shintoista.

 


Stili
Il tempio si è poi adattato a differenti stili architettonici, oltre a quello buddhista assorbì anche caratteristiche degli stili taoista e confuciano. Oggi si possono trovare templi manifesto di ognuno di questa miriade di stili, da quello utilizzato nella maggior parte dei templi, allo stile del tempio di Ise caratterizzato dai tetti in paglia, allo stile moderno. Nell'apparente caos stilistico lo Shintoismo mantenne le sue regole di costruzione più originali, in particolare i materiali utilizzati, la disposizione dei locali del tempio e gli ornamenti simbolici. Caratteristica comune a tutti i templi tradizionali è l'utilizzo di materiali da costruzione naturali, il legno in primis, sebbene con l'importazione degli stili architettonici cinesi si ebbe una discreta diffusione dell'utilizzo della pietra, oltre all'introduzione della pittura e della scultura. Il Buddhismo oltre all'architettura influenzò anche i rituali shintoisti e le raffigurazioni divine, infatti in epoca medievale avvenne un esplosione di raffigurazioni shintoiste con marcati caratteri buddhisti.

Oggi sebbene la maggior parte dei nuovi templi tenda a rispettare gli stili tradizionali, altrettanto spesso si tende a sviare, sperimentando e proponendo nuovi stili architettonici, con la costruzione di templi decisamente futuristici, caratterizzati dall'utilizzo di materiali come l'acciaio, il cemento e il vetro.


Locali

Tempio tradizionale.Il tempio shintoista ha una struttura ben precisa. È sempre suddiviso in una serie di locali caratterizzati ognuno da una specifica funzione:

Honden: il sancta sanctorum, è la zone più esclusiva del complesso templare, si tratta infatti del locale più sacro, che ospita la raffigurazione della divinità. Spesso questa zona è chiusa al pubblico e solo i preti possono averne accesso, per compiere i riti di purificazione. 
Haiden: la "sala della preghiera o "oratorio" è la zona in cui i fedeli possono recarsi a pregare e dove si tengono alcune cerimonie. É completata solitamente da panche e sedie, come in un tempio cristiano. Non è tuttavia la sola zona in cui si prega, infatti in templi speciali come quello di Ise, sia preti che laici offrono le loro preghiere sedendosi all'esterno, nei giardini del tempio. 
Heiden: è la "sala delle offerte". Non è presente in tutti i templi in quanto ognuno di essi tramanda propri riti per celebrare le offerte. Queste offerte sono simboleggiate da vivande, che possono essere disposte su tavoli, appese, sparse nei boschi o nell'acqua. In alcuni templi le offerte vengono accumulate negli heiden. 
Chokushiden: si tratta di una sala speciale dove si tiene la cosiddetta "comunione dei cibi", in giapponese ainame, durante la quale i fedeli mangiano le offerte stesse fatte alle divinità. Questo rituale simboleggia l'unione mistica tra l'uomo e il kami, permessa dal cibo, che viene assunto simbolicamente da entrambi. 
Altre sale: il tempio ospita spesso anche sale utilizzate per le pratiche rituali legate alla musica e alla danza. Furono introdotte nel periodo medievale. Sono solitamente due, collocate simmetricamente a destra e a sinistra della sala principale. Musica e danza sono considerati importanti, poiché si dice favoriscano l'armonia tra l'uomo e i kami. 

Area d'ingresso
L'area d'ingresso di un tempio shintoista è nella quasi totalità dei casi contrassegnata dalla presenza di un torii. Il nome (che letteralmente significa "dove risiedono gli uccelli") indica il classico portale mistico che segnala l'entrata nell'area sacra, che oltre ad un tempio può essere una qualsiasi zona naturale caratterizzata da una forte bellezza e singolarità. Un torii è costituito da due pilastri verticali che ne sostengono due orizzontali, e completato da una tavoletta centrale, tra le due aste orizzontali, che solitamente riporta il nome del tempio, dell'area sacra o una frase particolarmente significativa. L'origine di questa struttura è pressoché sconosciuta e si perde nella leggenda (vedi il paragrafo nel capitolo sulla simbologia per approfondire).


Torii del tempio di Itsukushima.Si tratta di un simbolo molto semplice, ma dai significati estremamente profondi, esso simboleggia principalmente il cancello che separa il mondo fisico dal mondo spirituale. Il torii è tradizionalmente costruito in legno e dipinto di colore rosso vermiglio. Ovviamente con il tempo, e in particolare nella modernità si sono presentate numerose varianti, tra cui la pietra e ancor più di recente il metallo.


Bosco sacro

Inizialmente i templi shintoisti venivano edificati in zone incontaminate e isolate dai centri abitati. Sebbene con la grande urbanizzazione del Giappone, oggi, i nuovi templi (in particolare quelli piccoli) non abbiano più la caratteristica di essere immersi in boschi verdeggianti, i luoghi di culto principali tendono invece a conservarla. Questa tradizione va ricollegata senza dubbio alla sacralità della natura e al posto prominente che essa deve mantenere nella vita umana, per permettere all'uomo di rimanere sempre in equilibrio con il mondo. I giardini circondanti i templi sono parte fondamentale della religione shintoista, protettrice della natura in quanto divina. I boschi evocano quel tipo di armonia con il mondo e con il divino che l'uomo tecnologizzato tende sempre più a dimenticare. Subito dopo aver attraversato la prima tappa rappresentata dal torii, nei grandi templi, si accede immediatamente al bosco, attraversato di solito da un sentiero chiamato sando.

Il sando, che attraversa la zona boschiva e conduce alla struttura templare, è molto più di un semplice camminamento, rappresenta infatti un cammino mistico. Riflette il sentiero che l'uomo deve compiere per giungere alla comprensione del divino, ovvero intraprendere un passaggio attraverso la natura, unico vero mezzo per conoscere quale sia il mistero della vita. Il sando è un cammino rituale, che il fedele intraprende per giungere alla purificazione e liberare la mente, in modo da raggiungere la contemplazione e la venerazione dei kami con la spontaneità più pura possibile. Ai lati del sando, che spesso può essere anche una scalinata, sono poste di frequente statue di animali sacri, o lanterne di pietra, che dividono il percorso in una serie di tappe. È comune anche che il sando, in certi templi, attraversi un ponte, chiamato shinkyo. La traversata del ponte—e quindi dell'acqua—simboleggia la purificazione.


Ogni fenomeno naturale è espressione delle forze che governano l'universo.Il Giappone è uno dei Paesi più industrializzati al mondo: dire che il sessantasette per cento del suo territorio è ancora coperto da foreste sembrerebbe un paradosso, eppure si tratta della realtà. Probabilmente il Giappone, più che alla geografia territoriale e al carattere montagnoso, deve proprio alle sue tradizioni e ai suoi valori religiosi questo interessante ossimoro, un modello che di certo dovrebbe essere preso maggiormente in considerazione.

Data la radicata credenza nella sacralità dell'universo i templi rappresentano in un certo senso un microcosmo, una piccola riproduzione degli elementi naturali nella loro essenza: il giardino rappresenta i boschi e le foreste di tutto il mondo, la fonte per le abluzioni il fiume, le pietre nei giardini rappresentano le montagne e infine gli stagni, rappresentano i mari e i laghi.

Conversione

L'espressione conversione allo Shintoismo non è poi così appropriata, difatti per diventare shintoisti non è necessaria nessuna conversione in senso stretto, ovvero nessun rituale particolare o l'adesione a una qualche comunità: questo perché lo Shintoismo non richiede nessuna trasformazione, in quanto si è già predisposti ad abbracciare questa religione, in quanto essa scaturisce dallo spirito profondo dell'uomo. In qualità di religione cosiddetta naturale, lo Shintoismo insegna che diventare shintoisti significa semplicemente credere nei suoi precetti, con coerenza e sentimento. Credere nei suoi valori e metterli in pratica, credere nei kami, gli spiriti della natura: queste sono le due condizioni essenziali che fanno di un uomo uno shintoista.


