Svolgono un importantissimo lavoro a favore delle società alpinistiche
12.11.07 Giornale del Popolo - Teresio Valsesia
Quei benemeriti guardiani che gestiscono le capanne
Svolgono un importantissimo lavoro a favore delle società alpinistiche
Svolgono un
importantissimo lavoro a favore delle società alpinistiche, senza ricavarne un
utile finanziario. Solo in Vallemaggia sono un centinaio. Sono delle figure
fondamentali nell’ambito di alcune società alpinistiche grazie al loro spirito
di volontariato. Parliamo dei “capannari”, che trascorrono parte del loro tempo
libero impegnandosi nella gestione dei rifugi senza ricavarne un utile
finanziario. Con la loro dedizione contribuiscono in modo determinante a
rimpolpare le casse delle società, che in tal modo possono beneficiare di
entrate, senza l’aggravio delle spese di gestione. Nelle capanne della
Vallemaggia sono un centinaio. «Non sono dei guardiani professionisti, ma il
loro è un volontariato altamente professionale », dice Arturo Rothen, presidente
della Società alpinistica valmaggese, che per i due rifugi del Pian di Crest e
di Soveltra ne conta complessivamente un’ottantina, che si sobbarcano i turni
le settimane, da giugno a ottobre. «Si tratta di singole persone o di piccoli
nuclei familiari che praticano un’accoglienza ideale a favore degli
escursionisti – aggiunge Rothen – poiché sono anche in grado di fornire tutte
le informazioni necessarie: itinerari, tempi di marcia e pericoli delle
montagne. Infine, qualità non trascurabile, la gastronomia. Una cucina
casalinga e nostrana, particolarmente apprezzata». Questi volontari non sono
soltanto valmaggesi, ma provengono anche dal resto del Cantone, dalla Svizzera
interna e dall’Italia. La gastronomia è una qualità notoriamente accreditata
anche ad alcune “capannare” degli “Amici della montagna” di Brissago, alla
capanna del Legn. Nei giorni scorsi la società ha offerto una simpatica cena
di ringraziamento a una trentina di persone che si sono suddivise i turni di
custodia del rifugio sul Gridone. Tradizione vigente anche per la SAV. Quanto al CAS
Locarno, per la capanna Alzasca «i guardiani volontari sono quasi tutti
germanici e svizzero- tedeschi», osserva Angelo Meni, che da 31 anni svolge
l’incarico di guardiano più per eseguire i lavori che per curare la gestione.
«Da fine giugno a fine ottobre diciotto persone si alternano ogni quindici
giorni. Il ricambio è assicurato», aggiunge Meni. «Abbiamo infatti una lista di
attesa: i nostri volontari devono aspettare un anno per avere il loro turno».
La ricompensa? «Un piccolo omaggio di vini ticinesi. Apprezzatissimo ».
Quest’anno in Alzasca i pernottamenti sono stati 1.600. Tre anni fa erano un
migliaio. «Anche i visitatori sono quasi tutti germanici e confederati. E la
maggior parte richiede la mezza pensione».