bacheca (news, notizie, informazioni..)

[home]    [chi siamo]    [territorio]    [progetti]    [iniziative]    [bacheca]   [link]    [contatti]


Questo mini-blog raccoglie una serie di notizie, di news, di informazioni, di possibile interesse per i temi del clic. Notizie raccolte dalla rete e nei media, occasioni di incontro e di dibattito, segnalazioni di convegni ed eventi esterni, ma anche tutte quelle informazioni che possono essere oggetto di confronto o di semplice riflessione. Ciascun "post" (singola notizia) verrà registrato nella nostra "bacheca virtuale" in ordine cronologico di inserimento.

Via i clandestini anche se hanno i figli a scuola

pubblicato 16/mar/2010 16:39 da Marco Guarracino   [ aggiornato in data 16/mar/2010 16:45 ]

Contrordine. I genitori stranieri senza permesso di soggiorno, che hanno i figli a scuola in Italia, debbono lasciare il paese. La “tutela delle frontiere” deve prevalere sull'istruzione obbligatoria. Quest'ultima “non è circostanza eccezionale” ma una “esigenza ordinaria” e non può dare diritto a un permesso temporaneo. La Corte di Cassazione fa la voce grossa e capovolge quanto aveva sostenuto pochissimi mesi fa, con la sentenza 22080 del 2009, in base alla quale il Tribunale dei minori poteva concedere al genitore clandestino un permesso temporaneo per restare assieme ai figli alunni, non per motivi eccezionali legati a condizioni patologiche di cui soffra il minore, ma per ragioni connesse allo sviluppo psico-fisico del minore.
Una sentenza che aumenta il caos, ha subito commentato Roberto Salvan, direttore di Unicef Italia: “Il legislatore deve intervenire, per mettere un po' d'ordine”. Dello stesso avviso Marco Paggi, uno degli avvocati di punta dell'Asgi, l'Associazione dei giuristi dell'immigrazione: “Il continuo cambiamento della linea interpretativa della Cassazione, tradisce l'imbarazzo dei giudici. Il governo non può restare alla finestra, né estendere la criminalizzazione degli immigrati, che poi non riesce a espellere. Deve intervenire invece con delle norme chiare, per regolamentare questi casi delicati”.

Con la nuova sentenza, che reca il numero 5886, la Cassazione, in particolare, ha bocciato il ricorso di un extracomunitario albanese privo di permesso di soggiorno, padre di due figli in età scolare, che chiedeva di restare accanto a loro perché con un suo allontanamento avrebbero subito “un vero e proprio depauperamento sentimentale” tale da incidere pesantemente sul futuro dei ragazzi. L'uomo è marito di una concittadina titolare di permesso di soggiorno a Milano, e addirittura in attesa della cittadinanza italiana non per aver fatto domanda dopo aver trascorso da regolare dieci anni nel nostro paese, ma perché adottata da un signore di Busto Arsizio. Evidentemente la coppia ha preferito non ricorrere all'istituto del ricongiungimento familiare, che comporta una lunga procedura e prevede che il ricongiunto non risieda già sul territorio nazionale.

E' stato invece presentato un ricorso al Tribunale dei minori che, secondo l'articolo 31 del Testo unico sull'immigrazione, può autorizzare l'ingresso e/o il soggiorno del familiare del minore soggiornante in Italia, per un periodo di durata limitata e “per gravi motivi connessi allo sviluppo-psicofisico” del giovane. Ribaltando la precedente sentenza, la Cassazione ha sostenuto dunque che questi gravi motivi debbono essere “determinati da una situazione di emergenza”, mentre la frequenza della scuola presuppone una “tendenziale stabilità” e una “essenziale normalità”. Se così non fosse, “le norme finirebbero con il legittimare l'inserimento di famiglie di stranieri strumentalizzando l'infanzia”. Tradotto in parole povere: facciamo un figlio per poter ottenere poi il permesso di soggiorno. Anche se quello che si può ottenere dal Tribunale dei minori è di durata inferiore al massimo previsto oggi per legge, che è di due anni. Quando il testo della sentenza, relatrice Maria Rosaria Cultrera sarà noto, potremo anche capire quanti anni hanno oggi i due minori, perché per arrivare fino in Cassazione ce n'è passato di tempo. Ma l'intervento del governo, che Unicef e Asgi reclamano a gran voce, non può essere comunque limitato a regolamentare i casi dei figli di genitori irregolari, alunni di scuole italiane. E' assolutamente necessario compiere l'altro pezzo della regolarizzazione: finora è stata accordata soltanto per le colf e le badanti, lasciando fuori, con un'omissione di assai dubbia costituzionalità, tutti gli altri immigrati che svolgono altre attività e magari hanno figli a scuola. In questo modo, oltretutto, lo stesso diktat governativo dell'espulsione dei cosiddetti clandestini, oltreché ingiusto, si rivela ancora più evanescente e irrealizzabile. Altra misura più che mai necessaria, l'allungamento della durata dei permessi di soggiorno, per rendere meno precaria la condizione dei regolari e agevolare il lavoro delle Prefetture. Dura la reazione del Pd. I deputati Jean Leonard Touadi e Guido Melis osservano che “è un errore gravissimo far prevalere le ragioni del respingimento condannando anche i figli con i padri”. Ma come reagisce la scuola? “Non cambia nulla – assicura Simonetta Salacone, direttrice didattica della scuola romana Iqbal Masih – Per l'iscrizione sono richiesti atto di nascita e certificato sanitario. Nessuno, in Italia e in Europa, domanda se i genitori sono clandestini o no”.

