Dio ama tutti
allo stesso modo?
na delle molte
ragioni per le quali alcuni cristiani respingono la comprensione riformata
(biblica) della predestinazione (la divina elezione) è per le tradizioni molto radicate che sono associate al concetto di amore di
Dio,
La forte reazione di
alcuni contro la dottrina della sovranità di Dio nell'elezione (la dottrina
della predestinazione) è spesso dovuta all'esigenza che sentono di difendere l'amore di Dio (o almeno la
loro concezione dell'amore di Dio) dagli attacchi (a loro giudizio riprovevoli)
di chi vorrebbe ridimensionarne l'entità. Essi credono che la posizione
riformata metta in questione quello che ritengono essere "il dogma
inviolabile" dell'amore di Dio.
Essi vedono nella
Bibbia proclamate le straordinarie dimensioni dell'amore di Dio, ma, di fatto,
non comprendono (o se lo vedono lo ritengono "impossibile") che
questo immenso amore non sia destinato a tutti indistintamente. L'amore
"per tutti indistintamente", però, è un pregiudizio umanista basato
su un malinteso senso di giustizia.
Questa
"tradizione", per quanto consolidata e diffusa in molte correnti
cristiane, è basata sui presupposti di una lettura scorretta della Bibbia.
L'attenta analisi dei testi biblici che parlano dell'amore di Dio lo potrà ben
presto dimostrare. Il problema, però, è che, tanto questa tradizione è così
forte e considerata indiscutibile, che non tutti sono disposti ad essere
abbastanza aperti da riesaminare criticamente i presupposti della loro
posizione ed a riconoscere quanto essa operi una distorsione della lettura di
questi testi (che a sua volta "a valanga" poi altera altri concetti
biblici).
1. Giovanni 3:16
Consideriamo uno dei
testi più popolari al riguardo: "Dio
infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché
chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Giovanni
3:16). Normalmente si intende questo come "prova" di come Dio estenda
il suo amore a tutta l'umanità senza distinzione, dando così a tutti la
possibilità di salvarsi. Davvero è così?
Un buon punto di partenza per rispondere a questa domanda è leggersi Giovanni
17, la preghiera, detta "sacerdotale" che Gesù rivolge al Padre in
favore del Suo popolo. Essa è modellata sulla preghiera dell'antico Sommo
sacerdote israelita quando pregava in favore della redenzione del suo popolo.
In quella preghiera il sacerdote pregava per Israele, non per le nazioni
circostanti. Lo stesso fa Gesù nella Sua preghiera. Egli, infatti, dice
espressamente: "Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per quelli che tu mi hai dati, perché
sono tuoi" (Giovanni 17:9). Questo avviene poco prima della Sua morte
e così Egli rivela che morirà per quegli stessi per i quali Egli ora sta
pregando. Gesù qui non prega per tutti.
Certo, Iddio ama il mondo nonostante i suoi mali e l'umanità a Lui ribelle, ma
queste parole non significano che Egli ami tutti gli esseri umani allo stesso
modo e senza eccezione.
Dio ama persone di ogni tipo, ma non
tutti senza eccezione. In Apocalisse 5:9 è scritto: "...sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue
uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione".
Nel nostro testo, Gesù stava dicendo agli Israeliti che il Suo amore non
era confinato solo ai discendenti fisici di Abraamo, ma che si estende a gente di tutto il mondo, senza distinzione.
Egli riscatta, infatti, dalla massa dell'umanità,
gente di ogni tipo, senza tenere conto della loro razza o nazionalità. Dio non
ha riscattato né riscatterà tutti, ogni essere umano, senza eccezione, ma opera
sovranamente una scelta, una scelta fatta dall'eternità: "In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere
santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere
suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo" (Efesini 1:4-5). Una
cosa però è certa: Egli non ci ha scelti, eletti, perché eravamo migliori o
perché avesse visto qualcosa di lodevole in noi, ma per il Suo beneplacito.
