Mi scrivono: Caro pastore Paolo Castellina, pace nel Signore. Sono Ciro (...). Dando uno sguardo al tuo sito, mi sembra di aver capito che credi alla predestinazione per la salvezza. Ti chiedo nell'amore del Signore dei chiarimenti, credimi non per polemizzare ma solo per capire. Se Dio avesse predestimato alcune persone alla salvezza, per quale motivo Cristo è morto sulla croce? Poi che ne dici dei passi in cui è scritto ad esempio "chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato" e ancora "chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato". Il passo che citi nell'articolo "Dio non vuole che alcuno perisca?" dice testualmente così "che alcuno perisca", perchè ci aggiungi "che alcuno dei... credenti"? E' vero che si è salvati per grazia ma "medianta la fede". Credo che il fatto che Dio "vuole che tutti vengono a ravvedimento" non vuol dire che tutti alla fine saranno salvati ma quello è il desiderio di Dio misericordioso. Se Gesù dice "chi crede nel Figliuolo ha vita eterna", perchè aspettare che i credenti si ravvedano? Se sono credenti da che cosa si dovrebbero ravvedere? Ti ringrazio per l'attenzione, Dio ti benedica. Ciro. Caro Ciro, sono contento di fare la tua conoscenza. Rispondo volentieri alle tue domande. Si tratta di argomenti complessi ed è difficile rispondere con un semplice messaggio. Mi permetto quindi di invitarti a leggere con attenzione i documenti che ti segnalo più avanti, che ti permetteranno di approfondire la questione. La dottrina della predestinazione o elezione, è una fra le più preziose dottrine bibliche della grazia. Poco apprezzata oggi, anzi, avversata da molti che si lasciano piuttosto influenzare dall'antropocentrismo contemporaneo e dalle arroganti pretese umane di essere padroni del proprio destino, questa dottrina dà gloria al Dio che si è rivelato nella Bibbia ed è conforme a quanto afferma la Scrittura, letta senza pregiudizi. Vedi qui una raccolta di testi esemplari che ne parlano. Per comprenderla è necessario, per altro, maturità spirituale, perché, per usare il linguaggio biblico, non è "latte", ma "cibo solido", come afferma la lettera agli Ebrei: "ma il cibo solido è per gli adulti; per quelli, cioè, che per via dell'uso hanno le facoltà esercitate a discernere il bene e il male" (Ebrei 5:14; cfr. Ebrei 5:12; 1 Corinzi 3:2). La dottrina sulla predestinazione è particolarmente approfondita dall'apostolo Paolo nelle sue lettere. L'apostolo Pietro che, evidentemente pure la condivide ["...agli eletti che vivono come forestieri dispersi..." (1 Pietro 1:1), scrive anche a questo riguardo: "...e questo egli fa in tutte le sue lettere, in cui tratta di questi
argomenti. In esse ci sono alcune cose difficili a capirsi, che gli
uomini ignoranti e instabili travisano a loro perdizione come anche le
altre Scritture. Voi dunque, carissimi, sapendo già queste cose, state in guardia per
non essere trascinati dall'errore degli scellerati e scadere così dalla
vostra fermezza" (2 Pietro 3:15-17). Prima di rispondere alle tue specifiche domande, sarebbe importante che tu leggessi i seguenti articoli. Raccomando che tu affronti questo studio in spirito di preghiera, chiedendo a Dio di essere aperto e disponibile ad essere istruito dalla Sua Parola, pronto ad abbandonare ogni pregiudizio rispetto a quanto essa afferma. Innanzitutto, la dottrina dell'elezione (o predestinazione) fa parte integrante delle dottrine bibliche della grazia. Vedi qui l'elenco con ulteriori collegamenti di approfondimento. La dottrina biblica della predestinazione, riscoperta dalla Riforma del XVI secolo, è stata sostenuta coerentemente per tutta la storia del cristianesimo. Ti suggerisco di leggere al riguardo quanto l'oggi il tanto celebrato predicatore inglese del XIX secolo, C.H Spurgeon, dice al riguardo: C. H. Spurgeon - L'Elezione (documento PDF). Molte delle tue domande possono trovare risposta negli articoli che ti ho segnalato qui sopra, ma proverò a risponderti brevemente: 1) "Se Dio avesse predestimato alcune persone alla salvezza, per quale motivo Cristo è morto sulla croce?". Coloro ai quali Iddio ha scelto sovranamente di dare la grazia della salvezza sono peccatori come tutti gli altri e meritano la Sua giusta condanna. Dio, però, ha scelto di dare la salvezza ad un certo grande numero di creature umane e, perché fosse possibile la loro salvezza, ha pagato per loro in Cristo il debito che essi avevano verso la giustizia. Si può quindi dire che Cristo sia morto per rendere possibile la salvezza degli eletti (il Suo popolo): "Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati" (Matteo 1:21). Se Cristo non fosse venuto, non avesse vissuto una vita perfetta e non fosse morto in croce, la salvezza degli eletti non avrebbe potuto essere considerata giusta secondo i criteri della Sua legge, E' così, infatti, che la giustizia di Cristo è loro accreditata (imputata) ed è cosi che Cristo ha espiato per loro la pena che essi dovevano espiare. 2) "Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato" è compatibile con il concetto di predestinazione? E' assolutamente vero che "Infatti chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato" (Romani 10:12). Il problema é che nessun peccatore ha la voglia e la capacità di invocare il nome del Signore se Dio non suscita in lui questa voglia e capacità rigenerandolo spiritualmente. E' lo Spirito Santo che suscita la consapevolezza di essere un peccatore perduto e il desiderio della salvezza e questo Dio opera con gli eletti. Nessuno per natura, essendo corrotto dal peccato, cerca Dio. "Non c'è nessuno che capisca, non c'è nessuno che cerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti. Non c'è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno»" (Romani 3:11,12). E' lo Spirito che convince di peccato: "Quando sarà venuto [lo Spirito Santo], convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più" (Giovanni 16:8-10). Il ravvedimento e la fede sono doni che noi non possiamo generare da noi stessi, essi ci sono concessi. «Dio dunque ha concesso il ravvedimento anche agli stranieri affinché abbiano la vita». (Atti 11:18); "Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio" (Efesini 2:8). "Che diremo dunque? Vi è forse ingiustizia in Dio? No di certo! Poiché egli dice a Mosè: «Io avrò misericordia di chi avrò misericordia e avrò compassione di chi avrò compassione». Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia" (Romani 9:14-16). "infatti è Dio che produce in voi il volere e l'agire, secondo il suo disegno benevolo" (Filippesi 2:13). 3) Il passo che citi nell'articolo "Dio non vuole che alcuno perisca?" dice testualmente così "che alcuno perisca", perchè ci aggiungi "che alcuno dei... credenti"? (...) redo che il fatto che Dio "vuole che tutti vengono a ravvedimento" non vuol dire che tutti alla fine saranno salvati ma quello è il desiderio di Dio misericordioso. "Il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come
pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno
perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento" (2 Pietro 3:9). La missione di Gesù e dell'annuncio dell'Evangelo è raccogliere tutti coloro che, in ogni tempo e paese sono stati da Dio destinati a salvezza. Gesù non tornerà ed il mondo non finirà fintanto che tutti quelli che Dio ha concesso la grazia ascoltino ed accolgano l'Evangelo della salvezza. Gesù va a cercare le pecore del suo gregge che si sono perdute: "Ho anche altre pecore, che non sono di quest'ovile; anche quelle devo raccogliere ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore" (Giovanni 10:16). Non tutti però ascolteranno la Sua voce, se non coloro che appartengono a Lui per decreto di Dio, quelli che Dio Padre Gli ha affidato. Ad alcuni Gesù dice: "Ve l'ho detto, e non lo credete; le opere che faccio nel nome del Padre mio, sono quelle che testimoniano di me; ma voi non credete, perché non siete delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti; e nessuno può rapirle dalla mano del Padre" (Giovanni 10:25-19). La frase di Pietro dovrebbe essere così intesa: "Il Signore ... è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno [di quelli che Dio ha destinato alla salvezza] perisca, ma che tutti [di quelli che Dio ha destinato alla salvezza] giungano al ravvedimento". Non si intende che Dio attenda che tutta l'umanità si degni di ravvedersi ed avere fede in Cristo, perché questo, senza il Suo intervento, non avverrà mai. Sono ribelli ed insolenti verso Dio e meritano la condanna. Dio ha compassione dell'umanità salvandone, per grazia, una parte e lasciando gli altri nella loro meritata condanna. Dio manifesta la Sua giusta ira verso il peccato condannando i peccatori: "Che c'è da contestare se Dio, volendo manifestare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con grande pazienza dei vasi d'ira preparati per la perdizione" (Romani 9:22). 4) Se Gesù dice "chi crede nel Figliuolo ha vita eterna", perché aspettare che i credenti si ravvedano? Se sono credenti da che cosa si dovrebbero ravvedere? Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, è lo strumento mediante il quale, affidandosi a Lui per essere salvati, si ottiene salvezza. La fede deve essere preceduta dal ravvedimento dai propri peccati (cioè, prendere coscienza della propria fondamentale ribellione a Dio e trasgressione della Sua legge, come pure dell'eterna condanna che merita, e si implora il perdono di Dio ripromettendosi di voltare le spalle al peccato ed abbandonarlo). Non si comprenderà mai il bisogno che si ha del salvatore Gesù Cristo se non si comprende ed accetta con costernazione la gravità del proprio peccato, che cosa esso merita). L'eletto di Dio è un peccatore tanto quanto gli altri e, per giungere alla salvezza, deve passare attraverso il ravvedimento e la fede. Anche i più grandi uomini e donne di Dio, Suoi eletti e servitori fedeli, sono consapevoli dei propri peccati, li confessano e li abbandonano. Isaia, per esempio, pure chiamato alla presenza di Dio ed eletto per servirlo, riconosce di essere peccatore e viene da Dio così purificato. "Allora io dissi: «Guai a me, sono perduto! Perché io sono un uomo dalle
labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; e i
miei occhi hanno visto il Re, il SIGNORE degli eserciti!» Ma uno dei serafini volò verso di me, tenendo in mano un carbone ardente, tolto con le molle dall'altare. Mi toccò con esso la bocca, e disse: «Ecco, questo ti ha toccato le labbra, la tua iniquità è tolta e il tuo peccato è espiato»" (Isaia 6:5-7). Il carbone ardente qui è prefigurazione dell'opera sacrificale di Cristo. Lo stesso avviene per Maria, la madre di Gesù, che chiamata da Dio al più alto dei compiti che mai si sarebbero potuti affidare ad un essere umano, riconosce di essere una peccatrice indegna di questa grazia, e viene redenta: "L'anima mia magnifica il Signore, e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore, perché egli ha guardato alla bassezza della sua serva" (Luca 1:46-48). Un esame delle cinque obiezioni più comuni alla predestinazione lo puoi anche trovare qui: Cinque obiezioni comuni alla predestinazione. Sperando che tutto questo ti possa essere utile per comprendere ciò che Dio rivela nella Sua Parola, e che purtroppo è negato dall'arroganza umana (che pure può travestirsi da pietà), ti auguro ogni bene nel Signore, rimanendo a te disponibile per eventuali ulteriori approfondimenti. Paolo |
