Siamo figli, non più servi!
6 "E, perché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori, che grida: «Abbà, Padre». 7 Così tu non sei più servo, ma figlio; e se sei figlio, sei anche erede per grazia di Dio" (Galati 4:6-7).
"Dio ha mandato Suo Figlio "per riscattare quelli che erano sotto la legge, affinché noi ricevessimo l'adozione" (5). I due verbi qui usati, riscattare e ricevere,
presentano le due facce della medaglia del nostro rapporto con Dio.
Iddio ha già agito nella storia per liberarci. Affinché, però, la
nostra vita sia trasformata dalla Sua azione, noi dobbiamo rispondervi
con fede. Questo è sufficiente per ricevere il titolo a pieno diritto
di figli: "A tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome" (Giovanni 1:12).
Un figlio adottivo riceve ogni titolo legale dei figli naturali:
stesso nome, stessa eredità, stessa posizione, stessi diritti. Dio
manda Gesù Cristo, per Sua stessa divina natura Figlio di Dio, affinché
noi, che non siamo Suoi figli per natura, potessimo diventare Suoi
figli adottivi e riceverne tutti i titoli legali. Abbiamo così lo
stesso nome, la stessa eredità, la stessa posizione e diritti ci Colui
che è Figlio di Dio in virtù della Sua natura divina. L'immagine che
l'Apostolo usa in questo testo è diversa dalla precedente. Prima
parlava di un figlio temporaneamente soggetto alle restrizioni di una
certa schiavitù, ora parla di un servo, uno schiavo, che, per grazia,
viene adottato come figlio e ne gode di tutti i diritti.
Questa figliolanza non è solo un fatto dichiarato oggettivamente (e
basterebbe questo per esserne sicuri): di essa possiamo farne
esperienza diretta, soggettiva: "Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori", fatto che corrisponde a "Dio mandò suo Figlio".
L'esperienza, "il vissuto" dell'essere figli adottivi di Dio, il fare
esperienza dello Spirito Santo, non è qualcosa che noi, come credenti,
si possa conseguire solo in un secondo tempo, magari attraverso
speciali procedure o preghiere. Non ci sono per questo requisiti o
condizioni da assolvere: essa è "un dato" che si manifesta allorché
nella preghiera sentiamo ed invochiamo Dio veramente come padre, il nostro padre, anzi, come papà,
nel modo più personale ed affettuoso, in modo simile a ciò che viveva
lo stesso Gesù in terra (e che continua a vivere in cielo). Tutto
questo diventa una nostra persuasione interiore: Dio non è più per noi
un concetto astratto e lontano. A che cosa è dovuto questo cambiamento
nella nostra percezione? Allo Spirito del Figlio Suo che ci è
stato dato. Non è solo la comprensione intellettuale di un concetto, né
soltanto un sentimento: è la consapevolezza profonda, che siamo in
rapporto con Dio in modo unico e straordinario, tanto da trasformare
tutta la nostra vita e che si impone persino ai nostri sensi di colpa,
dubbi e paure. Rivolgersi a Dio come padre, anzi, papà,
non è quindi una formalità liturgica, né un modo casuale e privo di
rispetto di considerare Dio, ma qualcosa che ci fa prendere coscienza
della nostra nuova identità che abbiamo acquisito in Cristo (la nostra
identità più profonda), che dà senso alla nostra vita e che ispira e
motiva la vocazione che assolviamo in questo mondo. Questa
consapevolezza dataci dallo Spirito di Dio è tale da impartirci il
senso della nostra personale dignità e valore, non importa quale sia la
nostra condizione in questo mondo e le circostanze nelle quali viviamo.
E' così che a livello personale, nella preghiera, entriamo nel
"dialogo" della ricca e meravigliosa vita interiore della Santa
Trinità: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo...
Tutto questo è riassunto al versetto 7: "Così tu non sei più servo, ma figlio; e se sei figlio, sei anche erede per grazia di Dio" . La testimonianza interiore dello Spirito ci persuade che siamo figli di Dio, che non siamo più "rinchiusi sotto la custodia della legge" (3:23), non più "sotto precettore" (3:25), non più "sotto tutori e amministratori"
(4:2). Siamo liberi dal controllo della legge mosaica. Certo, questo
non vuole dire "liberi di fare quel che vogliamo". Chi vive in
comunione con Dio Padre sotto la guida dello Spirito Santo non ha più
bisogno che la legge lo guidi e lo disciplini, ma è diretto dalla
potenza superiore dello Spirito, in costante armonia con Cristo. Il
nostro rapporto con Dio non è e non può esser più mediato dalla legge
mosaica, ma da Cristo (oggettivamente) e dallo Spirito Santo
(soggettivamente). Gesù stesso rappresenta la diversità del rapporto
con Dio come figli o come servi nella parabola del figliol prodigo
(Luca 15). Il fratello maggiore afferma: "Ecco, da tanti anni ti servo e non ho mai trasgredito un tuo comando" (Luca 15:29): non aveva mai considerato e chiamato suo padre affettuosamente papà
ma si era considerato suo servo! Vorrebbero così forse i cristiani
della Galazia tornare in questa condizione "rivalutando" la legge
mosaica?
Conseguenza dell'essere figli è l'aver titolo all'eredità: "sei anche erede per grazia di Dio".
E' la fede in Cristo che ci rende sia figli che eredi di Dio. Non
dobbiamo per questo ...diventare ebrei! La promessa di benedizioni in
Abramo si realizza in Cristo e attraverso Cristo si trasmette a tutti
coloro che, per fede, sono in comunione con Cristo, a qualunque
nazione appartengano. Oggi in Cristo gà possiamo godere di tante
benedizioni, ma non è che una caparra: "...ci ha dato la caparra dello Spirito" (2 Corinzi 5:5): un giorno, dopo la morte finale e la risurrezione finale, saremo completamente come Lui: "Carissimi,
ora siamo figli di Dio, ma non è stato ancora manifestato ciò che
saremo. Sappiamo che quand'egli sarà manifestato saremo simili a lui,
perché lo vedremo com'egli è" (1 Giovanni 3:2). Parlando al
funerale di suo padre, uno una volta aveva detto: "La più grande
eredità che mio padre mi ha lasciato e di cui sono riconoscente non
sono tanto i suoi beni, ma l'essere diventato come lui". E' vero per
chi è in Cristo: diventare moralmente e spiritualmente come Lui è
l'eredità più grande.
Preghiera
Desidero esprimerti, Padre celeste, papà, buono e generoso, tutta
la mia riconoscenza per avermi fatto in Cristo Tuo figlio adottivo e
contitolare di meravigliose benedizioni. Che la mia vita rifletta in
tutto questa consapevolezza profonda e che io ne renda fedele
testimonianza al mondo. Amen. |