Sul parco nazionale dichiarazioni fuorvianti

Una serie di precisazioni in merito ad un articolo

Giornale del Popolo 24.01.2009
 

Sul Corriere del Ticino del 19 gen­naio «l’avvocato Michele Gilardi, no­to per la sua contrarietà al progetto di Parco Nazionale, fa delle afferma­zioni palesemente fuorvianti». Così afferma un comunicato del parco dif­fuso ieri, che rispedisce tali afferma­zioni al mittente, con una serie di pre­cisazioni.

Gilardi sostiene che “un Parco Nazio­nale rimane una riserva naturale in cui l’accento è posto sui divieti e l’e­spulsione delle attività umane”. La realtà – si legge nel comunicato – è ben diversa poiché l’Ufficio federale dell’ambiente precisa che 'i parchi di importanza nazionale, oltre che a proteggere, contribuiscono a favori­re lo sviluppo economico e il turismo, e a creare nuovi posti di lavoro'. Un Parco Nazionale è suddiviso in due ti­pi di zone: quelle centrali e quella pe­riferica. Nelle zone centrali (nel no­stro caso 5), la natura è lasciata libe­ra di svilupparsi secondo la propria dinamica, ma la legge garantisce “l’effettivo esistente delle costruzio­ni e degli impianti, e le attività antro­piche come l’utilizzazione degli al­peggi, il mantenimento di rustici, mo­numenti culturali, sentieri, capanne, ecc.. La zona periferica non ha rego­le nuove rispetto ad ora e 'i requisiti della zona periferica coincidono con quelli del parco naturale regionale'. Il progetto del Locarnese interessa un territorio di 326 km quadrati: il 46% ricoperti da boschi, il 32% da super­fici rocciose, il 17% da praterie alpi­ne, il 2% da acque e ghiacciai ,e solo il 2% da zone agricole e 1% da super­fici edificate o edificabili. Il progetto ipotizza la creazione di zone centra­li per ca. 80 km quadrati, ossia solo un quarto dell’area. I restanti 75% del ter­ritorio rientrano nell’area periferica. Le future 'zone centrali' del Parco Nazionale del Locarnese saranno tutte situate in luoghi discosti, in cui già oggi l’impatto delle attività uma­ne è quasi nullo. Inoltre, il territorio di studio del futuro parco, ha già og­gi ben 233 km quadrati di superfici protette a diverso titolo. Quindi il 75% del futuro Parco Nazionale del Locar­nese sarà sottoposto a regole equiva­lenti a quelle di un parco regionale.

L’avvocato Gilardi afferma poi che un Parco Nazionale è “gestito a livello centrale, e non dalla gente del posto, che al massimo applica le norme sta­bilite da Berna”. Il comunicato preci­sa che anche quest’affermazione è er­rata. «Infatti il progetto è proposto dai Comuni e non da Berna. La legge 'consente alla popolazione di parte­cipare attivamente, per via democra­tica, alla pianificazione e all’istituzio­ne di un parco'.
Il progetto locarnese ha ottenuto fi­nora l’avvallo formale dei Municipi di 10 comuni mentre Cevio deve anco­ra decidere. Dopo il nulla osta di Ber­na, previsto per l’autunno, il Parco en­trerà nella fase di pianificazione di dettaglio, cui parteciperanno popo­lazione, associazioni, enti e impren­ditori. «Questa fase sarà accompa­gnata da un’intensa attività d’infor­mazione, in modo da garantire che la popolazione locale, al momento del voto tra circa 4 anni, possa esprimer­si in perfetta cognizione di causa».

Il Consiglio del Parco è a disposizio­ne dei cittadini, e l’intero incarto del progetto sarà disponibile on-line nel­le prossime settimane.