La proposta viene dal deputato Fabio Regazzi: "Evitare spese inutili"
L'interrogazione è firmata anche dai deputati Edo Bobbià, Norman Gobbi e Gabriele Pinola. Si invita ad un ripensamento, suggerendo anche di interpellare subito i cittadini
26.11.2008 Corriere del Ticino
Nuovo invito all’eutanasia per il Parco nazionale del Locarnese, progetto ormai gravato da croniche difficoltà, che da tempo suscita soprattutto dubbi, critiche e polemiche. Archiviate le prese di posizione dei due granconsiglieri valmaggesi Fiorenzo Dadò (PPD) e Giacomo Garzoli (PLR), ora è passato all’attacco anche il popolare democratico verzaschese Fabio Regazzi. Con una circostanziata interrogazione al Governo, il deputato invita il Cantone ad abbandonare gli indugi, intervenendo direttamente in una situazione sfuggita di mano ai promotori, così da consentire alle parti di affrontare il tema con un nuovo approccio. Il tutto, con l’obiettivo di giungere a una diversa soluzione che sia maggiormente condivisa an che dalle popolazioni dei comprensori interessati.
Avv. Regazzi, un certo clima di sospetto che aleggia attorno a questa vicenda impone massima trasparenza. Lei è un cacciatore: per prima cosa, quindi, risponda a chi sostiene che in Ticino voialtri e i pescatori formate una potente lobby, e che desiderate sabotare il progetto di Parco Nazionale, perché vi priverebbe dei vostri «campi da gioco»...
«Il fatto che cacciatori e pescatori difendano i loro legittimi interessi mi sembra del tutto lecito e normale. Per quanto mi riguarda, la valutazione sul progetto Parco non è fatta nell’ottica del cacciatore, bensì del politico attento alle esigenze delle nostre valli. A ben guardare, in effetti, le opposizioni vengono anche da altre cerchie, come quelle degli agricoltori o dei Patriziati, molto sensibili all’uso del nostro territorio».
Veniamo al suo atto parlamentare. Al di là della recente lettera spedita dalle organizzazioni valmaggesi ( vedi il CdT del 14 novembre), è proprio vero che nelle valli c’è così tanta resistenza contro questo progetto?
«Le resistenze, che in molti casi sfociano in aperta opposizione, sono palpabili: sottovalutarle, o peggio ancora ignorarle, sarebbe un grave errore. Questa iniziativa ha oramai perso buona parte del credito di consenso di cui godeva inizialmente, e i promotori farebbero bene a riconoscerlo. La mia sensazione è che se non si cambia rotta il progetto è destinato a non vedere la luce. Alla logica del “tutto o niente” mi chiedo se non si potrebbe opporre una soluzione come quella ipotizzata dal deputato Giacomo Garzoli, ossia valutare l’ipotesi di un parco regionale, che non si sconterebbe con tutte queste opposizioni».
Lei sostiene che l’ Ordinanza del Consiglio Federale sui parchi – messa in consultazione nel 2007 e tuttora valida nella sua sostanza – sarebbe in contrasto con le intenzioni di chi, nel 2002, aveva lanciato il progetto locarnese. Per quali ragioni?
«Nello studio di fattibilità elaborato dalla Regione Locarnese e Vallemaggia si era esplicitamente fatto riferimento ad un modello di parco antropizzato e non restrittivo, che avesse nella promozione e non nella proibizione il suo obiettivo di fondo; basta leggere l’ Ordinanza federale sui Parchi Nazionali per capire che i presupposti sui quali si basava il progetto iniziale sono stati spazzati via. I promotori dovrebbero per lo me no avere l’onestà intellettuale di ammetterlo, cosa che non mi risulta sia a tutt’oggi avvenuta».
Un problema che emerge nel suo atto parlamentare è legato alla famigerata «tattica del salame»: a furia di approvare crediti di progettazione milionari, a un certo punto saranno stati spesi così tanti soldi che decidere di tornare indietro sarà molto difficile, se non impossibile: allo stato attuale, ci sono garanzie che non andrà così?
«Di garanzie non ve ne sono ed è per questo che ritengo giusto che se ne parli. Questo progetto ingoierà svariati milioni di franchi prima di venire sottoposto alla consultazione popolare; i suoi fautori avranno a quel momento gioco facile nel sostenere che, in caso di un no alle urne, tutti i soldi spesi sarebbero stati sprecati, e non avrebbe quindi alcun senso bocciare il progetto di Parco nazionale. Un modo di procedere, che di democratico ha ben poco».
Sempre a proposito di democrazia, lei solleva la questione delle modalità con cui la popolazione dovrebbe venir coinvolta. Perché lo ritiene un tema così importante?
«I promotori continuano a parlare di processo democratico, ma nessuno fino ad oggi ha dato un’indicazione sulle modalità con cui questo verrà impostato. È evidente che, per le sorti del progetto, questo aspetto è fondamenta le, perciò è necessario avere da subito chiarezza. Cosa succederà se ad esempio un Comune in cui è prevista una zona nucleo dovesse votare contro? Verrà modificato il progetto o questo Comune dovrà subire un’adesione coatta allo stesso?».
E alla luce di questa situazione, in definitiva, lei cosa propone?
«A mio avviso le alternative sono due: o procedere con un cambio di strategia, optando per esempio per un parco di tipo regionale come suggerito dal collega Garzoli, oppure l’ipotesi di progetto Parco Nazionale deve essere sottoposta subito alla popolazione, come una sorta di votazione di entrata in materia. Se l’esito sarà positivo si potrà procedere con gli studi e gli approfondimenti. In caso contrario, eviteremo da un lato l’accanimento terapeutico su un progetto clinicamente morto e dall’altro un inutile spreco di diversi milioni di franchi».