Nubi sul parco Nazionale: troppi vincoli e poca libertà


Botta e risposta:Diego Togni accusa, Alfredo Martini tranquillizza

Giornale del popolo 25.08.08   -  Per il vice presidente del Patriziato di Bignasco il progetto, così, non funziona. Il co-presidente risponde che la costruzione del parco sarà un processo democratico.
«Non vogliamo ulteriori vincoli, co­me il divieto di caccia e della pesca, ma nemmeno limitazioni del pascolo, del­l’agricoltura (già molto limitata e in dif­ficoltà), del libero escursionismo o dello svago, per cui ora le condizioni le dettiamo noi. Robiei, con il Basodino, Arzo, Cavagnoli, i laghetti naturali che ne fanno da cornice, l’alpe Zötta Sevi­nera sono un bene patrimoniale, affet­tivo, e paesaggistico dei cittadini patri­zi di Bisgnasco, che io mi sento di rap­presentare e difendere da chi, ancora una volta, ci vorrebbe predare e impos­sessarsi della nostra proprietà e libertà di gestione». Parole dure, quelle di Die­go Togni (vice presidente del Patrizia­to di Bignasco e vice sindaco di Cevio), che in una lettera si scaglia contro il progetto del Parco Nazionale presen­tato dalla direttrice Samantha Bourgoin e dal progettista Pippo Gianoni qual­che settimana fa. «La strada per una possibile realizzazione e approvazione del Parco è sicuramente ancora molto lunga e va approfondita, ma la macchi­na della ricerca dei consensi tra la po­polazione si è già messa abilmente in moto. Non per nulla si è pensato al no­me di Alfredo Martini, cavergnese “doc” e già sindaco stimato per molti anni, quale co-presidente del gruppo dirigente».
Diego Togni è particolarmente stupi­to dalla proposta delle “zone nucleo”, in cui le restrizioni e la protezione sa­ranno importanti, le attività dell’uomo ridotte all’osso e in parte vietate del tut­to. «Questa zona è stata inserita quasi esclusivamente sul territorio patrizia­le di Bignasco, ad eccezione dell’alpe Foioi e parte degli alpeggi di Orsalia, Formazöö, Crosa che comprendono in buona parte proprietà private. Inoltre, in valle Bavona la zona nucleo rappre­senterà almeno la metà dell’area tota­le prevista dalla legge». A queste con­dizioni Togni non ci sta, come non è d’accordo sulla denominazione di Par­co del Locarnese. Togni ricorda infine che il fondovalle della Bavona (e in par­ticolare la zona di Robiei) «è già stato teatro di enormi e incalcolabili sacrifi­ci »: sfruttamento delle risorse per cen­trali idroelettriche, i cui benefici sono finiti al Cantone o oltre Gottardo, mentre in valle, dove si è sacrificato il territorio, rimane poco.
Martini smorza la polemica

In risposta al polverone alzatosi, pro­prio Alfredo Martini: «La presa di po­sizione di Diego Togni sorprende al­quanto, non solo per il suo tono pole­mico, ma soprattutto perché attual­mente è in corso un’ampia fase di pro­gettazione e di consultazione in cui tut­te le parti interessate sono coinvolte di­rettamente ». Martini sottolinea poi che «con il progetto di Parco Naziona­le si vuole cercare insieme la valorizza­zione del territorio e non certo predar­lo. Le decisioni vengono prese da tut­ti i Patriziati e dai Comuni e non sono per nulla imposte dall’esterno». «Il Parco è una formidabile occasione per promuovere lo sviluppo economico delle zone periferiche come le nostre», continua. «La direzione non solo discu­te con Comuni e Patriziati per defini­re insieme i contenuti del progetto, ma lavora direttamente su mandato dei Comuni e dei Patriziati stessi». I rappre­sentanti comunali e patriziali formano infatti il cosiddetto Consiglio del Par­co, che è il CdA del progetto.
«A norma di legge la costruzione di un parco è infatti un processo democra­tico perfettamente trasparente per tutte le parti in causa e l’iniziativa de­ve venire dalla regione interessata», ag­giunge ancora Martini. L’ubicazione più idonea delle future zone centrali del parco sarà dunque decisa di comune accordo fra tutte le parti. «Va pure pre­cisato che i terreni e i loro diritti d’uso rimarranno proprietà di chi già oggi li possiede e che il Parco Nazionale del Locarnese sarà gestito direttamente dai Comuni che lo formeranno». I cittadi­ni saranno pure gli unici ad approfit­tare degli investimenti diretti che saran­no effettuati.
«Per dirla con le parole di Willy Geiger, vicedirettore dell’Ufficio federale del­l’ambiente, un parco è uno strumen­to per quelle comunità che hanno sa­puto mantenere pressoché intatta la propria natura, e che oggi la possono trasformare da una ricchezza pura­mente simbolica in un capitale che rende, a vantaggio diretto dei cittadini e dei patrizi di tutto il comprensorio». L’auspicio di Alfredo Martini, infine, non è quello di innescare polemiche, ma concentrare le forze per concepi­re un progetto di alto valore aggiunto. Ci sarà poi nella prossima fase tutto il tempo (mancano ancora 4 anni alle vo­tazioni) per riflettere sull’opportunità o meno di finalizzare il Parco Naziona­le.