Tour dell’oserot : 59,2 km totale – 2700 mt D+
relazione tecnica...I g 15,5 km di cui i primi 10 su asfalto sino al rifugio - 1400 mt D+
II g 43.7 km di cui gli ultimi 10 km su asfalto- 1250 mt D+
Difficoltà:
MC il primo giorno
OC+ il secondo giorno
Punti Acqua: il primo giorno in diversi punti salendo; il secondo giorno io ho visto acqua solo in prossimità dei laghi ( e ovviamente al rifugio), quindi roburent ed apzoi.. eventualmente qualche residuo di nevaio a seconda della stagione
Nello zaino: qui è un bel problema.. per poco che uno si porti, c'è sempre troppa di roba.. una tuta da ginnastica e un pile per la sosta in rifugio.. oltre a ciò la normale dotazione che ci si porta per un giro in MTB in montagna.. quindi (nel mio caso): una camera d'aria (ho i tubeless con il pesto), un attrezzo multiuso, la minipompa, qualche pezza per le forature, fascette rilsan, elastici da camera d'aria, una pinzetta, protezioni per gomiti e ginocchia, casco da XC, una giacca da montagna in goretex, guanti, 3 fascette per vento-sudore, barrette varie, cracker, cibo vario a scelta, 1,8 litri di acqua
Bici usata: Cannondale Prophet 1000 montata (per l'occasione) con i flat ( DMR V8) che si sono rivelati utilissimi, sia per il fatto di essere flat e quindi comodi e sicuri nei continui sali- scendi, sia per il fatto che mi hanno indotto ad indossare delle calzature adatte alla montagna (nel mio caso un modello de la Sportiva, basso, concepito anche per dei brevi passi di arrampicata.. quindi suola abbastanza rigida che mi ha fornito un buon supporto sui pedali e tanta sicurezza nei passaggi delicati
I giorno
Partenza da ponte marmora a 945 mt, direzione Canosio e Preit fino al colle del Preit (2083 mt) dove finisce l’asfalto e comincia un facile sterrato che porta fino al rifugio della gardetta (2337 mt)
II giorno
Partenza dal rifugio della gardetta (2337 mt), si segue lo sterrato sino al passo della gardetta (2437 mt) che si raggiunge in 10-15 minuti.. da qui in avanti lo sterrato spesso si restringe a causa delle numerose frane piccole e grandi che talvolta costringono a scendere di sella per qualche metro… si continua così sino al colle di rocca brancia 2620 che si raggiunge agevolmente in un’oretta dal rifugio.
Dal colle si scende per un paio di curve (circa 80 metri di dislivello) tenendoci verso destra e subito dopo il primo tornante si vede il sentiero di risalita al colle dell’oserot (2640 mt) - che dal colle di rocca brancia non era visibile. Quindi si prende il sentiero che sale al colle dell’oserot che si raggiunge in circa mezz’oretta di salita, un po’ in sella e un po’ a piedi , ma comunque agevole e senza eccessiva pendenza.
Dal colle dell’oserot in avanti occorre prestare attenzione in quanto è il pezzo più delicato dell’escursione. Il prossimo obiettivo è il passo Due Croci orientale 2645. Per raggiungerlo ci sono due possibilità.
Sulla sinistra ci sono i resti della vecchia strada militare che, se fosse in condizioni decenti, permetterebbe di raggiungere il passo due croci perdendo solo 150 metri di quota (rispetto al colle dell’oserot).
Sulla destra c’è invece una sentiero che taglia gli sfasciumi e porta al fondo della conca dell’oserot e che fa perdere circa 300 metri di quota (rispetto al colle dell’oserot). In entrambi i casi i pezzi sulla bici saranno pochi, ma sulla traccia di destra saranno sicuramente di più.
Il mio consiglio è di scendere la traccia sulla destra in quanto tentare di seguire i resti della strada militare è molto faticoso per via degli attraversamenti delle frane stesse che si svolgono su terreno ripido, esposto ed infido.
In ogni caso la visuale dal colle è totale e ognuno può scegliere ciò che meglio crede. (nelle note personali al giro ho descritto la mia personale esperienza).
Se si scegli la traccia a sinistra, dopo l’attraversamento delle numerose frane si ritrova un sentiero/strada in buone condizioni che consente di pedalare per parecchio tempo fino a raggiungere il passo due croci.
