10 Km., quasi 500 mt.di dislivello, 4 ore abbondanti….ma questa non è un’escursione come tutte le altre. Qui si cammina sulla comoda strada della Val Bavona, partendo da Cavergno, fino ad arrivare alla chiesetta posta proprio a lato della strada ad 886 mt.di altezza, poche centinaia di metri prima della frazione di San Carlo. Stiamo parlando della processione di Gannariente, che ogni anno la prima domenica di maggio raduna molti, spesso moltissimi fedeli sia della valle che provenienti da tutto il Cantone. Chi incontra questa terra ed impara ad amarla, non può, prima o poi non essere attratto dal fascino di questa giornata speciale per tutta la valle. Molti anni orsono la TSI, che da allora, in verità, ha poi sempre trascurato l’evento, trasmise un servizio sulla processione e per noi, che pure ne avevamo sentito parlare, fu come un invito personale a cui non potevamo dire di no. Ed allora, o meglio da allora, … si parte!! Dunque ogni anno ritrovo alle sei di mattina davanti alla chiesa parrocchiale di Cavergno e, con le parole di benvenuto e di invito alla preghiera del sacerdote, il serpentone inizia il suo cammino, Crocefisso in testa, verso i vari oratori della valle, dove ai pellegrini si uniscono gli abitanti della frazione e dove una breve riflessione aiuta ciascuno ad una propria meditazione. Il fattore della fede gioca, in questo itinerario, un ruolo determinante: non tutti, certo, arrivano qui per motivi di devozione, ma poi, una volta in cammino, non si può non essere coinvolti dall’aspetto religioso, rimanendo quasi travolti dai canti, dalla gente che cammina, parla, sorride, prega con noi, dalla natura austera, dal sole che sorge in lontananza, o dalla pioggia che scende a catinelle, dalla nebbia, talvolta da qualche fiocco di neve …. Quando ci capita una bella giornata primaverile, la natura pare risvegliarsi lungo il nostro cammino e dal cuore di ognuno nasce una preghiera di ringraziamento per quello che ci sta capitando: ciascuno, certo è preso dalle sue gioie e dalle sue preoccupazioni, ma il ritrovarsi in tanti fa diventare anche il solo camminare insieme una preghiera e nei pressi degli oratori che via via incontriamo, Mondada, Fontana, Sabbione, Ritorto, Foroglio e poi Roseto, la meditazione del sacerdote ci pare una lode al Cielo. Talvolta ci si distrae, si chiacchiera, non sempre si seguono canti e litanie, ma bastano anche solo pochi minuti di incontro con una breve preghiera per dare un senso a tutta la nostra giornata. Quando invece il tempo è inclemente, magari piove ed il vento rende quasi impossibile l’uso dell’ombrello, certo ci ritroviamo meno numerosi ma il gruppo è più raccolto e sicuramente abbiamo meno motivi di distrazione, e così è più facile lasciarsi prendere dai canti delle litanie e trovare momenti di meditazione. Sempre comunque la scoperta più bella è la gente che cammina con noi, che magari non conosciamo, che forse non rivedremo mai più , ma che in questi momenti sentiamo far parte di una comunità con noi. A Roseto molti incominciano a sentire la fatica e così è indispensabile una sosta più prolungata: la tradizione vuole che gli abitanti della frazione offrano a tutti un momento di ristoro con caffè e panettone e l’occasione è ghiotta non solo per questo, ma soprattutto per incontri, saluti ed anche per vedere da vicino il nucleo del paesello, con le caratteristiche viuzze, le case raccolte e la pietra che la fa da padrone: spesso si transita velocemente da qui, lungo la carrozzabile e si perdono questi caratteristici scorci. Il sacerdote ci richiama alla ripartenza e così si riforma il serpentone, e si raggiungono via via le frazioni di Fontanellata, Faedo, Bolla, ed il magnifico borgo di Sonlerto con la sua piazzetta di una bellezza spettacolare, prima di raggiungere l’Oratorio di Gannariente . La Santa Messa e poi l’incanto dei doni, momento festoso, concludono la parte ‘ufficiale’ della giornata. Ora tutti a pranzo, chi da amici o parenti, chi presso i caratteristici locali della valle, chi ancora sui bei prati che certo qui non mancano. La festa, perché questa è comunque una festa, merita di essere vissuta, almeno una volta: è un’esperienza davvero unica, ricordando comunque sempre che si tratta di una festa religiosa, la cui tradizione ‘appartiene’ agli abitanti della valle, per cui chi vi partecipa deve sentirsi ospite e rispettare la tradizione della gente di qui. Personalmente dopo ogni partecipazione ho imparato ad amare un po’di più questa terra e spesso mi sono sentito davvero ricambiato. Insomma, vale la pena la levataccia del mattino per essere alle 6 a Cavergno (se non ce la fate potete aggregarvi alla processione dove la raggiungete in auto, ma è un vero peccato), vale la pena per il percorso e per quello che si può scoprire soffermandosi dove di solito si transita velocemente in auto, vale la pena per gli incontri, vale la pena per ritrovare per un momento se stessi. Vale la pena. Il prossimo anno, o appena potete, partecipate!
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