GIUPPOK NEWS

Segui la NBA

NBA  minuto per minuto con i commenti di Dan Peterson.

Nonciclopedia

Il motore di ricerca che guarda la realtà da un ironico punto di vista.

DDX Camel

Streaming per le partite di calcio e film.
Andate su DDX, da non perdere.

182giorni trascorsi da
Fine della Scuola

News

Legenda


Titolo rosso=Notizie di cronaca

Titolo verde=Notizie sulla politica

Titolo arancione=Notizie dal Mondo

Titolo viola=Notizie sulla finanza




Tutti gli incidenti di Air France

Cadde anche il Concorde nel 2000

Sono molti gli incidenti nella storia dell'Air France. Quello di queste ore in Brasile, se confermato in tutta la sua gravità, resta però il più devastante: a bordo c'erano 228 persone. Ma c'è anche un altro lutto che ha segnato la storia della compagnia di bandiera francese: il 25 luglio 2000 un Concorde in volo da Parigi a New York prese fuoco in fase di decollo da Roissy, schiantandosi al suolo. Morirono 113 persone.

Ma ecco la lista nera dei disastri di Air France:

3 agosto 2005: un Airbus A340 proveniente da Parigi finisce fuori pista in fase di atterraggio all'aeroporto canadese di Toronto, prendendo fuoco. Restano ferite 43 persone.

25 luglio 2000: la tragedia del Concorde

13 settembre 1993: un Boeing 747-400 fallisce l'atterraggio a Papetee, in Polinesia, e finisce in mare. Tre feriti.

20 gennaio 1992: un Airbus A 320 di Air Inter, del gruppo Air France, si schianta contro il Monte Santa Odilia, in Alsazia, provocando la morte di 87 persone.

26 giugno 1988: un A320 di Air France precipita in un bosco ad Habsheim, in Alsazia, mentre partecipava ad un'esibizione aerea. Si contano tre morti e 120 feriti.

11 settembre 1968: un Caravelle si schianta a Cap d'Antibes, provocando la morte di 95 persone.

6 marzo 1962: un Boeing 707 diretto negli Stati Uniti si schianta dopo il decollo da Orly: restano uccise 130 persone.



Tragedia alla Saras, operai in sciopero           

Fermi i lavoratori del petrolchimico sardo. La procura di Cagliari ha aperto un fascicolo

Il presidio davanti ai cancelli della Saras (Ansa)
Il presidio davanti ai cancelli della Saras (Ansa)
CAGLIARI - A Sarroch è il giorno del dolore. All'indomani deltragico incidente sul lavoro nella raffineria Saras, in cui hanno perso la vita tre operai, le autorità del piccolo comune cagliaritano e quelle di Villa San Pietro, il paese delle tre vittime, hanno proclamato tre giorni di lutto cittadino a partire da mercoledì. Tutto il petrolchimico sardo è fermo per uno sciopero di otto ore proclamato da Cgil-Cisl-Uil, che hanno indetto per la settimana prossima un'assemblea nello stabilimento per discutere di sicurezza e infortuni. Un migliaio di persone sono in presidio dall'alba davanti ai cancelli della Saras, su cui sono state legate tre rose rosse e tre rose bianche per commemorare i tre operai deceduti. Il giorno dei funerali (che non è stato ancora fissato, in attesa dell'esame autoptico) ci saranno altre quattro ore di sciopero per permettere ai lavoratori di partecipare al rito che si svolgerà a Villa San Pietro, il piccolo paese confinante con Sarroch dove vivevano le vittime.

COMMOZIONE E TRISTEZZA - Nel piazzale della Saras, oltre a lavoratori e rappresentanti sindacali, c'è qualche amministratore e politico, ma nessuna bandiera, né comizi. Il presidio organizzato dai sindacati all'ingresso della raffineria, la più grande del Mediterraneo, è composto e sobrio. Commozione e tristezza sembrano prevalere sulla rabbia manifestata da alcuni operai dopo la tragedia di martedì.