Se si scegli la traccia a destra, bisogna scendere sino in fondo alla conca, seguire il sentiero che punta alla colletta vittorio fin dove quasi inizia a salire per la colletta vittorio per poi abbandonarlo appena si trova la traccia a sinistra che consente di riprendere il sentiero/strada militare che avevamo abbandonato al colle dell’oserot ( cioè la famosa traccia sulla sinistra di cui parlavo prima).
Raggiunto il passo due croci orientale ci si sposta sul passo due croci occidentale (2620 mt) (sono vicinissimi), che ospita anche il delizioso Biv Due Valli (non c’è acqua nei dintorni, e non ci sono coperte nel bivacco che però è sempre aperto),. Da qui si deve affrontare l’ultimo pezzo delicato della gita, cioè il traverso sino al passo peroni (2578 mt).. il sentiero segue i resti di un vecchio acquedotto militare e in alcuni punti è piuttosto esposto, ripido ed infido.. naturalmente richiede spesso la bici al fianco.. in compenso è il tragitto è breve e quasi tutto pianeggiante.
Raggiunto il passo peroni occorre affrontare (sempre con al bici al fianco) il ripidone che punta sui laghi di roburent.. qui non c’è sentiero ma il percorso è molto evidente .. finito il primo pezzo roccioso si può finalmente tornare in sella e puntare al lago mediano di roburent 2360 scegliendo la traccia che più si preferisce.. è tutto un pratone e pertanto la scelta è libera
Raggiunto il lago mediano ci si sposta, a sinistra, sul sentiero che sale al lago superiore di roburent e lo si prosegue sino al colle di roburent-2520 mt. Anche questa volta sarà necessario spingere per qualche tratto
Raggiunto il colle di roburent si presenta la magnifica discesa fino al bivio per il colle della gypiere 2300 mt circa, (tutta in sella finalmente..) che si prende tenendo la destra.. sono comunque presenti le paline indicatrici e il colle della gypiere (2482 mt) è chiaramente di fronte a noi durante la discesa.
La risalita al colle si farà in parte in bici e in parte a piedi, a seconda di capacità e allenamento.
Raggiunto il colle si deve tenere la destra e prendere una traccia che con qualche saliscendi ciclabile porta al colle delle munie (2531 mt). Questo tratto è segnato abbastanza bene con ometti ed evidenti tracce di passaggio.
Dal colle delle munie di nuovo un’altra fantastica discesa u fondo prima erboso e poi pietroso porta al lago apzoi e infine al paese di saretto (1535 mt). Da qui di nuovo asfalto fino a ponte marmora
La mia gita...
Brr Brr che freddo.. esco di casa in maglietta e pantaloncini e vengo accarezzato da un’arietta decisamente fresca per la stagione.. pur abitando sulle colline di sanremo, il termometro segna 13 gradi … però sono le 545 di mercoledi 23 luglio…
Entro in macchina e parto a palla per la val maira.. dopo qualche minuto, mi vergogno un po’ a dirlo, ma accendo il riscaldamento (al minimo) per qualche km…
Alle 910 sono a ponte marmora e cerco un parcheggio tranquillo per la mia auto.. scendo dalla macchina e di nuovo vengo accolto dal freddo.. questa volta ancora più pungente… OK che siamo all’ombra e c’è vento, però sinceramente non me lo aspettavo proprio.. mi cambio, mi preparo per bene zaino e bici e parto .. con fascetta antivento a maglia manica lunga.. per fortuna dopo circa mezz’oretta sbuco al sole e il vento cala.. e torna l’estate.. caldo.. qualche mosca .. e gli occhiali da sole
La strada sale regolare ma io accuso una stanchezza sproporzionata alla situazione.. sarà la salita da 1800 metri che avevo affrontato solo 4 giorni prima, sarà l’età, sarà lo zaino più pesante del solito, ma faccio una fatica che mi fa persino dubitare di poter reggere 2 giorni
Fortunatamente il mio piccolo lettore MP3 mi fa compagnia e nei momenti duri mi propone qualche imitazione di Fiorello, qualche canzone dei Buio Pesto o di Elio e le storie tese che riescono a farmi sorridere e mi invitano ad andare oltre la stanchezza, fino al rifugio che raggiungo alle 15, dopo essermi fermato per numerose foto alle decine di marmotte che mi attraversano la strada e anche per fare un bel pranzetto con tanto di sosta panoramica di fronte a sua maestà Rocca la Meja
Al rifugio trovo qualche ciclista giornaliero..per la precisione una signora di mezza età che quasi non mi considera, un’altra coppia con il marito che se la tira per essere partito da ponte marmora e aver raggiunto il rifugio in giornata e poi una coppia di tedeschi con le loro fusion e soprattutto con le loro belle Leki. ottime scarpe da all mountain davvero ben fatte
Con il calar della sera rimaniamo io, due escursionisti francesi e il gestore del rifugio… l’atmosfera è calma e rilassata e pian pianino riprendo un po’ il mio francese e si chiacchera fino a quando non dobbiamo spegnere le luci…
Al mattino, colazione alle 730, preparativi e via in sella alle 830.. stranamente le gambe giran bene e mi sento in palla.. altro che ieri.. (grazie San Aulin..)
