Parco nazionale: gli argomenti sono già finiti ?


di Rinaldo Dalessi , consigliere comunale Plrt Cevio 

10.10.08  La Regione 

Con la presa di posizione espressa a riguardo del mio scritto in cui chiedevo più informazioni, più apertura e voce per la gente, i promotori del progetto di Parco nazionale del Locarnese dimostrano, a mio modo di vedere, solo una cosa e cioè che siamo arrivati alla frutta, non hanno più argomenti, hanno paura del dialogo. Infatti anziché soddisfare le mie minime richieste che stanno però alla base della democrazia, essi ac­cusano il sottoscritto di essere fra gli oppositori del parco, di avere scarsa lungimiranza, di intralciare il loro lavoro ecc. Ma a loro rispondo che se chiedere democrazia e voce per la gente vuol dire essere oppositori allora sono uno strenuo oppositore e accetto l’accusa di non essere lungimiran­te. Se fosse vero che il clima di lavoro nei municipi è molto costruttivo, come dicono, come mai si vedono prese di posizione assolutamente con­trarie di singoli amministratori e personalità politiche varie, come mai certi patriziati si distanziano chiaramente dal progetto? È forse perché i promotori hanno assunto l’arrogante atteggiamento degli ambientali­sti che per bocca di Rodewald tacciano di zoticoni chi non la pensa come loro e ammoniscono gli Enti e i cittadini con accuse ridicole e intimidato­rie e pretendono di decidere loro cosa i nostri concittadini devono pensa­re? In effetti mi sembra che ci si avvii a grandi passi verso la situazione in cui alla gente verrà chiesto di scegliere fra il dire sì o essere d’accordo. Se i municipi sono perfettamente informati (cosa da dimostrare) non si può dire certo lo stesso della popolazione che non sa niente e qui sta il noc­ciolo della questione. Con queste premesse che cosa vogliono costruire? Difendono le loro legittime aspirazioni con una valanga di cifre che sem­brano il latinorum di certi bravi preti dei tempi andati che trovavano così risposte per ogni dubbio dei fedeli creduloni e ignoranti. Mi ripeto, qui ci vogliono dibattiti pubblici non 200 riunioni semisegrete in cui si elaborano grandi progetti fondati sulla sabbia o sulle spalle degli altri. Non ci sono alternative? Discutiamone. E poi, chi le ha cercate eventuali alternative? Sinora si sono tenute solo 4 riunioni pubbliche in cui si è di­scusso però unicamente delle bozze dell’ordinanza federale e da allora è passata molta acqua sotto i ponti. A due di queste riunioni ho partecipa­to e il ricordo che ho tenuto è che a Cavergno i promotori hanno fatto una figura non proprio cristallina (per non dire di peggio) mentre che da Ce­rentino sono letteralmente fuggiti. Capisco pertanto che con questi ante­fatti sia difficile affrontare il dibattito, ma che temono? Il giudizio della gente? Ricordo per chi non l’avesse ancora capito che si vuole progettare il nostro avvenire e quello dei nostri figli e nipoti ed è proprio per questo che chiedo e chiediamo di essere informati e partecipare al processo deci­sionale in ogni gradino e non far decidere per noi i municipi o peggio i vari Rodewald di turno o le associazioni ambientalistiche. In tutto que­sto la natura ha un ruolo rilevante ma vi sono in gioco anche altri valo­ri altrettanto importanti. Noi abitiamo, viviamo e facciamo vivere le val­li, Rodewald e Co se ne stanno nei salotti di Berna a pontificare, vivono regolarmente di impieghi e lauti stipendi, ma rastrelli e falci nelle loro mani non ne ha mai visto nessuno. Per me è chiaro che così non va e non va accettato che si costruisca il nostro futuro con la tattica del salame, una fetta oggi una domani e presto il salame è finito e nemmeno va accet­tata la subdola prospettiva dei soldi con cui si vuole comperare il consen­so dei patriziati. Già in tempi andati questa tattica ha funzionato ma ora molti comuni si ritrovano con i migliori fondovalle occupati da con­dotte e linee elettriche che minano la nostra salute. Tornando ai progetti di parco nazionale, i promotori ben si guardano dall’affrontare la realtà del Comune di Cevio, segnatamente della val Bavona. Parlano generica­mente di valli del Locarnese e dei loro problemi che non sono assoluta­mente quelli della val Bavona la quale vive, fortunatamente, un’altra realtà ma alla quale verrà chiesto un sacrificio enorme ricevendone in cambio che cosa? Essa serve al progetto solo per far cassa e km quadri (circa un terzo della superficie del parco e metà delle zone nucleo) ma la sua popolazione non entra nemmeno nelle cifre e nelle statistiche ripor­tate. Ci spieghino. Abbiamo bisogno di chiarezza, certezza e collabora­zione. Nascondere la realtà come stanno facendo ora i promotori non ser­ve a nessuno!