APERTO UN FASCICOLO - Nel frattempo, la procura della Repubblica di Cagliari ha aperto un fascicolo contro ignoti. «Al momento non vi è nessuna ipotesi di reato. Pensiamo di formularla solo domani» ha precisato il Procuratore capo della Repubblica del tribunale di Cagliari, Mauro Mura, dopo che si erano diffuse voci di un'ipotesi di omicidio colposo nei confronti di ignoti per l'incidente alla raffineria. Il magistrato - che in mattinata aveva confermato che le ricostruzioni giornalistiche dell'incidente coincidono grosso modo con quelle emerse finora nell'inchiesta - ha lasciato intendere che prima di procedere per una determinata ipotesi di reato gli inquirenti attendono i risultati dell'autopsia (in programma giovedì mattina) e dei primi accertamenti peritali. Martedì, in tarda serata, sono stati prelevati campioni di sangue dai corpi di Daniele Melis, Gigi Solinas e Bruno Muntoni, rimasti asfissiati - secondo il primo esame del medico legale - all'interno dell'accumulatore per la desolforazione degli idrocarburi di cui avrebbero dovuto curare la manutenzione. Sono diversi gli aspetti da chiarire: se il megaserbatoio dove hanno trovato la morte i tre operai fosse stato adeguatamente bonificato da residui di anidride solforosa prima della manutenzione; se i tecnici deceduti avessero i permessi per procedere all'operazione di routine di pulizia; se i tre indossassero gli appositi segnalatori della presenza di C02 e H2S nell'aria. La procedure non prevede l'uso di mascherine di protezione né, d'altra parte, quella antipolvere indossata dal terzo operaio entrato nella megacisterna per soccorrere i due compagni rimasti all'interno è servita a salvargli la vita. Elementi importanti emergeranno dall'autopsia affidata al medico legale Roberto Demontis.

IMPIANTO SOTTO SEQUESTRO - Il pm Chiara Maria Manganiello, intanto, prosegue i sopralluoghi nella raffineria per verificare che siano state rispettate le norme sulla sicurezza. Una parte dell'impianto Mhc1, quello dove avviene la desolforazione del gasolio e dove è avvenuto l'incidente costato la vita ai tre operai dell'impresa d'appalto Comesa, è stato posto sotto sequestro.

La Corea del nord lancia il terzo missile
e minaccia Seul: "Pronti a colpire"


La Corea del nord lancia il terzo missile e minaccia Seul: "Pronti a colpire"

Una soldatessa nordcoreana in una postazione sul fiume Yalu al confine con la Cina


PYONGYANG 
- La sfida della Corea del Nord alla comunità internazionale non si ferma. Oggi Pyongyang ha effettuato un nuovo lancio di missile a corto raggio, all'indomani del lancio di altri due. E ha minacciato una risposta militare alla Corea del Sud dopo la decisione di Seul di aderire alla Proliferation Security Initiative (Psi), dichiarandosi di non sentirsi più legata all'armistizio del '53. Intanto i satelliti spia americani hanno accertato che è ripartito l'impianto nucleare -2. 

L'agenzia sudcoreana Yonhap, citando una fonte anonima del governo di Pyongyang, ha riferito che il lancio del nuovo missile a corto raggio è avvenuto dalla costa orientale verso il Mar Giallo. 
Il quotidiano sudcoreano Chosun Ilbo, citando una fonte anonima del governo di Seul, ha riferito che un satellite spia statunitense ha rilevato vapore uscire da un impianto nucleare a Yongbyon, generati dalla struttura di lavorazione del plutonio che si trova a 80 chilometri da Pyongyang. La Corea del Nord aveva già annunciato di aver riavviato le operazioni di ritrattamento del combustibile atomico a Yongbyon, in segno di protesta verso la condanna dell'Onu per il lancio del missile-satellite effettuato il 5 aprile scorso, che secondo i servizi Usa e sudcoereani era però il test di un nuovo missile nucleare. 

L'ultimo atto della sfida al mondo è la dichiarazione di Pyongyang non sertirsi più legata all'armistizio del 1953, siglato alla fine della guerra di Corea. La notizia è stata diffusa dalla Kcna, l'agenzia ufficiale del regime. E' la risposta alla decisione del vicino di aderire all'iniziativa lanciata nel 2003 da George W. Bush per interdire il trasferimento di tecnologie e armi di distruzione di massa. Il regime di Kim Jong-il ha diramato una nota per avvertire che risponderà "immediatamente e con forti misure militari" ad una eventuale decisione del Sud di fermare e ispezionare navi nordcoreane. 

