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Favara, tutta un'altra storia

8/12/2011

Se dovessi dare una definizione sintetica a questa nostra Favara direi che è il “paese degli ignavi, dei negletti e degli egoisti”. 

Ma chi sono gli ignavi, i negletti e gli egoisti?

Gli ignavi sono coloro che si dimostrano privi di volontà propria, che non agiscono  mai né nel bene né nel male;  non osano mai in prima persona perché non sanno mai cosa fare con precisione  (non avendo una idea propria ….), al massimo, si limitano ad adeguarsi sempre a quella del più forte.

Dante ne parla nella Divina Commedia  e li inserisce nel terzo canto dell’inferno parlandone con  grande asprezza proprio perché  li giudica indegni di meritare sia le gioie del Paradiso, sia le pene dell'Inferno. Non è un caso se Dante definisce queste anime come quelle di peccatori "che mai non fur vivi". Il disprezzo del sommo poeta verso questa categoria di peccatori è massimo e completo.

Tanto accanimento, d’altronde,  si spiega anche dal punto di vista teologico perché la scelta fra Bene e Male deve obbligatoriamente essere fatta secondo i canoni della religione cattolica. Dal punto di vista sociale, inoltre, nel Medio Evo ( come anche ai giorni nostri) lo schieramento politico e la vita attiva all'interno del Comune erano quasi sempre considerate tappe fondamentali ed inevitabili nella vita di un cittadino. Se l'uomo è un essere sociale, chi si sottrae ai suoi doveri verso la società non è degno, secondo la riflessione dantesca, di stima ed ammirazione.

All’ignavia si deve aggiungere l’essere Negletti.

 Il termine deriva da Negligere ( di etimologia latina) che significa trascurato,  trasandato , dispregiato. E in effetti, a Favara, non si può dire che i favaresi  amano troppo i beni comuni. Vedi il rispetto per la pulizia delle strade, delle piazze;  la prepotenza con cui si occupa il suolo pubblico e con cui si è costruito negli anni del “mura e futtitinni”; il perdurare di un centro storico cittadino prima “ bombardato” da una politica ed un ufficio tecnico   disattenti  e poi da uno svuotamento urbano quasi inevitabile vista l’impossibilità di operare (almeno nel passato) qualsiasi tipo di ristrutturazione.

 A tutto questo si deve aggiungere il più tragico difetto dei favaresi: l’egoismo.

Se si va alle elezioni non si guarda alle capacità del candidato ma a quello che può tornare utile a sé o al proprio clan  (U favuri, u postu, l’obbligu, a prummisa, l’appartinenza, etc..).

Se si parla di lavoro, aprite cielo! “Cu  ti duna pani chiamalu Pà”.  E’ una lotta senza sconto per nessuno, neanche per  parenti o familiari.

Se qualcuno, con sacrifici, si è fatto una bella casa …. Uhhh! “ Sapi chi c’è sutta…? E picchi iddru si e hi no?”.  “ Si iddru avi u tappetu ranni, hi l’aviri chiu ranni. Si iddru avi a machina grossa, hi l’aviri chiù grossa. Si iddru avi u villinu a mari, hi videmma”.

Gli esempi potrebbero continuare all'infinito ma bastano questi per dare l’idea della  mentalità favariota.

Cosa ci rimane, parlare di politica in consiglio comunale?

Per adesso aspettiamo di capire dove vola il cuculo per conoscere il suo  nido.

A Favara, considerati i tempi e le circostanze, c'è poco da spremere, cari consiglieri ....