Stavo leggendo 1 Corinzi 8:11 ma perchè perirà il fratello per il quale Cristo è morto a causa della mia conoscenza? Non riesco bene a collegare l'intero periodo. Il mio pensiero è questo e cioè che se Gesù è morto per quel fratello ossia ha la vita eterna, perchè perirà per la mia "o altra" conoscenza? Probabilmente c'è qualcosa che mi sfugge , come sempre ti ringrazio anticipatamente per la risposta che mi darai. Dio ti benedica. Angela Cara Angela, il problema sta nella traduzione italiana. La Diodati, la Riveduta, e La Nuova Diodati traducono: "E così, a causa della tua conoscenza perirà il fratello debole, per il quale Cristo è morto". Meglio si dovrebbe tradurre: "Così, per la tua conoscenza, è danneggiato il debole, il fratello per il quale Cristo è morto" (Nuova Riveduta). Nell'originale il versetto dice: "ἀπόλλυται γὰρ ὁ ἀσθενῶν ἐν τῇ σῇ γνώσει, ὁ ἀδελφὸς δι' ὃν Χριστὸς ἀπέθανεν" E' vero che ἀπόλλυται (da "apollumi") è usato nella Scrittura per indicare l'eterna perdizione nel fuoco eterno. Nel contesto, però, significa fare un uso non considerato della propria conoscenza di come stiano veramente le cose, per "ferire", "danneggiare", "fare del male", "scandalizzare", "turbare", un fratello debole nella fede, che non ancora ha conoscenze adeguate, che non è ancora maturato (come te) nella fede. Anche oggi vi sono cristiani che, pur avendo un'ottima conoscenza (intellettuale) delle dottrine cristiane, che pur sapendo come stiano le cose [nel caso particolare che della carne sacrificata ad idoli si può benissimo mangiare, perché gli idoli non esistono e non possono contaminare quella carne] pure non agiscono nello spirito di Cristo. Lo spirito di Cristo è compassione e tolleranza anche per chi sbaglia o sostiene delle concezioni non del tutto giuste. Non è edificante, infatti, "prendere di petto", deridere o scandalizzare un fratello in fede per certe sue persuasioni inadeguate, magari per "fargli vedere quanto è stupido" o "ingenuo". Lo spirito di Cristo significa fargli capire come stiano le cose con pazienza, con metodo pedagogico, con amore, rispettando la sua crescita spirituale, anzi, favorendola gradualmente. Quei fratelli o sorelle in fede che hanno idee inadeguate su certi argomenti, o persino ancora atteggiamenti superstiziosi, non devono essere necessariamente sfidati frontalmente, dipende. Potrebbero, se lo fai, non capire o allontanarsi da te pregiudicando qualsiasi cosa che potresti fare per loro. E' una questione di "strategia". Cerca di capire quale sia l'approccio migliore per condurre quella persona ad avere "una giusta conoscenza". Non "sbattergli in faccia" la verità, ma accompagnalo gradualmente a comprenderla. Se usi metodi troppo "bruschi", potresti solo allontanarlo, più che convincerlo, potresti ferirlo, potresti persino rallentare la sua crescita spirituale. Qui non si tratta, con il termine "perdere" di causargli "perdizione eterna", ma potresti "perderlo" come amico, pregiudicare la sua crescita, fare in modo che non ti stia più ad ascoltare o che si allontani dalla comunità cristiana. Se è un eletto certo non si perderà, ma sei tu che potresti perderlo invece di tenertelo vicino e essergli di vero aiuto. Il metodo che si usa con una persona deve essere usato con discernimento. Coloro per i quali Cristo è morto, che, attraverso la Sua morte per loro ha conseguito perdono, giustizia e pace con Dio, non andranno mai perduti. Non c'è nulla che noi possiamo fare per pregiudicare la salvezza nostra o di un'altra persona, se la salvezza è, com'è, opera di Dio. Possiamo però scandalizzare una persona, allontanarla da noi e/o dalla comunità cristiana, rallentare il suo sviluppo spirituale. Fare questo vorrebbe dire non agire come Cristo, non usare l'amore, la compassione o la pazienza di Cristo. Paolo Castellina, 14 dicembre 2008. |
