Tempo di Riforma

Ylenia 090622

Paolo, come li spiego questi versi? Qui sembra davvero che Gesù sia solo il figlio di Dio:

 

Giovanni 14:24 Chi non mi ama non osserva le mie parole; e la parola che voi udite non è mia, ma è del Padre che mi ha mandato.

 

Giovanni 14:28 Avete udito che vi ho detto: "Io me ne vado, e torno da voi"; se voi mi amaste, vi rallegrereste che io vada al Padre, perché il Padre è maggiore di me.



1. Non parola d'uomo, ma di Dio


"Chi non mi ama non osserva le mie parole; e la parola che voi udite non è mia, ma è del Padre che mi ha mandato" (Giovanni 14:24).


Gesù dice queste parole in quanto uomo fra uomini. La gente lo vedeva come essere umano e "correva il rischio" di considerare la Sua Parola come si considera qualsiasi altra parola che provenga da uomini, in modo relativo e critico. Gesù, però, si premura di sottolineare come la Sua Parola non fosse affatto "umana", da considerarsi cioè come un'altra qualsiasi parola umana.


E' come se Gesù qui dicesse: "La parola che voi udite, non è solo mia, ma anche di mio Padre, di Dio. Non è solo mia in quanto uomo, non è il frutto delle mie personali elucubrazioni, non me la sono inventata io... non è una parola terrena, ma celeste. Quanto dico comporta una sanzione divina e quindi è una Parola molto impegnativa anche per voi che la udite, la ricevete e l'osservate". Gesù dice così per far sì che i Suoi uditori non prendano questa parola, come si dice "sotto gamba", ma considerino molto seriamente la responsabilità che hanno verso di essa, in quanto, benché venga da uno che pare simile a tutti gli altri uomini, è Parola di Dio. Chi non le presta la dovuta attenzione, chi la sottovaluta, la disprezza o la respinge, si espone ad un grave peccato. Respingere la parola di Gesù significa respingere Dio stesso.


2. Una questione non di dignità ma di condizione transitoria


"Avete udito che vi ho detto: 'Io me ne vado, e torno da voi'; se voi mi amaste, vi rallegrereste che io vada al Padre, perché il Padre è maggiore di me" (Giovanni 14:28).


Questo versetto deve essere inteso nella dinamica dei rapporti intercorrenti fra le divine Persone della Trinità e, per comprenderlo, bisogna ragionare secondo le categorie trinitarie, tenendo conto di tutto quanto la Scrittura dice su Gesù e non solo sulla base di questo versetto.


Gesù dice questo:

  • non al riguardo della natura divina, che è comune sia al Padre che al Figlio, e rispetto alla quale essi sono uno. Il Figlio è uguale al Padre, avendo la stessa essenza, perfezione e gloria. Questa priorità, non è di natura, perché la stessa in entrambi

  • non rispetto alla Sua personalità divina. Il Figlio, infatti, è ugualmente una Persona divina come Lo è il Padre.

  • non rispetto al tempo. Sebbene il Padre sia di solito menzionato come "la prima" Persona e il Figlio come "la seconda", questo non vuol dire che la prima sia esistita prima dell'altra.

  • non rispetto alla casualità, perché il Padre non è la causa dell'esistenza del Figlio.

  • non rispetto alla Sua dignità, perché la prima (il Padre) non ha eccellenze che manchino nella seconda (il Figlio).

Gesù parla di ordine e di modi d'operare. Queste parole devono essere comprese:

  • in rapporto alla natura umana di Gesù, secondo la quale si può dire che Egli ritornasse dal Padre. In quanto uomo, la Sua umanità Gli era stata preparata dal Padre, rafforzata e sostenuta da Lui. Secondo questa natura umana Egli era stato fatto di poco inferiore agli angeli, e di conseguenza doveva essere considerato inferiore al Padre.

  • rispetto alla Sua funzione di Mediatore (fra Dio e gli uomini), secondo la quale Egli era Servo del Padre, stabilito e mandato da Lui, agendo sotto di Lui ed in ubbidienza a Lui. Ora, come tale ritornava per rendere conto della Sua opera e servizio.

  • rispetto alla Sua condizione attuale che era di umiliazione. In questa condizione Gesù era soggetto a dolori ed afflizioni, esposto a molti nemici e stava per essere sottoposto ad una morte maledetta. Rispetto a questa condizione, il Padre è nella più perfetta felicità e gloria e, in questo senso, Egli è "maggiore" del Padre. In quanto tale il Padre è più beato e glorioso di Lui.
Qui non sono, così, messe a confronto due nature o due Persone, ma è una questione di stato e condizione. Ora Gesù stava ritornando al Padre per condividere con Lui la stessa felicità e gloria, per essere glorificato con Lui della stessa gloria che Egli aveva prima della fondazione del mondo. Era in questo senso che i discepoli di Gesù avrebbero dovuto non rattristarsi, ma rallegrarsi.




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