Ponte sacro shinkyo.
Effetti culturali dello Shintoismo

Lo Shintoismo è stato definito «la religione della giapponesità» ed i valori ed usi di questa religione sono inseparabili da quelli della cultura giapponese precedente all'influsso delle idee cinesi che avvenne alla metà del VI secolo. Molte famose pratiche giapponesi hanno radici dirette o indirette nello Shintoismo. Per esempio alla base delle tipiche arti giapponesi delle composizioni floreali ikebana, dell'architettura tradizionale e dei giardini alla giapponese ci sono chiaramente gli ideali shintoisti di armonia con la natura. Un collegamento più esplicito allo Shintoismo è nel Sumo dove, anche nella versione moderna, alcuni rituali shintoisti vengono eseguiti prima di un incontro, come la purificazione dell'arena cospargendola di sale. È tuttora consuetudine per molti giapponesi dire Itadakimasu ("ricevo umilmente [questo cibo]") prima di mangiare e gran parte dell'enfasi giapponese sulle forme corrette di saluto può essere considerata una continuazione dell'antica credenza shintoista del kotodama (parole con un effetto magico sul mondo). Molte pratiche culturali giapponesi, come l'uso di bacchette di legno per mangiare o togliersi le scarpe prima di entrare in un edificio possano aver avuto origine da credenze e pratiche shintoiste.

Secondo alcuni, l'ideologia shintoista ha avuto un notevole impatto sulle nuove generazioni occidentali attraverso i manga e i cartoni giapponesi che ne sono fortemente permeati.
 

 

 

Dal nipponico "Shin-tô" (la "Via degli Dei", secondo la pronuncia “on”, che si può pure pronunciare, alla maniera "Kun", come "Kami no Michi") con l'aggiunta del suffisso "ismo".


Lo Shintô, che non riconosce un Dio supremo, è un culto politeistico della natura e degli antenati. All'origine lo Scintoismo era aniconico, non aveva cioè nessuna immagine degli Dei; solo a seguito della commistione, nel Medioevo, di questa religione primitiva con il Buddismo del Grande Veicolo, si cominciarono a vedere statuette, rappresentanti le Divinità, disposte nei vari templi. 

Lo Shintoismo ha formato il carattere e lo spirito del Giappone, è la religione dei suoi miti e degli inizi della sua storia, lungo i secoli è stata parte integrante in di tutti gli aspetti della vita sociale e politica . Nello Scintoismos'incontrano un gran numero di divinità della natura a cui si aggiungono, in epoca più tarda, le divinità terrestri, locali e familiari. Si parla di un numero di divinità che va da 80 a 800 mila , da ciò deriva la definizione del Giappone Shinkoku che vuol dire per l’appunto «paese degli dei». Soltanto nel VI secolo dell’Era Cristiana, all'epoca nella quale il Giappone entra nella storia e si inizia alla scrittura grazie alla sapiente Cina, faro culturale dell’area Estremo Orientale (come la Grecia per la Nostra Civiltà) l'antica “religio”, originaria del Giappone, ricevette la denominazione cino-giapponese (“on”) di “Shin-tô”, che in giapponese puro (“kun”) si diceva come innanzidetto “Kami no michi” (strada/Via degli Dei), per distinguersi dal Buddismo che si chiamava “Butsu-do” (strada/Via di Budda), introdotto per l’appunto all’epoca del 29°Imperatore, Kimmei (540 – 571). 
Essa ha unificato la cultura del popolo, sacralizzato tutti i suoi regnanti, non solo quelli antichi ma anche gli ultimi, ha dato le ideologie ai Kamikaze ed ha ispirato anche quel senso di estetica ed amore alla bellezza che è la caratteristica dei giapponesi.. E' stato il collante sia a livello religioso che sociale e di pensiero, quando la cultura giapponese è entrata in contatto con la cultura cinese prima e con quella occidentale poi. E' stato ancora lo Shintoismo ad infondere al popolo giapponese quella forza morale che lo ha sostenuto dopo la sconfitta dell'ultima guerra.


Le Fonti dello Scintoismo 
I testi sacri dello scintoismo, raccolti e trascritti solo in epoca buddista, sono tre raccolte mitologiche riunite sotto il titolo di Sam-bu-han-sho (i tre libri principali): 


il Ku-ji-ki (storia degli avvenimenti antichissimi fino al 620 a.C.), 

il Ko-ji-ki (storia dell'antichità che va fino al 712 a.C.) 

ed il Nihon-gi (annali giapponesi fino al 720 d.C.). 


Redazione delle fonti dello Scintoismo 

Periodo leggendario e protostorico: 
costituzione delle leggende che formano la base dello Scintoismo 
620 a.C.: Jimmu, primo Imperatore del Giappone (Mikado oppure Tennô, “Signore del Cielo”): è un personaggio leggendario, considerato il discendente di Amaterasu, Dea del Sole. 
405 d.C.: Introduzione della scrittura cinese in Giappone. 
552 d.D. : Introduzione del buddismo 
673-686 : Regno del Mikado Temmu che decide di fissare le leggende dello Scinto e le cronologie imperiali: le fa imparare a memoria ad un certo Hieda-no-Are 
711-712 : Redazione del Kujiki (raccolta di leggende e avvenimenti antichissimi che risalgono sino a questa data) 
713 : Redazione, su ordine dell'imperatrice Gemmyo, di una raccolta di costumi delle province (il Fudoki) 
720 : Redazione in cinese del Nihongi o più precisamente del Nihonshoki (annuali ufficiali del Giappone), sotto la direzione del Principe Toneri. 
907 : Redazione di Engishiki («Regolamentazione dell'era Engi») 
Nel Kojiki e nel Nihongi si racconta degli antichi miti scintoisti, della creazione del mondo e degli uomini, dell'origine degli Dei. Izanagi e Izanami. 


Il culto dei defunti è una delle principali caratteristiche dello Scintoismo. Il giapponese, costantemente assistito dai suoi antenati, crede che i morti abbiano un'esistenza invisibile, in cui continuano a vivere come spiriti buoni o spiriti maligni. Essi vivono in un paese chiamato Yomi, che corrisponde all'antico Ade dei greci. 
Per quanto riguarda le tombe, queste sono considerate vere e proprie residenze dei morti, visitate dai parenti che comunicano all'antenato defunto gli avvenimenti più importanti della famiglia.

Il fedele, nella sua attività di culto, considera gli esseri divini come donatori di beni terreni; nelle preghiere si implorano prosperità, un ricco raccolto, salute, abbondanza di prole, allontanamento della sventura; il peccato e la colpa, il pentimento e la redenzione non sono oggetto di preghiere. 
Non esistono un premio o una punizione dopo la morte e quindi non esistono il Paradiso o l'Inferno. 

Le feste Scintô, dette Matsuri, che hanno una diversa durata, un mese, tre giorni o un giorno, sono cerimonie di ringraziamento per i benefici ricevuti dagli Dei o cerimonie di supplica per allontanare le sciagure. 

Un posto di particolare rilievo rivestono le feste connesse con l'adorazione religiosa della Famiglia Imperiale. 
In occasione di queste feste è l'Imperatore in persona che officia il Culto nell'«atrio sacro» del Palazzo Imperiale. 

Esiste un ordine di rango anche nei Templi come per gli Dei. 

I templi più belli sono quelli di Ise, dove si adorano la Dea del Sole e la Dea dei Cibi, quello di Atsute presso Negoya, ed i tempietti del regno che sono dedicati agli antenati divini o ad alcuni Imperatori ed alte personalità. 

Anche tra i Sacerdoti (che possono anche essere di sesso femminile), che si definiscono «Funzionari degli Dei», si distinguono diverse categorie. 

I Sacerdoti possono sposarsi e tramandano ereditariamente la loro carica nella famiglia. Oltre alle loro cariche religiose, esplicano anche una professione e indossano l'abito sacerdotale, che consiste in una veste bianca e sciolta con ampie maniche e in un berretto di taffetà nero quest'ultimo solo quando si occupano di culto. 
 

 

 

 


 

 

Prima dei Celti

pubblicato 14 lug 2014, 08:26 da TEMPO diSERVIRE

CeltiI Celti erano un grande insieme di popolazioni indoeuropee che giunsero in Europa in varie ondate, fra il 3500 e il 1500 a.C., muovendosi dalle regioni centrali dell'Asia, attraverso il Caucaso e il Medio Oriente.
Probabilmente, in passato, esistevano documenti che attestavano le antiche origini dei Celti, ma di questi se ne è persa ogni traccia. Archeologi e linguisti concordano con l'identificazione dello stanziamento originario dei Celti in Europa, fin dagli inizi del III Millennio a.C., in un'area compresa tra le attuali Germania meridionale, Francia orientale e Svizzera Settentrionale.


