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Champions League - Furia Ronaldo "Non siamo stati noi"

Eurosport - gio, 28 mag 15:26:00 2009.Dopo la sconfitta con il Barcellona, il portoghese se la prende con Ferguson, fatica a fare i complimenti ai catalani e lascia intendere che il suo futuro non sia ancora stato deciso

FOOTBALL 2009 Manchester United-Barcelona Cristiano Ronaldo - 0

Che accettare una sconfitta non sia semplice non lo scopriamo di certo oggi. Cristiano Ronaldo forse sì. E così il portoghese, dopo aver incassato il ko nella finale di Champions League contro il Barcellona, è un fiume in piena. Il Pallone d'Oro 2008 non voleva perdere a nessun costo il confronto con Lionel Messi. A spuntarla, invece, è stato l'argentino. E Cristiano Ronaldo, ora, sputa rabbia.

ACCUSE A FERGUSON - L'attaccante del Manchester United se l'è presa senza troppi giri di parole con Sir Alex Ferguson, reo di aver impostato nel peggiori dei modi il confronto con i catalani. "Non siamo andati per nulla bene - ha dichiarato Ronaldo - Il piano di gioco non era buono e tutto è andato storto. Siamo stati in partita solo per i primi dieci minuti. Da lì in poi non siamo mai stati noi stessi".

POCHI COMPLIMENTI AL BARCELLONA - Ma non solo. Il lusitano, contrariamente a tutti gli altri Red Devils, fatica a fare complimenti all'avversario. "Bisogna rendere merito al Barcellona - ha sottolineato con una punta di stizza - Però bisogna ricordare che sono stati fortunati. Contro il Chelsea non meritavano di vincere e invece l'hanno spuntata. Adesso tutti se lo sono dimenticati, ma è così che è andata".

FUTURO INCERTO - Dulcis in fundo, non poteva mancare un accenno al proprio futuro. "Adesso io penso alla nazionale - ha concluso - Dobbiamo vincere per recuperare terreno nel gruppo di qualificazione al Mondiale. Per quanto riguarda i club, non voglio parlarne. Voglio riposarmi e andare in vacanza. Sono stanco sul serio, ho giocato tanto, con molta pressione. Vedremo quello che succederà".

FERGUSON PROVA A GIUSTIFICARSI - Se sarà davvero rottura con il Manchester United lo scopriremo presto, anche se c'è da scommettere sul fatto che la stampa spagnola non mancherà di rilanciare le dichiarazioni di Cristiano Ronaldo. Intanto, Sir Alex Ferguson fa finta di non sentire e si concentra sulle proprie giustificazioni. "Penso che se ci fosse stato Fletcher noi avremmo vinto", ha dichiarato il boss dello United. Sarà. L'impressione, però, è che il manager scozzese abbia davvero qualcosa in comune con Cristiano Ronaldo. Una viscerale incapacità di accettare le sconfitte.


Barça-Manchester 
Una finale pazzesca

Grande attesa per la partita dell'Olimpico. Ordine pubblico sotto controllo, anche se si registrano 13 arresti e due accoltellati. Catalani in massa in centro città, inglesi a Tor di Quinto. Formazioni: titolari Busquets e Gigg


Colosseo preso d'assalto dai tifosi. LaPresse
Colosseo preso d'assalto dai tifosi. LaPresse

CALORE BLAUGRANA — Festa del calcio sarà in campo, tra poche ore. Ma festa del calcio è già in città da ieri. Nelle vie centrali di Roma, c’è una leggera prevalenza di tifosi del Barça. Colorati di rosso e di blu, intonano le loro canzoni sprigionando l’innato calore mediterraneo e accattivandosi le simpatie dei romanisti. I quali, è noto, associano il Manchester Utd a tanti ricordi dolorosi. Prendono d’assalto i ristoranti e i bar, gustandosi le specialità della capitale e contribuendo a “far girare l’economia”: si è calcolato che Barcellona-Manchester Utd porterà a Roma e ai romani un totale di circa 45 milioni di euro. Un motivo in più per sopportare di buon grado l’arrivo di inglesi e spagnoli, dimenticando che per Totti e compagni, quest’anno, c’era l’irripetibile occasione di giocarsi la coppa con la finale in casa.

Tutto pronto all'Olimpico. LaPresse
Tutto pronto all'Olimpico. LaPresse

FERGIE FIELDS — I fan del Manchester Utd, invece, sono più numerosi in periferia. E si concentrano soprattutto in viale Tor di Quinto, dove da ieri sono assiepati in migliaia nei “Fergie fields”, così chiamati in onore di sir Alex Ferguson. A petto nudo prendono il sole di Roma e cantano con le birre in mano (c’è sempre qualche modo per aggirare i divieti), mentre sale nell’aria il profumo della carne arrosto, con cui riempire i panini. Molti di loro hanno iniziato la marcia verso l’Olimpico, che ha aperto i cancelli. Più di qualcuno è già dentro lo stadio. Tra poco di più di un’ora, conosceranno le formazioni ufficiali. E si godranno una partita che potrebbe entrare nella storia del calcio.

