Una "Voce" per il Parco


Dalla Val Onsernone un invito alla lungimiranza

   

 

30.12.2008 - Oliver Broggini - Corriere del Ticino


Il bollettino informativo vallerano critica gli attacchi al progetto e invita le periferie a non perdere «l’occasione di trovare nuovi strumenti per dare dignità al nostro territorio e difenderlo da ogni tentativo di spoliazione» 

Se in Vallemaggia il Parco nazionale del Locarnese è da tempo confrontato a un notevole scetticismo, un altro compren­sorio toccato dal progetto lancia in questi giorni un importante messaggio positivo ai promotori.

La «Voce», storico bollettino in formativo della valle Onsernone, dedica infatti al Parco il suo editoriale – firmato da Roberto Carazzetti – con l’eloquente titolo «Vale la pena crederci!». 

«Opportunità irripetibile» 

«Assumere e sostenere questa realizzazione», spiega l’editorialista, «significa avere una visione a lungo termine delle future capacità di salvaguardare i nostri spazi di vita, che al momento si stanno rivelando assai fragili». Il punto, è che la situazione attuale rende «necessario, diremmo anche urgente, reagire al declino e rimboccarsi tutti assieme le maniche per ricercare e per mettere in atto tutto quanto è utile a valorizzare intelligentemente questi tesori nostri, che sono le risorse economiche, ambientali, del paesaggio e della cultura».

Da questo punto di vista, il Parco nazionale «offre una possibilità unica e irripetibile per le comunità alpine che credono nelle lo ro capacità di sviluppo».

La «Voce» ricorda comunque le resistenze sinora incontrate dal progetto, soffermandosi in particolare «sulla situazione del Comune di Campo Vallemaggia (58 abitanti), che con decisione assembleare, forse non del tutto corretta dal profilo giuridico», aveva per primo ritirato la sua partecipazione.

«Di per sé», commenta anzitutto Carazzetti, «queste critiche si potrebbero interpretare come l’espressione di posizioni legittime e utili nel dibattito democratico ed aperto, che ha accompagnato già dall’inizio i lavori».  Tuttavia, prosegue l’editoriale, «analizzandone i contenuti e le intenzionalità sottostanti, si scopre che tutte le critiche hanno un denominatore comune, quasi fossero il frutto di un’unica regia occulta: in esse emerge, seppur in forme diverse, come traccia univoca, la mancanza di prospettiva a lungo termine nella soluzione dei problemi reali». 

Guardare più in avanti 

Vedere il Parco nazionale «come un’imposizione venuta dall’esterno », impedisce però di rendersi conto di come «per le nostre periferie di montagna, sia sempre più necessario avere visioni proiettate in avanti, prevedere, saper gestire assieme ed investire sui prossimi dieci/vent’anni».

Solamente una «visione prospettica rivolta al futuro può garantire uno sviluppo sostenibile, in funzione delle prossime generazioni, soprattutto per quelle che vivono in aree già fortemente abbandonate dall’uomo».

Il progetto di Parco Nazionale non impedisce a nessuno di andare a pesca, incalza Carazzetti: «Chi lo pensa si rende complice del fallimento di un progetto che garantirà a tutta la collettività coinvolta – fra cui anche chi va a pesca – gli strumenti della pro pria crescita!». 

 Craveggia? C’entra, eccome. Per corroborare la sua tesi, la «Voce » prende infine in esame la nota vertenza sullo sfruttamento idroelettrico – progettato in territorio italiano – ai danni del fiume Isorno. «Sono molto pericolose, e portano a non cavare un ragno dal buco, quelle concezioni che non interpretano il territorio e i quadri ambientali come un intreccio organico di elementi vitali, di caratteristiche naturali e di problemi da affrontare», scrive Carazzetti: «Questo modo di vedere le cose in maniera schizofrenica fa sì che il territorio dove si vive, sia scisso in tante piccole realtà indi pendenti una dall’altra, in tanti problemi separati, senza una visione organica d’assieme».

Quale esempio negativo, viene ci tata la presa di posizione di Fiorenzo Dadò ( vedi il CdT del 18 novembre), in cui il granconsigliere definiva «del tutto inopportuno» tracciare collegamenti tra il progetto di Parco Nazionale e la questione dell’ Isorno. « Noi siamo profondamente convinti», argo menta invece Carazzetti, «che la realtà storica dell’ Onsernone, potrà trovare uno sbocco positivo alla sua evoluzione solo se sappiamo capire che l’ipotetico furto delle acque dell’ Isorno non è solo un “problema di acqua”» In realtà, ad emergere sarebbe «uno dei tanti segnali minacciosi per le comunità alpine discoste, che provengono da ambienti esterni, per i quali il territorio delle periferie è un’entità banale, un oggetto da colonizzare e da asservire agli interessi esterni di chi è finanziariamente più forte». 

«Non siamo un parco giochi»

Desiderosa di non «diventare una specie di “parco giochi” dei centri urbani», l’ Onsernone esprime perciò pieno sostegno alla creazione del Parco nazionale del Locarnese: una realizzazione che «dà alle nostre Comunità gli strumenti per gestire con coscienza, intelligenza e dignità il nostro territorio ricco di tanti elementi preziosi; ma soprattutto rafforza un’autorevolezza e un’autonomia creati va in grado di contrastare con convinzione e onestà intellettuale tutti i tentativi di spoliazione e di accaparramento del le nostre risorse».