Finora la reazione della comunità internazionale è stata ferma ma non sostanziale. Il Tesoro americano, dopo le dure parole di Obama sulle "conseguenze" inevitabili delle azioni di Kim, ha reso noto che sono allo studio nuove sanzioni al Paese, dove già vige un regime di isolamento assoluto imposto dal regime e la popolazione vive nella totale privazione dei beni di consumo più comuni. Ma il gruppo di lavoro dell'Onu incaricato di formulare una nuova risoluzione ha annunciato ieri sera che "occorre ancora del tempo" per arrivare a un pronunciamento definitivo. 



«INCONTRIAMOCI E DEFINIAMO LE INIZIATIVE PER DIFENDERE CAMERA E SENATO»

Berlusconi e l'attacco al Parlamento, 

il Pd mobilita tutta l'opposizione

Lettera di Finocchiaro e Soro ai gruppi di Udc e Idv: serve una risposta adeguata, uniamo le forze

Anna Finocchiaro (Lapresse)
Anna Finocchiaro (Lapresse)
MILANO - Il Pd chiama a raccolta le altre forze di opposizione in Parlamento per definire una risposta comune a quello che viene considerato un attacco del premier alle «prerogative del Parlamento». I capigruppo democratici Antonello Soro e Anna Finocchiaro hanno scritto una lettera ai colleghi di Idv e Udc sollecitando un incontro al più presto: «Le recenti dichiarazioni di Berlusconi all’assemblea di Confindustria costituiscono un fatto di straordinaria gravità», scrivono Soro e Finocchiaro.

«SERVE RISPOSTA ADEGUATA» - A non essere piaciuto è stato soprattutto il riferimento al Parlamento come ad un'assemblea pletorica, inutile e dannosa» buttato lì dal premier nel corso del suo invervento a braccio all'assemblea degli industriali e che aveva indotto lo stesso presidente della Camera, Gianfranco Fini, a prendere le distanze ribadendo la centralità del dibattito parlamentare. Berlusconi, dal canto suo, aveva cercato di sminuire la portata delle sue dichiarazioni spiegando di aver parlato solo di assemblee pletorica, senza riferimenti alla loro presunta inutilità. «La reiterata manifestazione di ostilità e disprezzo verso le prerogative del Parlamento meritano una risposta adeguata - scrivono in ogni caso Finocchiaro e Soro -. Siamo pertanto a proporvi di incontrarci per stabilire le modalità della nostra iniziativa». Intanto, Soro ha già convocato per martedì mattina la riunione dei deputati del Pd proprio per definire le «iniziative politiche» da intraprendere «per difendere il ruolo del Parlamento».

DI PIETRO E LA SFIDUCIA - Ma la strategia suggerita dai democratici non sembra convincere il capo dell'Idv, Antonio Di Pietro: «La giusta risposta a Berlusconi non sono le solite riunioni e le sterili parole, ma azioni e provvedimenti determinanti. Per questo l`Italia dei Valori ha promosso una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente del Consiglio che non riteniamo moralmente e politicamente degno di rappresentare questo Paese». Per l'ex pma «Berlusconi vuole sfuggire alla giustizia, nonostante sia emerso chiaramente nel processo Mills il suo ruolo di corruttore. E la gravità dei suoi comportamenti è emersa anche nei precedenti processi che ha voluto inquinare. Presenteremo martedì prossimo, alla riapertura del Parlamento, la mozione di sfiducia per portare il dibattito in Aula e informare i cittadini. Ci auguriamo che tutti i parlamentari dell'opposizione la firmino e non si concentrino soltanto sulle vuote parole: gli attacchi al Parlamento e alla magistratura hanno bisogno di una risposta adeguata e di una forte e compatta opposizione».

L'INTERVENTO DI NAPOLITANO - Sulla questione è giunta indirettamente anche la parola del Colle. Giorgio Napolitano ha parlato di equilibri costituzionali nel corso del suo intervento per la commemorazione di Giovanni Falcone nell'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo: «Conta la crescita della coscienza civica e della fiducia nello stato di diritto - ha detto il capo dello Stato -. Fiducia che costituisce un vero e proprio capitale sociale e che può rafforzarsi solo in un clima di rispetto, in ogni circostanza, degli equilibri costituzionali da parte di tutti coloro che sono chiamati ad osservarli».


