Sassello, "ricordo australiano"


Giornata della memoria ieri in alta quota, dedicata agli emigranti

Corriere del Ticino - 22.09.08

 

Simbolico omaggio ieri in alta quota per gli emigranti valmaggesi e verzaschesi che avevano intrapreso, oltre 150 anni fa, la strada più lunga della nostra emigrazione 
Una cinquantina di escursionisti, rispondendo all’invito della SAV (Società Alpinistica Valmaggese, presidente Arturo Rothen), della SEV (Società Escursionistica Verzaschese, presidente Giorgio Matasci) e della SAT (Società Alpinisti Tticinesi, sezione Ritom, presidente Maria Teresa Coppa) sono saliti ieri – da Giof, versante leventinese e dal Sambuco, versante valmaggese – al passo del Sassello. Il progetto, ovvero rendere omaggio, a oltre 150 anni di distanza, agli emigrati valmaggesi e verzaschesi che avevano imboccato la strada più lunga della nostra emigrazione (verso l’ Australia) era stato promosso dall’ing. Aldo Massarotti di Ranzo. Da una sua ricerca, in appoggio al grande lavoro svolto dal prof. Giorgio Cheda (due volumi di riferimento, editore Dadò, sull’emigrazione ticinese in Australia) risultava che dalla Lavizzara, con imbarco il 4 maggio 1854 a Liverpool sulla tre alberi «Miles Barton», erano partiti da Fusio una quindicina di giovani «via passo del Sassello, discesa ad Airolo, salita al Gottardo, di scesa a Göschenen, in carrozza a Flüelen, in battello a Lucerna, in carrozza a Basilea, in treno a Parigi, Le Havre e Londra, poi arrivo Liverpool». Luigi Martini di Ca­vergno aggiunge (inserendo un «si dice») che nell’autunno 1854 una ventina di cavergnesi fecero la prima parte di questo percorso, imbarcandosi però ad Amburgo. Questo viaggio risultò burrascoso e il 25 dicembre, ancora in alto mare, i cavergnesi fecero voto al la Madonna di erigere una cappella, che ancora oggi si può ammirare all’ entrata della Val Bavona, a Mondada.

Il prof. Cheda afferma di non aver trovato nessun riscontro del passaggio degli «australiani» al Sassello: valmaggesi e verzaschesi sottoscrivevano il contratto a Locarno. Venivano accompagnati fino ad Amburgo da un rappresentante dell’agenzia migratoria, seguendo la classica Via delle Genti. In ogni caso Cheda ha raccolto le lettere che si sono scambiate i rimasti in valle e gli emigrati oltre l’oceano (bisognava aggira re l’ Africa, non c’era ancora il canale di Suez, il viaggio in mare durava almeno tre mesi): alcune sono appunto state lette ieri durante questo «giorno della memoria». Grande emozione ha suscitato anche il messaggio ricevuto dall’ Australia e firmato dal presidente della Pro Ticino, Claude Rossi, originario di Giubiasco: «Oggi quando ci domandano da dove venite, con fierezza diciamo che siamo svizzeri e ticinesi. La nostra «vecchia» emigrazione ha prodotto Steve Moneghetti, famiglia nativa di Monte Carasso, il più grande maratoneta e sportivo d’ Australia; Ron Barassi e Steve Sartori (grandi calciatori); i Tinetti di Biasca e la Foletta family (grandi imprenditori), con Henry Foletta, che assieme a Robert Menzies, primo ministro d’ Australia per un trentennio, ha fondato il partito liberale australiano. E Severino Guscetti, già Consigliere di Stato dopo la partenza di Stefano Franscini (1848-1852) emigrato con la famiglia in Australia e diventato uno dei grandi uomini dello Stato del Victoria». Le poesie di Alina Borioli e di Elio Scamara (nei dialetti leventinese e verzaschese, sul tema dell’emigrazione) e lo straordinario, commovente brano tratto dal libro «Il fondo del sacco» di Plinio Martini (quando Gori torna a casa e incontra il parroco e la mamma) hanno dato un «valore aggiunto» alla giornata, con i canti dell’emigrazione e il pranzo in comune alla capanna Garzonera.