Verso il 1200 a.C., durante l'Età del Bronzo, comparve la “Cultura dei Campi di Urne”, così definita dallo studioso di preistoria Erns Wagner, per la caratteristica comune in tutta l'area geografica del rito funerario. Infatti questa civiltà era caratterizzata dall'usanza di seppellire i resti dei morti cremati in urne di argilla con piccoli oggetti che erano appartenuti al defunto. La Cultura dei Campi di Urne si insediò nelle zone della Germania Centroccidentale e Meridionale, Belgio, Francia, Romania Centrorientale, Svizzera , Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e nell'area dell'ex Iugoslavia. Queste popolazioni erano solite abitare su piccole alture fortificate, si raggruppavano in piccole comunità dedite all'agricoltura, erano abili nella lavorazione del bronzo, nonché verso la fine di questo periodo, del ferro e parlavano una lingua che avrebbe dato luogo ai vari idiomi di tipo celtico.

Durante il passaggio dell'Europa all'Età del Ferro, la Cultura del Campi di Urne venne soppiantata dalla Cultura di Hallstatt (1200-480 a.C.), civiltà che mostrava già le prime caratteristiche culturali che poi saranno proprie della cultura celtica classica. Il nome deriva da un importante sito archeologico austriaco distante una cinquantina di chilometri da Salisburgo, nei pressi della cittadina di Hallstatt.
La cultura di Hallstatt in Europa centrale è precedente all'identificazione dei Celti da parte dei Greci come un gruppo culturale a sé stante, ma è considerata come celtica a tutti gli effetti sia in termini di innovazioni tecnologiche, sia di stili artistici. In tutta Europa sono presenti ritrovamenti della cultura di Hallstatt, caratterizzati da varianti regionali e fasi successive. A distinguere i vari ceppi è soprattutto la loro diversa abilità nella lavorazione dei metalli.
Il periodo di sviluppo di questa civiltà è suddiviso in quattro fasi principali:
* le fasi denominate Hallstatt A e Hallstatt B corrispondono alla tarda età del bronzo , tra il 1200 e l' 800 a.C. ca.,
* la fase chiamata Hallstatt C corrisponde agli inizi dell'età del ferro , tra l' 800 e il 600 a.C. ca. In questa fase troviamo le meravigliose tombe a tumulo principesche.
* durante la fase chiamata Hallstatt D, tra il 600 e il 500 a.C. ca., l'area occidentale, probabilmente in connessione con il commercio verso il Mediterraneo, acquista una maggiore importanza. Questo periodo storico viene definito anche "periodo dei tumuli" o "periodo dei principi".

La classe dominante era quella guerriera, ma l'economia hallstattiana si fondava principalmente su un'agricoltura in cui sembra che l'allevamento assumesse spesso un ruolo di primo piano. Ciò spiega probabilmente il popolamento di regioni oggi rimboschite e che non presentano condizioni favorevoli alla coltura cerealicola. Il bestiame era forse la base della ricchezza personale, mente la terra rimaneva proprietà comune. L'aspetto militare di questa società non era quindi solo l'espressione della condizione degli uomini liberi, ma rispondeva anche alla necessita di difendere gli armenti dalle brame dei vicini, desiderosi di arricchirsi con razzie. La popolazione hallstattiana era in stretti rapporti commerciali con molte popolazioni del Mediterraneo, come i greci della colonia di Massalia e gli Etruschi, e con le genti del medioriente, ad esempio gli Sciti. La via obbligata dei contatti fra Boemia e mondo mediterraneo passava dalla valle del Danubio, seguendo un percorso che era già, come poi nel Medioevo, quello del sale, estratto dai giacimenti alpini e convogliato lungo gli affluenti meridionali del grande fiume: l'Inn, la Salzach e la Traum. La popolazione di Hallstatt aveva il pieno controllo di queste vie, perciò il commercio del sale, estratto dalle miniere Salisburghesi, del ferro, delle e armi e dell'ambra importata dal Baltico era fonte di notevole ricchezza. 

L'estrazione del sale, è destinata probabilmente alla conservazione della carne e alla conciatura delle pelli. E’ certo che la possibilità di disporre di riserve alimentari sotto forma di prosciutti o insaccati vari dovette contribuire alla mobilità dei popoli celtici, rendendo più facili le spedizioni militari su lunghe distanze. 
L'artigianato del bronzo sfrutta un retaggio che comprende tutte le tecniche essenziali e veniva usato ad arte per plasmare oggetti che rappresentano spesso una vera fatica. Le applicazioni di ambra e corallo che fioriscono nel V secolo a.C. sono impiegate per i corredi, tuttavia i progressi più evidenti furono realizzati nel campo della lavorazione del ferro, dove i fabbri sperimentarono ingegnosamente l'uso del nuovo metallo a partire dalle applicazioni per il bronzo. 
Un altro settore in cui si rilevano importanti innovazioni è quello della produzione tessile: si può supporre l'esistenza di tessitori specializzati che producono, ispirandosi ai modelli mediterranei, tessuti di straordinaria finezza destinati a incrementare il prestigio dell'élite sociale.

I temi dell'arte hallstattiana si riferiscono quasi esclusivamente al culto solare: uccelli acquatici e cavalli, le due specie animali associate per tradizione agli spostamenti, e sono accompagnati da simboli più o meno espliciti, come le svastiche, i cerchi concentrici, i triskel, i rosoni o i dischi a raggiera, ripetuti in un campo di motivi geometrici semplici per formare composizioni, che svelano un'organizzazione che non è solo ornamentale, infatti solitamente occultavano la registrazione di dati strutturali inerenti al presunto ordinamento dell'universo e dei suo cicli. Oltre agli animali, fra cui compare anche il cervo, il repertorio dei Celti hallstattiani comprendeva profili molto schematici di personaggi umani, talvolta a cavallo, quindi modesto ma perfettamente coerente, il repertorio figurativo denota la prevalenza assoluta di una divinità maschile associata al culto solare. E' probabile che possedesse un equivalente femminile, forse la divinità lunare evocata dall'associazione dei simboli della coppa d'oro di Zurich-Altstetten, un oggetto la cui funzione sembra fosse più rituale che funeraria.

Del periodo di Hallstatt ci sono rimasti notevoli esempi di arte figurativa stilizzata, in maggior parte provenienti da siti funerari. Uno di questi è il carro votivo di Strettweg, scoperto in una tomba del VI secolo a.C., in Stiria (Austria), alto solo 23 cm; è un pezzo dettagliato e completo, piccoli guerrieri, cervi si affollano intorno a un nudo femminile con un piatto di offerte votive sul capo. Dello stesso periodo esistono anche altri piccoli animali e uccelli in bronzo, uno dei più famosi, un toro di bronzo, è stato scoperto in una grotta di Blanska, nella Repubblica Ceca; la raffinatezza del pezzo, però ha indotto alcuni esperti a classificarlo come un'importazione dall'Oriente.

In questa cultura l'architettura è essenzialmente in legno e la pietra viene raramente usata, eccezion fatta per i paramenti delle mura. Il tipo di costruzione più diffuso presenta un'ossatura di pali verticali, le cui tracce nel terreno indicano una pianta generalmente rettangolare dalla dimensioni variabili, potendo talora raggiungere parecchie decine di metri di lunghezza. Le tecniche di lavoro e assemblaggio del legno erano di eccellente livello. Le case degli agglomerati fortificati che si ispirano alle città mediterranee non sono apparentemente diverse da quelle che troviamo negli insediamenti rurali, e non vi è nulla che permetta di distinguere, in base alla particolarità della costruzione, gli edifici in cui sono state trovate tracce di attività artigianali da quelli che potevano servire da abitazione. Analogamente non è facile individuare negli insediamenti gli indizi della gerarchia sociale: può darsi che le residenze dei "principi" si trovassero, perlomeno qualche volta, fuori della fortezza. Gli stanziamenti rurali non si distinguono per tipologie abitative molto diverse, ma la disposizione dell'insieme è di solito nettamente più libera. A fianco dei complessi aperti apparentemente composti da parecchie unità contemporanee, che possiamo definire villaggi, esistevano anche gruppi isolati di costruzioni a cui si dà solitamente il nome di case coloniche.

