Il dibattito
Parco nazionale,i dubbi restano
di Rinaldo Dalessi , consigliere comunale Plrt Cevio
05.11.08 La Regione
Recentemente, con un testo pubblicato sui giornali, avevo chiesto se gli argomenti dei promotori del Parco nazionale del Locarnese fossero già finiti e che gli stessi si spiegassero. Per questo ho partecipato venerdì sera a Cavigliano alla serata informativa sul progetto del medesimo Parco, organizzata dalla Società agricola del Locarnese, dalla quale mi attendevo – come probabilmente speravano i molti agricoltori presenti e il folto pubblico – di essere informato. È indubbio che il settore agricolo è fra quelli più toccati e interessati dal futuro Parco, ma è anche per sua natura il più restio alle novità, specie se poco chiare. Orbene, credo che nessun agricoltore uscito da quella serata possa dirsi soddisfatto. Infatti non è stata data nessuna risposta alle domande puntuali; nessun dubbio è stato fugato. Il rappresentante dei promotori e la direttrice del progetto hanno parlato per ore, ma non hanno approfondito le tematiche agricole. Nessuno ha garantito agli agricoltori che potranno svolgere la loro attività dentro il perimetro del Parco; nessuno ha spiegato che relazione ci potrà essere tra l’agricoltura e il Parco. Non è stata illustrata la legge e non si è detto cosa significhi per gli stessi agricoltori il fatto che « il parco è un territorio che offre spazi vitali alla fauna e alla flora indigene e promuove lo sviluppo naturale del paesaggio » ( Lnp art. 23 f. 1) che « è caratterizzato dalla varietà e dalla rarità delle specie animali e vegetali indigene nonché dei loro spazi vitali » ( OPar art. 15 1a.). Forse che sui prati potranno pascolare solo cervi e cinghiali? Forse che non sarà più permesso piantare le patate perché provenienti dalle americhe? Bisognerà sradicare cachi e strappare i gerani dai balconi, perché non sono specie indigene? E ancora: « Il paesaggio rurale viene gestito in modo rispettoso della natura ed è protetto da interventi pregiudizievoli » ( Lnp art. 23 f. 3b.) ed è necessario che siano « promosse le funzioni ecologiche delle superfici agricole » ( OPar art 18.1a.) e « valorizzati e collegati fra loro gli spazi vitali degni di protezione di specie animali e vegetali indigene » ( Opar art18 . d.). Cosa significa? Se si pensa poi alle zone nucleo in cui sarà garantito « il libero sviluppo della natura » ( OPar art16 .2b.), ma non è ammesso « utilizzare il terreno per scopi agricoli » ( OPar art17.1e.) allora la confusione per gli agricoltori diventa totale. E purtroppo la serata non ha fatto che rafforzare i dubbi. L’articolata relazione della direttrice del progetto non è servita a nulla e a nessuno e l’informazione appare sempre più carente; così le giustificate titubanze e le paure degli agricoltori non fanno che crescere.