Al riguardo di Giovanni 3:16 molti sono così fissati su questo testo da non
vedere il suo contesto. Proprio dopo aver detto che chiunque crede in Lui ha
vita eterna, Gesù dice, infatti, che gli uomini hanno amato le tenebre più che
la luce e che non vengono alla luce. Quelli che di fatto giungono alla luce è a
causa dell'opera di Dio in loro. L'intero contesto parla della nuova nascita,
la rinascita spirituale, senza la quale non vedremo il regno di Dio. La nascita
non è qualcosa che noi si possa causare da noi stessi! E' lo Spirito che soffia
dove e quando vuole su chi Egli decide. "Il
vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né
dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito" (Giovanni 3:8).
2. Romani 9:13
In qualunque modo comprendiamo la frase: «Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù» in Romani 9, dobbiamo
concordare sul fatto che l'amore di Dio per Giacobbe era certamente diverso o
di tipo diverso dal Suo amore per Esaù, altrimenti il testo sarebbe privo di
senso. Se questo, però, è il caso, come di fatto è il caso, allora quest'unico
versetto confuta l'idea che Dio ami tutti nel medesimo modo. Vi
devono essere differenti dimensioni dell'amore di Dio.
Alcuni cercano di evitare questa conclusione dicendo che per “Giacobbe” e per “Esaù”
il testo si riferisce a nazioni, e non tanto ad individui. Il testo, però, si
riferisce sicuramente a persone (Giacobbe ed Esaù nel ventre della loro
madre) e non a nazioni, anche se le nazioni sono composte da individui. Che Dio riponga il
Suo amore su una nazione e ne respinga un’altra, certamente implica delle
conseguenze sugli individui che compongono quella nazione. Così, la conclusione
che essi cercano di evitare (che Dio elegge alcuni, ma non tutti e che Egli ami
qualcuno in modo speciale, un modo diverso da quello che riserva ad altri),
rimane un dato dal quale non si può sfuggire.
Rammentiamoci qui
pure del contesto di questo brano. Paolo sta spiegando il perché non tutto il
popolo d’Israele ha accolto il Messia e sia giunto alla salvezza. La Parola di
Dio, egli afferma, non ha fallito perché non tutto Israele può essere
considerato vero Israele (Romani 9:6). Il vero Israele ha accolto Cristo ed
essi sono coloro ai quali era stata rivolta la promessa. E’ proprio questo
flusso ininterrotto del pensiero dal capitolo 8 al capitolo 9 che ci porta al «Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù».
Paolo sta spiegando perché la Parola di Dio non abbia fallito in alcun modo: il
vero Israele, infatti, sarà salvato e nulla potrà separare il vero popolo di
Dio dall’amore di Dio (concetto chiarito in Romani 8). “...poiché, prima che i gemelli fossero nati e che avessero fatto del
bene o del male (affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio, secondo
elezione, che dipende non da opere, ma da colui che chiama) le fu detto: «Il
maggiore servirà il minore»” (Romani 9:11-12).
“Così dunque egli fa misericordia a chi vuole e indurisce
chi vuole” (Romani 9:18). I propositi elettivi di Dio di
rendere Giacobbe oggetto del Suo amore e non Esaù è una SPIEGAZIONE del perché
la Parola di Dio non abbia assolutamente fallito. La promessa di Dio è verace e
la Sua Parola compie sempre ciò che essa si propone. Tutti gli eletti
riceveranno questa misericordia. Questo è ciò che ci insegna l’intero capitolo
9 di Romani. La scelta che Dio opera di un fratello e non dell’altro, non è
basata su ciò che fanno o non fanno (azioni, opere), ma sulla potente chiamata
efficace di Dio (cosa che pure è chiarita in Romani 8, dov’è detto che tutti coloro
che sono efficacemente chiamati saranno giustificati).
Il fatto è che Dio è
sovrano. Come tale, Egli si riserva il diritto di fare misericordia a chi vuole
e di passare oltre ad altri, lasciandoli nella loro disposizione ostile verso
di Lui. Iddio rivela Sé stesso ad Abramo e non al suo vicino di casa. Il Suo
amore elettivo verso Israele, non è rivolto ai Cananei o ai Filistei. Dopo la
Sua risurrezione, Cristo appare a Saulo di Tarso sulla via di Damasco, ma non a
Ponzio Pilato nella sua camera da letto... L’intera Bibbia parla di un Dio
sovrano che fa misericordia a chi vuole.