L'attività religiosa si svolgeva verosimilmente nei luoghi in cui si stabilisce per via naturale il contatto fra le terra degli uomini e il mondo celeste, o sotterraneo, degli Dèi. Si accendono grandi fuochi e si offrono sacrifici su picchi rocciosi particolarmente suggestivi. Questi luoghi di culto, a cui è dato di nome di Brandopferplatze (luoghi di olocausto, o sacrificio per cremazione), sono stati scoperti in Svizzera e Germania: si presentano come affastellamenti di carboni e cocci di terraglie, nonché ossa di animali. In Boemia sono state ritrovate le tracce di un altro tipo di santuario naturale: piccoli oggetti simbolici in terracotta perforati per essere appesi, sparsi su una superficie ridotta. Appare plausibile l'interpretazione secondo cui si trattava di un albero sacro, l'oggetto di culto ai rami del quale sarebbero stati agganciati. Vediamo inoltre moltiplicarsi spazi delimitati da un fossato o una palizzata, dalla pianta generalmente oblunga; si suppone il loro ruolo di luogo consacrato, ma resta incerta l'utilizzazione.

Sembra in effetti che i "principi" celtici hallstattiani svolgessero una funzione cruciale nella vita spirituale della comunità, tanto che la loro sepoltura monumentale diventa spesso il nucleo di una necropoli. Appare come l'equivalente del re tribale garante dell'unione tra comunità e territorio ancestrale, egli è il compagno della dea tutelare, colui che mantiene la coesione del suo popolo organizzando i banchetti in occasione delle grandi feste che scandivano l'anno.
Ricchi, venerati e potenti, questi capi dell'élite guerriera, eredi di una funzione le cui origini risalgono probabilmente alle società paleolitiche, diventeranno i principali beneficiari degli scambi commerciali che si intrecceranno col mondo mediterraneo.

In questo periodo la novità più importante è rappresentata dall'eccezionale rituale funerario: sepolture individuali che si distinguono dalla situazione normale per la presenza di oggetti eccezionali, che sembrano essere esclusiva di personaggi armati che possiamo collegare al progressivo emergere di una classe militare e la contemporanea formazione di un'ideologia eroica. Sembrano riferirsi al desiderio di onorare un defunto importante, svincolati da un cerimoniale con regole fisse, riservato a un'élite sociale privilegiata.

E' soprattutto nelle fasi più recenti che è possibile fare collegamenti ai Protocelti. Sono state ritrovate tombe particolarmente ricche sotto grandi tumuli, risalenti proprio all'ultima fase di questa cultura. I tumuli si trovavano in vicinanza di centri abitati fortificati. All'interno delle tombe sono stati ritrovati numerosi monili e accessori di importazione, che testimoniano numerosi contatti commerciali. Un esempio è la tomba della, cosiddetta, Principessa di Vix, una donna di circa trent'anni di importante famiglia. Il suo corpo fu bruciato durante una cerimonia e la sue ceneri furono sistemate in una sorta di bara adagiata su un carro, durante gli scavi furono ritrovate ancora le ruote appoggiate al muro della camera sepolcrale. Attorno al carro è stato recuperato il suo corredo funebre composto da coppe di importazione Greca, crateri in bronzo e ciotole per miscelare il vino. 

Una delle fortezze hallstattiane meglio conosciute è quella di Heuneburg, un pianoro triangolare, in cui si sono potute distinguere dieci ricostruzioni delle sue fortificazioni, fra cui le mura in mattoni crudi a bastioni quadrangolari ispirate a un modello greco-siciliano. Era il punto in cui i traffici partiti dal Mediterraneo, attraverso il corridoio del Rodano, o dall'Italia lungo l'altopiano svizzero, raggiungevano l'asse fluviale del Danubio. I gruppi di tumuli che circondano il sito confermano la sua importanza, la camera centrale del tumulo più grande, con un diametro di 80 metri e alta 14, era stata saccheggiata, ma si è potuto esplorare la tomba secondaria di una coppia, accompagnata da un carro a quattro ruote, ove si sono rinvenuti diversi oggetti, fra cui i resti di un tessuto ricamato di seta.

Lo sfruttamento del sito di Hallstatt era iniziato dalla fine dell'Età del bronzo, ma conobbe un particolare sviluppo nell'Età del ferro, come attestano il numero e la ricchezza delle sepolture dei guerrieri e dei loro compagni. Questi personaggi non erano impegnati nel lavoro delle cave, effettuato probabilmente dagli schiavi, ma lo controllavano e dovevano assicurare anche il regolare svolgimento degli scambi: si facevano inumare quasi tutti con un servizio di bicchieri composta da parecchi recipienti bronzei.

Il mondo dei principi hallstattiani, rappresenta indiscutibilmente il preludio all'entrata dei Celti nella storia. Ciononostante sembra difficile scorgervi l'epoca della costituzione di un'etnia celtica, che sarebbe stata fino a questo momento fusa in una massa più o meno indifferenziata di Indoeuropei in via di mutazione. L'impatto del mondo urbano del Mediterraneo contribuirà però ad accelerare i mutamenti, che porteranno, un secolo dopo, alla formazione della cultura di La Tene.

Fonti:

La grande storia dei Celti" di Venceslas Kruta 
I celti. Un popolo e una civiltà d'Europa Di Elena Percivaldi
Celtic Britain Di Lloyd Robert Laing
http://it.wikipedia.org/wiki/Cultura_di_Hallstatt

http://www.ynis-afallach-tuath.com/public/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=305

La storia cancellata

pubblicato 14 lug 2014, 08:22 da TEMPO diSERVIRE


  • il rogo

  • gli inquisitori

  • le torture

  • Giordano Bruno e Galileo Galilei

  • confessioni di una donna accusata di Stregoneria


  • Malgrado l’avanzata del cristianesimo e l’inquisizione, la Stregoneria sopravviverà fino ai nostri giorni come la brace sotto le ceneri del vecchio mondo pagano. La sua rinascita agli inizi del 1900 sarà opera di Gerald Brosseau Gardner. Nato il 13 Giugno del 1884 a Great Crosby nel Lancashire in Inghilterra, giovanissimo sotto la tutela della sua bambinaia, una eccentrica donna irlandese, dalla quale non ricevette un’educazione formale e visse a lungo in estremo Oriente. In oriente Gardner ebbe modo di alimentare i suoi interessi per l’antropologia e l’etnologia, nel Borneo. Conobbe i Dayak e nel 1937 fece ricerche archeologiche in Malesia. Nel 1936 si ritirò in pensione ed in seguito fece ritorno in Inghilterra, tuttavia la sua passione irrefrenabile non solo per l’antropologia, ma anche per il mondo occulto segnò il resto della sua vita. Membro della Massoneria, aveva aderito ad un ordine druidico e ed era in contatto tramite la Co-Massoneria britannica con quasi tutti gli ambienti esoterici, teosofici ed occultistici dell’Inghilterra Meridionale. Si associò anche alla confraternita occulta della Fellowship of Cotona, un gruppo di matrice rosacruciana, tra i membri di questa confraternita fu attratto da un gruppo di persone per il loro interesse nel mondo occulto e la loro grande vitalità. Erano un gruppo di streghe, ma non folcloristiche streghe del villaggio, bensì occultisti sofisticati che avevano contatti con gruppi stregonici tradizionali. Furono queste persone che lo portarono a conoscere quella che Gardner chiamò “la vecchia Dorothy”, probabilmente Dorothy Clutterbuck, (1880-1951), una ricca signora che viveva presso Bournemouth, nella regione della New Forest. Nel settembre del 1939 poco dopo l’inizio della seconda guerra mondiale Dorothy iniziò Gardner ai misteri della Wicca. Fu definito il Maestro della Wicca, colui che avrebbe diffuso nel mondo gli insegnamenti delle streghe, ritenuti da lui arsi centinaia di anni prima. Questo fu possibile, oltre che all’iniziativa di Gardner, grazie anche al clima che si respirava in Europa ed in particolare in Gran Bretagna, dove fiorivano molti gruppi occulti. Gardner era preoccupato che l’arte delle streghe andasse perduta e maturò la decisione di divulgare la Wicca e cominciò a pubblicarne i principi sotto forma di romanzo (High Magic’s Aid, 1949). Nel 1951 si unì a Cecil Williamson ed insieme a lei aprì sull’Isola di Man a Castletown il primo museo della stregoneria, iniziando a pubblicizzare la Wicca e pubblicando due importanti saggi: “Witchcraft Today”(1954) e “The Meaning of Witchcraft” (1959).