Marchionne: con Opel tagli del 20% a capacità produttiva

Il piano della Fiat per la creazione di nuovo gruppo automobilistico europeo prevede una riduzione della capacità produttiva del 20 per cento. Lo ha detto allo Spiegel online lo stesso amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne. Questo non significa, ha comunque spiegato Marchionne, che l'occupazione debba essere ridotta del 20 per cento.

In caso di successo dell'operazione Opel, inoltre, il gruppo Fiat coprirà tutti gli obblighi pensionistici relativi alle attività europee di Gm. La cifra si attesta a circa 4 miliardi di euro. «La nuova società coprirà tutti gli obblighi pensionistici delle controllate europee di Gm», ha detto Marchionne. 

Altre anticipazioni dagli Stati Uniti: l'amministratore delegato del gruppo Fiat sarà alla guida anche della nuova Chrysler dopo che la società sarà uscita dal Chapter 11. Lo afferma
Automotive News, aggiungendo che nel cda della nuova società siederanno anche Alfredo Altavilla, ad di Fiat Powertrain Technologies, e Lucio A. Noto, ex vice presidente di Exxon Mobil. Lo stesso Marchionne, rispondendo in passato alle domande dei giornalisti, si era dimostrato possibilista sul fatto di prendere anche il volante di Chrysler.

Intanto Steven J. Landry, numero due del marketing dell'area Nordamerica di Chrysler, ha detto che se la prevista vendita delle attività di Chrysler a Fiat non riceverà il via libera dal competente Tribunale fallimentare americano, il costruttore di Detroit dovrà separarsi dai 3.181 concessionari che gli sono rimasti dopo il divorzio già annunciato da 789 dei suoi dealer. Landry ha anche precisato che l'anno scorso i concessionari Chrysler non hanno guadagnato niente. Più precisamente hanno perso in media 3.184 dollari ciascuno.

Mills, Berlusconi ricusa il giudice
Il Csm apre pratica a tutela del magistrato

Dal pm «inimicizia grave». Insorge l'Anm: chi governa non critichi i magistrati. Veltroni: dialogo rotto.


Il magistrato Nicoletta Gandus
ROMA
 - È stata depositata nella cancelleria della quinta sezione della Corte d'Appello di Milano l'istanza con la quale Silvio Berlusconi ha ricusato il presidente della decima sezione del Tribunale di Milano, Nicoletta Gandus. La ricusazione riguarda il processo in cui il premier è imputato per corruzione in atti giudiziari con l'avvocato inglese David Mills. Per Berlusconi il processo deve essere spostato perché - si legge nell'istanza di ricusazione - la Gandus avrebbe in passato rilasciato dichiarazioni che attesterebbero una «inimicizia grave» nei suoi confronti. La posizione assunta dal premier ha scatenato la reazione del leader del Pd, Walter Veltroni: «Berlusconi - ha detto in un'intervista al Tg3 - ha strappato la tela del dialogo possibile».

IL CSM APRE UNA PRATICA - A tutela dei magistrati del processo Mills il Csm ha aperto intanto una pratica. Un comunicato di Palazzo dei marescialli rende nota la scelta effettuata dal Comitato di Presidenza, l'organo di vertice del Consiglio Superiore della Magistratura, guidato dal vice presidente Nciola Mancino. Il Comitato ha «deciso di aprire una pratica a tutela del "sostituto procuratore milanese" accusato, nella lettera inviata dal Presidente del Consiglio al Presidente del Senato, "di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici" e di magistrati del 'Tribunale di Milano anch'esso politicizzato e supinamente adagiato sulle tesi accusatorie», recita la nota. Una scelta compiuta «anche aderendo alla richiesta dei consiglieri Giuseppe Maria Berruti e Vincenza Maccora».

LA LETTERA - La decisione di ricusare il giudice era stata annunciata da Berlusconi in una lettera al presidente del Senato, Renato Schifani: «Ho preso visione della situazione processuale e ho potuto constatare che si tratta dell'ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch'esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria», ha scritto il premier nella lettera (leggi il testo integrale). Secondo il presidente del Consiglio, in particolare, il giudice Gandus ha «assunto posizioni pubbliche di netto e violento contrasto» contro il precedente governo Berlusconi.

«CHI GOVERNA NON DENIGRI» - Sulla vicenda è intervenuta anche l'Anm, l'Associazione nazionale dei magistrati: «Chi governa il paese non può denigrare e delegittimare i giudici e l'istituzione giudiziaria quando è in discussione la sua posizione personale» afferma il sindacato delle toghe. «Questi comportamenti - evidenzia ancora l'Anm - rischiano infatti di minare alla radice la credibilità delle istituzioni e di compromettere il delicato equilibrio tra funzioni e poteri dello Stato democratico di diritto».

