Tutto nasce da un gioco. Un’infanzia passata ad interpretare i propri personaggi preferiti, per lo più appartenenti alla sfera letteraria ottocentesca bohemién. Immedesimarsi in personaggi sempre nuovi, reinventarsi creando situazioni a volte surreali a volte suggerite dalla realtà, ha spinto l’artista ad indagare la propria interiorità fino a mettere in discussione la propria identità. Arthur Rimbaud e Oscar Wilde diventano i modelli di riferimento per le loro personalità ambigue, eleganti, sfrenate ed eccessive. Da qui nasce Oscar, l’alter ego di Benedetta Dealessi, che diventa O.B. : “[….] per dar vita al mio alter ego (o forse dovrei chiamarlo super – ego, poiché non è mai un’alternativa a me ma un’idealizzazione) […]”. Oscar si muove e vive in uno spazio e in un tempo altro, come un dandy distaccato e freddo si muove nella sua stanza, che essa sia un appartamento in stile vittoriano (vedi Oscar serie di performance e installazioni, Londra 2008), oppure una tipica camera d’adolescente di oggi. Oscar non vuole crescere, desidera solo soddisfare le proprie passioni e pulsioni. Il continuo gioco tra la personalità dell’artista e Oscar crea situazioni stranianti in cui l’osservatore, o meglio il partecipante, si trova a dialogare o bere un bicchiere d’assenzio in compagnia di un dandy attorniato da libri, calamai e ritratti seppiati alle pareti. Il gioco di ruolo per O.B. diventa un mezzo d’espressione in cui immergersi ed immergere gli altri, parte integrante dell’opera d’arte. Non soltanto la performance fa parte dei linguaggi di O.B. : disegno, pittura, video e installazione sono elementi costanti che l’artista utilizza indiscriminatamente. Nel video You have to be a King if you want to become a Queen, partendo dall’analisi delle teoriche femministe Judith Butler e Simone De Beauvoir, viene analizzata la figura della Drag Queen e del suo corrispettivo maschile Drag King. “La mia ricerca consiste nel tentativo e, direi, nella personale necessità, di andare aldilà delle barriere che ci impongono i tipici stereotipi ‘femmina’ e ‘maschio’, con tutti i limiti che evidentemente questi comportano, per esplorare cosa vi è nel mezzo”. La teatralità, il gesto performativo propri della Drag Queen, sono in questo video elementi fondamentali per la loro assenza, ponendo il personaggio tragicamente davanti a sé stesso. Il gioco di interpretazione di un personaggio si ritrova nel video Je est un autre, nel quale la vita del poeta Rimbaud, viene messa in parallelo con quella dell’artista stesso. Accostando immagini della vita dell’uno con quella dell’altro, si cerca di creare un modello e un mondo impossibile e atemporale, un luogo dove potersi “assentare”, dove poter diventare un altro. Nella audio installazione Dreams are Black, del 2007, O.B. chiede a cinque bambini, tre italiani e due inglesi di raccontare i loro sogni. Il lavoro si basa sulla condizione attuale dell’artista che si è trovata a sognare sia in italiano che in inglese. I sogni raccontati si alternano e sovrappongono creando un suono unico e indistinguibile. Nei racconti dei piccoli si riscontrano elementi comuni come fossero possibili archetipi, come per esempio cavalli alati, figure oscure, castelli e voci cavernose. Nel sogno del piccolo Josh si può ritrovare una figura con la faccia rossa ed inquietante che secondo la teoria psicanalitica di James Hillman rappresenta lo spirito panico che insinuandosi nei sogni dei bambini provoca gli incubi, ma è riscontrabile anche in un quadro di Nicholas Poussin del 1636 in cui un gruppo di satiri e ninfe festeggia intorno ad una statua del dio Pan che ha le caratteristiche del mostro sognato da Josh. La ricerca sullo spirito panico deriva da studi fatti dall'artista sulla sindrome di Peter Pan e sul suo significato antropologico. Teatralità, gioco e immaginazione sono alla base del nuovo lavoro che O.B. presenta al Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma in occasione dell'evento Qui la parola è arte. Oscar, nella sua stanza di adolescente, aspetta che qualcuno entri nel suo mondo per poi decidere se coinvolgerlo o meno nelle sue passioni. Videogiochi e libri di poesia, posters e musica classica compongono il suo universo piccolo