Montagna, quale identità
Corriere del Ticino - 22.09.08
L’appuntamento era promosso dall’
Associazione «Val Rovana è...» con relatore Annibale Salsa
Superare la cultura della resa e il senso di inferiorità: solo così la
montagna potrà ritrovare una nuova identità e uscire dalla marginalità nella
quale è confinata oggi. È questo, in
sintesi, ciò che è emerso venerdì a Linescio durante la conferenza organizzata
dall’associazione «Val Rovana è…».
Relatore della serata, l’antropologo Annibale Salsa, presidente del Club alpino italiano (CAI). «Oggi si assiste alla vittoria della città sulla montagna, ma le cose non sono sempre andate così», ha osservato Salsa. Fra il 1000 e il 1400, i cambiamenti climatici (con l’innalzamento della temperatura), e geopolitici (i passi assunsero in quel periodo un ruolo strategico) hanno portato ad un’espansione degli insediamenti sulle alpi, che diventarono uno spazio vivibile e aperto. Ma per abitare la montagna bisogna avere una marcia in più e delle agevolazioni. Nel periodo al quale si è riferito Annibale Salsa un incentivo era la maggiore autonomia rispetto alle città. L’autodeterminazione significa maggiori risorse culturali e conoscenza del territorio. E in effetti, nelle montagne il livello di scolarizzazione era alto. Questo sapere tradizionale è andato per so ed è stato sostituito nel tempo con saperi esperti. Alla fine del 1500, un altro cambiamento climatico (questa volta un calo della temperatura) e un nuovo assetto geopolitico, portano alla chiusura delle alpi, che vengono progressivamente abbandonate. Grazie al turismo si ha una ripresa, ma non sufficiente ad evitare la crisi. Ancora oggi le montagne faticano a trovare il loro ruolo.
Diversi gli interventi dalla sala, nei quali è stato messo l’accento sull’importanza del le donne nelle Alpi, sul ruolo dell’ amministrazione e delle politica che non sempre sono consapevoli del valore racchiuso nelle montagne, e sulla difficoltà a ripopolare le montagne una volta che sono state abbandonate.