In viaggio verso la tesi 


 

diario di viaggio...

 Il percorso di tesi nasce con un progetto "innovativo" che prende il nome di POILAB.

Febbraio 2008 

Sono passati quasi 3 mesi dal taglio del nastro...

Il gruppo è partito.

Confusioni, eccitazioni, un insieme di emozioni insieme.

Il mio argomento di tesi si svilupperà in rete.

Il campo dell'innovazione in ambito professionale, nel mio caso nella professione del docente.

 

Non ho un vero e prorpio referente, dovrò cercarmelo, dovrò fare uno sforzo maggiore di altri.Ma ce la farò! 

Marzo 2008 

Siamo partiti circa in 20, siamo rimasti in gara poco meno.

 I solti patteggimenti iniziali tra le parti in gara: tesisti e relatori.

Io comincio la ricerca di materiale per la mia tesi.

 E' un percorso in salita. La Rete è immensa, il rischio di perdersi è quasi inevitabile.

Ho scoperto un trucco per prevenire la perdita dei confini, navigare a vista, ovvero ricercare in rete per massimo un ora al giorno. 

So già che non rispetterò mai la regola!

Stoin ogni caso trovando materiale interessante, conoscendo docenti motivati e motivanti.

Sembra che in rete si sviluppi un senso di positività, o in ogni caso di energia, mai riscontrati prima nella mia carriera scolastica nei docenti che ho conosciuto.

 

In realtà notouna misto di sensazioni. C'è chi pubblica utilizzando internet come una vetrina di un negozio, in cui esporre la merce.

Altri pubblicano cercando autoreferenzialità

Altri ancora lo fanno per creare rete tra persone che condividono interessi simili.

Altri sembra cerchino un ritorno di apprendimento dai propri studenti .

 

In ogni caso tutti usano il mezzo in maniera prettamente personale.

 Non credo si possa ancora parlare di vera rete di docenti.

Esistono vari siti, blog,community,ma mai nessuna trova persone che collaboranop costantemente. Ma soprattutto manca un "collante" tra di loro.

C'è una produzione di materiale in esubero.


Aprile 

 

   Paasato il periodo "vacanziero", mi sono nuovamente messo alla ricerca di nuovi stimoli e cercare un filone giusto di ricerca.

Nonostante abbia in mente una fattispecie di argomento di cuii trattare, mi accorgo sempre più che,paradossalmente, più vado avanti e più perdo l'orizzonte.

Era prevedibile, l'avevo previsto! Il rischio di perdersi è sempre dietro l'angolo.

cerco punti di oprientamento, ma mi sfuggono.


Cosa cercano i docenti in rete?

E' un fenomeno apparentemente strano.

Chi dedicherebbe così tanto tempo(extralaovrativo) in rete per pubblicare materiale senza nessun ritorno economico che dia lo stimolo giusto?

Eppure i blogdidattici sono in aumento, e piùparlo con loro e più mi convinco che loro siano stimolati dalla produzione di materiale.

Credono nella forza della rete.

Ho quasi l'impressione che loro cerchino un motivo che possa legarli, uno stimolo ulteriore per dare senso al proprio lavoro.

Un modo anche epr mettersi in mostra, distinguersi agli occhi degli alunni come docenti "non sfigati".

Ritengo sia un buon metodo. Comunicare , cercando di avvicinarsi al linguaggio dei propri allievi è un segno di umiltà e nello stesso tempo di grande professionalità.


Nasce la prima community(che io consca)di docenti,formatori, alla quale partecipo attivamente.

Sono accolto con positiva stimolazione.

Come se volessero cercare aggregazione cominciano i primi temi della community.

Il problema è sempre lo stesso, su circa 100 iscritti , partecipano attivamente si e no poco più di 7.

Ma llora a cosa serve tutta questa produzione di materiale.

Sembra di trovarsi in una piazza, una piazzavirtuale in cui si alncia u tema di discussione e alcuni intervengo lanciando la propria opinione in merito.

Maggio 2008


Uscita nel Parco Nazionale dell'Abruzzo.

Sento aria di emozioni sopite.

Mi ricorda molto le uscite scolastiche, la gioia di poter uscire fuori dalla mura scolastiche dava una carica positiva.

In realtà l'uscita è stata molto più riflessiva di quello che mi aspettavo.

Si hanno avuti chiarimenti sui ruoli di gestione del gruppo.

Io ho il compito di comunicazione interna. 

nelfrattempo continuo i miei rapporti on-line con docenti e continua la disperata ricerca di un vero canale di indagine.

La rete ha la pessima qualità di darti un senso di insazietà di informazione.

IN questo periodo sono anche riuscito ad organizzare un incontro tra l'autore dellla community O&D con il Prof. Franziscus...

l'inocntro è stato in generale positivo, ma mi si è annebbiata la vista...non trovo più la strada. 