ma infinito. L'adolescenza come momento critico, di grandi aspettative, fervido di progetti ma anche di dubbi. Una performance di forte impatto emotivo, che vuole essere per il pubblico momento di riflessione, di divertimento e di relazione con l'artista. | O.B. De Alessi Intervista a O.B. De Alessi a cura di Se Dici Curatori S.C. Sappiamo che stai seguendo il Master in Fine Arts alla Chelsea University di Londra, che percorso hai seguito nella tua formazione e quali prospettive ti ha aperto l'esperienza inglese? O.B.D.Il mio percorso come artista è iniziato con il teatro: ho cominciato a recitare a sedici anni quando ero al liceo e, a diciannove, sono andata a vivere a Londra per continuare a studiare recitazione. Durante i tre anni trascorsi all’ Accademia di belle arti di Bologna, che ho iniziato l’anno successivo alla mia permanenza a Londra, facevo per lo più pittura. Date le mie esperienze teatrali, sembra naturale che, dalla pittura, io sia gradualmente passata alla performance. In realtà non considero la performance come un punto d’arrivo, non è “quello che faccio”, ma quello che, al momento, mi permette di esprimere al meglio determinate idee. Di certo, il corso che sto frequentando attualmente mi ha spinto a sperimentare e, in un certo senso, a “lasciarmi andare”. È a Londra che ho capito che, per me, il medium, qualunque esso sia, è uno strumento che mi permette di esprimere una determinata idea o sensazione. Non amo definire la mia pratica in base al medium che uso.
S.C. Quali strumenti sono alla base del tuo lavoro e quali possibilità sta esplorando attualmente? O.B.D.Alla base del mio lavoro ci sono il disegno e la scrittura: lo strumento principale, per me, è una matita – in realtà non avrei bisogno d’altro per esprimere ciò di cui parlo nelle mie performance. Quando parlo di performance intendo non solo un’ esibizione “dal vivo”, ma anche fotografia e video. In un certo senso, sebbene sia difficile spiegare questo concetto, considero anche il disegno e la scrittura mezzi performativi. Il mio lavoro attuale esplora la possibilità di re-inventare la propria identità, mettendo in discussione la nozione di identità come statica dettata da parametri prestabiliti. Mi interessa la potenzialità insita nel gioco, nella messa in scena di personaggi, tempi e luoghi che, a mio parere, costituiscono la vera essenza di una persona. La possibilità di decidere chi si vuole essere in modo attivo, piuttosto che accettare la propria identità come dato di fatto. Il personaggio che interpreto, Oscar, risulta quindi essere la mia vera identità, quella che vivo interiormente in modo costante e che solo in alcune occasioni ( le mie performance) esteriorizzo. Tramite l’arte, tento di portare fuori quello che è dentro di me, letteralmente, di mettermi a nudo. Parlo di Oscar non come del mio alter ego: non divento mai Oscar, non ho bisogno di entrare nei suoi panni. In questo senso, “Oscar” è il mio ipse e il personaggio che interpreto è “Benedetta”. S.C In molti dei tuoi lavori si evidenzia un tuo interesse verso i cosiddetti "poeti maledetti". In particolare quali aspetti della loro poetica e filosofia ti hanno interessata e in che maniera secondo te possono essere ancora attuali? O.B.D. Durante l’ infanzia e, soprattutto, l’adolescenza, la maggior parte di noi sceglie dei propri modelli di riferimento. Questi personaggi ci aiutano a dare un senso ad emozioni e desideri di cui non conosciamo il nome. La mia passione per i “ poeti maledetti” – in modo particolare Arthur Rimbaud, è nata così, ma, forse diversamente da quanto accade a molte persone, non è mai scemata. Tutto riguardo Rimbaud è attuale: il desiderio di libertà, la voglia di trasgredire( e il coraggio di farlo), l’ispirazione, la poesia, l’avventura. È l’adolescenza nella sua forma universale, slegata da qualunque tipo di contesto o categoria. D'altra parte, Oscar e' un eterno adolescente: in questo senso Rimbaud diventa il mio "idolo" in quanto rappresenta tutto ciò che Oscar e'. S.C. Nelle tue opere ricorre spesso il tema del doppio e l'ambiguità della identità sessuale, che valenza hanno nel tuo lavoro? O.B.D.Mi interessa parlare di identità sessuale soprattutto in linea con la