«Questo parco non è accettabile. Troppi i vincoli eccessivamente penalizzanti
». VALLEMAGGIA La posizione della Società alpinistica
11.05.2007 Giornale del Popolo Teresio Valsesia
«No a questo parco: vincoli inaccettabili»
«Questo parco non è accettabile. Troppi i vincoli eccessivamente penalizzanti ». VALLEMAGGIA La posizione della Società alpinistica
«Questo parco non è accettabile. Troppi i vincoli eccessivamente penalizzanti ». Ecco in sintesi il giudizio della Società alpinistica valmaggese, trasmesso alla regione Locarnese e Vallemaggia dal Comitato presieduto da Arturo Rothen. Il documento, molto dettagliato (oltre 5 pagine), rileva che nella zona nucleo non è consentito, fra l’altro, uscire dai sentieri e soprattutto c’è una norma molto preoccupante: «Le costruzioni e gli impianti esistenti devono essere rimossi quando se ne presenti l’occasione ». La SAV presenta quindi otto richieste puntuali: «Libero accesso al pubblico ai sentieri e itinerari (in particolare per escursionisti, arrampicatori, sciatori e discesisti), garanzia della funzionalità e della gestione delle nostre capanne, libero transito di aeromobili in termini di decollo e di atterraggio, creazione concreta di piste di decollo e di atterraggio anche per scopi di soccorso, libera realizzazione di costruzioni, libera raccolta, libero accesso con veicoli e utilizzo illimitato di itinerari». Infine: continuazione ad adempiere i propri compiti liberamente senza limitazioni e procedure soggette ad autorizzazioni, richieste di deroghe, controlli da parte di ulteriori istituzioni». La SAV precisa che questa presa di posizione non si basa solo sui documenti ufficiali relativi alla legislazione dei nuovi parchi nazionali, ma «principalmente su questioni di giustizia, di preferenze e di razionalità». Questo perché la SAV rivendica anche «interessi particolari e non perde di vista il bene comune», tenuto conto dei suoi 700 soci, molti dei quali lavorano sulla base del volontariato realizzando opere di salvaguardia della montagna e a beneficio del territorio. Quello adottato nel documento è «un punto di vista etico, morale, pragmatico e rispettoso degli usi e costumi della popolazione che realmente vive nel territorio, della sua storia, della sua cultura e tradizioni trapassate da generazione in generazione e futuro umano, e non della “morale” d’imposizione legislativa ».