Tempo di Riforma

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Lettera ai Galati - Studio XX

Siamo figli, non più servi!

6 "E, perché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori, che grida: «Abbà, Padre». 7 Così tu non sei più servo, ma figlio; e se sei figlio, sei anche erede per grazia di Dio" (Galati 4:6-7).

"Dio ha mandato Suo Figlio "per riscattare quelli che erano sotto la legge, affinché noi ricevessimo l'adozione" (5). I due verbi qui usati, riscattare e ricevere, presentano le due facce della medaglia del nostro rapporto con Dio. Iddio ha già agito nella storia per liberarci. Affinché, però, la nostra vita sia trasformata dalla Sua azione, noi dobbiamo rispondervi con fede. Questo è sufficiente per ricevere il titolo a pieno diritto di figli: "A tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome" (Giovanni 1:12).

Un figlio adottivo riceve ogni titolo legale dei figli naturali: stesso nome, stessa eredità, stessa posizione, stessi diritti. Dio manda Gesù Cristo, per Sua stessa divina natura Figlio di Dio, affinché noi, che non siamo Suoi figli per natura, potessimo diventare Suoi figli adottivi e riceverne tutti i titoli legali. Abbiamo così lo stesso nome, la stessa eredità, la stessa posizione e diritti ci Colui che è  Figlio di Dio in virtù della Sua natura divina. L'immagine che l'Apostolo usa in questo testo è diversa dalla precedente. Prima parlava di un figlio temporaneamente soggetto alle restrizioni di una certa schiavitù, ora parla di un servo, uno schiavo, che, per grazia, viene adottato come figlio e ne gode di tutti i diritti.

Questa figliolanza non è solo un fatto dichiarato oggettivamente (e basterebbe questo per esserne sicuri): di essa possiamo farne esperienza diretta, soggettiva: "Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori", fatto che corrisponde a "Dio mandò suo Figlio". L'esperienza, "il vissuto" dell'essere figli adottivi di Dio, il fare esperienza dello Spirito Santo, non è qualcosa che noi, come credenti, si possa conseguire solo in un secondo tempo, magari attraverso speciali procedure o preghiere. Non ci sono per questo requisiti o condizioni da assolvere: essa è "un dato" che si manifesta allorché nella preghiera sentiamo ed invochiamo Dio veramente come padre, il nostro padre, anzi, come papà, nel modo più personale ed affettuoso, in modo simile a ciò che viveva lo stesso Gesù in terra (e che continua a vivere in cielo). Tutto questo diventa una nostra persuasione interiore: Dio non è più per noi un concetto astratto e lontano. A che cosa è dovuto questo cambiamento nella nostra percezione? Allo Spirito del Figlio Suo che ci è stato dato. Non è solo la comprensione intellettuale di un concetto, né soltanto un sentimento: è la consapevolezza profonda, che siamo in rapporto con Dio in modo unico e straordinario, tanto da trasformare tutta la nostra vita e che si impone persino ai nostri sensi di colpa, dubbi e paure. Rivolgersi a Dio come padre, anzi, papà, non è quindi una formalità liturgica, né un modo casuale e privo di rispetto di considerare Dio, ma qualcosa che ci fa prendere coscienza della nostra nuova identità che abbiamo acquisito in Cristo (la nostra identità più profonda), che dà senso alla nostra vita e che ispira e motiva la vocazione che assolviamo in questo mondo. Questa consapevolezza dataci dallo Spirito di Dio è tale da impartirci il senso della nostra personale dignità e valore, non importa quale sia la nostra condizione in questo mondo e le circostanze nelle quali viviamo. E' così che a livello personale, nella preghiera, entriamo nel "dialogo" della ricca e meravigliosa vita interiore della Santa Trinità: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo...

Tutto questo è riassunto al versetto 7: "Così tu non sei più servo, ma figlio; e se sei figlio, sei anche erede per grazia di Dio" . La testimonianza interiore dello Spirito ci persuade che siamo figli di Dio, che non siamo più "rinchiusi sotto la custodia della legge" (3:23), non più "sotto precettore" (3:25), non più "sotto tutori e amministratori" (4:2). Siamo liberi dal controllo della legge mosaica. Certo, questo non vuole dire "liberi di fare quel che vogliamo". Chi vive in comunione con Dio Padre sotto la guida dello Spirito Santo non ha più bisogno che la legge lo guidi e lo disciplini, ma è diretto dalla potenza superiore dello Spirito, in costante armonia con Cristo. Il nostro rapporto con Dio non è e non può esser più mediato dalla legge mosaica, ma da Cristo (oggettivamente) e dallo Spirito Santo (soggettivamente). Gesù stesso rappresenta la diversità del rapporto con Dio come figli o come servi nella parabola del figliol prodigo (Luca 15). Il fratello maggiore afferma: "Ecco, da tanti anni ti servo e non ho mai trasgredito un tuo comando" (Luca 15:29): non aveva mai considerato e chiamato suo padre affettuosamente papà ma si era considerato suo servo! Vorrebbero così forse i cristiani della Galazia tornare in questa condizione "rivalutando" la legge mosaica?

Conseguenza dell'essere figli è l'aver titolo all'eredità: "sei anche erede per grazia di Dio". E' la fede in Cristo che ci rende sia figli che eredi di Dio. Non dobbiamo per questo ...diventare ebrei! La promessa di benedizioni in Abramo si realizza in Cristo e attraverso Cristo si trasmette a tutti coloro che, per fede, sono in comunione con  Cristo, a qualunque nazione appartengano. Oggi in Cristo gà possiamo godere di tante benedizioni, ma non è che una caparra: "...ci ha dato la caparra dello Spirito" (2 Corinzi 5:5): un giorno, dopo la morte finale e la risurrezione finale, saremo completamente come Lui: "Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è stato ancora manifestato ciò che saremo. Sappiamo che quand'egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com'egli è" (1 Giovanni 3:2). Parlando al funerale di suo padre, uno una volta aveva detto: "La più grande eredità che mio padre mi ha lasciato e di cui sono riconoscente non sono tanto i suoi beni, ma l'essere diventato come lui". E' vero per chi è in Cristo: diventare moralmente e spiritualmente come Lui è l'eredità più grande.

Preghiera

Desidero esprimerti, Padre celeste, papà, buono e generoso, tutta la mia riconoscenza per avermi fatto in Cristo Tuo figlio adottivo e contitolare di meravigliose benedizioni. Che la mia vita rifletta in tutto questa consapevolezza profonda e che io ne renda fedele testimonianza al mondo. Amen.


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