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Le imprese a rete

Nota: Le imprese di servizi a rete

(Liberamente tratto dalla tesi di laurea Nicola Peri)

 

Negli ultimi anni l’Italia ha visto prendere avvio il processo di liberalizzazione e regolazione dei servizi a rete o servizi infrastrutturali. Generalmente, quando si parla di servizi infrastrutturali, ci si riferisce ai trasporti, all’elettricità, ai servizi di telecomunicazioni, al gas, ecc., ossia a quei servizi che, per la loro erogazione, hanno bisogno di essere supportati dall’utilizzo di reti, la cui duplicazione viene ritenuta economicamente inefficiente. Tali servizi hanno spesso determinate caratteristiche che consentono loro di essere forniti alla collettività da imprese private; tuttavia, un elemento di valutazione extracontabile ha portato a definirle come un obiettivo di servizio pubblico, altrimenti detto “servizio universale”. L’universalità non deriva dalla natura dei servizi (privata o pubblica), ma da una valutazione circa la loro rilevanza per la collettività all’interno del sistema economico. La fruizione del servizio dovrebbe essere dunque un diritto garantito indipendentemente dalle capacità economiche degli utenti e nel modo più uniforme possibile sul territorio nazionale.

La regolazione dei servizi a rete è solo uno degli aspetti che hanno caratterizzato e tuttora caratterizzano l’intervento del soggetto pubblico nel sistema economico. A partire dalla metà degli anni Ottanta, tuttavia, nei paesi OCSE si è dato avvio a un ampio processo di riforma degli interventi dello Stato nell’economia, in cui privatizzazioni e liberalizzazioni hanno visto sostituire l’attività pubblica di produzione diretta di beni e servizi con quella di regolazione della produzione privata, e i cui complessi motivi vanno ricondotti sia a cambiamenti nell’orientamento di politica economica che a modifiche strutturali e tecnologiche. Per quanto riguarda i primi, si è diffusa la convinzione che l’assetto organizzativo tradizionale, basato sull’affidamento della produzione a un’impresa monopolistica integrata sia verticalmente (relativamente alle varie fasi della filiera produttiva) che orizzontalmente (per aree geografiche), non fosse quello più efficiente.

Per quanto riguarda le modifiche strutturali, di natura prettamente tecnologica, si è provveduto a identificare le condizioni tecnologiche che definiscono un monopolio naturale e ad avviare la liberalizzazione di quei segmenti del processo produttivo in cui tali condizioni non sono effettivamente presenti o perlomeno prevalenti. Proprio la dinamica tecnologica ha favorito l’adozione di modelli organizzativi caratterizzati da un minore livello di integrazione rispetto al passato. Per le attività in cui il connotato monopolistico è (per ora) ineliminabile, la tendenza è stata invece quella di adottare schemi regolatori orientati a incentivare la minimizzazione dei costi di fornitura e, nel caso specifico dei servizi infrastrutturali, favorire l’accesso dei nuovi entranti alla rete dell’operatore dominante, nell’attesa di poter assistere in futuro ad una competizione tra reti alternative.

Anche se la liberalizzazione richiede una revisione degli strumenti regolatori, non sembra tuttavia venir meno l’importanza del ruolo del Regolatore. Al contrario, la maggiore complessità delle interazioni tra intervento pubblico e comportamenti degli operatori richiede l’utilizzo di strumenti più sofisticati. Per effetto della liberalizzazione si rende infatti necessaria la ricerca di soluzioni che consentano lo sviluppo sostenibile della concorrenza, salvaguardando allo stesso tempo sia le imprese che entrano nei mercati prima monopolistici, sia le imprese (generalmente quelle ex monopoliste) gravate, anche in regime competitivo, degli obblighi derivanti dagli obiettivi di servizio universale, sia infine (ma in realtà prima di tutto) coloro che usufruiscono dei servizi erogati, ovvero i consumatori. La liberalizzazione infatti porta alla comparsa di una pluralità di interlocutori che modificano gli equilibri di potere consolidatisi tra l’impresa precedentemente monopolista, l’autorità pubblica e i consumatori.