«GRAVE INIMICIZIA» - Nell'istanza di ricusazione presentata, come detto, si sostiene che Nicoletta Gandus avrebbe fatto «reiterate manifestazioni di pensiero» che «appalesano» una «inimicizia grave nei confronti dell'imputato Berlusconi». «Il concetto di grave inimicizia che legittima sia la richiesta di astensione sia la dichiarazione di ricusazione», proseguono gli avvocati del premier, «deve essere valutato secondo interpretazione teleologica». In particolare si fa riferimento a un documento intitolato «Appello per la giustizia - un impegno per la giustizia» pubblicato sul sitoMegachip.info che ha tra i firmatari la giudice e che si scaglia contro una serie di leggi approvate dal governo Berlusconi. Le leggi a cui si riferisce il documento, tra le quali compaiono la legge di depenalizzazione per falso il bilancio, la legge cosiddetta ex Cirielli, e la cosiddetta legge Pecorella, sono, a parere dei firmatari, «causa di impunità per i potenti e sono state adottate frasi esclusivamente al fine di perseguire gli interessi personali di pochi, ignorando quelli della collettività e quindi con ogni evidenza riferibili al presidente Berlusconi, devono trovare abrogazione immediata». L'istanza di ricusazione cita anche altri documenti sottoscritti dalla dottoressa Gandus sempre critica nei confronti dell'operato del governo dell'ex premier e pertanto secondo la difesa «la dottoressa Gandus avrebbe dovuto astenersi dal processo per ragione di convenienza». Ma il procuratore della Repubblica di Milano, Manlio Minale, fa sapere di dovere «con forza respingere» le «illazioni» dopo aver letto «così come riportato sulla stampa» il testo della lettera di Berlusconi al presidente del Senato.

IL PROCESSO - Al centro del procedimento sui presunti fondi neri, iniziato nel marzo 2007, c'è l'accusa secondo cui Berlusconi nel 1997 fece inviare 600 mila dollari a Mills come ricompensa per non aver rivelato in due processi, in qualità di testimone (e quindi con l'obbligo di legge di dire il vero e non tacere nulla), le informazioni su due società off-shore usate da Mediaset, secondo la procura, per creare fondi neri. Sia Berlusconi sia Mills hanno sempre respinto le accuse, e Mediaset ha ribadito in più occasioni in diverse note la propria correttezza e trasparenza.

IL PREMIER DA NAPOLITANO - Nessun commento, dopo il deposito della ricusazione, da parte di Berlusconi, rientrato a Roma intorno alle 11. Il premier ha trascorso circa un'ora tra i negozi del centro vicino alla sua residenza di Palazzo Grazioli. Ai cronisti che lo hanno avvicinato per chiedergli un commento, il Cavaliere si è limitato a dire: «Sto bene, sto bene». Poi, dopo la foto con una turista e qualche stretta di mano con i passanti, Berlusconi è rientrato a Palazzo Grazioli. Nel pomeriggio il premier ha incontrato ( insieme al ministro dell'Economia Giulio Tremonti) per due ore il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ma in serata il Quirinale ha precisato che nel vertice si è affrontato solo il temo della prossima manovra economica.

BAGARRE IN AULA - La lettera di Berlusconi a Schifani ha provocato un pandemonio in Parlamento. Dopo che il Presidente del Senato l'ha letta in aula, dai banchi dell' opposizione si sono levate proteste (soprattutto dopo il passaggio in cui il premier parla di «aggressione» da parte delle «toghe di sinistra») e i dipietristi dell'Idv hanno innalzato cartelli di dissenso (■ Guarda le immagini). Schifani ha tirato dritto e al termine della lettura dai banchi della maggioranza sono arrivati applausi mentre tra quelli dell'opposizione sono continuate le contestazioni. Poi è scattato l'ostruzionismo: numerosissime le richieste giunte dai senatori dei partiti di minoranza che chiedono di intervenire per «il non passaggio al voto degli articoli» del decreto sicurezza. Nel mirino i due emendamenti «salva-premier» presentati dai relatori del provvedimento Filippo Berselli e Carlo Vizzini.