    Nel 1953 Gardner iniziò Doreen Valiente che divenne una delle sue più strette e valide collaboratrici. La Valiente avrebbe giocato un ruolo di primo piano nell’opera di diffusione della Wicca, anche se nel 1957 lei decise di allontanarsi da Gardner per l’eccessiva pubblicità creata da lui attorno alla Wicca. Gardner era infatti quasi ossessionato dal fatto che la “Vecchia Religione” (termine che mutò dall’antropologo Leland) potesse morire e quindi cercò di farsi pubblicità ad ogni costo. Nella congrega si formarono due fazioni, una capeggiata da Jack Barcelin (più tardi suo biografo), favorevole alla pubblicità, e l’altra dalla Valiente decisamente contraria. Gardner stilò anche un lungo documento che affermava l’inutilità di un codice di regole, perché esso esisteva già: “le Leggi dell’Arte”. Nessuno aveva mai sentito parlare di queste leggi, che nel loro linguaggio arcaico minacciavano la maledizione della Dea sui trasgressori. Ad irritare la Valiente fu l’affermazione in essa contenuta secondo cui ogni Grande Sacerdotessa doveva ritirarsi dal suo ruolo in favore di una donna più giovane affinché la Dea fosse degnamente rappresentata. A far precipitare la situazione fu infine un’intervista rilasciata da Gardner ad un giornale popolare che riportava una fotografia di Gardner con una spada cerimoniale. Gardner accusò i suoi editori di aver mandato i giornalisti sull’isola di Man, ma la Valiente appurò che ciò non era vero così nel 1957 la congrega si sciolse. Tuttavia proprio questa diaspora condusse alla creazione di molte altre congreghe, ed in ultima analisi alla diffusione della “Vecchia Religione”. Dopo un certo tempo anche Gardner e la Valiente si riconciliarono, ma non operarono mai più insieme. Gardner morì nel 1964 sulla nave che lo riportava in Inghilterra dal Libano, dove aveva svernato, fu sepolto nel porto più vicino a Tunisi. Gardner fu sempre molto criticato per aver pubblicizzato la Stregoneria, altri pur considerando la necessità di pubblicizzare la Wicca dubitarono dell’autenticità della versione gardneriana. La sua versione era infatti molto diversa da quella di Margaret Murray, egittologa degli anni ’30 e basata su alcuni principi. Una pacifica religione di Natura che riconosce due principali divinità, il Dio delle Foreste e la Triplice Dea di fertilità, morte e rinascita, focalizzandosi maggiormente sulla divinità femminile. Congreghe guidate da una Grande Sacerdotessa che si radunano all’interno di un cerchio di nove piedi di diametro ed evocano il potere dai loro corpi mediante danze, canti e tecniche meditative. Celebrazione delle otto antiche feste pagane d’Europa. Profonda sintonia con la natura. Senza dubbio le perplessità più forti riguardavano il “Libro delle Ombre”, il libro di rituali copiato da quello della congrega della“Vecchia Dorothy” che avrebbe iniziato Gardner. Alcuni misero in dubbio l’esistenza stessa di libri scritti per due semplici motivi: il possesso di un tale libro sarebbe stato pericoloso durante l’Epoca dei Roghi, la Stregoneria sarebbe stata una tradizione orale, perché la maggior parte dei suoi membri erano persone illetterate. Gardner ribatté che allo scopo di preservare il culto, negli ultimi secoli, alcuni iniziati avrebbero cominciato a mettere per iscritto i rituali e le tradizioni magiche.  Inoltre c’era il precedente di Leland, antropologo di una certa fama, che aveva pubblicato“Aradia: the Gospel of Witches” e che affermava di aver ricevuto il manoscritto dalle mani di una strega toscana dopo essere stato iniziato ad un culto stregonico proprio in Italia. L’esistenza del “Libro delle ombre” risulterebbe plausibile, così come l’esistenza di molti piccoli gruppi presso cui l’Arte si sarebbe conservata. Tuttavia la fraseologia massonica e le citazioni di Aleister Crowley sono indubitabili e questo non depone certo a favore dell’autenticità del libro. Gardner incontrò Crowley quando questi era vecchio e malato e probabilmente ricevette da lui dei documenti dell’O.T.O. (l’ordine fondato da Crowley). Gardner spiegò alla Valiente di aver ricevuto dalla congrega della New Forest dei rituali frammentari, e di essere stato costretto ad aggiungere ad essi materiale diverso per accrescere la loro efficacia operativa e per riunirli in un insieme coerente. Non era tuttavia pienamente convinto dell’operazione e così incaricò la stessa Valiente di rivedere i rituali del libro, lei lo persuase ad eliminare il più possibile le influenze crowleyane perché il nome di Crowley era legato  dissolutezza più sfrenata. Quindi la versione definitiva del libro è quella riveduta dalla Valiente, quella che ha contribuito più di ogni altra cosa a rendere la Wicca quello che è: un culto ben strutturato e capace di adattarsi alle più svariate esigenze spirituali. L’influenza di Doreen Valiente prima e dopo la sua separazione da Gardner fu quindi di fondamentale importanza, passata nella Terra dell’Estate Eterna il 1 settembre 1999. Una credenza che Doreen mise in discussione fu “La Legge del Tre”, secondo cui qualsiasi cosa viene mandata in stregoneria, la si riceve indietro triplicata, sia nel bene che nel male. Ella asseriva che non poteva esistere una speciale Legge del Karma che si applicava solo alle streghe, benché molti considerino ciò un articolo di fede, questa legge non si trova in nessuno dei vecchi libri di magia e probabilmente fu un’invenzione di Gardner. Inoltre credeva che la stregoneria fosse sopravvissuta in molti gruppetti isolati e che perciò non esistesse una singola tradizione, ma molte congreghe con rituali e tradizioni simili, ma al contempo differenti. Nel 1960 dopo che smise di lavorare con Gerald, Doreen entrò in contatto con una congrega di cui era magister Rober Cochrane, che detestava Gardner. Cochrane respingeva l’idea che fosse necessario lavorare nudi, di qui il suo tipo di congrega è venuto ad essere denominato come congrega “tunicata” e la corrente derivata dalla sua opera definita come “tradizionalista”. I suoi membri indossavano tuniche nere, che rappresentano la notte e la segretezza, indossavano la tunica perché prima di tutto preferivano operare all’aperto e in secondo luogo argomentavano che il potere di una strega se non poteva penetrare uno strato di stoffa allora doveva essere un potere troppo debole per fare alcunché. Cochrane usava molte meno parole di Gardner e Doreen lo riteneva più in armonia con le pratiche degli antenati. Tuttavia venivano osservate le medesime celebrazioni di Gardner: la Luna Piena ed i quattro Grandi Sabba , Candlemas, la notte di Valpurga (May Eve), Lammas e la vigilia di Ognissanti (Halloween). Celebrava anche gli equinozi ed i solstizi, ma dava ad essi minore importanza. Insieme a Gradner resta la fondatrice di una nuova religione, oggi infatti la Wicca, grazie anche alla sua opera ed alla sua guida, si è diffusa in diverse correnti in tutto il mondo occidentale e soprattutto negli Stati Uniti, dove il fenomeno si è enormemente amplificato e dove esistono ormai diverse Chiese di Wicca, con una struttura gerarchica e che hanno perso totalmente il contatto con ciò che realmente la stregoneria era nel passato. È ciò che dovrebbe essere la Wicca oggi.  Tuttavia Doreen, malgrado la consapevolezza delle profonde divergenze tra i gruppi della Wicca, sia a livello di tradizione che di credenze e di pratica, affermò in uno dei suoi ultimi interventi per la Pagan Federation che se agli iniziati degli antichi misteri si insegnava a dire “Io sono figlio della Terra e del Cielo Stellato e non c’è parte di me che non sia degli Dei”, oggi chi crede a questo ed è genuinamente pagano, deve considerare questo insegnamento non solo per sé, ma anche per gli altri. Per esempio dovrebbero cessare le liti tra congreghe solo perché esse fanno cose diverse dal modo in cui le fanno altri.

    Per concludere con le sue parole: “Streghe, pagani od in qualsiasi altro modo ci definiamo, le cose che ci uniscono sono più importanti delle cose che ci dividono.”

    Alcuni Wiccan seguono una particolare Tradizione,ed onorano la Divinita' in una sua particolare personificazione, altri, invece, onorano la Divinita' senza darle una personificazione definita. Altri ancora si rivolgono a diverse Divinita' a secondo del momento stagionale o del lavoro magico da compiere. Molti Wiccan fanno parte di Congreghe e si riuniscono per celebrare i Rituali. Altri, invece, per loro scelta o per necessita' sono solitari, e si rivolgono alla Divinita' in solitudine

    Tutte le Tradizioni Wicca riconoscono alcune basi comuni : il Rede e la Legge del Triplice Ritorno.