In “breve” oltrepasso il colle della gardetta e raggiungo il passo di rocca brancia.. giusto il tempo di fare due foto e capire che il passo dell’oserot è nascosto ai mie occhi .. abbasso la sella e via per pochi minuti di intensa ma breve discesa… subito dopo rialzo la sella e comincio la risalita, comunque breve, sino al colle dell’oserot
E qui cominciano le dolenti note.. ovvero il festival degli errori (almeno quattro) che mi hanno portato a finire la giornata e la gita parecchio provato, sia dal punto di vista fisico che mentale…
Il primo problema da affrontare era decidere da quale parte scendere per raggiungere il passo due croci.. a sinistra c’erano i resti della militare interrotta in più punti dalle frane… a destra c’era una piccola traccia che tagliava anch’essa gli sfasciumi
In tutti e due i casi dovevo mettere in conto dei traversi ripidi, esposti e su terreno molto scivoloso.. io letteralmente odio i traversi.. sarà che ho un ginocchio che non mi permette di puntare bene entrambi i piedi, ma sui traversi perdo sicurezza e mi innervosisco .. e questo indipendentemente dal fatto che li affronti a piedi, con gli sci, arrampicando o con la bici
E qui arriva il primo errore… prima provo a seguire i resti della militare a sinistra ma subito mi rendo conto che i traversi di cui sopra proprio non mi piacciono.. allora provo a spostarmi sulla traccia a destra del colle ma ormai era già sceso di quota e per poter raggiungere la traccia dovevo attraversare il fondo del vallone…un casino.. pietre che partono ovunque , terreno scivoloso, ecc ecc.. morale rinuncio a raggiungere la traccia e scendo nel vallone completamene fuori sentiero.. attraverso alcune lingue di neve, smuovo decine di pietrosi scivolo non so quante volte per terra e (senza accorgermene) perdo la borraccia piena da 1 litro che avevo nel portaborraccia basso della mia prophet ( e questo è il secondo errore).
Una volta raggiunto il fondo della conca dell’oserot devo risalire a prendere i resti della strada militare che mi porterà al passo due croci e, non vedendo altra possibilità, risalgo un’altra immane pietraia con la bici al fianco (terzo errore.. un po’ più avanti c’era la traccia “ufficiale” che però ho visto solo dall’alto una volta raggiunto il passo).. un passo su , e due in basso.. nella seconda borraccia da mezzo litro che avevo sono rimaste esattamente due dita d’acqua e io ho una sete boia… in quel momento ho seriamente valutato la possibilità di interrompere il giro.. ho aperto la cartina e ho cercato che possibilità avevo.. però intanto mi ero riposato, mi ero un po’ ripreso e sapevo di non voler mollare alla prima difficoltà.. così riprendo la bici e la porto fino a raggiungere nuovamente la strada militare.. quando finalmente l’ho raggiunta mi sono concesso l’ultimo sorso d’acqua e ho esultato.. potevo farcela… se non chè, mentre mi riposavo, guardavo la parete di fronte che ospitava la mia risalita e notavo che la traccia di sentiero attraversava (pressochè invisibile) un pendio franato e molto esposto.. sembrava impossibile poter passare con zaino e bici al seguito.. e così di nuovo mi interrogo sull’opportunità di continuare.. il dubbio si scioglie nell’azione e con un impeto di orgoglio riprendo la bici e finalmente posso di nuovo pedalare un po’.. mano a mano che mi avvicino al pezzo incriminato l’ansia diminuisce.. il pezzo è si esposto e scivoloso, ma fattibile con un minimo di attenzione e di prudenza… e di tensione..non nascondo che in questi momenti ( e in altri simili che ho incontrato dopo) ho patito parecchio il fatto di essere solo.. in alcuni momenti ho sentito il bisogno di immaginare di essere in compagnia di un paio di amici che ho conosciuto recentemente in bici.. e in effetti, proprio loro, mi hanno accompagnato sino alla fine dei tratti delicati..