FORMAZIONI 
BARCELLONA (4-3-3): Valdes; Puyol, Piqué, Toure, Sylvinho; Xavi, Busquets, Iniesta; Messi, Eto’o, Henry. (Pinto, Caceres, Munieza, Keita, Gudjohnsen, Krkic, Pedro). All.: Guardiola. 
MANCHESTER UNITED (4-4-2): Van der Sar; O’Shea, Ferdinand, Vidic, Evra; Park, Carrick, Anderson, Giggs; Rooney, Ronaldo. (Kuszczak, Rafael, Evans, Scholes, Nani, Berbatov, Tevez). All.: Ferguson. 
ARBITRO: Busacca (Svi).



Anche la Roma in Europa

Inutile doppietta di Ambrosini per il Milan. Decisivo l'ingresso di Menez (a segno per il momentaneo 2-1 romanista) nella ripresa.

Totti cerca di controllare la palla. Lapresse
Totti cerca di controllare la palla. Lapresse

SOLO ROMA — Il prologo è infatti giallorosso. Velocità e pressing, ovvero gli antidoti anti-Milan per eccellenza, portano la Roma vicina al gol già al 3'. Ci pensa Dida a deviare in angolo il tiro ravvicinato da Taddei, servito da Vucinic. Monito inquietante, perché i giallorossi spingono e mettono sotto la difesa di casa, orfana di un centrocampo adeguato che faccia da filtro. Le ripartenze si limitano spesso alle verticalizzazioni o a qualche cross di Jankulovski, su cui Inzaghi parte in ritardo. Meglio la Roma, che sfiora il palo con Vucinic. Immaginabile l'orrore che attraversa la mente di Silvio Berlusconi, seduto in tribuna per cogliere da vicino le intuizioni di Maldini e, magari, gli sguardi di Ancelotti vicino al decollo.

RIISE — Finalmente, è il 29', il Milan fa qualcosa da Milan. Azione illuminata partorita da Maldini, e conclusa con diagonale destro da Pato che accarezza il palo opposto. Ma è davvero poco, sinceramente. Il guizzo non riscalda l'anima e la Roma passa. Accade su punizione dal limite. La mette dentro Riise con "liverpooliana" memoria: sotto la traversa. Imparabile. E meritata. Ancelotti invita i suoi a spingere. Beckham, altro che figurina, al 42' mette dentro una palla magnifica; Pato batte a colpo sicuro, ma Motta in tuffo di testa salva la prodezza di Riise scacciando in angolo. Roma che comunque non molla e cerca il raddoppio, ma Vucinic, è il 45', quasi dal dischetto telefono a Dida e lo grazia

CI RIMETTE BECKHAM — Ancelotti nella ripresa decide di cambiare modulo e passare al 4-2-3-1, lasciando inspiegabilmente Beckham, uno dei migliori, negli spogliatoi. Tocca a Seedorf emozionare gli spalti. Ci si chiede come. Spinge il Milan, ma è arte confusa, spesso improvvisata. Kakà pasticcia con le gambe come se non avesse la testa. Forse è l'ultima anche per lui? La Roma intanto gigioneggia. Si difende bene e di tanto in tanto va a trovare Dida. Senza spaccare il mondo.

La gioia di Ambrosini dopo il 2-2. Reuters
La gioia di Ambrosini dopo il 2-2. Reuters

L'ANIMA DI AMBRO — Constatato che di spinta neanche a parlarne, Ancelotti cambia ancora: fuori Pato e Jankulovski, dentro Ronaldinho e Zambrotta, anche se il pubblico non gradisce. Spalletti risponde con Filipe per Cassetti, raccomandando ai suoi di non chiudersi in difesa. Il Milan, invece, prova a schiacciare la Roma. Al 23' San Siro si infiamma per una fantastica deviazione oltre la traversa di Artur sul bolide di Kakà e dopo una giocata funambolica di Ronaldinho. Ma il pareggio arriva e lo segna Ambrosini che ribadisce in rete una respinta ridicola di Artur su tiro di Inzaghi.

UNO-DUE... E TRESpalletti qui ha un'idea interessante: Menez al posto di Vucinic. Al 35', al termine di un contropiede fulminante, il francese infatti batte Dida. Partita chiusa? Macché, ci pensa ancora Ambrosini a raccogliere il pari con un tocco ravvicinato un minuto dopo, su assist di Kakà, complice la Roma che sbaglia il fuorigioco. Cosa che non fa Tottii, il quale, ancora su punizione, fulmina al 40' Dida. E al 44' Ambrosini viene espulso per proteste. Giustificate: dopo non aver visto un'entrata netta su Ronaldinho e Inzaghi, l'arbitro di Chiavari ignora una zampata su Zambrotta. Il Milan alza bandiera bianca: la qualificazione diretta alla Champions adesso se la dovrà sudare a Firenze.