    Non tutti gli Wiccan utilizzano la Magia, alcuni si limitano ad onorare la Divinita'. Chi utilizza la Magia, non sempre e' uno Wiccan. Uno Wiccan che utilizza la Magia e' chiamato "Strega", senza distinzione di sesso.

    .: TRADIZIONI WICCAN :.

    Gardneriana: e' stata la prima delle tradizioni wicca apparsa pubblicamente. Fondata da Gerard Gardner e' una tradizione iniziatica e piuttosto rigida. Le congreghe operano nel piu' assoluto riserbo.

    Celtica o Faerie Wicca: La tradizione celtica e' basata sui riti del mondo celtico pre-cristiano. Molto diffuso in Irlanda, Scozia, e in alcuni casi si sovrappone ai riti teutonici. Ci sono una moltitudine di Druidi che praticano questi riti, e in alcuni casi essi condividno con la tradizione teutonica l'uso delle stesse rune. Si tratta di culti estremamente basati sulla terra e molto forti riguardo ai diversi aspetti della magia.

    Alexandriana: Si tratta di una tradizione riemersa per decisione  di tale Alex Sanders, nel 1960. I rituali sono leggermente diversi da quelli Gardneriani. Alex Sanders faceva riferimento a se stesso come ad un "re" delle "sue" streghe .Sebbene sia simile allo wicca Gerdneriano, questo culto e' meno rigido , e tende ad essere piu' eclettico.Alcune strette regole Gardneriane, ad esempio la nudita' rituale, vengono spesso emendate.

    Eclettici: gli eclettici sono wiccan e pagani che non aderiscono ad una tradizione particolare, o a un gruppo. Nella magia e nei rituali sono equiparabili a ricercatori e sperimentatori. In genere sono solitari, ma nella wicca esistono anche delle congreghe di eclettici, che condividono il Rede e le celebrazioni.

    Solitari: sono coloro che praticano al di fuori di un gruppo, per conto loro. A differenza degli eclettici, seguono una tradizione precisa. In occasione delle festivita' si possono aggregare ad altri gruppi per le celebrazioni.

    Seax-Wicca: emerso ultimanente, per decisione di Raymond Buckland. Si tratta di una branca di quella gardneriana, autorizzata e riconosciuta da quest'ultima, ma e' caratterizzata da una grande determinazione allo studio e alla filologia magica. I loro adepti pubblicano in continuazione scritti di grande valore.

    Dianica: e' comunemente riconosciuta come il ramo "femminista" della Wicca. Gli appartenenti sono infatti praticamente solo donne. E' una tradizione venuta alla luce grazie a Margareth Murray.

    Culto di Aradia: o Vecchia religione. Tradizione italiana in cui la Dea Diana e' riconosciuta come Regina delle Streghe, e Aradia, che ne e' figlia, e' il suo tramite per l'insegnamento della stregoneria.


    il Tao di cui si può parlare non è il Tao assoluto

    pubblicato 14 lug 2014, 05:53 da TEMPO diSERVIRE

    Osho commenta il suo alter ego Lao Tzu

    Nel volume "Fra le rive del nulla – discorsi sul Tao Te Ching di Lao Tzu" voll.1-2 Osho fa riaffiorare nella dimensione contemporanea Lao Tzu e il suo codice esistenziale, il quale prese forma in Cina in un periodo in cui il Paese era sconvolto da guerre e violenze.

    osho

    Il Tao Te Ching o Libro della Via e della Virtù di Lao Tzu è uno dei più importanti testi di spiritualità al mondo. Un classico della saggezza orientale, taoista per la precisione, un testo in cui è possibile trovare ogni tipo di risposta, una guida condensata ed espressa in massime per arrivare alla comprensione del mondo e per orientare al meglio le proprie azioni.

    A dispetto della semplicità delle sue affermazioni è un testo assolutamente non facile da leggere, che si è prestato nel corso dei secoli a molteplici commenti. Le sue sono parole che hanno lo scopo di attivare dentro chi lo legge la comprensione, equilibrando la lettura con la pratica della meditazione in modo da preparare un terreno nel quale i semi del Tao possano germogliare.

    Il suo autore, vissuto in Cina nel V secolo a.C. fu contemporaneo di Confucio il quale – come riportano le cronache – disse di lui “Io sono come gli uccelli possono volare, i pesci nuotare, gli animali correre. Ma ciò che corre può essere preso in trappola, ciò che nuota può essere preso all’amo, ciò che vola può essere colpito da una freccia. Qui invece c’è un drago: non posso dire in che modo cavalchi il vento per mezzo delle nubi, e raggiunga il cielo. Oggi ho incontrato Lao Tzu e posso solo paragonarlo a un drago.”

    Nel volume FRA LE RIVE DEL NULLA – discorsi sul Tao Te Ching di Lao Tzu voll.1-2 ripubblicato di recente in una nuova edizione riveduta e confrontata con le registrazioni dei discorsi originali dalle Edizioni Mediterranee, Osho fa riaffiorare nella dimensione contemporanea Lao Tzu e il suo codice esistenziale, il quale prese forma in Cina in un periodo in cui il Paese era sconvolto da guerre e violenze.

    Osho infatti si ritiene – non a torto – una sorta di incarnazione di Lao Tzu, “Io non sono in rapporto con Lao Tzu perché per essere in relazione è necessaria una certa distanza. Non si può neppure dire che lo ami; infatti come si fa ad amare se stessi? Ebbene, quando parlo di Lao Tzu, è come se parlassi di me: il mio essere e il suo sono un’unica entità. E’ come se mi guardassi allo specchio: vedo il riflesso del mio stesso volto”.

    Osho, Il Maestro di Realtà, colui che ha tenuto decine di migliaia di discorsi nell’arco degli anni –pubblicati ora in centinaia di volumi e tradotti in 52 lingue – si pone con disincantata ingenuità di fronte alle massime ermetiche del Tao Te Ching e cerca di sviscerarle per il bene dei suoi ascoltatori e dell’umanità. Il suo linguaggio piano, i suoi ragionamenti semplici su cose estremamente complesse – l’essere e il non-essere, la religione del Tao, l’ontologia del divino – rendono Osho un grande divulgatore spirituale.

    L’elemento innovatore in questi discorsi è l’abilità che Osho ha di fare riferimento letteralmente a un presente in cui lo stato delle cose appare per ciò che è, libero da stereotipi e pregiudizi che ne distorcono e condizionano la percezione.

    Un testo doppiamente attuale: vuoi per l’assonanza storica dell’epoca laotziana con la svolta epocale che noi tutti siamo chiamati a vivere, vuoi per la forza e la vivacità della visione che Osho propone a quanti si interrogano sul senso e lo scopo della propria esistenza.

    Lao Tzu visse in silenzio. Evitò sempre di parlare della verità che aveva raggiunto e respinse sempre l’idea di metterla per iscritto, a beneficio delle generazioni a venire.

    All’età di novant’anni si congedò dai discepoli e disse loro: “Vado verso i monti, vado verso l’Himalaya, perché mi preparo a morire. E’ bene vivere con la gente, è bene vivere nel mondo, quando si è vivi; ma avvicinandosi alla morte, è bene circondarsi di solitudine totale, così da ritornare alla sorgente originaria in assoluta purezza e solitudine, incontaminati dal mondo.

    I discepoli ne furono molto rattristati, ma non potevano farci nulla. Lo seguirono per diverse centinaia di chilometri ma, a poco a poco, Lao Tzu li convinse a tornare indietro; e giunse al confine da solo, ma il soldato che montava la guardia al confine era anch’egli un suo discepolo, e si rifiutò di lasciarlo passare, lo mise in prigione. E gli disse “se non scrivi un libro non ti permetterò di passare il confine, fallo per l’umanità: scrivi un libro, è un debito che devi pagare; se no non ti permetterò di andare oltre.” Per tre giorni Lao Tzu fu tenuto in prigione dal suo discepolo.