Sarà la stanchezza finale, gli ultimi esami, lo stress di finire, la voglia di staccare per un periodo...

Sono periodi di dura riflessione, eventi passati riaffiorano nella mia mente e mi impediscono la concentrazione.

E' come se avessi sempre la sensazione di anngamento con la consapevolezza di non annegare.

Non posso annegare, ma è come un meccanismo perverso che si aziona ogni volta che sono vicino ad un traguardo...anche sta sera berrò un bicchiere di vino ed andrò a dormire sperando che domani i pensieri abbiano fatto spazio alla concentrazione.

 

domenica 25 maggio 2008


Ieri l'effetto del vino non ha avuto i suoi effetti sperati...

Impavido cerco concentrazione in Rete.

Trovo storiaBlogdidatticiD.pdf sui blogdidattici in cui trovo citato anche il mio nome.

E' un documento stilato da Maria teresa Bianchi, con la quale ebbi alcuni contatti nel periodo di Marzo.

Decido di contattarla per ri-farmi vivo dopo due mesi di assenza di comunicazione con lei.

Le mando una mail in cui preannuncio una possibile intervista on-line.

Anzi pensando in grande, come spesso mi accade, prevedo un possibile incontro face to face o per esagerare anche un Meeting in facoltà con più docenti con i quali sono in contatto...

Devo parlarne con Franziscus e Simo. SI potrebbe anche prevedere un Meeting con ibrid@menti.

 Ho già avuto un contatto on-line con loro anche grazie a Simona che mi ha lanciato l'assist...La forza della Rete è proprio questa, una catena  invisibile che si collega ad altre catene fino ad allora non conosciute.

 


 28 maggio


Incontro con ilgruppo Poilab.

Ho esposto le mie considerazioni in merito alle ricerche fin ora svolte.

Ho bisogno di mettere nero su binaco quanto fin ora considerato.


Quello che emerge dalle mie indagini sul campo è che manca un collante di fondo tra i vari  docenti che usano la rete come mezzo di collaborazione.

I docenti lamentano il poco spirito di collaborazione che proviene dall'interno della loro professione.

Coloro i queli frequantano la rete potrebbero essere divisi in gruppi.

C'è chi la utilizza come vetrina personale, chi la utilizza per scambiare messaggi altri trovano un buon mezzo di trasmissione dati.


Esistono anche piccoli network, sparsi, poco continuativi.

C'è molta cordialità tra i docenti che utilizzano la rete, come se si dessero man forte del loro stato.

Tutti sono consapevoli che l'innovazione non può provenire dall'interno della professione è più facile che avvenga dal di fuori.


Ci sono dei movimenti che vengono dal di fuori delle nostre mure...


progetti tipo Open Educational Resource.

Tutti tesi a rendere un circuito di idee, esperienza, collaborazione tra i docenti.

Materiale condiviso insomma.


Con Simona si è discusso della possibilità di creare un piccolo network riflessivo, per poter sondare meglio in maniera qualitativa il terreno nostrano di blogger docenti.


2 Giugno 2008


Il ruolo dei genitori nel circolo di gestione.

I processi che spingono all'innovazione sono limitati da interventi interni che ne bloccano la riuscita.

Discussione qui

L'eccessiva "burocratizzazione" rende difficile se non impossibile la successione di sviluppo dell'innovazione(consoli, le mode professionali)

 



4 giugno


Avvio selezione docenti su Orientamenti & disorientamenti


7 giugno


Siamo entrati nell'era della condivisione , con tutti i limiti e le dovute precisazioni che ci sarebbero da fare in merito...

E' anche questa una strada che sembra vogliano prendere i docenti, ma per loro la questione è più complicata del previsto...

Perchè fanno parte del sistema più attori che non comunicano tra loro, e soprattutto sono attori che fino a poco tempo fa vivevano lo stesso sistema senza saperlo.

Color i quali vivono il sistema cercando di coinvolgere nel processo di apprendimento anche le parti periferiche riescono solo in parte nel loro processo.

I motivi sono derivati dai processi interni poco favorevoli al cambiamento.

Continuo a pensare che il cambiamento nei contesti professionali della scuola possa arrivare solo dall'esterno.

E' l'unico modo per raggirare l'ostacolo composto da passività, poca motivazione, obsolescenza didattica.



9 giugno


osserva Andrea Granelli,
presidente di Kanso e direttore della
Domus Academy - ma credo si debba entrare al più presto nella sostanza non solo di  cosa fare, ma soprattutto di come fare a raggiungere questi obbiettivi”. Non saranno le tecnologie a risolvere le sfide che abbiamo di fronte oggi, ma la capacità di trovare
soluzioni condivise con tutta la comunità coinvolta. “In questa prospettiva le scienze umane si stanno rivelando indispensabili -
sottolinea Granelli - perché oggi ci troviamo spesso a confronto con troppa tecnologia mentre abbiamo bisogno di persone che
le diano senso”. Sono cioè sempre più necessarie figure in grado di cogliere la dimensione psicologica dell’innovazioone e
di organizzare il migliore utilizzo delle nuove competenze che si stanno sviluppando. Non si tratta sempre di tecnici o grandi
ricercatori, ma molto più spesso di visionari come Steve Jobs, il leader che ha creato e rilanciato Apple.