teoria femminista ( Judith Butler in particolare) di identità di genere come messa in scena, come maschera. Partendo da questo presupposto, intendo sovvertire gli stereotipi sessuali creati dalla società focalizzandomi su ciò che e' nel mezzo, esitante, potenziale. L'ambiguità sessuale data da un individuo incompleto e, dunque, libero di scegliere e' l'unico stato sessuale che mi interessa e che si trova nel mio lavoro. S.C. Che cosa ti ha spinto a partecipare all'evento al Teatro Biblioteca Quarticciolo e che tipo di lavoro proponi? O.B.D.Mi ha subito parsa interessante l’idea di poter portare il mio lavoro all’interno di una biblioteca. Essendomi stata data l’opportunità di focalizzare il mio progetto su bambini e adolescenti, poi, ritengo questo evento un’occasione perfetta per mettere in pratica vecchie idee e trovarne di nuove. S.C. Quanto la partecipazione dell'osservatore può modificare la situazione dal momento in cui entra all'interno del tuo sistema di rappresentazione? O.B.D. Fino ad ora, mi e' capitato di fare performance dal vivo in cui ho scelto di non interagire con il pubblico (sebbene suppongo che, pur nella più totale chiusura, sia impossibile non creare un qualche tipo di interazione durante una performance dal vivo). Credo che questo tipo di performance sia paragonabile allo scorrere del tempo in un film: c'e' il tempo interno al film, quello esterno, ovvero quello relativo allo spettatore, e la durata effettiva della pellicola e questi tre tempi sono indipendenti uno dall'altro. Nel momento in cui scelgo di permettere allo spettatore di entrare a far parte del mio tempo,gli permetto di diventare parte del film e, allo stesso tempo, accetto di non conoscere la fine di tale film, ovvero desisto dall'essere pienamente in controllo della situazione. S.C. Dove ti sta portando il tuo lavoro e che prospettiva hai per il futuro? O.B.D.Ho intenzione di approfondire lo studio sull'adolescenza come periodo di progettazione di ambiguità (indecisione) e quindi, di potenzialità. Intendo inoltre continuare a lavorare sul gioco di ruolo come metodo di esteriorizzazione del proprio sé. S.C. Che cosa ti aspetti dall'esperienza lavorativa con un gruppo di giovani come se-dici curatori? O.B.D Spero che questa esperienza sia utile in modo reciproco. E' la prima volta che collaboro con più curatori allo stesso tempo e credo che sia una buona occasione per imparare diversi metodi di approccio all' arte e per ascoltare diversi punti di vista riguardo il mio lavoro.
BIOGRAFIA
O.B. De Alessi è una giovane artista che studia il concetto di interazione tra opera d’arte e pubblico. Il punto fondamentale della sua ricerca è la relazione tra immaginazione, finzione, atemporalità e teatralità. L’artista manifesta la sua poetica attraverso molteplici mezzi espressivi, alternando disegno, video, performance e installazione. Spesso le sue opere nascono da riferimenti letterari (come Arthur Rimbaud e Oscar Wilde). O.B. De Alessi, infatti, affianca la pratica artistica alla scrittura. Ẻ autrice di poesie e di un racconto per ragazzi (“Oneirographon”), ancora inedito. Le sue opere si rivolgono ad un pubblico di adulti e bambini, interessandosi al rapporto tra i personaggi interiori e la loro rappresentazione nella realtà esterna. Grazie al suo interesse per la sfera letteraria. O.B. De Alessi coinvolgerà nel Teatro Biblioteca Quarticciolo gli spettatori più giovani attraverso azioni performative. O.B. De Alessi è nata ad Alessandria nel 1984 e attualmente vive e lavora a Londra. Ha conseguito la laurea in pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna (2007), ha frequentato il corso Postgraduate Diploma Fine Art al Chelsea College of Art&Design ed ora è in procinto di seguire un Master in Fine Art presso lo stesso istituto. Ha partecipato ad esposizioni personali e collettive, come il Premio DAMS di Bologna (2006), la mostra Shaping Air (2007) tenutasi a Neon>Campobase di Bologna, Festival del Cinema di Salonicco (2007), il concorso per lavori audio indetto da Radio Papesse (sezione sound art di Palazzo delle Papesse di Siena, 2007). Nel corso del 2008 ha esposto a Parigi, Londra e Bologna.
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