Molti confessano di
affrontare questo argomento all’inizio con molta riluttanza. Quando però lo
esaminano per conto loro a fondo, essi tipicamente giungono ad esclamare: “E’
stupefacente come ora io veda dovunque questa dottrina nella Scrittura ... Ora
vedo l’amore elettivo di Dio in posti che nemmeno prima immaginavo. Vedo come
Gesù si rallegrasse del fatto che la verità di Dio fosse stata nascosta ad ad
alcuni e rivelata ad altri. Prima leggevo questi stessi testi e non la vedevo”.
Luca 10:21 dice: “In quella stessa ora,
Gesù, mosso dallo Spirito Santo, esultò e disse: «Io ti rendo lode, o Padre,
Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e
agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli! Sì, Padre, perché così ti è
piaciuto!”. Gesù, di fatto, si rallegra che il Padre abbia nascosto la
verità ad alcuni. Egli si rallegra dell’amore elettivo del Padre. Quando per la
prima volta dei credenti aprono gli occhi su questo fatto, ciò che prima per
loro era cosa di cui inorridire, diventa una dottrina dolce e luminosa.
Se Gesù si rallegra
nel fatto che il Padre attivamente nasconda ad alcuni la verità e la rivela ad
altri, questo ci dovrebbe almeno portare a chiederci: “Perché?”. Perché mai il
fatto che Dio nasconda la Sua verità ad alcuni e la riveli ad altri, è così
prezioso per il nostro Signore? Perché questo non ci entusiasma così come
entusiasmava Gesu? E’ cosa su cui riflettere!
Dal versetto 9:14 di
Romani, troviamo come Dio consideri perfettamente giusto il dispensare la Sua
misericordia nel modo che Egli ritiene più opportuno. Per sua stessa
definizione, la misericordia non è qualcosa che ci si possa attendere come
diritto. Nessuno la può pretendere. Il fatto che nessun angelo decaduto sarà
mai redento, non pone alcun problema intellettuale per gli angeli in cielo. Il
carattere giusto di Dio rimane intatto, e gli angeli di Dio sempre cantano: “Sei giusto, tu che sei e che eri, tu, ilSanto,
per aver così giudicato” (Apocalise 16:5). Se Dio non avesse eletto a
salvezza alcuno, i canti di lode degli angeli non avrebbero mancato di cantare
una sola battuta! Dio non deve nulla a peccatori ribelli!
Ciò che ci dovrebbe
sorprendere del testo: «Ho amato Giacobbe
e ho odiato Esaù» non è che Dio abbia odiato Esaù. Esaù era un peccatore e
meritava l’ira di Dio esattamente come ciascuno di noi. Ciò che ci dovrebbe
sorprendere, non è che Egli abia odiato Esaù, ma che Egli abbia manifestato il
Suo amore a Giacobbe. Questo sì che ci dovrebbe assolutamente scioccare! Perché
mai Dio vorrebbe avere a che fare con un simile peccatore? E’ triste, però,
come noi non sembriamo essere meravigliati di una tale stupefacente
misericordia. Forse è perché nel fondo del nostro cuore pensiamo che tutti meritino
la misericordia di Dio. La verità, però, è che tutti noi non siamo meno
peccatori di Giacobbe. Fintanto che non comprendiamo questo fatto fondamentale,
non coglieremo mai quanto stupefacente sia la grazia che Dio ci ha elargito.
Tutti ricevono una qualche
misericordia – Dio è stato molto misericordioso verso Esaù, ma alla fine Esaù
non riceve esattamente la misericordia che riceve suo fratello Giacobbe. Dio
manda la sua pioggia su tutti – giusti ed ingiusti – ma Egli impartisce il Suo
amore redentore efficace solo ad alcuni. Non tutti vengono salvati. Alcuni
periscono. Dovrebbe stupirci il fatto che ci sia anche un solo peccatore
redento dalla pura misericordia di Dio. Il fatto è che il numero degli eletti
non sia comunque piccolo, ma tanto grande che noi non riusciremo a contarlo: “Dopo queste cose guardai e vidi una folla
immensa che nessuno poteva contare, proveniente da tutte le nazioni, tribù,
popoli e lingue, che stava in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello,
vestiti di bianche vesti e con delle palme in mano. E gridavano a gran voce,
dicendo: «La salvezza appartiene al nostro Dio che siede sul trono, e
all'Agnello” (Apocalisse 7:9-10).
Alleluia! Che
magnifico Salvatore è il nostro!