Regione Tre valli e Locarnese pronte a rinunciare ai due progetti se
Berna non concederà deroghe ai vari divieti Caccia, pesca, funghi, agricoltura
e rustici: il Consiglio di Stato fa proprie le critiche e stronca l’Ordinanza
federale
22.05.2007 La Regione
A queste condizioni niente parchi nazionali
Regione Tre valli e Locarnese pronte a rinunciare ai due progetti se Berna non concederà deroghe ai vari divieti Caccia, pesca, funghi, agricoltura e rustici: il Consiglio di Stato fa proprie le critiche e stronca l’Ordinanza federale
Nell’immaginario collettivo un parco nazionale che si rispetti è lì ‘solo’ per essere percorso a piedi e osservato. Niente caccia e pesca, vietato catturare farfalle, raccoglier funghi e asportare pietre, proibito aggiungere o modificare rustici, imperativo restare sui sentieri e non introdurre animali domestici. Foto e video concessi, almeno quelli. Partendo dal modello ‘guardare e non toccare’ il Dipartimento federale dell’ambiente (Moritz Leuenberger) ha elaborato l’Ordinanza federale sui parchi d’importanza nazionale. In consultazione da febbraio, raccoglie in Ticino – l’unico cantone ad aver nel frattempo portato avanti due progetti, dopo le rinunce registrate oltralpe – un dissenso pressoché unanime. I fari sono puntati soprattutto sull’articolo 17 – dedicato alla ‘zona centrale’ di almeno 100 km quadrati – ossia il decalogo dei divieti. Cacciatori e pescatori difendono in prima fila il loro diritto a praticare. Pure molto scettica la popolazione locale (riunioni pubbliche si sono succedute negli scorsi mesi) la cui storia è da secoli legata a quelle vallate, boschi e relative attività: logico che veda nero dove l’Ordinanza prevede che ‘‘ le costruzioni (leggi rustici e stalle, ndr) e gli impianti esistenti devono essere rimossi quando se ne presenti l’occasione, qualora non vi siano motivi importanti che prevalgono sull’interesse al libero sviluppo della natura’’. Ieri a Bellinzona un Marco Borradori decisamente seccato per la rigida linea federale ha spiegato perché il Consiglio di Stato si oppone con forza all’impostazione data all’Ordinanza. Su 30 articoli il governo chiede di modificarne 7. Presenti al suo fianco, e a lui perfettamente allineati, i rappresentanti della Regione Tre valli (progetto Parc Adula) e Locarnese (Parco del Locarnese). I quali a domanda rispondono: se Berna non valuterà caso per caso e non correggerà il tiro concedendo deroghe ai vari divieti – come detto: caccia, pesca, agricoltura, selvicoltura e uso rustici – siamo pronti a concludere con un nulla di fatto i due progetti avviati negli scorsi anni. Tutto rimarrebbe come oggi e amici come prima. Il rischio è di veder svanire una bella occasione per lanciare o rilanciare sulla scena internazionale – grazie a uno specifico ‘marchio’ – due vaste aree montane di alto pregio naturalistico e paesaggistico. « Crediamo ancora nei due progetti ticinesi – ha premesso il capo del Territorio in conferenza stampa – ma non siamo disposti a realizzarli a ogni costo. Per com’è stata impostata, l’Ordinanza non risponde infatti minimamente alle nostre attese e agli scopi per cui si vorrebbe istituire un parco. La cui idea piaceva a cacciatori e pescatori, che hanno però cambiato opinione una volta letto il testo federale ». Tale rigidità conferita dal Dipartimento dell’ambiente « mette in dubbio la sua reale volontà di concretizzare un progetto ad ampio raggio valido su tutto il territorio nazionale ». Nel senso che « se dalla porta fa entrare un’ottima idea (una legge istituente lo statuto di parco naziona-le), dalla finestra fa filtrare tutti i mezzi atti a impedirne la realizzazione ». Secondo il consigliere di Stato « Berna così facendo dimostra una deplorevole ignoranza verso ciò che rappresentano per il Ticino e i ticinesi queste zone incastonate fra Regio Insubrica e Alpi ». Non solo: « Dal testo dell’Ordinanza traspare un sentimento di sfiducia verso i promotori dei due parchi ». Marco Molinari, che al Territorio coordina il gruppo di lavoro dei due parchi, evidenzia peraltro che già in molte aree considerate dai progetti vi è la bandita di caccia. Come dire che il Ticino ha anticipato i tempi e ora va accontentato laddove chiede deroghe. Sempre Molinari elenca una serie di punti ancora da chiarire: primo, l’ammontare di aiuti finanziari federali e le condizioni per la loro concessione agli enti promotori