    Dati tecnici del libro

    Titolo "Fra le rive del nulla – discorsi sul Tao-Te-Ching di Lao Tzu" (voll.1-2)

    Autore OSHO

    pagg. 232 Euro 18,50 ISBN 978-88-272-23376


    fonte http://www.eternoulisse.it/vite_straordinarie/tao_assoluto_osho.html

    Cicli minori

    pubblicato 14 lug 2014, 05:39 da TEMPO diSERVIRE



    Bet, 24 dicembre – 20 gennaio

    24 dicembre Giorno della Betulla

    25 dicembre. Festa di Ecate. Sol Invictis. Festa di Dagda.

    31 dicembre. Festa di Artemide. Notte del Popolo Fatato.

    01 gennaio . Festa di Giano.

    06 gennaio. Festa di Iside. Festa di Holla, di Frigg e di Fulla. Festa di Berchta. Battesimo di Osiride. Festa dei miracoli.

    09 gennaio. Festa di Selene.

    17 gennaio. Festa di Odino.

    Luis, 21 gennaio – 17 febbraio

    21 gennaio. Giorno del Sorbo

    31 gennaio. Grande Sabba di Brigit.

    01 febbraio. Imbolc. Festa di purificazione.

    02 febbraio. Candelora.

    06 febbraio. Festa di Dioniso.

    07 febbraio. Festa di Selene.

    14 febbraio. Festa dell’amore.

    Nion, 18 febbraio – 17 marzo

    18 febbraio. Giorno del Frassino.

    27 febbraio. Festa di Marte.

    05 marzo. Festa di Iside ed Ecate.

    11 marzo. Festa di Artemide.

    15 marzo. Festa di Penitenza.

    17 marzo. Festa di Ishtar.

    Fearn, 18 marzo – 14 aprile

    18 marzo. Giorno dell’Ontano.

    20 – 21 marzo. Equinozio di Primavera. Grande Sabba. Festa di Oestara e della giovinezza. Festa di Freya. Giorno della Ginestra.

    23 marzo. Morte di Attis.

    25 marzo. Festa di Attis risorto. Festa di Adone.

    31 marzo. Festa della Luna.

    06 aprile. Festa delle Rune. (divinazione).

    Saile, 15 aprile – 12 maggio

    15 aprile. Giorno del Salice.

    20 aprile. Festa delle Fate.

    28 aprile. Festa di Flora.

    30 aprile. Notte di Valpurga.

    01 maggio. Festa di Fauna ( Bona Dea ).

    01- 04 maggio. Beltane. Grande Sabba dell’Estate, Calendimaggio. Festa di Cerere. Festa di Morrigan.

    08 maggio. Festa delle Dee.

    09 maggio. Festa di Artemide.

    11 maggio. Festa di Frigg.

    Hat, 13 maggio – 09 giugno

    13 maggio. Giorno del Biancospino.

    18 maggio. Festa di Aradia.

    20 maggio. Festa di Gea.

    28 maggio. Festa della Geomanzia. (divinazione).

    09 giugno. Festa di Vesta.

    Duir, 10 giugno – 07 luglio

    10 giugno. Giorno della Quercia.

    15 giugno. Festa di Baldur.

    20 giugno. Festa di Atena.

    21 – 24 giugno. Solstizio d’Estate. Grande Sabba della Terra. Festa di Giano. Festa della Natura. Giorno dell’Erica.

    24 giugno. Notte di S. Giovanni ( erbe e magia ). Festa di Foris. Della Fortuna.

    05 luglio. Festa d’Estate dei Quattro Elementi (Aria, Acqua, Terra, Fuoco).

    Tinne, 08 luglio – 04 agosto

    08 luglio. Giorno dell’Agrifoglio.

    22 luglio. Festa della Grande Madre.

    28 luglio. Festa di Thor.

    31 luglio. Grande Sabba del raccolto.

    01 agosto. Lunghnassadh. Festa di Lug.

    04 agosto. Festa di Atena.

    Coll, 05 agosto – 01 settembre

    05 agosto. Giorno del Nocciolo.

    10 agosto. Festa degli Dei.

    13 agosto. Festa di Diana.

    19 agosto. Festa di Venere.

    30 agosto. Festa di Cibele.

    Muin, 02 settembre – 27 ottobre

    02 settembre. Giorno della Vigna.

    03 settembre. Festa di Iside.

    08 settembre. Festa di Tyr.

    21 – 23 settembre. Equinozio d’Autunno. Grande Sabba d’Autunno. Giorno del Pioppo.

    29 settembre. Festa di Mercurio.

    Gort, 30 settembre – 27 ottobre

    30 settembre. Giorno dell’Edera.

    04 ottobre. Festa del Bosco.

    16 ottobre. Festa di Astarte.

    20 ottobre. Festa di Pan.

    22 ottobre. Festa degli Elfi.

    Peith, 28 ottobre – 24 novembre

    28 ottobre. Giorno del Tiglio.

    31 ottobre. Grande Sabba di Halloween.

    01 novembre. Samhain.

    02 novembre. Festa di Loki. Festa degli Antichi Spiriti. Festa di Epona.

    11 novembre. Festa di Sucellus.

    18 novembre. Festa di Artia.

    Ruis, 25 novembre – 22 dicembre

    25 novembre. Giorno del Sambuco.

    30 novembre. Festa di Diana.

    03 dicembre. Festa di Myrddin ( Merlino ).

    08 dicembre. Festa d’Inverno dei Quattro Elementi.

    12 dicembre. Festa degli Gnomi.

    20 dicembre. Festa di Cernunnos.

    21 – 23 dicembre. Solstizio d’Inverno. Grande Sabba d’Inverno.

    Idho, 23 dicembre. Giorno del Tasso.


    fonte http://violetfairy.altervista.org/festeminori.htm

    Feste della Luna

    pubblicato 14 lug 2014, 05:34 da TEMPO diSERVIRE

    Esbat è una parola che sta a indicare una celebrazione minore. Non fatevi ingannare comunque dal termine "minore". Gli Esbat sono importanti nella Stregoneria, e vengono celebrati. Gli Esbat sono feste dedicate alla Luna e alle sue fasi. Alcune streghe celebrano tutte le fasi lunari, altre (la maggior parte) solo la Luna piena ogni mese. Gli Esbat della Luna Piena sono importanti per la strega perchè innanzitutto la Luna è nel suo massimo splendore e già questo è un ottimo motivo per festeggiare, dal momento che la sua ascesa nel cielo è un fenomeno naturale. Ma per la strega il significato è piu profondo. Dato che questa pienezza significa che la gravidanza della Luna è arrivata al termine (e non vi è nulla di piu potente dell'avere un'altra vita dentro di sè) le sue energie magiche sono piu potenti che in qualsiasi altro periodo del mese. Questo significa che qualsiasi richiesta ha maggiori opportunità di essere assecondata in questo periodo. Quindi la strega non solo festeggia la pienezza della Luna, ma raccoglie la sua energia per i propositi magici. Ciascun Esbat della Luna piena ruota attorno alla preparazione formale del cerchio. E mentre l'Invocazione della Dea viene sempre recitata, quella del Dio viene omessa.

    Benchè in un anno civile ci siano solo dodici mesi, in un anno lunare vi sono tredici lune. Questo significa che ogni anno vi sono due Lune piene in un mese. La seconda apparizione è comunemente nota come Blue Moon (Luna Blu) e rende il mese in cui cade estremamente potente. Questa particolare circostanza non avviene con regolarità durante l'anno. Ecco suggerimenti di come festeggiarle:



    fonte http://violetfairy.altervista.org/esbat.htm

    Feste della Terra

    pubblicato 14 lug 2014, 05:29 da TEMPO diSERVIRE

    Gli otto sabba (Shamain, Yule, Imbolc, Oestara, Beltane, Litha, Lammas e Mabon) sono le principali festività del nostro calendario in cui vengono celebrati i solstizi, gli equinozi e altre ricorrenze legate alla Natura. Creiamo un equilibrio tra il mondo dello spirito e quello fisico. E lo facciamo vivendo le nostre esistenze nel presente. Nel passato, il volgere delle stagioni ed i cicli mensili della Luna avevano un profondo impatto sulle cerimonie religiose. La Luna è simbolo della Dea e per questo le cerimonie di adorazione venivano eseguite al suo chiarore. I Wiccan celebrano ancora la Luna Piena ed il calendario religioso è composto da 13 celebrazioni della Luna Piena, chiamati Esbat, e 8 Sabbat o giorni del potere. I Sabbat più importanti sono:  Imbolc (2 febbraio), Beltane (30 aprile), Lughnasadh (1 agosto), e Shamain (31 ottobre). Quando si conobbero i solstizi e gli equinozi (21 marzo, 21 giugno, 21 settembre e 21 dicembre), furono introdotti in questa struttura religiosa.  Molte di queste festività sopravvivono ancora, come Halloween, e versioni pesantemente cristianizzate dei Sabbat sono state mantenute all'interno della chiesa cattolica (basta vedere per esempio il natale: Yule, la festa del sole, in cui la nascita del Dio da parte della Dea, le candele, l'agrifoglio, l'albero di natale e anche babbo natale sono simboli chiaramente pagani sopravvissuti fino ad oggi; ne è stato cambiato il significato per diventare festa cristiana). Apparte questo scempio, resta la magia, in questi giorni e notti i Wiccan li celebrano. I Sabbat sono orientati verso il Sole, gli Esbat verso la Luna.

