Vallemaggia, il Parco divide : nazionale o regionale ?
Affollato e vivace dibattito, sabato, organizzato a Cevio dal Municipio sul tema del Parco nazionale del Locarnese – Si sono accentuate le spaccature fra i promotori del progetto e chi invece vuole un Parco solo regionale
Corriere del Ticino 30.03.09
«C’è un rustico da vendere nella zona nucleo del Parco nazionale? Fatemelo sapere perché sono interessato!». A dirlo non è l’ennesimo speculatore di turno, ma il direttore dell’Ufficio federale dell’ambiente Bruno Oberle. Lo ha fatto sabato mattina a Cevio nel corso del dibattito organizzato dal locale Municipio sul tema del Parco nazionale del Locarnese. E Oberle si è spinto anche oltre, sostenendo che non solo i rustici esistenti nelle zone nucleo del Parco nazionale saranno conservati, ma si potranno anche svolgere tutte le attività che già ora si fanno, vale a dire dalla manutenzione dei manufatti e dei relativi accessi alla raccolta della legna per scaldarli e, se proprio si vuole, dei funghi o mirtilli che dovessero crescere nelle vicinanze. Affermazioni, queste, che hanno letteralmente lasciato esterefatto Fabio Regazzi, presidente di Acqua Nostra e uno dei relatori presenti al dibattito per sostenere la proposta alternativa di un Parco che sia solo regionale. Regazzi ha così subito fatto presente al direttore dell’Ufficio federale dell’ambiente quali sono i contenuti dell’Ordinanza federale che regola le zone nucleo. Ordinanza che per i rustici prevede sì il mantenimento, ma solo per gli oggetti meritevoli di tutela. «Non cambia nulla, ha replicato Oberle. L’Ordinanza va interpretata e l’ente di sorveglianza sarà comunque il Comune al quale competerà di attribuire a questi manufatti la qualifica richiesta!». Preoccupazioni legittime Il botta e risposta di cui sopra è nato dopo che dalla sala si era levata una voce che esprimeva le preoccupazioni di un nutrito gruppo di privati proprietari di rustici in una delle previste zone nucleo (la val Calnegia) del Parco nazionale.
Preoccupazioni per il fatto che il Parco nazionale del Locarnese, che per essere tale deve appunto prevedere delle zone nucleo regolate da rigorose norme di protezione, imponga restrizioni e limitazioni troppo penalizzanti per chi ha delle proprietà in queste aree. Limitazioni, d’altronde, mal viste anche da cacciatori e pescatori e, in definitiva, pure da una parte del mondo agricolo locale per il timore di dover sopportare dei sacrifici troppo alti.
La domanda che, come d’altronde era prevedibile, si è fatta presto largo in sala è stata quindi quella del perché realizzare un Parco nazionale quando sarebbe molto più semplice optare per un Parco naturale regionale che, come ribadito da Michele Gilardi, presidente della neocostituita associazione che promuove questa soluzione, «mette l’uomo e le sue attività al centro della natura e non viceversa».
«In un sistema economico come quello attuale – ed è ancora stato Bruno Oberle a fornire la risposta – possedere un marchio di qualità è determinante per promuovere dei prodotti. Poter «targare» attività e produzioni svolte all’interno del Parco con l’etichetta «Parco nazionale svizzero del Locarnese» ovviamente sarebbe un veicolo promozionale e di ritorno economico determinante, soprattutto in regioni dove attualmente si conoscono importanti difficoltà dal profilo dello sviluppo socio-economico».
Un concetto, quest’ultimo, ripreso anche dal direttore del Dipartimento del territorio Marco Borradori, pure fra i relatori del dibattito di sabato. «Realizzare solo un Parco naturale regionale – ha sottolineato – potrebbe risultare limitativo e poco competitivo in quanto in Svizzera ce ne saranno una ventina, mentre che di Parchi nazionali ne sono previsti unicamente un paio o tre».
Massima libertà di scelta Sempre Borradori, e con lui il direttore dell’Ufficio federale dell’ambiente, hanno pure sgombrato il campo sul chi dovrà decidere. «Nessuno vi vuole imporre niente, né il Cantone né la Confederazione. Siete voi, popolazione del Parco, voi Comuni interessati, voi gente del posto – è stato più volte sottolineato – che deciderete cosa volete, se intendete creare o meno nella vostra regione ciò che viene proposto, sia poi esso un Parco nazionale o regionale. E lo potrete fare con lo strumento più democratico che abbiamo: il voto popolare, che sarà rispettato fino in fondo, senza possibilità di adesioni coatte».
Subito alle urne? Se si potrà votare, perché non farlo allora subito invece di attendere ancora 4 anni di completamento degli studi e spendere altri 5 milioni per proseguire nella progettazione di un Parco che sembra non trova re consensi ? Una richiesta di nuovo giunta da Fabio Regazzi, secondo il quale il voto andrebbe fatto entro fine anno su tre oggetti: Parco nazionale, Parco regionale o nessun Parco. Votare adesso, gli è stato fatto presente, non è idoneo: i progetti non sono ancora «maturi».
O mangi questa minestra...
Fra le lacune della procedura c’è il fatto che non sono state presentate alternative. A rilevarlo è stato Rinaldo Dalessi, vicepresidente dell’associazione promotrice del Parco regionale e consigliere comunale di Cevio. «Come dire, ha osservato, o mangiate questa minestra o... Questo non dovrebbe invece essere – ha proseguito – un progetto problematico, come definito dal sindaco di Cevio Pierluigi Martini, bensì un’opportunità. E, invece, è un progetto che divide la valle in due!».
Anche Armando Donati ha spezzato una lancia a favore delle alternative da valutare. «Lo avevo già detto fin dagli inizi – ha fatto presente – di riservare una piccola somma per studiare una variante di Parco regionale. Non è stato fatto e ora c’è un’associazione che si è fatta carico di ciò, diamole almeno 6 mesi di tempo per elaborare il proprio concetto. Si eviterà così anche l’impressione – ha concluso – di vederci imposte dall’esterno delle soluzioni, come è accaduto una sessantina d’anni or sono quando si sono presi le nostre acque!».
Occhi puntati su Cevio Per proseguire il progetto di Parco nazionale ha ora bisogno della decisione del Municipio di Cevio che non si è ancora pronunciato sull’adesione o meno al progetto. Una decisione importante in quanto questo Comune detiene una parte notevole del territorio che formerebbe il Parco. Se Cevio dovesse chiamarsi fuori ovviamente il rischio che tutto sfumi è alto, anche se da parte del direttore dell’Ufficio federale dell’ambiente sabato è stato detto che «il progetto potrebbe comunque prendere altre vie».
«Dobbiamo però renderci conto –hanno concluso AlfredoMartini e Beppe Savary, copresidenti del progetto di Parco nazionale – che in questo momento ci stiamo giocando il futuro dei prossimi cinquant’anni».