Infine raggiungo i due passi la croce e vedo anche il bivacco che tanto mi incuriosiva.. uno spettacolo.. peccato non ci sia acqua nelle vicinanze e che nel bivacco (sempre aperto) non ci siano coperte.. altrimenti avrei volentieri dormito qui.. entro nel bivacco e lascio un messaggio sul quaderno in dotazione.. ne approfitto per salutare i miei due amici "immaginari" che mi hanno accompagnato sino a qui.. d’ora in avanti sono di nuovo pronto a continuare da solo….. adesso toccherà a loro raggiungere il bivacco per sapere cosa ho scritto per loro
Dal bivacco ancora un ripido traversone esposto mi porta al passo peroni..
Durante questo breve tratto incontro un gruppo di anziani escursionisti e il più intraprendente, vedendomi a piedi e con tutte le protezioni addosso mi chiede “come mai ai tutta sta roba addosso? “.. in quel momento ero stanco e provato dalla continua tensione dei traversi e così gli rispondo con (forse) troppa decisione “indovina un po’ , grillo! “.. fortunatamente i suoi compagni la prendono in ridere e anche lui li segue.. capiscono che sono parecchio stanco e mi accolgono con calore tra di loro facendomi raccontare la mia “avventura” .. cosa avevo attraversato, dove andavo ecc ecc.. in 10 minuti mi hanno permesso di sfogare un bel po’ di tensione e mi hanno permesso di riprendere la marcia con più serenità.. grazie “ ragazzi”..
Ma la pace dura poco.. subito dopo l’incontro arrivo al passo peroni e un’altra volta devo affrontare un discesone tutto franato, senza sentiero e in mezzo agli sfasciumi.. e per giunta il prossimo colle che devo raggiungere (quello di roburent) appare lontanissimo e richiede di scendere e risalire per un dislivello che sembra ben di più dei 200 metri che riporta la cartina..
Faccio l’ennesima pausa ma, a causa della mancanza d’acqua, rinuncio anche a mangiare… non riuscirei a deglutire..i miei occhi sono tutti presi dai riflessi scintillanti del lago mediano di roburent che sembra dirmi
“bevimi.. sono tuo …“
Per l’ennesima volta , con la bici al fianco, mi butto cautamente giù dal colle…un passetto alla volta, un piede dopo l’altro… come al solito si scivola un casino e in breve torna la tensione che avevo prima.. ma questa volta dura poco, la pendenza diminuisce e in dieci minuti e sono alla prateria.. da qui al lago è divertimento puro… affronto la discesa in sella e con grande euforia..
sarà la convinzione di aver chiuso con i tratti esposti e scivolosi, sarà la vicinanza dell’acqua, ma sono davvero felice, profondamente felice..
quando qualcuno mi chiede “ma perché lo fai”, vorrei poter rispondere condividendo queste emozioni.. ma non so tradurle in parole e mi limito ad allargare le braccia come per dire “ è così… “ e tra me continuo a pensare che se qualcuno me lo chiede è inutile che io provi a rispondere.…
L’arrivo al lago mi riserva la prima sorpresa.. le sponde sono tutte piene di pesciolini, di schiumetta e di ragnuncoli che corrono sull’acqua..!