    A YULE la Dea dà alla luce un figlio, il Dio (21 dicembre). Questo non è in nessun modo un adattamento a date della cristianità. Il Solstizio d'inverno è stato a lungo visto come momento di nascita divina, e i cristiani lo hanno semplicemente adottato a loro uso nel 273 d.C. Yule è il tempo della massima oscurità ed è il giorno più corto dell'anno. I popoli primitivi notarono questo fenomeno e supplicavano le forze della natura di allungare i giorni ed accorciare le notti. Dato che il Dio è anche il Sole, questo segna anche il momento dell'anno in cui il Sole rinasce. Perciò nella Wicca si accendono candele o fuochi per dare il benvenuto al ritorno della luce del Sole. La Dea, che dorme durante l'inverno del suo travaglio, si riposa dopo il parto.Clicca qui per festeggiare Yule e per saperne di piu

    IMBOLC (2 febbraio) segna la ripresa della Dea dopo aver dato alla luce il Dio. I momenti di luce sono sempre più lunghi e la risvegliano. Il Dio è un fanciullo giovane e vigoroso, il calore rende fertile la Terra (la Dea) facendo in modo che i semi si schiudano e germinino. E così sopravvengono i primi segni dell'inizio della primavera. Questo è un Sabbat di purificazione, dopo la vita rinchiusa dell'inverno, attraverso poteri di rinnovamento del Sole. E' anche la festa della luce e della fertilità, caratterizzato da grandi fuochi; il fuoco rappresenta qui la nostra illuminazione ed ispirazione. Imbolc è conosciuto come l festa delle torce, Oimelc, Lupercalia, la festa di Pan, il festival di Bucaneve, il giorno di Brigida e tanti altri nomi. Questo è un momento per le iniziazioni o rinnovare quelle già fatte.

    Beltane (30 aprile) segna l’emergere del giovane Dio all’età adulta. Risvegliato dalle energie all’opera nella Natura, Egli desidera la Dea. Si innamorano, giacciono fra l’erba ed i boccioli, e si uniscono. La Dea rimane incinta del Dio. I Wiccan celebrano il simbolo della Sua fertilità con un rituale. Beltane (conosciuto anche come Giorno di Maggio) è stato a lungo caratterizzato da feste e rituali. I pali di maggio, simboli notevolmente fallici, erano il punto focale degli antichi rituali nei villaggi inglesi. Molte persone si svegliavano all’alba per raccogliere fiori e frasche verdi dai campi e dai giardini, e li usavano per decorare il palo di maggio, le loro case, e loro stessi. I fiori ed il verde simboleggiano la Dea; il palo di maggio il Dio. Beltane segna il ritorno della vitalità, della passione e delle speranze consumate. I pali di maggio talvolta sono usati dai Wiccan oggi durante i rituali di Beltane, ma il calderone è il punto focale più comune della cerimonia. Esso rappresenta, naturalmente, la Dea –l’essenza della femminilità, la fine di tutti i desideri, uguale, ma opposto al palo di maggio, che rappresenta il Dio.

      La Mezza Estate, il Solstizio d’Estate (circa il 21 giugno), conosciuto anche come Litha, arriva quando i poteri della natura raggiungono il loro punto più alto. La Terra trabocca della fertilità della Dea e del Dio. In passato, si saltava oltre i falò per incoraggiare la fertilità, la Purificazione, la salute e l’amore. Il fuoco ancora una volta rappresenta il Sole, festeggiato in questo giorno con il maggior numero di ore di luce. La Mezza Estate è un classico giorno per tutti i tipi di magie.

      Lughnasadh (1 agosto) è il giorno del primo raccolto, quando le piante della primavera appassiscono, e rilasciano i loro frutti o i semi affinché noi possiamo usarli ed anche per assicurare futuri raccolti. In modo mistico, anche il Dio fa così, e perde la sua forza, mentre il Sole sorge sempre più lontano a Sud ogni giorno, e le notti si allungano. La Dea osserva con dolore e gioia, mentre comprende che il Dio sta morendo, eppure vive dentro di Lei come Suo figlio. Lughnasadh, conosciuto anche come Vigilia d’Agosto, Festa del Pane, Casa del Raccolto e Lammas, non era necessariamente celebrato in questo giorno. Originariamente coincideva con il primo giorno di raccolto. Con il passare dell’estate, i Wiccan ricordano il suo calore ed i suoi doni nel cibo che mangiamo. Ogni pasto è un atto di armonizzazione con la natura, e ci ricorda che niente è costante nell’universo.

      Mabon (circa il 21 settembre), l’Equinozio d’Autunno, è il completamento del raccolto cominciato a Lughnasadh. Ancora una volta notte e giorno sono uguali, bilanciate dal Dio che si prepara a lasciare il Suo corpo fisico e comincia la grande avventura nell’ignoto, verso il rinnovamento e la rinascita della Dea. La natura declina, ritrae i suoi doni, si prepara per l’inverno e per il suo periodo di riposo. La Dea sonnecchia con il Sole che si indebolisce, anche se il fuoco brucia nel Suo ventre. Lei sente la presenza del Dio anche mentre Egli svanisce.

      A Samhain (31 ottobre), i Wiccan si congedano dal Dio. Questo è un addio temporaneo. Egli non è avvolto dall’oscurità eterna, ma si prepara a rinascere dalla Dea a Yule. Samhain, conosciuto anche come Vigilia di Novembre, la Festa dei Morti, la Festa delle Mele, ed Ognissanti, una volta indicava il tempo del sacrificio. In alcuni luoghi era in momento in cui gli animali venivano macellati per assicurasi il cibo per tutta la profondità dell’inverno. Il Dio –identificato con gli animali- cadeva per assicurare la continuazione della nostra esistenza. Samhain è un momento di riflessione, per guardarsi indietro nell’anno trascorso, per venire a patti con l’unico fenomeno della vita sul quale non abbiamo controllo –la morte. I  Wiccan sentono che questa notte la separazione tra la realtà fisica e quella spirituale è sottile. I Wiccan ricordano i loro antenati e tutti quelli che sono andati prima. Clicca qui per festeggiare Shamain e saperne di più

    Dopo Samhain i Wiccan celebrano Yule, e così la ruota dell’anno è completa.

      Sicuramente ci sono dei misteri sepolti qui. Perché il Dio è il figlio e poi l’amante della Dea? Questo non è un incesto, è un simbolismo. In questa storia agricola (uno dei molti miti Wiccan) la sempre mutevole fertilità della Terra è rappresentata dalla Dea e dal Dio. Questo mito parla dei misteri della nascita, della morte, e della rinascita. Celebra gli aspetti meravigliosi e gli splendidi effetti dell’amore, ed onora le donne che continuano la nostra specie. Inoltre indica la vera e propria dipendenza che gli umani hanno nei confronti della Terra, del Sole e della Luna, e degli effetti delle stagioni nella nostra vita di tutti i giorni. Per le popolazioni agricole, la spinta maggiore di questo ciclo mitologico è la produzione di cibo attraverso l’azione reciproca tra la Dea ed il Dio. Il cibo –senza il quale noi tutti moriremmo- è intimamente collegato alle divinità. Infatti, i Wiccan vedono il cibo come un’altra manifestazione dell’energia divina. E così, osservando i Sabbat, i Wiccan si armonizzano con la Terra e le sue divinità. Riaffermano le loro radici con la Terra. Anche eseguire rituali nelle notti di luna piena rafforza la loro connessione in particolare con la Dea. Il Wiccan saggio celebra i Sabbat e gli Esbat, perché sono momenti di potere reale ed anche simbolico.



    fonte http://violetfairy.altervista.org/sabba.htm

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