Nella riflessione sulla traduzione degli obiettivi nella prassi educativa, pertanto, deve essere particolarmente curata l’organizzazione degli ambienti educativi, in modo che siano in grado di promuovere apprendimento significativo e consentano, tramite un lavoro di costruzione sistematico, consapevole e attento agli aspetti operativi, l’elaborazione delle informazioni in conoscenze. Nella scelta dei metodi si deve considerare anche che la conoscenza non è semplicemente a disposizione, ma viene “creata” dall’uomo e viene costruita e negoziata con gli altri. Di fatto gli individui pensano “con” gli altri e con l’aiuto degli strumenti forniti dalla cultura. L’acquisizione e l’uso della conoscenza avvengono attraverso una rete di interazioni e di strumenti che danno significato alla conoscenza stessa. Ne risulta che l’apprendimento è un processo che ha luogo in una cornice di partecipazione, non è l’atto di una persona, ma è “distribuito”, appunto, tra coloro che partecipano alla situazione (Lave e Wenger 2006). Occorre anche tener conto della molteplicità delle differenze culturali e cognitive degli alunni, utilizzando interventi, metodi, linguaggi diversificati, capaci di intercettare i diversi stili di apprendimento. L’attività educativa deve quindi essere adattata alle esigenze proprie di ogni singolo, fornendo stimoli educativi molteplici e quindi adatti alla molteplicità dei modi di essere intelligenti (Gardner, 1987). Per ridurre l’incidenza delle diversità individuali sul raggiungimento degli obiettivi, è necessario, pertanto, proporre attività coerenti, ma diversificate, in modo che ognuno possa usufruire di tempi e modalità adatte all’elaborazione delle conoscenze. |