8 giugno


Le vecchie gerarchie della conoscenza sono saltate d’un colpo per approdare alla trasversalità, alla simultaneità, alla velocità e qualche volta anche ad una certa approssimazione, che però non è sempre un difetto se ci permette di lanciare uno sguardo sul futuro e sull’innovazione. Purché poi, a un certo punto, subentri il momento della documentazione e della conferma empirica.
Luca Giuliano


Credo che la riflessione del prof. Giuliano sia molto attinente, soprattutto al mio campo d'indagine.
Molto significativo anche il passaggio in cui dice:

"Noi dobbiamo metterci nella giusta disposizione d’animo per apprendere, cosa che non è facile per chi è abituato a impartire delle lezioni".

Ottimo!


11 giugno


 “Il computer, inserito in questi ultimi anni con massicci investimenti un po’ in tutte le scuole del mondo, non è stato determinante per la trasformazione dei parametri dell’ambiente scuola, finendo per collocarsi disciplinatamente sui banchi di un’aula divenuta “laboratorio di informatica”. Tuttavia, mentre la scuola fagocitava i nuovi media restando sostanzialmente uguale a se stessa, intorno la società subiva un processo di mutamento continuo e profondo, tanto da non poter più essere riconosciuta nei suoi principali aspetti. Trasformazioni così radicali e rapide, tutte dipendenti in modo più o meno diretto dalle tecnologie, indicano la necessità di un altrettanto radicale cambiamento nell’istruzione.”

Giovanni Biondi,“La Scuola Dopo le Nuove Tecnologie” (APOGEO 2007).


Mi sembrava molto significativo questo passaggio. Non è la scuola che deve cambiare, è il modo di rapportarsi alla scuola che deve allinearsi con i pocessi di cambiamento.
Si fa ancora troppa fatica a distinguere la scuola da qualcosa che va oltre l'edificio scolastico.

La scuola NON è l'edificio scolastico.


Da qui nasce quindi l'esigenza di utilizzare linguagggi diversi da quelli canonici. Se al di fuori delle mura scolastiche i processi si sono velocizzati, non si può far finta che non sia così.

La prima innovazione, forse, prima ancora che tecnologizzata, dovrebbe avvenire "svecchiando" il concetto della scuola.
Perchè è inevitabile che fnchè si avrà un concetto negativo dell'edificio scolastico e del significato intrinseco che la parola suscita, e quindi dell'ambiente in cui avviene il rapporto tra discenti e docenti, sarà difficile che i ragazzi percepiscano anch'essi la necessità di cambiare metodi di apprendimento.

Dico questo in seguito alla giusta supposizione, dopo alcune ricerche(Landri 2000),che il prof. Consoli fa nel suo libro "Le mode professionali", in cui mette in luce un aspetto non sempre scontato, in cui sono spesso gli allievi stessi se non anche i gneitori a disconoscere la necessità di un cambiamento. Sono restii alle innovazioni in ambito didattico.
I motivi possono essere il fatto che le innovazioni in ambito didattico hanno bisogno di non poco tempo per essere assimilate e passare la fase di rodaggio, ma anche il fatto per cui è più "economicamente" vantaggioso uitlizzare i vecchi strumenti didattici, già appresi collaudati e fatti propri con tutte le contraddizioni, anzichè utilizzare nuovi strumenti con il rischio di non riuscire a governarli.


23 giugno 


inizio laboratorio riflessivo


[...]La cosa che mi interessa analizzare è come la pratica professionale dei docenti (parte di essi) stia trovando nuove strade di apprendimento ed interazione.
Anche attraverso l'uso dei blog.

Partendo quindi da una riflessione di Shon riguardo "L'apprendimento riflessivo" useremo questo luogo virtuale per conoscer-ci e per conoscere le nostre pratiche.

Il laboratorio creato è una simulazione di come potrebbe avvenire questo processo ma soprattutto SE PUò AVVENIRE ATTRAVERSO LA RETE![...]



27 giugno


Il progetto è partito a pieno regime, gli insegnanti reagiscono bene!


28 giugno

 

 qualcuno comincia a sentirsi escluso per mancanza di competenze nelle ICT



29 giugno


Momento di criticità dovuto all' overinformation....si è deciso di cominciare a raccogliere contenuti ed organizzarli attraverso una mappa.




18 luglio


i non luoghi