La gola è a dir poco secca e non posso pensare di continuare in quelle condizioni.. metto una fascetta davanti al collo della borraccia rimasta (l’altra da 1 lt l’avevo persa) e faccio entrare pian pianino un po’ d’acqua.. .. mi rialzo.. tolgo la fascetta e guardo dentro .. l’acqua ha uno strano colore.. ma penso sia il riflesso della plastica rossa della borraccia.. chiudo gli occhi e cercando di non annusare ne tracanno un sorso.. sa di pesciume ..ma ho troppa sete e ne bevo ancora.. poi la riempio di nuovo e riparto per raggiungere infine il sentiero che porta al lago superiore di roburent e poi al colle..
Per strada trovo l’emissario del lago superiore che mi sembra “messo meglio” e così cambio l’acqua alla borraccia e bevo di nuovo.. questa volta va meglio J
Riprendo a salire..un po’ sui pedali e un po’ a spinta, e dopo un po’ arrivo al colle di roburent dove so che comincia una discesa da favola
Le mie aspettative non vengono tradite e appena arrivo stringo bene casco e protezioni e mi lancio giù a MACH 2.. beh.. quasi mach2.. però mi guadagno qualche applauso da parte di alcuni escursionisti e uno mi fa anche il filmino.. il mio ego schizza in alto, ma ci resta solo sino alla fine della discesa.. infatti la risalita al colle della gypiere comincia in un mare di spinaci selvatici e ortiche.. che sono ottimi per i ravioli e le frittatine, ma pessimi per le mie gambe.. per fortuna le protezioni svolgono anche un compito per cui non sono state concepite..
anche qui , un po’ con la bici al fianco e un po’ pedalando arrivo al colle.. sono stanco morto a dir poco e sono già le 5 passate.. sono in movimento da quasi 9 ore.. sento che siamo quasi alla fine ma sento anche la stanchezza..
Il prossimo colle da raggiungere ( l’ottavo da quando sono partito la mattina ) mi sembra di nuovo lontanissimo… fortunatamente trovo una traccia abbastanza pedalabile che mi permette di raggiungerlo ben più in fretta di quanto temevo…
alcuni ragazzi del forum di quotazero mi avevano consigliato di evitare la discesa sul lago apzoi e il bivacco bonelli
e di puntare al colle della cavalla, passo della foea e poi giù a saretto..cosa che infatti intendevo fare… ma quando ho visto davanti a me l’ennesimo traversone da affrontare bici a mano, non me la sono sentita e ho invece optato per la discesa proposta dai ragazzi del sito di cicloalpinsmo.. tutto sommato mi è andata bene.. la prima parte è erbosa e quindi divertimento puro.. la seconda probabilmente l’avranno rimessa a posto dallo scorso anno perché sono dovuto scendere dalla sella 9-10 volte soltanto e per pochi metri.. era un terreno molto simile a quello che ho vicino a casa.. e probabilmente il fatto di sapere che ero finalmente arrivato mi ha dato una motivazione extra..
Arrivato a saretto chiamo finalmente a casa per dire che sono sano e salvo sull’asfalto.. ma appena riparto sento subito un clunk clunk clunk sospetto.. accidenti.. si è allentato un perno dei miei DMR V8… gli ultimi 10 km li faccio quasi senza pedalare piano piano.. per fortuna è tutta discesa….alle 8 sono alla macchina...
Se qualcuno ha buona memoria ed è stato attento si chiederà qual è il quarto errore che ho commesso… ebbene credo sia stato quello di prendere per buono un paio di relazioni di questo giro che avevo letto su alcuni siti di bike ( o forse solo averle male interpretate)… dalle loro parole non avevo colto l’esposizione di alcuni punti del tracciato, avevo sottovalutato il dislivello positivo di “ soli 1200 metri”, non avevo valutato che loro avevano affrontato la gita in gruppo e non da soli…
sicuramente se dovessi ripetere questa gita saprei dove passare esattamente, non avrei più timore dei traversi, fisserei meglio la borraccia, e saprei cosa aspettarmi .. ed ecco che tutto diventerebbe "più semplice".. però è anche vero che le emozioni e le sensazioni che ho provato , in gran parte, non ci sarebbero più...
credo che sia normale che ognuno personalizzi molto le relazioni che propone, così come ho fatto io nelle righe qui sopra… quello che cercherò di non ripetere è, tuttavia, l’errore di infatuarsi di una relazione e di due belle foto..
buone pedalate a tutti...
Alcuni scatti della giornata..


