[Vittorio d'Almaviva - il Fatto 12.3.10]

Don Carlo libero, la solidarietà non è reato

pubblicato 16/mar/2010 15:37 da Marco Guarracino   [ aggiornato in data 16/mar/2010 16:47 ]

Un mese è passato da quel 9 febbraio in cui padre Carlo D'Antoni, parroco della Chiesa di Bosco Minniti (Sr) insieme ad altre otto persone è stato posto agli arresti domiciliari, accusato dal Gip del Tribunale di Catania di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'illecita permanenza, falso ideologico in atto pubblico e false dichiarazioni a Pubblico Ufficiale.
È, a nostro parere, un pesante segnale che viene inviato a tutti coloro che - come padre Carlo fa in prima persona da anni - continuano concretamente a fornire assistenza ed accoglienza a quei migranti che hanno come unica colpa il non avere un documento, o il non averlo ancora perfettamente a posto. Quanti sanno che per fare domanda di asilo il richiedente deve eleggere il proprio domicilio? Ma come può una persona appena arrivata, che non conosce nessuno, che non
parla la lingua, dimostrare di avere un alloggio a disposizione?

Ecco allora che i centri di accoglienza, i centri sociali e le parrocchie come quella di Boscominniti si attivano per offrire un tetto, un pasto caldo, e una dichiarazione di ospitalità, primo passo indispensabile per poter accedere alla procedura. Passato il primo periodo, la persona prova a rendersi autonoma, e magari si sposta per cercare lavoro: mantiene però un contatto con la
parrocchia, con il centro che l'ha accolto e ospitato, punto di riferimento sul territorio, che consente di diminuire il fenomeno dell'irreperibilità dei richiedenti asilo.

Ecco quindi i pericolosi reati di cui è indagato padre Carlo, e che lo costringono ai domiciliari da due settimane, come un pericoloso criminale: aver dichiarato l'ospitalità per chi - in fuga da guerre e persecuzioni - ha trovato nella parrocchia di Boscominniti un rifugio, e aver rifocillato e accolto molti di loro, aiutandoli a districarsi nelle pratiche burocratiche.

Sappiamo che il soccorso e l'assistenza umanitaria senza scopo di lucro degli immigrati anche in situazioni di irregolarità non sono ancora reato in questo paese, neppure dopo il pacchetto sicurezza. Chiediamo quindi che padre Carlo sia liberato, che la sua situazione sia chiarita al più presto e che possa tornare a svolgere la sua preziosa opera di solidarietà presso la sua parrocchia!


*** Tra i firmatari:
Annamaria Rivera (Università di Bari), Eugenio Melandri (Chiama l'Africa), Moni Ovadia, Daniele Barbieri (Scimmie verdi, Imola), Padre Alex Zanotelli (missionario comboniano), Vincenzo e Caterina Consolo, Maria Immacolata Macioti (Università La Sapienza Roma), Alessia Montuori (Senzaconfine, Roma), Iuri Carlucci (Ass. Azad-per la libertà del popolo kurdo), Shabir Mohamed (Ass. lavoratori pakistani in Italia), Renato Sarti (Teatro della cooperativa, Milano), Nella Ginatempo, Vincenzo Miliucci (Confederazione cobas), Domenico Lucano (sindaco di Riace), Chiara Sasso (coord. Rete dei comuni solidali). Per adesioni: senzaconfine@libero.it

[il Manifesto 13 marzo 2010]

cineforum del 26/1/2010

pubblicato 21/gen/2010 05:56 da Dip.ssga ‎(RM3)‎   [ aggiornato il 16/mar/2010 16:50 da Marco Guarracino ]


Storie - Racconto incompleto di diversi viaggi
[Code Inconnu: Récit incomplet de divers voyages]

Anno 2000 - Francia/Germania/Romania
Cast: Juliette Binoche, Thierry Neuvic, Josef Bierbichler, Alexandre Hamidi, Ona Lu Yenke.
Trama: Anne, una giovane attrice, vorrebbe fare carriera nel cinema. Il suo compagno, Georges, è un fotografo di guerra sempre in giro per il mondo. Il padre di Georges è un agricoltore che vorrebbe andare in pensione. Suo fratello più piccolo non vuole sapere di lavorare nei campi. E' lui a dare il via alla storia, gettando sprezzantemente un pezzo di carta spiegazzata nelle mani tese di una mendicante. La donna sarà rispedita in Romania, da cui cercherà poi di tornare a Parigi. Un ragazzo di colore per difenderla, sarà maltrattato dalla polizia... Cosa hanno in comune tutti questi personaggi? Degli inutili codici che li separano. [Fonte: film.35mm.it]

1-3 of 3