Altri 44 inutili di LeBron, Cleveland quasi fuori


largeORLANDO - Come LeBron James ha preso l’ultimo tiro, si è sentita la folla di Orlando sussultare, il coach dei Magic Stan Van Gundy rimanere con il fiato sospeso, mentre il tempo si fermava. Mentre era in aria, la tripla di James sembrava buona. Non questa volta però, MVP. Questa era la serata dei Magic. 

Dwight Howard ha segnato 10 punti nell’overtime e Orlando, che ha fatto piovere triple come una tempesta di fulmini della Florida, ha superato i 44 punti di James in una vittoria per 116-114 contro i Cleveland Cavaliers per andare in vantaggio per 3-1 nelle finali della Eastern Conference. 
I silenziosi Magic, che hanno affrontato infortuni, svantaggi in doppia-cifra un dissidio tra la loro star e il loro coach, sono a una vittoria dal loro primo viaggio alle finali NBA dal 1995. 
“Lo puoi quasi gustare,” ha detto Rafer Alston di Orlando, che ha segnato 26 punti. “Dobbiamo vincere ancora una partita, e non sarà facile." 
I Magic, che hanno vinto gara 7 a Boston nell’ultimo round, possono chiudere la serie con i Cavaliers giovedì notte. 
Howard ha chiuso con 27 punti, 14 rimbalzi e una buona prova dalla lunetta - 7 su 9 - e i Magic hanno stabilito un record dei playoff di triple di squadra infilando 17 bombe. Rashard Lewis e Mickael Pietrus hanno segnato 17 punti a testa per Orlando. 
“Abbiamo continuato a lottare,” ha detto Howard. “Abbiamo una eccellente opportunità davanti a noi. Non possiamo pensare che sarà tutto facile. Come squadra, crediamo che ogni volta che scendiamo in campo e giochiamo il nostro basket, possiamo vincere.” 
James ha catturato pure 12 rimbalzi e servitor 7 assist, ma ha anche perso per 8 volte la palla, e la stagione magica dei Cavs si sta piano piano sgretolando. 
Dopo che Lewis ha segnato uno dei due tiri liberi a 3.2 secondi dalla fine per dare ai Magic il vantaggio per 116-114, i Cavs avevano un’ultima chance. 
Ogni persona all’interno della Amway Arena e i milioni che guardavano la partita alla TV, sapevano chi avrebbe preso quella palla - James, che in gara 2 aveva salvato i Cavaliers sulla sirena finale. 
È stato raddoppiato sulla rimessa, ma è riuscito ugualmente a liberarsi. Ha palleggiato verso il canestro, si è alzato da 35 piedi e ha sparato. 
Quando il tiro è andato corto, Van Gundy ha potuto riprendere a respirare. 
Con LeBron James in campo, 3.2 secondi non sembrano come due minuti?” ha chiesto. “Gli avevo messo due giocatori addosso e lui ha fatto un movimento che sembrava un tight end, ha preso la palla ed è riuscito a prendersi un tiro decente. Questo ragazzo è incredibile.” 
James ha detto che sentiva bene la palla quando l’ha lasciata andare. 
“Mi sento sempre di poter mettere ogni tiro che prendo,” ha detto. “Speravo solo di metterne dentro un altro.” 
James, che ha giocato l’intero secondo tempo e l’overtime, ha segnato più d 40 punti in tre partite nella serie. Cleveland è 0-3 in queste gare. 



Barça campione di Spagna
Il Real cade a Vila-Real

Nell'anticipo della 36ª giornata della Liga, tante emozioni al Madrigal, dove il Villarreal batte 3-2 il Real Madrid. Con questo risultato, il Barcellona conquista matematicamente il campionato spagnolo per la 19ª volta nella sua storia.

L'esultanza dei giocatori del Villarreal. Ap
L'esultanza dei giocatori del Villarreal. Ap

VILA-REAL (Spa), 16 maggio 2009 - Il Barcellona imita l'Inter e vince il campionato senza scendere in campo. La sconfitta del Real Madrid a Vila-Real fa sì che i blaugrana diventino irraggiungibili per tutti, a due giornate dalla fine. E' la Liga numero 19 nella bacheca del Barça, squadra dominatrice della stagione in Spagna. E proprio il Villarreal, che una settimana fa aveva gelato il Camp Nou mentre già stava iniziando la festa "scudetto", consegna stasera a Guardiola e ai suoi uomini la certezza del titolo.